31 luglio 2014

Dopo l’incontro col Papa, Giovanni Traettino paga dazio

evidentemente gli evangelici se ne sono resi conto che Papa Francesco ha ben mantenuto la sua identità, certi cattolici evidentemente no



Pioggia di critiche dagli altri evagelici. “l’evento è stato un errore che non apre, ma chiude ogni possibilità di dialogo”

CASERTA - Prevedibili e anche preannunciate dallo stesso Traettino in conferenza stampa ieri sera, martedì, puntualmente sono arrivate le reazioni polemiche del mondo Evangelico e Pentecostale, di cui il gruppo di Giovanni Traettino non è certo l’unica componente, in merito alla visita di Papa Francesco alla Chiesa della Riconciliazione di Caserta.

Non abbiamo dovuto infatti attendere molto per leggere le posizioni degli evangelici, molto critiche e dure per la scelta di questo incontro.

Ieri, nel nostro articolo sulla conferenza stampa che potete leggere cliccando qui, abbiamo raccontato ciò che più interessava sulla storia dell’incontro tra il Pastore Traettino e Bergoglio, descrivendo la loro amicizia come un percorso di speranza per una riconciliazione tra le due diverse confessioni.

Perplesso, però, lo stesso Traettino, consapevole del fatto che la sua idea di Chiesa <> nel mondo evangelico.

Già il 19 luglio scorso, l’AEI, l’Alleanza Evangelica Italiana, aveva infatti redatto un documento, integralmente consultabile in calce al nostro articolo, nel quale si evidenziavano i tre punti per cui le organizzazioni evangeliche ritengono incompatibile un’apertura ecumenica nei confronti della Chiesa Cattolica Romana. Le tre questioni sollevate riguardano una chiesa, quella cattolica romana, che si sente «mediatrice di salvezza ma che presenta altre figure come mediatrici di grazia», «che si è assunta la responsabilità di aggiungere dogmi» e «che ha il suo cuore in uno stato politico, retaggio di una chiesa “imperiale”».

Tre motivi precisi per cui gli evangelici categoricamente non <>. Insomma, posizioni nette, sia dal punto di vista teologico, sia dal punto di vista dell’organizzazione del magistero.

Dopo l’incontro tra Giovanni Traettino ed il Santo Padre, le critiche si sono inasprite e dal mondo evangelico sono piovute critiche a dirotto: il problema è sempre lo stesso. Inconciliabile ed incompatibile il mondo pentecostale ed evangelico in generale, con quello cattolico. Nonostante l’apertura della Chiesa Romana e del suo Pontefice, non uno dei temi cruciali che a suo tempo portarono alla riforma protestante è stato affrontato. E’ su questo che avrebbero voluto ascoltare parole gli esponenti delle altre “Chiese” evangeliche, a cui non è bastato, evidentemente, il perdono chiesto dal Papa per le persecuzioni razziali e religiose, avvenute durante il fascismo, nel silenzio della Chiesa Romana di allora. Una pensiero questo con cui abbiamo cercato di riassumere la posizione di Leonardo de Chirico, di Alleanza Evangelica Italiana. Ma sulla linea di de Chirico si levano molte altre voci, che si interrogano sulla reale possibilità di dialogo con il mondo cattolico ed etichettano la visita di Papa Francesco come negativa, tanto da avere l’effetto <>, come ha dichiarato Marco delle Monache, di Saddleback Church Italia, che senza mezza termini parla dell’incontro tra Treattino e Bergoglio come <>.

Le polemiche, ne siamo certi, non finiranno qui.

http://www.casertace.net/cronaca/bozza-evangelici-20140730.html

«Ill.mo, noi preti siamo celibi come Gesù. Punto».

Il Card. Brandmüller risponde al manipolatore Scalfari



del card. Walter Brandmüller

Ill.mo dott. Scalfari, anche se non godo del privilegio di conoscerla di persona, vorrei tornare alle Sue affermazioni riguardo il celibato contenute nel resoconto del Suo colloquio con Papa Francesco, pubblicate il 13 luglio 2014 e immediatamente smentite nella loro autenticità da parte del direttore della sala stampa vaticana.
In quanto “vecchio professore” che per trent’anni ha insegnato Storia della chiesa all’università, desidero portare a Sua conoscenza lo stato attuale della ricerca in questo campo.
In particolare, deve essere sottolineato innanzitutto che il celibato non risale per niente a una legge inventata novecento anni dopo la morte di Cristo.
Sono piuttosto i Vangeli secondo Matteo, Marco e Luca che riportano le parole di Gesù al riguardo.
Matteo scrive (19,29): “… Chiunque abbia lasciato in mio nome case o fratelli, sorelle, padre, madre, figli o campi, otterrà cento volte di più e la vita eterna”.
Molto simile è anche quanto scrive Marco (10,29): “In verità, vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia che non riceva cento volte tanto…”.
Ancora più preciso è Luca (18,29 ss): “In verità, io vi dico: chiunque abbia abbandonato per il Regno di Dio casa o moglie, fratelli, genitori o figli, riceverà già ora, in cambio molto di più, e nel mondo futuro la vita eterna”.
Gesù non rivolge queste parole alle grandi masse, bensì a coloro che manda in giro, affinché diffondano il suo Vangelo e annuncino l’avvento del Regno di Dio.
Per adempiere a questa missione è necessario liberarsi da qualsiasi legame terreno e umano.
E visto che questa separazione significa la perdita di ciò che è scontato.
Gesù promette una “ricompensa” più che appropriata.
A questo punto viene spesso rilevato che il “lasciare tutto” si riferiva solo alla durata del viaggio di annuncio del suo Vangelo, e che una volta terminato il compito, i discepoli sarebbero tornati alle loro famiglie.
Ma di questo non c’è traccia.
Il testo dei Vangeli, accennando alla vita eterna, parla peraltro di qualcosa di definitivo.
Ora, visto che i Vangeli sono stati scritti tra il 40 e il 70 d. C., i suoi redattori si sarebbero messi in cattiva luce se avessero attribuito a Gesù parole alle quali poi non corrispondeva la loro condotta di vita.
Gesù, infatti, pretende che quanti sono resi partecipi della sua missione adottino anche il suo stile di vita.
Ma cosa vuol dire allora Paolo, quando nella prima Lettera ai Corinzi (9,5) scrive: “Non sono libero? Non sono un apostolo? …
Non abbiamo il diritto di mangiare e bere?
Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, esattamente come gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?
Dovremmo essere solo io e Barnaba a dover rinunciare al diritto di non lavorare?”. Queste domande e affermazioni non danno per scontato che gli apostoli fossero accompagnati dalle rispettive mogli?
Qui bisogna procedere con cautela.
Le domande retoriche dell’apostolo si riferiscono al diritto che ha colui che annuncia il Vangelo di vivere a spese della comunità, e questo vale anche per chi lo accompagna.
E qui si pone ovviamente la domanda su chi sia questo accompagnatore.
L’espressione greca “adelphén gynaìka” necessita di una spiegazione. “Adelphe” significa sorella.
E qui per sorella nella fede si intende una cristiana, mentre “Gyne” indica – più genericamente – una donna, vergine, moglie o sposa che sia.
Insomma un essere femminile.
Ciò rende però impossibile dimostrare che gli apostoli fossero accompagnati dalle mogli.
Perché, se invece così fosse, non si capirebbe perché si parli distintamente di una adelphe come sorella, dunque cristiana.
Per quel che riguarda la moglie, bisogna sapere che l’apostolo l’ha lasciata nel momento in cui è entrato a far parte della cerchia dei discepoli.
Il capitolo 8 del Vangelo di Luca aiuta a fare più chiarezza.
Li si legge: “(Gesù) venne accompagnato dai dodici e da alcune donne che aveva guarito da spiriti maligni e malattie: Maria Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni. Giovanna, la moglie di Cuza, un funzionario di Erode. Susanna, e molte altre.
Tutte loro servivano Gesù e i discepoli con quel che possedevano”.
Da questa descrizione pare logico dedurre che gli apostoli avrebbero seguito l’esempio di Gesù.
Inoltre va richiamata l’attenzione sull’appello empatico al celibato o all’astinenza coniugale fatto dall’apostolo Paolo (1. Cor. 7,29 ss): “Perché io vi dico, fratelli: il tempo è breve.
Per questo, chi ha una moglie deve in futuro comportarsi come se non ne avesse una…”.
E ancora: “Il celibe si preoccupa delle questioni del Signore: vuole piacere al Signore.
L’ammogliato si preoccupa delle cose del mondo: vuole piacere a sua moglie.
Così finisce per essere diviso in due”.
È chiaro che Paolo con queste parole si rivolge in primo luogo a vescovi e sacerdoti.
E lui stesso si sarebbe attenuto a tale ideale.
Per provare che Paolo o lo Chiesa dei tempi apostolici non avessero conosciuto il celibato vengono tirate in ballo, a volte, le lettere a Timoteo e Tito, le cosiddette lettere pastorali.
E in effetti, nella prima lettera di Timoteo (3,2) si parla di un vescovo sposato.
E ripetutamente si traduce il testo originale greco nel seguente modo: “Il vescovo sia il marito di una femmina”, il che viene inteso come precetto.
E sì, basterebbe una conoscenze rudimentale del greco, per tradurre correttamente: “Per questo il vescovo sia irreprensibile, sia sposato una volta sola (e deve essere marito di una femmina!!), essere sobrio e assennato…”.
E anche nel libro a Tito si legge: “Un anziano (cioè un sacerdote, vescovo) deve essere integerrimo e sposato una volta sola…”.
Sono indicazioni che tendono a escludere la possibilità che venga ordinato sacerdote-vescovo chi, dopo la morte della moglie, si è risposato (bigamia successiva).
Perché, a parte il fatto che a quei tempi non si vedeva di buon occhio un vedovo che si risposava, per la chiesa si aggiungeva poi la considerazione che un uomo così non poteva dare alcuna garanzia di rispettare l’astinenza, alla quale un vescovo o sacerdote doveva votarsi.

