30 gennaio 2026
17 tipiche scuse per non andare a Messa (smontate!)
29 gennaio 2026
UE musulmana......
Le mille e una spesa dell'UE che finanzia islam e inclusione
Un progetto dopo l'altro, per migliaia o milioni di euro: dalla cultura musulmana a quella rom passando per l'acconciatura secondo i precetti del Corano e naturalmente l'immancabile islamofobia. Tutto con i soldi di Bruxelles, mentre gli Stati membri piangono.
26 dicembre 2025
Omelia del Santo Padre Leone XIV - Solennità Natale del Signore 2025
Sorelle e fratelli carissimi!
«Prorompete insieme in canti di gioia» (Is 52,9), grida il messaggero di pace a chi si trova fra le rovine di una città interamente da ricostruire. Anche se impolverati e feriti, i suoi piedi sono belli – scrive il profeta (cfr Is 52,7) – perché, attraverso strade lunghe e dissestate, hanno portato un annuncio lieto, in cui ora tutto rinasce. È un nuovo giorno! Anche noi partecipiamo di questa svolta, alla quale nessuno sembra credere ancora: la pace esiste ed è già in mezzo a noi.
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). Così Gesù disse ai discepoli, ai quali aveva da poco lavato i piedi, messaggeri di pace che da lì in poi avrebbero dovuto correre attraverso il mondo, senza stancarsi, per rivelare a tutti il «potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). Oggi, dunque, non soltanto siamo sorpresi dalla pace che è già qui, ma celebriamo come questo dono ci è stato fatto. Nel come, infatti, brilla la differenza divina che ci fa prorompere in canti di gioia. Così, in tutto il mondo, il Natale è per eccellenza una festa di musiche e di canti.
Anche il prologo del quarto Vangelo è un inno e ha per protagonista il Verbo di Dio. Il “verbo” è una parola che agisce. Questa è una caratteristica della Parola di Dio: non è mai senza effetto. A ben vedere, anche molte delle nostre parole producono effetti, a volte indesiderati. Sì, le parole agiscono. Ma ecco la sorpresa che la liturgia del Natale ci pone di fronte: il Verbo di Dio appare e non sa parlare, viene a noi come neonato che soltanto piange e vagisce. «Si fece carne» (Gv 1,14) e, sebbene crescerà e un giorno imparerà la lingua del suo popolo, ora a parlare è solo la sua semplice, fragile presenza. «Carne» è la radicale nudità cui a Betlemme e sul Calvario manca anche la parola; come parola non hanno tanti fratelli e sorelle spogliati della loro dignità e ridotti al silenzio. La carne umana chiede cura, invoca accoglienza e riconoscimento, cerca mani capaci di tenerezza e menti disposte all’attenzione, desidera parole buone.
«Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,11). Ecco il modo paradossale in cui la pace è già fra noi: il dono di Dio è coinvolgente, cerca accoglienza e attiva la dedizione. Ci sorprende perché si espone al rifiuto, ci incanta perché ci strappa all’indifferenza. È un vero potere quello di diventare figli di Dio: un potere che rimane sepolto finché stiamo distaccati dal pianto dei bambini e dalla fragilità degli anziani, dal silenzio impotente delle vittime e dalla rassegnata malinconia di chi fa il male che non vuole.
Come scrisse l’amato Papa Francesco, per richiamarci alla gioia del Vangelo: «A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 270).
Cari fratelli e sorelle, poiché il Verbo si fece carne, ora la carne parla, grida il desiderio divino di incontrarci. Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire.
Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace. La pace di Dio nasce da un vagito accolto, da un pianto ascoltato: nasce fra rovine che invocano nuove solidarietà, nasce da sogni e visioni che, come profezie, invertono il corso della storia. Sì, tutto questo esiste, perché Gesù è il Logos, il senso da cui tutto ha preso forma. «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,3). Questo mistero ci interpella dai presepi che abbiamo costruito, ci apre gli occhi su un mondo in cui la Parola risuona ancora, «molte volte e in diversi modi» (cfr Eb 1,1), e ancora ci chiama a conversione.
Certo, il Vangelo non nasconde la resistenza delle tenebre alla luce, descrive il cammino della Parola di Dio come una strada impervia, disseminata di ostacoli. Fino a oggi gli autentici messaggeri di pace seguono il Verbo su questa via, che infine raggiunge i cuori: cuori inquieti, che spesso desiderano proprio ciò a cui resistono. Così il Natale rimotiva una Chiesa missionaria, sospingendola sui sentieri che la Parola di Dio le ha tracciato. Non serviamo una parola prepotente – ne risuonano già dappertutto – ma una presenza che suscita il bene, ne conosce l’efficacia, non se ne arroga il monopolio.
