8 agosto 2026

XIX Domenica del Tempo Ordinario commento al vangelo di Don Fabio Rosini

Nel Vangelo di questa Domenica, Gesù invita  i suoi ad avere fiducia in Lui.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


6 agosto 2026

Festa della Trasfigurazione del Signore – La Gloria di Cristo Rivelata sul Monte Tabor

Ogni anno, il 6 agosto, la Chiesa celebra la Festa della Trasfigurazione del Signore, commemorando il momento in cui Gesù Cristo manifestò la Sua gloria divina davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni sul Monte Tabor. Questo straordinario evento rafforza la nostra fede, anticipa la gloria della Risurrezione e ci invita ad ascoltare le parole del Padre: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!»In questo video scoprirai il significato spirituale di questa grande festa, il suo fondamento biblico e perché continua a essere una delle celebrazioni più importanti del calendario cristiano.



4 agosto 2026

San Giovanni Maria Vianney: Il Confessore che leggeva nelle anime

🙏 La straordinaria storia di San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d'Ars che trasformò innumerevoli vite attraverso la preghiera, il sacrificio e il Sacramento della Riconciliazione. 

⛪ Un tempo ritenuto troppo debole negli studi per diventare sacerdote, divenne uno dei più grandi confessori della storia della Chiesa, riportando migliaia di anime a Dio con la sua compassione e la sua santità. 

✨ Che la sua testimonianza ci ispiri a confidare nella chiamata di Dio, ad accogliere la Sua misericordia e a ricercare la santità nella vita di ogni giorno.



29 luglio 2026

San Lazzaro di Betania: l’uomo che Gesù chiamò fuori dal sepolcro

Attraverso l’amicizia, la sofferenza, il dolore e il ritorno alla vita, la sua storia ci rivela che Cristo non dimentica mai coloro che ama. Anche quando la speranza sembra sepolta e Dio pare rimanere in silenzio, la Sua potenza salvifica continua ad agire. 🙏 La testimonianza di san Lazzaro rafforzi la nostra fede, consoli coloro che sono nel lutto e ci ricordi che, in Cristo, la morte non ha mai l’ultima parola. ✨



 

28 luglio 2026

Zichichi: grande scienziato, grande credente


«…In un certo Paese, che adesso non sto a dire quale, una televisione di quel Paese mi chiese perché io privilegiassi la religione cattolica.

Dico: per un motivo. Non perché sono nato cattolico, no. Io dico che in casa cattolica è nata la scienza, e su questo non c’è nulla da discutere.

E la scienza e il cattolicesimo, tra tutte le religioni, sono quelli che più profondamente hanno studiato la sfera trascendentale della nostra esistenza, portandoci a concludere che la più grande conquista della ragione nella trascendenza è la fede.

La più grande conquista della ragione nell’immanente è la scienza. Non sono conquiste banali.

Nella cultura atea siamo creduloni. “Se tu sapessi quello che so io di matematica, non potresti essere credente”, dice il signor ateo numero X.

Oppure: “Se tu sapessi quanta scienza so io, non potresti fare il credulone”.

I credenti sono creduloni secondo la cultura atea.
Io dico: riflettete un pochino, cari miei amici. I creduloni siete voi. E in che cosa credete? Nel nulla.

Perché, siccome la scienza scopre che esiste una logica rigorosa che regge il mondo, dalle sue strutture più intime e più piccole – come la struttura del protone, che io ho studiato – allora nessuno può aprire bocca più di me, perché ognuno parla delle cose che sa fare.

Ai confini del cosmo è tutto retto da una logica.
Se c’è una logica rigorosa, è legittimo chiedersi: ci sarà un autore di questa logica?

Io dico: ma è ovvio che la logica non può nascere dal nulla, non nasce dal caos.

“E dimostramelo”, dicono.

Ci sono persone che lavorano su questo da diversi decenni. Li conosco, li rispetto, perché stanno zitti. Io dico loro: perdete tempo, non arriverete mai a concludere nulla.

E più noi capiamo cose, peggio è per loro, perché non sono ancora riusciti, da una realtà caotica – che si può descrivere in modo molto difficile, ma si può descrivere – a tirare fuori nulla di quello che noi abbiamo scoperto.

Non c’è una parte minima della logica scientifica che possa essere ricavata da una realtà caotica.

Eppure andate in qualche biblioteca e leggete libri intitolati Il caos. Siamo figli del caos.

Enrico Fermi diceva ai suoi allievi: “Ragazzi, state attenti. Quando avete un libro in mano, dovete vedere chi è l’autore. Se l’autore non ha mai scoperto né inventato nulla, lasciate perdere quel libro: perdete tempo, vi confonde le idee, perché non sa di cosa parla. Lui parla per sentito dire”.

Io parlo di scienza, ma questo discorso vale in tutti i campi.

Com’è possibile scrivere libri sul caos se nessuno sa tirar fuori nulla che possa condurre alle leggi fondamentali della natura?