La pratica della Chiesa post-apostolica 

La forma originaria del celibato prevedeva dunque che il sacerdote o il vescovo continuassero la vita familiare, ma non quella coniugale.
Anche per questo si preferiva ordinare uomini in età più avanzata.
Il fatto che tutto ciò sia riconducibile ad antiche e consacrate tradizioni apostoliche, lo testimoniano le opere di scrittori ecclesiastici come Clemente di Alessandria e il nordafricano Tertulliano, vissuti nel Duecento dopo Cristo.
Inoltre, sono testimoni dell’alta considerazione di cui godeva l’astinenza tra i cristiani una serie di edificanti romanzi sugli apostoli: si tratta dei cosiddetti atti degli apostoli apocrifi, composti ancora nel II secolo e molto diffusi.
Nel successivo III secolo si moltiplicano e diventano sempre più espliciti – soprattutto in oriente – i documenti letterari sull’astinenza dei chierici.
Ecco per esempio un passaggio tratto dalla cosiddetta didascalia siriaca: “Il vescovo, prima di essere ordinato, deve essere messo alla prova, per stabilire se è casto e se ha educato i suoi figli nel timore di Dio”.
Anche il grande teologo Origene di Alessandria (t253/’54) conosce un celibato di astinenza vincolante; un celibato che spiega e approfondisce teologicamente in diverse opere.
E ci sarebbero ovviamente altri documenti da portare a sostegno, cosa che ovviamente qui non è possibile.

La prima legge sul celibato 

Fu il Concilio di Elvira del 305/’06 a dare a questa pratica di origine apostolica una forma di legge.
Con il Canone 33, il Concilio vieta ai vescovi, sacerdoti, diaconi e a tutti gli altri chierici rapporti coniugali con la moglie e vieta loro altresì di avere figli.
Ai tempi si pensava dunque che astinenza coniugale e vita familiare fossero conciliabili.
Così, anche il Santo Padre Leone I, detto Leone Magno, attorno al 450 scriveva che i consacrati non dovevano ripudiare le loro mogli.
Dovevano restare insieme alle stesse, ma come se “non le avessero” scrive Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (7,29).
Con il passar del tempo, si tenderà vieppiù ad accordare i sacramenti solo a uomini celibi.
La codificazione arriverà nel medioevo, epoca in cui si dava per scontato che il sacerdote e il vescovo fossero celibi.
Altra cosa è il fatto che la disciplina canonica non venisse sempre vissuta alla lettera, ma questo non deve stupire.
E, com’è nella natura delle cose, anche l’osservanza del celibato ha conosciuto nel corso dei secoli alti e bassi.
Famosa è per esempio la disputa molto accesa che si ebbe nell’XI secolo, ai tempi della cosiddetta riforma gregoriana.
In quel frangente si assistette a una spaccatura così netta – soprattutto nella chiesa tedesca e francese – da portare i prelati tedeschi contrari al celibato a cacciare con la forza dalla sua diocesi il vescovo Altmann di Passau.
In Francia, gli emissari del Papa incaricati di insistere sulla disciplina del celibato venivano minacciati di morte, e il santo abate Walter di Pontoise venne picchiato, durante un sinodo tenutosi a Parigi, dai vescovi contrari al celibato e sbattuto in prigione.
Ciò nonostante, la riforma riuscì a imporsi, e si assistette a una rinnovata primavera religiosa.
È interessante notare che la contestazione del precetto del celibato si è sempre avuta in concomitanza con segnali di decadenza nella Chiesa, mentre in tempi di rinnovata fede e di fioritura culturale si notava una rafforzata osservanza del celibato.
E non è certo difficile trarre da queste osservazioni storiche paralleli con l’attuale crisi.

I problemi della Chiesa d’oriente 

Restano aperte ancora due domande che vengono poste frequentemente.
C’è quella che riguarda la pratica del celibato da parte della chiesa cattolica del regno bizantino e del rito orientale: questa che non ammette il matrimonio per vescovi e monaci, ma lo accorda ai sacerdoti, a patto che si siano sposati prima di prendere i sacramenti.
E prendendo proprio ad esempio questa pratica, c’è chi si chiede se non potrebbe essere adottata anche dall’occidente latino.
A questo proposito va innanzitutto sottolineato che proprio a oriente la pratica del celibato astinente è stata ritenuta vincolante.
Ed è solo durante il Concilio del 691, il cosiddetto Quinisextum o Trullanum, quando risultava evidente la decadenza religiosa e culturale del regno bizantino, che si giunge alla rottura con l’eredità apostolica.
Questo Concilio, influenzato in massima parte dall’imperatore, che con una nuova legislazione voleva rimettere ordine nelle relazioni, non fu però mai riconosciuto dai papi.
È proprio ad allora che risale la pratica adottata dalla Chiesa d’oriente.
Quando poi, a partire dal XVI e XVII secolo, e successivamente, diverse chiese ortodosse tornarono alla chiesa d’occidente, a Roma si pose il problema su come comportarsi con il clero sposato di quelle chiese.
I vari papi che si susseguirono decisero, per il bene e l’unità della Chiesa, di non pretendere dai sacerdoti tornati alla Chiesa madre alcuna modifica del loro modo di vivere.

L’eccezione nel nostro tempo 

Su una simile motivazione si fonda anche la dispensa papale dal celibato concessa – a partire da Pio XII – ai pastori protestanti che si convertono alla Chiesa cattolica e che desiderano essere ordinati sacerdoti.
Questa regola è stata recentemente applicata anche da Benedetto XVI ai numerosi prelati anglicani che desideravano unirsi, in conformità alla constitutio apostolica Anglicanorum coetibus, alla Chiesa madre cattolica.
Con questa straordinaria concessione, la chiesa riconosce a questi uomini di fede il loro lungo e a volte doloroso cammino religioso, giunto con la con-versione alla meta.
Una meta che in nome della verità porta i diretti interessati a rinunciare anche al sostentamento economico fino a quel momento percepito.
E l’unità della Chiesa, bene di immenso valore, che giustifica queste eccezioni.

Eredità vincolante? 

Ma a parte queste eccezioni, si pone l’altra domanda fondamentale, e cioè: la Chiesa può essere autorizzata a rinunciare a una evidente eredità apostolica?
È un’opzione che viene continuamente presa in considerazione.
Alcuni pensano che questa decisione non possa essere presa solo da una parte della chiesa, ma da un Concilio generale.
In questo modo, si pensa che pur non coinvolgendo tutti gli ambiti ecclesiastici, almeno per alcuni si potrebbe allentare l’obbligo del celibato, se non addirittura abolirlo.
E ciò che oggi appare ancora inopportuno, potrebbe essere realtà domani.
Ma se cosi si volesse fare, si dovrebbe riproporre in primo piano l’elemento vincolante delle tradizioni apostoliche.
E ancora ci si potrebbe chiedere se, con una decisione presa in sede di Concilio, sarebbe possibile abolire la festa della domenica che, a voler essere pignoli, ha meno fondamenti biblici del celibato. Infine, per concludere, mi si permetta di avanzare un considerazione proiettata nel futuro: se continua a essere valida la constatazione che ogni riforma ecclesiastica che merita questa definizione scaturisce da una profonda conoscenza della fede ecclesiastica, allora anche l’attuale disputa sul celibato verrà superata da una approfondita conoscenza di ciò che significa essere sacerdote.
E se si comprenderà e insegnerà che il sacerdozio non è una funzione di servizio, esercitata in nome della comunità, ma che il sacerdote – in forza dei sacramenti ricevuti – insegna, guida e santifica in persona Christi, tanto più si comprenderà che proprio per questo egli assume anche la forma di vita di Cristo.
E un sacerdozio così compreso e vissuto tornerà di nuovo a esercitare una forza di attrazione sull’élite dei giovani.
Per il resto, bisogna prendere atto che il celibato, così come la verginità in nome del Regno dei Cieli, resteranno per chi ha una concezione secolarizzata della vita, sempre qualcosa di irritante.
Ma già Gesù a tal proposito diceva: “Chi può capire, capisca”."

http://www.iltimone.org/31973,News.html

30 luglio 2014

Siamo tutti Noon

Un marchio per individuare i cristiani. Una "N". Un marchio della vergogna.




IRAQ, CAMPAGNA WEB: SIAMO TUTTI CRISTIANI


"Siamo tutti Noon". Che tradotto, vale a dire "siamo tutti cristiani". Così la società civile irachena, le associazioni che da anni si impegnano per favorire il dialogo, discutere dei problemi di un Paese funestato da dittatura, guerre, occupazione, divisioni settarie, terrorismo, corruzione, sta facendo sentire la sua voce contro IS, il nuovo autoproclamato Stato Islamico, dopo che i miliziani di IS hanno "marchiato" con la N di nazareno le case di Mosul abitate dai cristiani o appena abbandonate dai membri della stessa comunità.