Ecco la strada della missione: una strada verso l’altro. In Dio ogni parola è parola rivolta, è un invito alla conversazione, parola mai uguale a sé stessa. È il rinnovamento che il Concilio Vaticano II ha promosso e che vedremo fiorire solo camminando insieme all’intera umanità, mai separandocene. Mondano è il contrario: avere per centro sé stessi. Il movimento dell’Incarnazione è un dinamismo di conversazione. Ci sarà pace quando i nostri monologhi si interromperanno e, fecondati dall’ascolto, cadremo in ginocchio davanti alla nuda carne altrui. La Vergine Maria è proprio in questo la Madre della Chiesa, la Stella dell’evangelizzazione, la Regina della pace. In lei comprendiamo che nulla nasce dall’esibizione della forza e tutto rinasce dalla silenziosa potenza della vita accolta.
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24 dicembre 2025
22 novembre 2025
La Theotokos. Quel che s’intende per “Corredentrice”
«Quando videro che tu con i Padri la chiamavi Madre di Dio, Seconda Eva e Madre di tutti i viventi, Madre della vita, Stella mattutina, Nuovo Cielo mistico, Scettro dell’Ortodossia, intemerata Madre di santità e altro, avrebbero considerato il fatto che tu non concordassi nel chiamarla Corredentrice una povera compensazione a tale linguaggio…». (Ven. John Henry Cardinal Newman a Pusey)2
Con una punta d’ironia iniziamo quest’opera spiegando ciò che con l’espressione “Maria Corredentrice” non s’intende. L’intento è quello d’evitare iniziali malintesi che posson pregiudicare il termine “Corredentrice”, intendendolo diversamente da come la Chiesa, ossia i Papi, i Santi, i Dottori, i Mistici e i Martiri, l’hanno effettivamente adoperato. Un conto è asserire: «Io non accetto che la Chiesa chiami la Madre di Gesù Corredentrice », ossia rifiutare il titolo a causa di dissensi su quel che la Chiesa intende con esso. È una questione diversa ed intellettualmente ingiusta, invece, affermare che la Chiesa intende qualcosa di diverso da ciò che essa realmente intende quando chiama la Madre di Gesù “Corredentrice”.
Che cosa dunque “Corredentrice” non significa nell’insegnamento della Chiesa Cattolica? Non significa che Maria sia una dea, che sia la quarta persona della Trinità, che possegga una natura divina, che non sia, in qualche modo, una creatura completamente dipendente dal Creatore come tutte le altre creature. Citando uno dei più grandi Santi mariani nella storia della Chiesa, san Luigi Maria Grignion de Montfort, mi unisco a lui e all’intera Chiesa nell’asserire la verità cristiana dell’indiscutibile creaturalità di Maria, la sua totale dipendenza dal Signore dell’Universo e l’oggettiva autonomia di Dio che non ha alcun bisogno della Madre di Gesù per compiere la sua divina volontà:
«Io riconosco con tutta la Chiesa che Maria, non essendo che una semplice creatura uscita dalle mani dell’Altissimo, paragonata alla sua infinita Maestà, è meno di un atomo, o piuttosto è nulla del tutto, perché Egli solo è Colui che è, e quindi questo gran Signore, sempre indipendente e bastante a se stesso, non ebbe e non ha ancora assolutamente bisogno di Maria Santissima per compiere i suoi disegni e manifestare la sua gloria: non ha che da volere per far tutto».3
Tale verità nella dottrina della Chiesa riguardante la Vergine Maria si applica interamente al soggetto di Redenzione. La Chiesa sostiene che la partecipazione di Maria alla Redenzione operata da Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, non era in alcun modo necessaria in senso assoluto. A ciò si aggiunge il fatto che Maria stessa, in quanto creatura e figlia d’Adamo ed Eva nell’umana famiglia, aveva bisogno d’esser preservata dagli effetti del peccato originale e, perciò, dipendeva interamente dal Figlio Redentore per l’eminente forma di Redenzione unicamente a Lei riservata.