Leggi fondamentali che non sono state scoperte dalla cultura atea, perché se le leggi fondamentali fossero state scoperte dalla cultura atea, io dovrei stare zitto. Non potrei dire “bau”.

Le leggi fondamentali sono state scoperte da un uomo che cercava nelle pietre le impronte del Creatore: Galileo Galilei.

Io ho scritto un libro su Galilei, Divino Galileo, in cui cito esattamente cento citazioni galileiane per ristabilire la verità su questo grande imbroglio culturale che è andato avanti per quattro secoli…»


Estratto di una conferenza di Antonio Zichichi

VIII Domenica Tempo ordinario Commento al Vangelo della Domenica a cura di don Fabio Rosini

Nel Vangelo di questa Domenica Gesù ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 

Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 

Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.



RADICI: la Chiesa nasce da Israele


"Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace.”
(Numeri 6,24-26)

In questi tempi in cui l’antisemitismo sembra riemergere con forza, vale la pena fermarsi su una verità spesso dimenticata: la Chiesa nasce da Israele.

Il cristianesimo non è nato contro l’ebraismo, ma dentro di esso. Gesù era ebreo. Gli apostoli erano ebrei. Le Scritture che i cristiani chiamano Antico Testamento sono le Scritture di Israele. Le radici della fede cristiana affondano proprio lì.

Il cristianesimo si comprende come il COMPIMENTO (non sostituzione) dell’antica promessa fatta a Israele. Le attese messianiche e l’alleanza trovano in CRISTO la loro pienezza.
Non si tratta di una rottura, ma di una storia che giunge al suo compimento, come un seme che diventa albero.

La salvezza, secondo la fede cristiana, resta così aperta a tutti. Ogni ebreo, come ogni uomo, è chiamato alla possibilità della salvezza nella fede in Cristo, centro della speranza cristiana e proposta universale rivolta a tutti, senza esclusioni.

Per questo, ogni forma di antisemitismo non è solo ingiusta e pericolosa: è anche una contraddizione profonda per chi si dice cristiano. Non si possono disprezzare le proprie radici senza mettere in discussione la propria identità.

È importante anche evitare una confusione frequente: le scelte politiche dello Stato di Israele non coincidono automaticamente con ciò che pensa il popolo ebraico. Come ogni popolo, anche quello ebraico è plurale, attraversato da sensibilità e posizioni diverse. Questo non significa giustificare comportamenti che devono essere ritenuti inaccettabili, ma ricordare che non possono essere attribuiti a un intero popolo o a una tradizione religiosa millenaria.

In un tempo segnato da tensioni e semplificazioni, forse serve tornare all’essenziale: la memoria delle radici invita al rispetto e alla responsabilità.

Perché dove si dimenticano le radici, spesso cresce l’odio.
E dove si riconoscono, può ancora nascere il dialogo.

 Nazaret.net

11 luglio 2026

I 5 peccati sessuali che nessuno confessa! La misericordia di Dio ti attende ancora!


XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-23)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 

Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 

Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 

Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: 

“Udrete, sì, ma non comprenderete, 
guarderete, sì, ma non vedrete. 
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, 
sono diventati duri di orecchi 
e hanno chiuso gli occhi, 
perché non vedano con gli occhi, 
non ascoltino con gli orecchi 
e non comprendano con il cuore 
e non si convertano e io li guarisca!”. 

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! 

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 

Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 

Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».




6 luglio 2026

Teologhe tedesche contro Maria Goretti: «Modello problematico per le donne»

In questo giorno la Chiesa cattolica celebra Santa Maria Goretti (1890–1902), la bambina di 11 anni che, come noto, venne uccisa per aver difeso la sua purezza da un tentativo di stupro e che, durante la sua agonia, perdonò il suo aggressore, Alessandro Serenelli (1882–1970). Elogiata come «piccola e dolce martire della purezza» da Papa Pio XII, Maria Goretti è una figura di enorme spessore anche perché, come rimarcato dal suo biografo Giovanni Alberti, «non è stata la santa dei ‘cinque minuti’», dato che anche prima del suo martirio la sua era già «una storia di fede e di devozione che, seppure tra molteplici difficoltà e disagi, la piccola viveva in seno alla propria famiglia».

Basti qui ricordare che, quando morì il padre Luigi, Maria aiutò la madre, Assunta, nelle faccende domestiche e nella cura dei suoi cinque fratelli; e preferiva mangiare gli avanzi per poter sfamare gli altri. Degno di nota, inoltre, è lo stile di vita e l’atteggiamento che la giovane aveva di fronte alle circostanze della vita. Arrivava per esempio ad incoraggiare la madre ad affrontare con fiducia le difficoltà («tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che il Signore ci conceda la salute. La Provvidenza ci aiuterà») ed aveva un istintivo rifiuto per tutto ciò che poteva abbruttire l’anima; una volta, per dire, manifestò così la sua indignazione dopo aver sentito un giovane e una delle sue compagne scambiarsi parole oscene: «Se mai dovessi parlare in questo modo, preferirei morire».