Tutto e' iniziato a Mosul, dove un iracheno di nome Ali ha lanciato la campagna, scrivendo sul muro della sua casa "Siamo tutti cristiani" e invitando via Social tutti gli iracheni a fare lo stesso "per preservare la dignità delle nostre azioni, per tutti i cristiani fuggiti da Mosul e come esempio per i nostri bambini". Nell'arco di un paio di giorni, il social ha fatto la sua parte e a oggi, la campagna su Twitter con ashtag #I_am_Iraqi_I_am_Christian e' condivisa da centinaia di iracheni, cristiani e musulmani, sciiti e sunniti, assiri e caldei, soprattutto giovani, anche sulle bacheche dei profili Facebook. Domenica nel cortile della chiesa caldea di San Giorgio a Baghdad, decine di persone, cristiani e musulmani insieme, si sono fatte ritrarre con cartelli e ashtag in bella vista, avvolte dalla bandiera nazionale irachena e con il chiaro obiettivo di affermare la coesistenza delle religioni e delle etnie in Terra di Abramo.


Ghaith Gaffney, ventenne di Baghdad, ha fatto di più: lui, musulmano, ha aggiunto sul suo profilo un selfie con la croce al collo, dicendo: "Ho imparato la lingua assira e ho passato molti momenti felici della mia esistenza con i miei amici cristiani. Ho imparato ad apprezzarli. Oggi siamo tutti cristiani, sono cristiano anch'io". A chi gli chiede se non ha paura per una esposizione così chiara sui social, risponde: "Adesso e' il momento di restare uniti".


29 luglio 2014

Un tale si sta dando molto da fare sempre con la famosa storia del bacio del corano dato da Giovanni Paolo II.

FACCIAMO PRESENTE CHE LE CONSIDERAZIONI CHE ABBIAMO FATTO SI BASANO SULLA DOCUMENTAZIONE REPERIBILE E PER QUESTO QUI SI SONO ESAMINATE PIÙ IPOTESI (MA EVIDENTEMENTE NON SE NE SONO ACCORTI), BACIO DEL CORANO COMPRESO

CI E' ORMAI CHIARO CHE STANNO FACENDO DELIBERATI ATTACCHI NEI CONFRONTI DI SAN GIOVANNI PAOLO II, E DI CONSEGUENZA A CHI LO HA PRIMA PROCLAMATO BEATO E CIOE' PAPA BENEDETTO XVI E POI A PAPA FRANCESCO CHE LO HA PROCLAMATO SANTO


CHI DA CATTOLICO FA DI QUESTI ATTACCHI, SIA COERENTE E ABBANDONI LA CHIESA CATTOLICA



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Ci ha perso molte energie e finalmente l'impresa di trovare l'originale dell'Agenzia Fides (del Vaticano) che afferma che tale bacio c'è stato, gli è riuscita.

Ma evidentemente il tale, come del resto tanti altri, non è abituato a leggere i post che poi anche ti cita. In quanto se avesse letto tutto il post fino in fondo e il relativo seguito, ci avrebbe trovato anche la nostra ipotesi che Giovanni Paolo II abbia veramente baciato il Corano e qui riportiamo questo nostro blog:

"E A BEN VEDERE SE TALE BACIO CI È STATO VERAMENTE SI POTREBBE ANCHE ACCUSARE SAN PAOLO DI CONNIVENZA CON ALTRE FEDI...

"Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro." 1 Corinzi cap 9,19-23"

http://bibbiacattolicaeresieaconfronto.blogspot.it/2014/04/il-presunto-bacio-del-corano-da-parte.html

E ciò è in linea con quanto scritto dal postulatore per la beatificazione di Giovanni Paolo II, Slawomir Oder. Non solo, e con quanto riportato dalla stessa Agenzia Vaticana Fides, che riguardo al bacio dato da Giovanni Paolo II al corano non un giudizio negativo in quanto è stato dato come segno di rispetto verso il miliardo di credenti che vi ripongono fede.



Quindi si desse pace e ne tragga le conseguenze se non è d'accordo con quanto sostiene la Chiesa

Pace e bene a tutti


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C'E' STATO ANCHE CHI SI E' DETTO CURIOSO DI SAPERE COSA DICIAMO DOPO LA "SCONVOLGENTE" SCOPERTA DELL'AUTENTICITA DELL'ARTICOLO DELLA AGENZIA FIDES RIGUARDO IL BACIO DEL CORANO: DICIAMO CHE LO ABBIAMO DETTO! 

In più aggiungiamo che sono questi curiosi di sapere cosa diciamo, che dovrebbero trarne le conseguenze e chiedersi che cosa ancora ci stanno loro a fare nella Chiesa Cattolica dove c'è stato Giovanni Paolo II che bacia corani, Papa Benedetto XVI che lo ha beatificato e Papa Francesco che lo ha proclamato santo

Dovrebbero essere questi curiosi di "saper cosa noi diciamo" che dovrebbero trarne le conseguenze e chiedersi cosa ancora ci stanno ha fare nella Chiesa cattolica nella quale i papi baciano corani santificano chi lo ha fatto. 

COSA CI STATE A FARE NELLA CHIESA CATTOLICA NELLA QUALE NON PERDETE OCCASIONE DI SPARARE CONTRO LA BARCA DI PIETRO NEL TENTATIVO DI AFFONDARLA?

SIAMO CURIOSI: COSA CI STATE A FARE? ALMENO I PENTECOSTALI SONO CONTRO LA CHIESA CATTOLICA MA NON HANNO LA PRETESA DI FARNE PARTE

VOI SPARATE CONTRO LA CHIESA CATTOLICA CON LA PRETESA DI ESSERE CATTOLICI.... 

PAOLO VI (anche lui attaccato da questi pseudocattolici) DISSE CHE «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa» 

E INFATTI....

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E ancora non sazio dei danni fatti, facendo un enorme favore ai settari pentecostali, più di quelli del bacio del corano, il tale continua, da notare che tra l'altro, come riportato dalla stessa Agenzia Fides (del Vaticano) tale bacio è stato dato come segno di rispetto verso il miliardo di persone che in esso ripongono fede, e sempre da notare che l'Agenzia Fides (sempre del Vaticano) non da giudizio negativo, come non lo ha dato, e lo abbiamo visto in precenza, il postulatore per la beatificazione di Giovanni Paolo II, Slawomir Oder. Il negativo lo vede questo signore e altri come lui che da tempo hanno sollevato su tale questione un bel polverone

cliccare sull'immagine per ingrandire



E a dirla tutta non è che quanto riportato dalla Agenzia Fides sia poi una prova schiacciante che ci sia stato il bacio al corano. È la testata della Pontificia opera per la Propagazione della Fede, con direttore e relativa redazione e dei contenuti di dette pubblicazioni ne è responsabile il direttore.... Insomma quanto pubblicato da Fides, non è esattamente un documento protocollato della congregazione per la dottrina della fede come neanche l'Osservatore Romano, organo d'informazione della Santa Sede, stampato dalla Tipografia Vaticana

Per chi non lo sapesse gli organi d'informazione della Santa Sede sono: (il Portavoce, l'Osservatore Romano, la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano) e su di essi vigila la "Sezione per gli Affari Generali" della Segreteria di Stato della Città del Vaticano. 




Quindi l'Agenzia Fides, a differenza di quanto alcuni vogliono far credere, neanche fa parte degli organi d'informazione della Santa Sede. Tra l'altro neanche l'Osservatore Romano è da considerare organo ufficiale della Santa Sede, ma solo semi ufficiale, quindi figuriamoci quanto può essere ufficiale quanto riporta l'Agenzia Fides. Questo non vuol dire che quanto riporta l'Agenzia Fides sia falso, ma quanto riportato in esso non è la voce ufficiale della Chiesa Cattolica.



Parte prima


Parte seconda


FACCIAMO PRESENTE CHE LE CONSIDERAZIONI CHE ABBIAMO FATTO SI BASANO SULLA DOCUMENTAZIONE REPERIBILE PER QUESTO QUI SI SONO ESAMINATE PIÙ IPOTESI (MA EVIDENTEMENTE NON SE NE SONO ACCORTI), BACIO DEL CORANO COMPRESO)



ULTIMO AGGIORNAMENTO DOVUTO AGLI ACCECATI SEDEVACANTISTI SCISMATICI CON LORO ARTICOLO DEL 22 SETTEMBRE 2014


LO ABBIAMO RIPORTATO ANCHE POCO SOPRA CHE SONO STATE QUI ESAMINATE PIU' IPOTESI, ANCHE QUELLA CHE IL BACIO CORANICO CI SIA STATO

MA EVIDENTEMENTE SONO COSI' ACCECATI CHE HANNO LETTO SOLO CIO' CHE A LORO FACEVA PIU' COMODO PER ATTACCARE GLI ULTIMI PAPI

QUINDI CHE ABBIANO IL CORAGGIO DI TRARNE LE CONSEGUENZE CHI ANCORA STA FACENDO BATTAGLIE SU TALE ARGOMENTO: ABBANDONI LA CHIESA CATTOLICA, VISTO CHE ALORO DIRE ATTUALMENTE COME SUCCESSORI DI PIETRO CI SONO SOLO DEI PAPI ERETICI


GLI STESSI LORO ATTACCHI LI FANNO ANCHE I SETTARI PROTESTANTI, MA ALMENO QUESTI ULTIMI NON HANNO LA PRETESA DI ESSERE CATTOLICI





28 luglio 2014

Non è che gli evangelici siano molto baldanzosi dell'amicizia di Papa Francesco con il Pastore Traettino:

da notizieevangeliche.com

"Il ‘pastore’ Giovanni Traettino prega con il suo fratello ‘papa’ Francesco? Sii, purtroppo, è vero; è una cosa scandalosa, una vergogna, una cosa gravissima che porta discredito alla via della verità. Non ci meravigliamo però, perchè sappiamo che Giovanni Traettino è da anni impegnato in un dialogo ecumenico con la Chiesa Cattolica Romana. Cogliamo quindi di nuovo l’occasione per esortarvi fratelli e sorelle a guardarvi e ritirarvi da Traettino e da tutti quegli Evangelici che hanno il suo stesso sentimento e comportamento: sono dei ribelli agli occhi di Dio perchè si sono messi con gli infedeli."