Pertanto, qualsiasi idea di Maria Corredentrice la quale suggerisse che la Madre di Gesù è la quarta persona della Trinità o qualche forma di divinità deve esser immediatamente e interamente rigettata come grave eresia contro la Rivelazione cristiana. Un errore così grossolano annebbierebbe le reali questioni teologiche che circondano la dottrina della Corredentrice. Tra queste menzioniamo, ad esempio, la natura e i limiti dell’umana partecipazione ad un’opera divina; il misterioso equilibrio tra la divina Provvidenza e l’umana libertà nell’opera della salvezza; il ruolo della cooperazione umana nella distribuzione individuale delle grazie della Redenzione; il desiderio divino d’aver una donna che partecipasse direttamente alla restaurazione della grazia e dei suoi effetti sulla dignità umana personale, e diverse altre importanti questioni.
Che cosa allora intende la Chiesa quando chiama la Beata Vergine Maria col titolo di “Corredentrice”? Analizziamo anzitutto il significato etimologico del titolo stesso.
Il prefisso “co-” deriva dalla preposizione latina cum, che significa “con” (e non “uguale a”). Benché alcune lingue moderne, come l’inglese, talvolta usino il prefisso “co-” per indicar una connotazione di uguaglianza, il vero significato latino rimane “con”. Anche in inglese, per esempio, il prefisso “co-” è talvolta propriamente usato per significare “con” in un contesto di subordinazione e di dipendenza, come nel caso di “pilota” e “co-pilota”, “Creatore” e “co-creatore” nella teologia del corpo e dell’amore nuziale, e così via.
Nella Parola di Dio rivelata, san Paolo definisce i primi cristiani “collaboratori” di Dio (1 Cor 3,9), dove il significato e il contesto di “co-” non possono in alcun modo denotare uguaglianza. Così anche quando afferma che noi siamo “co-eredi” con Cristo (Rom 8,17) non vuol dire che noi siamo eredi del Cielo allo stesso modo dell’Unigenito Figlio di Dio.
Il verbo latino redimere (o re[d]-emere) significa letteralmente “ricomprare”. Il suffisso latino “-trix” è femminile e denota “una persona che fa qualcosa”. Pertanto, nel suo significato etimologico, il titolo di “Coredentrice” allude alla donna col redentore o, più letteralmente, alla “donna che ricompra con”. In sintesi, dunque, il titolo “Maria Corredentrice”, così com’è usato dalla Chiesa, denota l’unica e attiva partecipazione di Maria, la Madre di Gesù, all’opera della Redenzione compiuta da Gesù Cristo Redentore, vero Dio e vero uomo.
Il titolo di Corredentrice non pone mai Maria ad un livello d’uguaglianza con Cristo, il Signore dell’universo, nell’operar l’umana salvezza. Se erroneamente si considerasse il ruolo della Vergine nella Redenzione come parallelo o uguale a quello del suo divin Figlio, il suo Cuore immacolato, creato per riflettere perfettamente le glorie di suo Figlio,4 ne sarebbe ferito più d’ogni altro.
Il titolo di Corredentrice, invece, indica la partecipazione singolare e ineguagliabile di Maria accanto a Cristo nella restaurazione della grazia per l’umana famiglia.
La Madre del Redentore partecipa, in modo del tutto secondario e subordinato, al riscatto dell’umanità con e al di sotto del suo divin Figlio. Ciò perché solo Gesù Cristo nella sua divinità, sovrano Alpha e Omega, può offrire per i peccati dell’umanità quell’adeguata soddisfazione, necessaria per riconciliare il genere umano con Dio, Padre di tutti gli uomini.
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è il Redentore dell’Universo. Maria – insegna la Chiesa – è la donna tutta “con il Redentore” che, come nessun’altra creatura, angelo
o santo, partecipa alla di Lui opera salvifica. Ella diede a Gesù il suo corpo e il suo sangue; partecipò con Gesù a tutte le sue sofferenze sulla terra; accompagnò Gesù sulla via del Calvario; si offrì con Gesù sul Golgota in obbedienza al Padre; morì nel suo cuore con Gesù.