La figura di santa Maria Goretti, dunque, è luminosa sotto ogni punto di vista anche al di là del suo martirio, che comunque ha cambiato per sempre, tra le altre, la vita del suo carnefice, dato che Serenelli trascorrerà i suoi ultimi anni di vita nel convento dei Cappuccini di Macerata, diventando anche terziario francescano. Di tutto questo e molto altro sembrano non tenere conto tre teologhe tedesche - Ute Leimgruber, Philippa Haase e Judith König -, le quali hanno pensato bene, proprio in questo giorno, di firmare sul portale Katholisch.de un lungo articolo intitolato Maria Goretti als Märtyrerin der Reinheit? Zeit für eine Intervention, traducibile come «Maria Goretti, martire della purezza? È tempo di ripensare questa interpretazione».

In estrema sintesi, la tesi delle tre è che l’idea di Maria Goretti come «martire della purezza» non sia più sostenibile e, anzi, sia problematica per le donne e le ragazze di oggi. Questo perché, secondo Haase e colleghe, la narrazione gorettiana sposterebbe la responsabilità della violenza dal carnefice alla vittima. Presentare la difesa della «purezza» fino alla morte come un ideale – secondo queste studiose - suggerisce che le donne siano le «custodi» della propria integrità sessuale, mentre la sessualità maschile viene vista come una forza incontrollabile e, in definitiva, senza vera responsabilità. Inoltre, la santità dell’undicenne sarebbe pericolosa perché veicolerebbe il messaggio tale per cui sia meglio morire, pur di difendere la propria verginità.

Ancora, Maria Goretti sarebbe un modello che ferirebbe le vittime di abusi, perché proporre una santa che ha resistito fino alla morte creerebbe un confronto doloroso che genera profondi sensi di colpa e vergogna in chi è sopravvissuta alla violenza, portandola a chiedersi perché non abbia agito allo stesso modo. Dulcis in fundo, la venerazione di Maria Goretti spesso rifletterebbe i cosiddetti «miti dello stupro», dove il corpo femminile - anche quello di una bambina di undici anni - viene visto come una tentazione per l'uomo, giustificando implicitamente l'aggressione come una reazione «naturale». Ora, com’è evidente le tre teologhe tedesche fanno molta e grave confusione su parecchi aspetti.

In primo luogo, esse considerano Maria Goretti “solo” per la sua tragica fine mentre invece, come si ricordava in apertura, la giovane santa ha dato prova, appunto, della sua santità anche su molti altri aspetti. In seconda battuta, non solo l’esempio gorettiano ma quello di ogni santo – a ben vedere – segna un abisso tra l’uomo mediamente inteso e chi riesce a vivere con radicalità il Vangelo. Il punto è che, ragionando come Haase e colleghe, dovremmo abolire ogni modello di santità (e magari, già che ci siamo, lo stesso concetto di peccato) per evitare i presunti «sensi di colpa» di chi non riesce a vivere come Dio comanda. Ancora, le tre teologhe tedesche forse non hanno un problema con santa Maria Goretti ma con il cristianesimo.

L’esempio gorettiano, infatti, nella storia è stato preceduto ma anche seguito da quello – del tutto simile - di diverse altre donne. Basti pensare alla vicenda della spagnola Marta Obregón (1969-1992) la quale – la notte del 21 gennaio 1992, mentre rientrava a casa dopo aver pregato davanti al Santissimo – fu rapita e aggredita mortalmente; la giovane, anche in quel caso, difese la sua castità e si prese 14 coltellate: lo stesso numero di quelle inferte a santa Maria Goretti. Anche Marta Obregón è quindi espressione e parte di una «categoria non più sostenibile», per dirla secondo le tre teologhe tedesche? Sarebbe davvero interessante capirlo. Intanto, possiamo concludere come la loro critica paia estremamente fragile e ideologica.

Non si può definire diversamente uno sguardo ad una santa filtrato da una prospettiva che pare più femminista che cristiana. La sensazione, andando anche oltre questo discorso, è che il vero problema sia un altro e cioè non l’esistenza d'una o più «martiri della purezza», bensì della «purezza» stessa. È questo che spiazza davvero la mentalità mondana. È questo che interroga e imbarazza. È questo valore che, alla fine, risulta davvero divisivo e chiede di essere ammirato e seguito o abbandonato. Tutto sta nell’obiettivo che non come donne ma come cristiani in senso lato ci si pone. Se quello di vivacchiare, per citare un altro santo ricordato in questi giorni, Pier Giorgio Frassati (1901-1925) – o di vivere rivolti verso l’alto. Si possono fare mille divagazioni e puntualizzazioni, ma il punto vero è tutto qui. (Foto: Screenshot, Tv2000.it – YouTube/Katholisch.de)


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