E C'È PROPRIO CHI HA SUONATO LE TROMBE! 

 


"MASSIMA ATTENZIONE A QUESTA NOTIZIA. Essa conferma quanto Francesco si stia impegnando per portare più ‘pentecostali’ possibili ai suoi piedi. SUONATE LA TROMBA! Chi ha orecchi da udire, oda." di Giacinto Butindaro

http://giacintobutindaro.org/2014/07/10/francesco-va-a-trovare-il-suo-fratello-giovanni-traettino/

e a dirla tutta, da come è vestito nella foto il pastore Traettino,
si direbbe che è un sacerdote cattolico....

E ora provvederanno certi settari evangelici a scomunicare il pastore Traettino (amico del Papa) che ha detto di Papa Francesco:

È facile volergli bene

«La nostra gioia è grande, quella mia e della mia famiglia. Le vogliamo bene. Una cosa deve saperla: verso la sua persona c’è grande affetto e tanti noi pregano per lei. Del resto è facile volerle bene. E alcuni di noi crediamo addirittura che la sua elezione è opera dello Spirito Santo».

COSÌ IL PASTORE EVANGELICO GIOVANNI TRAETTINO SI È RIVOLTO A PAPA FRANCESCO. «E con questo gesto davvero inatteso ha allargato la porta. Si è voluto sobbarcare addirittura due viaggi a Caserta. Non le è bastato affidare il suo cuore a un documento o a un messaggero. Ha voluto toccarci di persona. Ha mostrato un grande coraggio e libertà e ha consegnato se stesso alla nostra diversità e anche al nostro abbraccio. La gloria dell’umiltà. È sufficiente un po’ di potenza. Ce ne vuole molta».

la notizia:

Papa Francesco è tornato a Caserta: “Chiedo perdono per le leggi razziali”

Nuova visita a soli due giorni dalla precedente. Il pontefice giunto a bordo di un elicottero. Per lui incontro con 350 fedeli della comunità evangelica pentecostale e con il pastore Traettino che ha detto: “E’ facile volergli bene”

«Qualcuno si stupisce che il Papa sia venuto a trovare gli evangelici. Sono venuto a trovare i fratelli». Lo ha detto Papa Francesco nel discorso a braccio rivolto ai fedeli della Chiesa pentecostale di Caserta, dove si è recato oggi in visita privata. Per il Papa, ha spiegato lui stesso, è «una tentazione dire: io sono la Chiesa tu sei la setta. Gesù ha pregato per l’unità. Lo Spirito Santo fa la diversità nella Chiesa. Lui fa la diversità. Ma poi lo stesso Spirito Santo fa l’unità e la Chiesa è una nella diversità. Una diversità riconciliata per lo Spirito Santo».

Il pontefice ha poi affrontato il delicato tema delle persecuzioni razziali ai danni dei pentecostali durante il regime fascista : “Tra quelli che hanno perseguitato e denunciato i pentecostali, quasi come fossero dei pazzi che rovinavano la razza, c’erano anche dei cattolici: io sono il pastore dei cattolici e vi chiedo perdono per quei fratelli e sorelle cattolici che non hanno capito e sono stati tentati dal diavolo» ha detto Bergoglio riferendosi a una disposizione del regime fascista poi confluita nelle leggi razziali che riguardava i pentecostali. La disposizione, risalente al 9 aprile 1935 e a firma del sottosegretario all’interno Guido Buffarini Guidi, controfirmata dal capo della polizia Arturo Bocchini, vietava il culto pentecostale in tutto il Regno in quanto «esso si estrinseca e concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». In conseguenza di questa circolare ci furono arresti e invii al confino di semplici credenti come di pastori pentecostali.

Papa Francesco è tornato a Caserta ad appena due giorni dalla precedente visita, in occasione della festa patronale di Sant’Anna. I 350 fedeli della comunità evangelica pentecostale accorsi per incontrarlo provengono oltre che dall’Italia, da Usa, Canada, Argentina, Spagna, Francia e India.

Terminata la cerimonia di preghiera Papa Francesco si è recato a pranzo in un locale seminterrato, adibito a foresteria, dell’edificio di culto tuttora in fase di costruzione. Con lui a pranzo ci sono circa 70 invitati: si tratta per lo più di pastori evangelici con famiglie al seguito. Nel menu una delle specialità del luogo, mozzarella di bufala.
Il Papa decollerà alla volta del Vaticano a bordo dello stesso elicottero dei carabinieri che lo ha condotto a Caserta. L’orario di partenza è previsto intorno alle 15.30.


"Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro. (1 Corinzi cap 9,19-23)

27 luglio 2014

E ancora insiste.... ma legge o e incapace di intendere e di volere?

eppure quella questione sollevata e' trattata anche nei stessi link alle nostre pagine da lui dati....

e poi in quei link la questione e' stata trattata a livello soprattutto fotografico, campo nel quale questo cocciutissimo ecclesiastico, non ci capisce un emerito tubo....

VI CHIEDERETE DI COSA STIAMO PARLANDO....  

http://eresiepentecostali.blogspot.it/2014/05/bacio-corano.html

http://www.losai.eu/bufala-dura-papa-giovanni-paolo-ii-bacia-corano/




Avrebbe portato le novità.... me se lei sue "novita" le abbiamo già affrontate a suo tempo!. il link delle sue "novità" li abbiamo dati noi stessi quando abbiamo trattato l'argomento. ECCO:

"Esiste un link a FIDES e che dovrebbe rimandare alla testimonianza del Patriarca di Babilonia dei Caldei riguardo il bacio del corano, ma da un errore: pagina non trovata:



E' da notare che nelle ricerche fatte tutti siti che ho consultato circa la testimonianza del Patriarca di Babilonia nessuno da un link di riferimento come fonte della notizia.

Esiste la copia cache da Webarchive di tale pagina (http://web.archive.org/.../Italian/1999/i19990604.html...), ma viste le incongruenze sulle date sembra che FIDES abbia ripreso la notizia da CatholicColture che a sua volta cita FIDES come fonte!

E a questo punto la credibilità del tutto diventa piuttosto scarsa

Per altre considerazioni ad altro nostro post in questo stesso blog

http://eresiepentecostali.blogspot.it/2014/05/bacio-corano.html

http://eresiepentecostali.blogspot.it/2014/04/il-presunto-bacio-del-corano-da-parte.html

Ci è rimasto solo da stabilire se quel tale ci fa o ci è

26 luglio 2014

Quanto ci costa il Papa?

Una delle mode anticlericali più in voga è quella di fare perennemente i conti in tasca alla Chiesa.
Anche perchè basta parlare di soldi che anche l’uomo della strada drizza immediatamente le orecchie. L’ultima occasione è stata quella della beatificazione di Giovanni Paolo II del primo maggio, per la quale si prevedeva l’arrivo di almeno un milione di fedeli da tutto il mondo. Cosa che, ovviamente, ha imposto alle istituzioni di prepararsi per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Per cui il comune di Roma ha pevisto di spendere diversi milioni di euro in occasione del grande evento. Cosa normale, se non fosse che si tratta della Chiesa. Per capirlo basta fare un confronto con un evento che si è tenuto negli stessi giorni: il concerto del primo maggio.

Quanto viene a costare ogni anno il concerto? Difficile dirlo con precisione, forse sui due milioni di euro. Dei quali la metà con l’acquisto dei diritti da parte della Rai (quindi con i soldi dei contribuenti). E questo da parte di un concerto di sinistra che si dice vicino ai lavoratori e ai poveri del mondo. Eppure, avete mai sentito fare una polemica di una certa rilevanza mediatica a riguardo? Vi risulta che Cgil, Cisl e Uil – che sponsorizzano il concerto – e i cantanti che ogni anni vi partecipano siano universalmente definiti come ipocriti e spreconi? Se però si tratta della Chiesa, immancabilmente arriva il “genio” che, credendo di citare il Vangelo, dice “Ma perchè questo spreco di soldi? Non bisognerebbe darlo ai poveri?”. Solo che, per quanto possa sembrare strano, una cosa del genere si trova sì nel Vangelo, ma in bocca a Giuda:
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. (Gv 12, 1-10).

Dunque non perchè gli importasse dei poveri, ma perchè era ladro. E la situazione, come vedremo, non è molto diversa oggi. Infatti Giuda era almeno astuto, perchè si riferiva a uno “spreco” concreto. Un oggetto che poteva essere effettivamente venduto per poi donare il ricavato ai poveri. Invece i “Giuda moderni” sono anche più vacui perchè si appigliano invece a beni puramente virtuali. Mi spiego, il concerto del primo maggio si potrebbe anche non fare ma solo un ingenuo può credere che i soldi così risparmiati finiscano per magia ai poveri. Semplicemente la Rai spenderebbe quei soldi in altro modo. Lo stesso per le visite del Papa ed eventi come la canonizzazione di uno dei personaggi più importanti del XX secolo. Con la differenza sostanziale che non sono i viaggi o il rito di canonizzazione a costare milioni di euro, ma l’organizzazione che deve far fronte a folle immense. Per non parlare poi della positività che i grandi eventi hanno di solito sul piano economico e sociale (ancor più in tempi di depressione).

E qui, forse, arriviamo al nocciolo della questione. Se l’Iscariota era un ladro, i nuovi moralisti anti-spreco sono probabilmente un pò invidiosi. A tutti, infatti, piacerebbe vedere milioni di persone alle cosiddette manifestazioni per la laicità, ai convegni dell’Uaar o agli eventi dei cristianesimi alternativi (benchè costruiti su misura), o ancora ai Gaypride; ma fatto sta che le grandi folle arrivano solo al richiamo del sacro. E questo è inaccettabile. Ma siccome bisogna almeno fingere di avere rispetto della fede delle persone (e non si può far loro colpa di voler fare un viaggio), allora si passa al moralismo finanziario. Come se tutte le cose non avessero un costo e il messaggio del Vangelo fosse, di conseguenza, di non fare niente per rispetto ai poveri (che non ne ricaverebbero comunque nulla, anzi).
Quindi il problema non è tanto il Papa che osa parlare e andare in visita, ma la gente che lo segue. Però è il Papa il colpevole, perchè è il vero bersaglio. Da qui l’assurda accusa che anche lui abbia dei costi in quello che fa, o che vesta Prada invece di andare in giro con gli stracci (cosa che Gesù, tanto per cambiare, non faceva). Detto questo, può essere che talvolta i costi dell’organizzazione (che del resto la Chiesa condivide per buona parte) siano eccessivi ma la responsabilità è dell’amministrazione pubblica. E, in effetti, se il risparmio fosse il vero problema si starebbe a discutere sui problemi pratici e non sull’assurdo principio che la Chiesa non dovrebbe svolgere nessuna attività degna di nota per un malinteso pauperismo. Considerato poi che la Chiesa cattolica non è un ente benefico, avendo come scopo primario l’annuncio del Vangelo. Ma del resto a chi importa che, allo stesso tempo, la Chiesa italiana abbia messo a disposizione dell’accoglienza per gli immigrati gli edifici di 93 diocesi? Aveva proprio ragione chi diceva che la ferocia dei moralisti è superata solo dalla loro profonda stupidità.
Anche per questo, i suddetti ragionano come se il problema della povertà nel mondo fosse semplicemente in termini di “dare”. Quando la storia recente dimostra che i problemi non si risolvono con cascate infinite di denaro (che di problemi, anzi, ne possono creare). Più che “dare” bisognerebbe “fare”, ma questa è un’altra storia…

http://ettorebarra.blogspot.it/2011/06/quanto-ci-costa-il-papa.html

23 luglio 2014

Papa Francesco a Caserta

Visita privata all’amico pastore evangelico Giovanni Traettino      

Confermate in queste ore le parole di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano, sulla prossima visita di Papa Francesco a Caserta.
Quelle che prima erano voci e ipotesi sono divenute adesso una certezza, e sarà il 26 luglio, con ogni probabilità, il giorno in cui il Santo Padre si recherà nel capoluogo per una visita privata all’amico pastore evangelico Giovanni Traettino, conoscenza di lunga data già dai tempi di Buenos Aires.
Essendo di natura privata, la visita di Papa Francesco non coinvolgerà direttamente la chiesa di Caserta, ma questa ugualmente pregherà affinché la sua presenza in Diocesi si manifesti come un segno forte per tutto il territorio, comprese le tante periferie che egli paternamente segue e per le quali prega costantemente.

http://www.clarusonline.it/2014/07/10/papa-francesco-caserta-amico-giovanni-traettino/

Ci saranno ovviamente coloro che rimarranno inorriditi da entrambe la parti, sia cattolica che evangelica      

da parte cattolica

"il Papa va a trovare un pastore pentecostale, rischiando di scontentare sia alcuni cattolici, sia alcuni pentecostali e protestanti ultra-conservatori ostili all’ecumenismo che su Internet già parlano di «scandalo», «vergogna» e riconoscimento implicito del ruolo del Papa da parte di Traettino?"

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-lincontro-segreto-di-papa-francesco-a-caserta-9803.htm

da parte evangelica... un vero e proprio allarme!     

"MASSIMA ATTENZIONE A QUESTA NOTIZIA. Essa conferma quanto Francesco si stia impegnando per portare più ‘pentecostali’ possibili ai suoi piedi. SUONATE LA TROMBA! Chi ha orecchi da udire, oda." di Giacinto Butindaro

http://giacintobutindaro.org/2014/07/10/francesco-va-a-trovare-il-suo-fratello-giovanni-traettino/



20 luglio 2014

"SUB TUUM PRAESIDIUM” - La più antica preghiera alla Vergine Maria


Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare le suppliche

di noi che siamo nella prova,

ma liberaci da ogni pericolo,

o Vergine gloriosa e benedetta.

Ma erano così rumorosi i primi cristiani?

Nel video la testimonianza di chi abita a stretto contatto una discot.... ops!, scusate... una chiesa di rinati 

"L'INFERNO: "pochi anni fa, una chiesa evangelica è stata aperta in un garage dietro casa mia a Firenze. Fanno i servizi di tutti i giorni e le domenica, tutto giorno. Il mio problema è con gli amplificatori..."





CULTO EVANGELICO RUMOROSO, PROTESTE E RICHIESTE

FERRARA - La voce del pastore si ode con chiarezza già a una certa distanza. A tratti viene coperta da cori e canti, che rispondono agli incitamenti della guida religiosa. Dentro la saletta, che per le sue dimensioni potrebbe essere ospitata in un normale appartamento, pregano una ventina di persone, in maggioranza donne. Di fianco, su un divanetto, si esprime la giocosa allegria di un gruppo di bambini. Il rito evangelico è iniziato al mattino e si concluderà all'ora di pranzo. Ma al grattacielo alcune decine di residenti chiedono lo "sfratto" dei fedeli. Orazioni, canti e cori religiosi, musicati e ritmati dal suono dei tamburi, amplificati dal microfono e da due voluminose casse rivolte verso la porta esterna hanno spinto gli abitanti delle due torri a rivolgersi al Comune e alle forze dell'ordine per chiedere di abbassare i decibel di quelle adunanze "troppo rumorose". Una protesta che non ha colto di sorpresa i fedeli, in buona parte nigeriani, ghanesi, camerunensi che ribattono: «Qui ci troviamo a pregare, questa è una riunione religiosa non è una discoteca, come vorrebbe far intendere qualcuno. E per poterci incontrare qui paghiamo un affitto mensile».

Fuori dalla porta della saletta, dove una locandina presenta il culto e i pastori che fanno da guida alla cerimonia, i suoni delle voci si confondono, l'atmosfera gioiosa riempie le gallerie del grattacielo. Pochi metri più in là è aperta anche la sala della chiesa cristiana frequentata da cittadini orientali: solo la sommessa base di un organo ne segnala la presenza oltre alla piccola folla radunata all'esterno. «Vede - commenta un residente - anche qui stanno pregando, ma non si sente quasi niente. Lì invece - e indica la chiesa evangelica - tutti parlano a voce alta, urlano, cantano, suonano. Sembra un concerto di Vasco Rossi e certe domeniche tutto questo va avanti per ore, dalla mattina al tardo pomeriggio». Negli appartamenti dei piani superiori si fa fatica a conversare o a sentire la tv. Qualcuno la domenica esce di casa e rientra solo quando il rito si è già concluso. Ma i fedeli non ci stanno a passare per molestatori. «È vero che tendiamo a parlare con una voce più alta degli europei - ribatte una signora nordafricana - ma è vero anche che i suoni emessi da un gruppo di persone che si riunisce si sommano e quindi il rumore è inevitabile. Noi ci riuniamo tutte le domeniche e una volta al mese partecipiamo alla celebrazione del digiuno che prosegue fino al pomeriggio». È il giorno del mese in cui rimbombano i tamburi e l'atmosfera si fa più chiassosa del solito. «Qui non si fa nulla di illecito - interviene ancora la signora, che è accompagnata da un parente - noi preghiamo, cosa facciamo di male?». Poi indica i giardini all'esterno del grattacielo. «Ieri, fino alle 3 di notte, lì fuori la confusione è stata totale, perchè non protestano anche per queste cose invece di prendersela con una comunità che si ritrova in pace per pregare?».

Alle riunioni di culto, che si susseguono dal 2007, partecipano sia alcuni residenti che fedeli provenienti da altre zone della città. «Siamo consapevoli che questi incontri religiosi possono arrecare disturbo. Per questo motivo abbiamo chiesto al Comune - racconta ancora la signora - la possibilità di poter utilizzare un altro spazio, ma non abbiamo avuto nessuna risposta».

«Non c'è nessun intento discriminatorio nella protesta di chi abita qui - commenta intanto un residente - vogliamo solo che si cerchi una soluzione che ci possa far convivere tutti quanti senza problemi».

http://www.evangelici.net/notizie/1312230080.html

Tutti al mare: Lipari & Pentecostali



A parlar di pentecostali, di pentecostali in generale e di pentecostali by Lipari - Olivarella, mal me ne incolse. Una anomima interlocutrice mi ha telefonicanmente ricoperto di contumelie per aver scritto quel che, sul tema, ho scritto. Ho ascoltanto pazientemente, senza prestarvi particolare attenzione, commettendo però l' errore di rispondere a quella che sembrava la frase di commiato, un perentorio "avvocato vada a cercare Gesù". Ripetendo una battuta non mia ho, d' impeto, detto: "cercare Gesù? perchè, si è perduto?". Non l'avessi mai fatto. Mi son piovute addosso feroci accuse di blasfemia e di eresia con ampie assicurazioini di miaprossima folgorazione ed eterna dannazione. Ho chiuso. Il telefono, intendo.

Riflettendovi solo un pò, e guardandomi bene dal voler apparire sessista, l' anonima voce mi ha rammentato quella di una isterica signorina incallita. Ora, ove così effettivamente fosse, dò io un suggerimento alla consaputa anonima interlocutruce: vada a cercare un signore, uno con la s minuscola e non maiuscola, il quale, oltre a trastullarla di tanto in tanto, le assicuri un sereno quotidiano da vivere e godere insieme. Il viperume mai ha portato bene ad alcuno.

A proposito di vipere. Vi son circa mille pastori pentecostali, secondo alcuni quasi duemila, che, durante il culto, maneggiano serpenti velenosi, traendo questa pratica da un passo del Vangelo di San Matteo (16: 17,18) a loro modo interpretato. Dei predetti ne son morti, per morso da serpente dal quale a sentir loro per volontà del Signore sarebbero stati immuni, oltre 75. L' ultimo, il 16 febbraio corrente anno, è stato il pastore Jamie Coots, tra l' altro notissima star televisiva del movimento. Il serpente che lo ha morso pare si fosse stancato, al pari dei suoi predecessori, di sentirsi rintronare le orecchie da scempiaggini quali quelle di un Dio sterminatore di nemici e fulminatore di empi oltre che dall' ossessiva invocazione "Gesù, Gesù" ripetuta ad ogni piè sospinto e, sopratutto, a sproposito.
Mi si dirà che tutti codesti soggetti son concentrati nel Nord Carolina, nel Kentucky, nel Tennessee, in Virginia, in Alabama, in Ohio, in Georgia, in Florida, negli
Stati Uniti d' America insomma. Sarà, ma sempre pentecostali sono, cosa che, per quel che mi concerne, sufficit. L' unico dato che trove discriminante è che, dalle nostre parti, di serpenti velenosi si sente la mancanza. La morale, parola che non vuol essere grossa, di queste note. E' più stupido lo stupido o chi, avendo appreso, dietro lo stupido va? E voi, animelle candide da Lipari o da Olivarella, perchè mai non interpellate sul punto il vostro buon pastore? oltre che, s' intende, sulla genesi e la gestione dei beni della chiesa?
........
- Ho già detto dei pentecostali presenti a Lipari e proseguendo, per ragioni professionali, le mie ricerche su detto culto le sorprese non son poche.
Il culto in parola, sino all' aprile del 1955, era dichiarato "non ammesso" dallo Stato ritenendosi, come affermato alle Camere dal Ministro degli Interni del tempo, che "i riti praticati erano nocivi alla salute fisica e psichica degli adepti". E non è certo singolare che, leggendo di testimonanze rese da cittadini che a detto culto si erano avvicinati, vi si trovino affermazioni quali "le canzoni avevano un ritmo ossessivo.......gente che urlava e cadeva in terra.......mi sentivo come in trance.......il riferirsi a Dio è ossessivo...........non sono figlia di voi genitori, ma figlia di Dio...........devo vestire come fa piacere a Dio........" ed altre simili scempiaggini. Rammento di aver già scritto della pratica "antiscritturale" praticata dal pastote Giuseppe Basile e consistente nel far cadere in terra, per subornazione immagino, confratelli o consorelle, più frequentemente queste ultime.

Altra costante è la sete di denaro che viene imputata ai pastori pentecostali e non stupisce allora, nei video visionati, veder le loro abitazioni, le loro auto, le ingioiellatissime mogli o compagne.
Raccapricciante poi è la tendenza alla violenza sessuale manifestata da tantissimi pastori pentecostali. Al di là del processo in corso innanzi il Tribunale di Barcellona P.G, con sentenza dell' aprile 2011 il pastore Eliseo Capriotti è stato condannato a 10 anni di reclusione per reiterata violenza sessuale su una tredicenne. Il pastore Tony Alamo, per il medesimo reato commesso sempre in danno di ragazzine, è stato condannato a 175 anni. Per tutti gli altri basta scorrere su internet. Dimmi con chi pratichi e ti dirò chi sei.

La chiesa pentecostale di Olivarella - Lipari sembra avere tutti i tratti negativi sopra esposti. Ha i suoi bravi condannati per estorsione, i suoi bravi rinviati a giudizio per violenza sessuale, una ricchezza spropositata e frutto di lasciti per lo più di anziane donne, tenta investimenti immobiliari tutti da chiarire in quel di San Filippo del Mela, si tratta "lussuosamente" in pastori, pastorelli ed annesse.
Dimenticavo. Ha anche una radio.
E il rendiconto di tutto ciò ai fedeli, non ai fedeli dei pastori, ma a quelle anime candide che a tutto quanto sopra detto non badano?

- Vi è a Lipari un piccolo gruppo di "pentecostali", una delle tantissime confessioni evangeliche esistenti. Sono per lo più nostri concittadini e, pertanto, meritevoli della nostra attenzione. Sono per lo più brava gente.
I pentecostali son nati negli Stati Uniti, terra di predicatori e telepredicatori di ogni risma. La Chiesa evangelica missionaria pentecostale presente in Lipari è filiale di quella di Olivarella, riconosciuta con D.P.R. del 16/12/1988 e costituita, con atto notarile del 22/02/1987, da un pastore evangelico dissidente, un impiegato, un bracciante agricolo, un pensionato ed un manovale. I fondatori, nel richiedere il riconoscimento giuridico, pensarono bene di richiedere contestualmente, è detto nel D.P.R. citato, la autorizzazione ad accettare una donazione, talchè pare che oggetto della dissidenza del pastore di cui sopra fosse proprio tale donazione.

Che la Chiesa di Olivarella non sia proprio un esempio di spiccate virtù lo dimostrano le vicende processuali, ancora in corso, in cui i pentecostali Francesco Spadaro e Rosaria Andaloro son stati condannati a quattro anni di reclusione ciascuno per i reati di tentata estorsione e violenza in danno di una anziana donna dalla quale si voleva ottenere un lascito in favore della Chiesa in questione. E, per la medesima vicenda, è sotto processo il pastore Angelo Marchetta, di Olivarella appunto. Vi è anche altro processo per violenza sessuale, pure in corso, e segnalazioni di molestie sessuali da parte di due donne, in Lipari ed in Milazzo.
I locali dei pentecostali in Lipari, vico Cerere, un cespite di rilevante valore, pervennero loro per testamento olografo, ad opera della signora Maria Grazia Russo la quale ebbe la felice, o infelice, idea di locare ad essi i locali in parola. Alla età di 91 anni, il 24/02/1990, redasse il testamento di cui sopra, in ciò amorevolmante assistita, tanto che sottoscrissero l' atto, da Nicolò Runcio, all' epoca presidente dell' organizzazione, Santo Visalli e Giuseppe Basile, quest' ultimo pastore assai presente in Lipari ed in Olivarella oltre che nei rapporti di polizia giudiziaria relativi al processo Marchetta.
Del pastore pentecostale Giuseppe Basile (un omonimo?) molti suoi colleghi non mostrano avere grande stima, venendo accusato di pratiche "antiscritturali" e consistenti, segnatamente, nella subornazione, con conseguente caduta (assistita) in terra di confratelli e, sopratutto, consorelle.
La Chiesa in questione ha accumulato un ingente patrimonio, del quale dovrebbe render conto agli adepti. Ma questa è un' altra storia sulla quale, anche per ragioni professionali, avrò modo di tornare.
Come che sia, ciascuno crede in ciò in cui ama credere, ma l' essere informati è diritto dovere di ciascuno, ed è questo il senso delle presenti note. Un modesto contributo.

Da ultimo. Tu sei Pietro e su di te edificherò la mia Chiesa. Son le parole di Gesù, di quel Gesù che i pentecostali invocano ad ogni piè sospinto e che di Chiesa volle la Santa Cattolica Romana Chiesa. Non mi risulta che Gesù abbia inviato cinque pellegrini da un notaio per edificare la Chiesa di cui ho detto.

http://www.notiziarioeolie.it/opinioni-del-notiziario-eolie-lipari/364-lipari-pentecostali-3.html

18 luglio 2014

Augias su Gesù, un attacco frontale alla fede cattolica

E' in cima alla classifica dei libri più venduti, ciò anche probabilmente ad opera degli stessi lettori cattolici, il volume Inchiesta su Gesù, nel quale discutono il giornalista Corrado Augias (ateo) e il prof. Mauro Pesce (cattolico "adulto", anche troppo il che vuol dire ateo), docente di Storia del cristianesimo all'Università di Bologna. Ma chi è stato l'«ebreo» Gesù storicamente, cioè liberato dalle incrostazioni dogmatiche con cui il cristianesimo lo avrebbe rivestito?


E' in cima alla classifica dei libri più venduti, ciò anche probabilmente ad opera degli stessi lettori cattolici, il volume Inchiesta su Gesù, nel quale discutono il giornalista Corrado Augias e il prof. Mauro Pesce, docente di Storia del cristianesimo all'Università di Bologna.

In sintesi il pensiero di Pesce, secondo il commento-stroncatura che ne fa padre De Rosa sulla Civiltà Cattolica del 2 dicembre scorso, è così riassunto da lui stesso (riportiamo brani sia del libro che del commento): Gesù era un ebreo che non voleva fondare una nuova religione[...] «È ebreo, non cristiano».

Ma chi è stato l'«ebreo» Gesù storicamente, cioè liberato dalle incrostazioni dogmatiche con cui il cristianesimo lo avrebbe rivestito?

Il termine «Figlio di Dio» – osserva Pesce – ai tempi di Gesù era piuttosto corrente. Figlio di Dio era un titolo che si poteva dare agli imperatori romani, come Augusto, ai re d'Israele, ai filosofi come Platone e Pitagora. «Insomma il termine in quanto tale non esprime la natura divina di Gesù» (p. 91). Né tale espressione è «connessa in modo privilegiato né esclusivo al messia né indica di per sé un ruolo messianico» (p. 91). È il Vangelo di Marco il più insistente nell'applicare a Gesù questo appellativo… Il termine «figlio di Dio» è stato interpretato come se egli volesse davvero alludere a «Dio», solo dopo che il suo vangelo, inserito nel Nuovo Testamento, venne letto alla luce del Vangelo di Giovanni, per il quale Gesù era la «parola di Dio fatta carne» (p.92).

Segue un capitolo, prosegue il commentatore, in cui Augias, con un'insistenza un po' morbosa, riporta le insinuazioni e le ipotesi fatte da taluni che i discepoli di Gesù coltivassero tra loro «rapporti omosessuali» (p.123); che tra Gesù e il discepolo che Gesù «amava» ci fosse «una vera e propria amitié amoureuse [...] anche se non sempre completata in una relazione esplicitamente erotica» (p.120); che Gesù avesse un particolare rapporto con Maria Maddalena fino a baciarla sulla bocca, come è detto nell'apocrifo Vangelo di Filippo (cfr p.121) e, infine, che, prima dell'arresto avesse passato la notte col ragazzo che sfuggì all'arresto, lasciando in mano a quelli che volevano prenderlo il lenzuolo da cui era ricoperto (cfr p.124): ipotesi e insinuazioni che Pesce ritiene «senza fondamento» (p.123), «assurdità» (p.124) o «interpretazioni errate del testo» (p.129), ma sulle quali Augias insiste ancora alla fine del volume….

Circa la risurrezione di Gesù, Pesce rileva che «le sue “prove” consistono nelle apparizioni avvenute dopo la morte in croce» (p.175), che – come nel caso dell'apparizione di Gesù a Maria di Magdala – potrebbero essere definite come «visioni isteriche» o allucinazioni: in altre parole, «un portato del desiderio, una potente proiezione dell'inconscio» (p.177). Del resto, «oggi alcuni studiosi cattolici interpretano le apparizioni di Gesù risorto come stati alterati di coscienza» (p. 182). In conclusione «le apparizioni del risorto sono solo delle visioni» (p. 184). Gesù perciò non sarebbe risorto «realmente», ma sarebbero stati i suoi discepoli a credere di averlo «visto»: in realtà si è trattato di allucinazioni.

Chi è allora Gesù, per il prof. Pesce? Non è certamente il Figlio di Dio fatto uomo, quale la Chiesa professa sulla scorta della testimonianza dei discepoli che hanno vissuto con lui: testimonianza che è contenuta nei quattro Vangeli canonici, i quali perciò sono la fonte essenziale della nostra conoscenza di Gesù.

Così, secondo Pesce, Gesù non è il Salvatore degli uomini che consapevolmente va incontro alla sofferenza e alla morte «per dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Egli si sottomette a una morte atroce, perché così vuole Dio ma non sa perché. Gesù è un «uomo solo», che prega Dio affinché gli riveli che cosa deve fare.

In conclusione, afferma padre De Rosa viene negato nel volume il cristianesimo nella sua totalità. Sono negate, infatti, tutte le verità cristiane essenziali, quali la divinità di Gesù, la sua incarnazione, la sua concezione verginale, il carattere redentivo della sua morte, la sua risurrezione. Queste realtà di fede – dice in sostanza Pesce – sarebbero incrostazioni con cui la Chiesa ha ricoperto la figura storica di Gesù, facendone un essere divino, il Logos fatto carne di cui parla il Vangelo di Giovanni. Compito dell'esegesi è quella di liberare da tali incrostazioni, che la falsano, la figura storica di Gesù….

Quale valore storico hanno questi Vangeli? Per il prof. Pesce, si tratta di testi «lacunosi, contraddittori, manipolati», che la Chiesa ha scelto tra molti Vangeli per ragioni «non chiare», rigettando altri Vangeli come «apocrifi» e in tal modo condannandoli all'oblio. In realtà, la «scelta» dei quattro Vangeli è avvenuta per ragioni chiare. La prima è che soltanto nei quattro Vangeli «canonici» la primitiva comunità cristiana ha riconosciuto la «tradizione apostolica», cioè quello che hanno insegnato i Dodici, i discepoli che sono stati con Gesù durante tutto il tempo della sua predicazione, dal Battesimo alla Risurrezione, che hanno ascoltato la sua predicazione e hanno assistito ai suoi miracoli e alla sua attività di esorcista, nonché alle sue dispute con gli scribi. La seconda è che, mentre i quattro Vangeli canonici sono stati scritti tutti nel primo secolo (approssimativamente Marco tra il 65 e il 70 d. C., Matteo e Luca tra l'80 e il 90, Giovanni tra il 90 e il 100), i Vangeli «apocrifi» sono posteriori e in buona parte dipendono dai Vangeli canonici, cioè non apportano elementi nuovi per la conoscenza di Gesù, se si eccettua il Vangelo di Tommaso. Il terzo motivo è che molti Vangeli cosiddetti «apocrifi» esprimono tendenze gnostiche, come appare da alcuni detti del Vangelo di Tommaso. Per esempio, nel n. 114 è detto: «Simon Pietro disse a lui [Gesù]: “Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della vita”». Gesù disse: “Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”». Il sapore «gnostico» di questo detto è evidente. Ciò che si può dire di molti altri «detti» di questo Vangelo apocrifo.

http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Augias-su-Gesu-un-attacco-frontale-alla-fede-cattolica

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17 luglio 2014

HIC EST PETRUS. venti secoli di testimonianze

Dove morì San Pietro? le testimonianze storiche non hanno mai lasciato dubbi.



Pietro infatti è tra le vittime delle feroci persecuzioni volute da Nerone nell'anno 64. L'imperatore, incendiata la città, ne aveva scaricata la colpa sui cristiani per sentirsi legittimato alla vendetta. Così negli «horti» vaticani, il luogo dei grandi spettacoli pubblici, vennero organizzate le crocifissioni: è facile immaginare che sotto i chiodi degli aguzzini finisce anche Pietro, il primo degli apostoli. È Tacito, all'inizio del II secolo, a tramandare nei suoi «Annales» con precisione luogo e circostanze della strage. Ma già prima di lui un Pontefice, papa Clemente romano, aveva raccontato nel suo «Epistolae ad Corinthios» delle medesime persecuzioni neroniane, attestando che i cristiani si raccolsero, per prepararsi ad affrontare, il martirio, intorno a Pietro e a Paolo.

Dopo Clemente e Tacito arriva anche la testimonianza di Eusebio, autore di una «Historia ecclesiatica». Lo storico riporta integralmente le parole di un fedele romano vissuto tra il 199 e il 217. Gaio, questa il nome del cristiano, conferma l'esistenza nella capitale dell'impero di «trofei», cioè di «tombe gloriose». Gaio si riferiva a quelle dell'apostolo Pietro in Vaticano e di Paolo sull'Ostiense.

Anche San Girolamo nel 392, riferisce che Pietro fu sepolto sulla via Aurelia, presso il luogo dove era stato crocifisso cioè in Vaticano. Il senatore Marcello, sempre nel IV secolo, ricorda come sul luogo della sepoltura di Pietro avvenissero le Naumachie, cioè le battaglie navali volute da Nerone. Sulla scorta di tante testimonianze tramandate, l'imperatore Costantino ordinò la costruzione della prima Basilica in onore di San Pietro su questo luogo. La basilica incorporava la primitiva e veneratissima tomba dell'apostolo.

Dopo di allora si susseguirono numerosissimi interventi, ad opera di vari Papi: cominciò Gregorio Magno, intorno all'anno 600, a costruire un altare sopra quello primitivo fatto erigere dall'imperatore. Nel 1123 l'intervento di Gregorio Magno fu inglobato, in un sistema che ricordava quello delle scatole cinesi, dal nuovo altare di Callisto II. Infine, nel 1594 arrivò Clemente VIII a costruire l'altare attualmente ancora in funzione.

Tutte queste stratificazioni vennero alla luce sin dai primi scavi ordinati da Pio XII e trascinatisi per nove anni, tra 1940 e il 1949. Oltre al riconoscimento del luogo della sepoltura dell'apostolo, in quelle circostanze vennero trovate, in un loculo nei pressi della tomba, una gran quantità di ossa che gli archeologi non riuscirono a scorgere perché si confusero con lo strato di detriti caduti durante gli scavi. A scorgerle fu monsignor Ludwig Kaas, il segretario della Fabbrica di San Pietro, che non immaginandone l'appartenenza le depose in una cassetta di legno sopra la quale fu scritto un biglietto che ne indicava la provenienza, e le conservò in un ripostiglio delle Grotte Vaticane.

Solo nel '53, Margherita Guarducci, informata circa la provenienza di quelle ossa, suggerisce di procedere ad esami scientifici accurati. I risultati chiarirono che lo scheletro era appartenuto ad un uomo tra i 60 e i 70 anni, di corporatura robusta, vissuto circa duemila anni prima. Altre indagini in vari campi di studio danno la possibilità di riconoscere, nel 1963, che quelle ossa sono proprio le reliquie del Santo. Secoli di polemiche anti-cattoliche in quella scoperta archeologica trovavano la migliore smentita.

http://www.storialibera.it/epoca_antica/cristianesimo_e_storicita/tomba_di_pietro/articolo.php?id=2998&titolo=Hic+est+Petrus.+Venti+secoli+di+testimonianze

16 luglio 2014

"La Madonna mi ha detto... ",

"ho chiesto alla Madonna che poi mi ha cosi risposto"
"ho "ricevuto questo messaggio dalla Madonna..."
"Gesù mi ha inviato questo messaggio..."

Credo che anche voi avrete letto certe introduzioni a dei messaggi di celestiale provenienza...

In ciò ci vedo il chiaro tentativo di delegittimare la Chiesa.

Mi sembra evidente che se si da credito a questi messaggi, poi il successore di Pietro e la Chiesa tutta passa decisamente in secondo piano: E che vuoi mettere ciò che ci dice chi si presenta come la Madre di Dio e che quindi sta al Suo cospetto, con quanto ci può dire la Chiesa con il successore di Pietro, dei quali sempre più spesso da certi "cattolici" viene messa in dubbio l'autorità?

Ci vedo in ciò lo zampino di chi sta al piano di sotto.

Gesù ci ha avvertiti: "sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto." (Marco 13,22-23)

E' la Chiesa con il successore di Pietro a garantirci che possibili apparizioni (in quanto non sono affatto da escludere), messaggi dal cielo ed altre manifestazioni provengano da Dio.

Se escludiamo la Chiesa chi è che ci garantisce l'autenticità di tali manifestazioni?
E' la Chiesa che ci da le dovute garanzie: riteniamo la Scrittura Parola di Dio perché è la Chiesa che ci garantisce ciò, lo stesso dicasi per eventuali manifestazioni permesse da Dio.
Risibile il fatto di sentire presunti messaggi dati da Maria che attestano l'autenticità di altri presunti messaggi...

Le "Chiavi del Regno dei Cieli" Gesù le ha date a Pietro e suoi successori, non ad altri, neanche a che si manifesta con delle apparizioni o altro.

Il "fai da te" qui non è ammesso. Si corre il grave pericolo di essere ingannati. Gesù ci ha avvertito.








15 luglio 2014

Bufale quotidiane a discredito della chiesa

Eutanasia al Gemelli? e’ una bufala de “il Fatto Quotidiano”



“Il Fatto Quotidiano” e i Radicali ci hanno provato ancora: manipolare la realtà e l’informazione per instillare precisi ragionamenti, ingannando i cittadini italiani al fine di sponsorizzare leggi contro la dignità della vita e in favore della “cultura dello scarto”.

Tutto parte quando la giornalista Silvia D’Onghia de “Il Fatto Quotidiano” decide di sintetizzare una video-intervista che il professor Mario Sabatelli, neurologo responsabile del centro SLA del Policlinico universitario Gemelli di Roma, ha rilasciato all’associazione “Viva la Vita onlus”. Sabatelli è stato scelto apposta in quanto è medico del cosiddetto “ospedale del Papa”, non a caso nell’articolo più volte si precisa che tutto si svolge in un “ospedale cattolico”. Sotto il titolo, “Eutanasia, neurologo Gemelli: «I miei pazienti possono scegliere di morire»”, la foto-simbolo di Eluana Englaro, anche se non era né terminale né tanto meno malata di Sla. L’articolo cita alcuni selezionati stralci del discorso del prof. Sabatelli dove afferma di aver interrotto la terapia di sostegno a un paziente tracheostomizzato, accanto a commenti ben direzionati da parte della giornalista.

Il giorno dopo alcuni quotidiani hanno ripreso la vicenda e immancabile è stato l’arrivo dei Radicali: «Quello di Sabatelli e dell’ospedale Gemelli è un comportamento ineccepibile, sia sul piano della legge che su quello del buonsenso», ha affermato Marco Cappato. Ma ad arrivare è stato anche il commento del dott. Massimo Antonelli, direttore del Centro di Rianimazione e Terapia Intensiva del Policlinico Gemelli. Al Gemelli ci sono pazienti lasciati liberi di morire?. «Assolutamente no: noi non abbandoniamo mai i malati, neanche nella delicatissima fase terminale della vita, in cui accompagniamo i pazienti, valutando la loro singola situazione caso per caso, anche con le cure palliative, quando non rispondono più ad alcuna situazione terapeutica». Il prof. Antonelli parla degli articoli apparsi come “distorti”, perché «c’è un fraintendimento riguardo al termine eutanasia: si abusa in modo sciatto e inappropriato del termine eutanasia confondendola con un concetto che è precisamente in linea con il Codice deontologico dei medici e con i principi fondamentali della Chiesa cattolica: la desistenza terapeutica».

Ecco il punto in cui ha provato l’inganno la redazione de “Il Fatto”: «Indipendentemente dal malato che mi trovo di fronte», ha chiarito il medico, «se il paziente è in condizioni di terminalità e i miei supporti vitali sono di fatto cure sproporzionate, ho il dovere umano e morale di rispettare la dignità del malato e di operare una desistenza terapeutica, dando cure appropriate come quelle palliative. Questo non significa sospendere i trattamenti essenziali: nelle situazioni più delicate, ad esempio, quando il malato soffre di patologie in forma avanzata come la Sla, che è irreversibile e che peggiora con il tempo, e dove anche la ventilazione può non essere più sufficiente, ma anzi complicare ulteriormente la situazione del malato, non ha alcun senso continuare un trattamento a cui il malato non risponde». Si tratta, però, di «casi estremi, che riguardano una ristrettissima minoranza», e che al Gemelli vengono trattati all’interno di «un’alleanza terapeutica che coinvolge il medico, il paziente, la sua famiglia, tramite un’équipe multidisciplinare che accompagna il malato in ogni stadio della malattia. Mai l’abbandono», ha concluso il dott. Antonelli, deplorando «un’attenzione mediatica che distorce, non consentendo di affrontare temi così delicati con la dovuta serenità e pacatezza». Di qui l’invito ad «abbassare i toni», nel nome del «rispetto del malato, della persona che soffre e che ha bisogno di aiuto».

Anche il professore di Medicina Legale dell’Umberto I, Enrico Marinelli, è intervenuto spiegando che togliere la ventilazione non significa praticare eutanasia: «Non potrebbe che essere così, perché quelli sono pazienti curati in reparti specializzati in pneumologia, quindi se rifiutano la ventilazione diventano pazienti da seguire in altro modo, a casa chi può o in strutture idonee a erogare cure palliative. Non significa metterli in mezzo a una strada ma toglierli da un reparto destinato ad altri scopi». Ed in ogni caso: «Il paziente deve essere messo sempre in condizione di rifiutare una terapia, anche se questa è stata iniziata. Ma se viene accompagnato adeguatamente, avvisandolo prima che la decisione di accettare una terapia sarà, di fatto, senza ritorno, il problema è molto raro, direi quasi più teorico che pratico».

Il quotidiano “Avvenire”, dopo aver mostrato l’intera video-intervista del dott. Sabatelli, ha affermato: «Discorso chiaro, eppure Sabatelli ieri è stato ripreso, tagliato, reinterpretato e manipolato». Sabatelli parlava dell’alleanza tra medico e paziente e sul cambiamento del piano terapeutico quando le cure non sono più proporzionali. Oltretutto, altro passaggio censurato da “Il Fatto”, Sabatelli si è detto contrario al testamento biologico: «non do valore notarile a nessun documento, tutte le scelte vengono modificate via via con il paziente». In caso di mancata coscienza «il parere del partente è assolutamente nullo, io intervengo» salvandogli la vita con il respiratore, «poi, se è lucido, potrà rivalutare la decisione». Solo ora viene citato come paragone il dott. Riccio, che staccò il respiratore di Welby (e che la giornalista Silvia D’Onghia definisce «il medico di Eluana»).

Il dott. Massimo Antonelli, collega di Sabatelli, è stato intervistato anche da “Avvenire”, dove ha ribadito che «il grave fraintendimento è che si scade nel concetto di eutanasia per ciò che è anzi l’opposto. Desistenza terapeutica non significa abbandono ma stare sempre vicino al malato in tutte le evoluzioni della malattia, l’esatto opposto di certi titoli. Recedere dalla tracheostomia non significa staccare il respiratore ma passare alla maschera, meno efficace ma anche meno invasiva, accompagnando il paziente in una assistenza continua: vivrà un po’ di meno ma in modo dignitoso e con meno sofferenze».

Paola Binetti ha giustamente commentato questa bufala montata dal quotidiano di Padellaro: «è una manovra de “Il Fatto” per portare a casa la legge sull’eutanasia». Ribadiamo il nostro consiglio: per essere davvero informati smettiamo di acquistare i quotidiani (“Avvenire” e “Osservatore Romano” a parte). Un saggio uso del web basta e avanza.

http://www.uccronline.it/2014/06/05/eutanasia-al-gemelli-e-una-bufala-de-il-fatto-quotidiano/