Che cosa dunque intende la Chiesa quando chiama Maria “Corredentrice”? In breve: Maria è “Con Gesù”, dall’Annunciazione al Calvario. Ecco perché san Luigi Grignion de Montfort conclude le sue asserzioni sulla Vergine Madre di Dio affermando positivamente che il suo ruolo nella salvezza, benché non nell’ordine di un’assoluta necessità, sussiste nell’ordine della volontà di Dio perfetta e manifesta:
«Dico però che, supposte le cose come sono, avendo Dio, da quando formò Maria Santissima, voluto cominciare e compiere le sue più grandi opere per mezzo di lei, conviene creder che non muterà sistema nei secoli dei secoli: egli è Dio e non cambia né sentimenti né condotta».5
La questione fondamentale per il cristiano non è: “che cosa è stato così assolutamente necessario perché io possa accettarlo?”, ma piuttosto: “qual è stata la manifesta volontà di Dio perché io possa credervi?”. È stata manifesta volontà di Dio che una donna e una madre fosse direttamente e intensamente coinvolta “con il Redentore” nel riscatto dell’umana famiglia da satana e dagli effetti del peccato. Per questo suo singolare ruolo, che supera tutti gli altri ruoli umani e creaturali, solo la Madre di Gesù ha diritto al titolo di Corredentrice “con Gesù” nell’opera riparatrice dell’umana Redenzione. È un titolo datole dalla Chiesa, che è molto giustamente suo più che di ogni altra creatura, ed è al di sopra del senso con cui anche tutti gli altri cristiani sono chiamati “co-redentori”.6
E ciò perché solo l’Immacolata Madre è stata crocifissa sul Calvario in un’esperienza di sofferenza materna che è quasi al di là dell’umana immaginazione.7
È stata Maria, non la Chiesa, che per prima diede alla luce il Redentore. È il frutto della sofferenza di Maria, con e subordinatamente al Redentore, che portò alla nascita spirituale della Chiesa sul Calvario (cf. Gv 19,25-27). È proprio questa mistica nascita dalla Nuova Eva, la nuova “Madre dei viventi”8, che ci rende atti a divenir corredentori nella misteriosa e salvifica distribuzione di grazia che sgorga dal Calvario.
La persona storica di Maria, la Vergine di Nazaret, attraverso la sua costante cooperazione “con Gesù” nell’opera della Redenzione, diviene, per usar le parole di Giovanni Paolo II, la “Corredentrice dell’umanità”.9
Forse anche le parole di uno studioso anglicano di Oxford, che qui segue le orme di un’altra esimia personalità della medesima provenienza, il venerabile cardinal Newman, ci spinge verso nuovi orizzonti del titolo di Corredentrice, nonché verso una più profonda spiegazione di esso nell’ambito della rivelazione cristiana:
«La questione non può esser risolta evidenziando i pericoli che nascono dall’esagerazione e dall’abuso, o appellandosi a testi isolati della Scrittura, come 1 Tm 2,5, o sulla base delle mutevoli tendenze della teologia e della spiritualità, o col desiderio di non offender i propri interlocutori nel dialogo ecumenico. Entusiastici sbadati possono aver elevato Maria a una posizione di virtuale uguaglianza con Cristo, ma tale aberrazione non è una necessaria conseguenza del fatto che ci può esser una verità che si tenta di esprimere con parole come mediatrice e corredentrice. Tutti i ragionevoli teologi dovrebbero convenire che il ruolo corredentivo di Maria è subordinato e ausiliare al ruolo centrale di Cristo. E se Ella ha tale ruolo, più lo comprendiamo meglio è. È una questione di speculazione teologica. E, come altre dottrine riguardanti Maria, non si tratta solo di dire qualcosa di lei, ma si tratta di qualcosa a più vasto raggio, che riguarda l’intera Chiesa o anche l’intera umanità».10
NOTE
2 VEN. CARDINAL J. NEWMAN, Certain Difficulties Felt by Anglicans in Catholic Teaching Considered, vol. 2, In a Letter Addressed to the Rev. E. B. Pusey, D. D., On Occasion of His Eirenicon of 1864, Longman’s, Green and Co., 1891, vol. 2, p. 78.
3 SAN L. M. GRIGNION DE MONTFORT, Trattato della vera devozione a Maria, cap. I, n. 14.
4 Per esempio, Lc 1,46: «L’anima mia magnifica il Signore» e Gv 2,5: «Fate quello che egli vi dirà».
5 SAN L. M. GRIGNION DE MONTFORT, ivi, n. 15.
6 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Discorso agli ammalati dell’Ospedale Fatebenefratelli di san Giovanni di Dio, 5 aprile 1981, L’Osservatore Romano, 6-7 aprile 1981, p. 2; Udienza generale, 13 gennaio 1982, Insegnamenti V/1, 1982, 91; Allocuzione ai Vescovi dell’Uruguay, Montevideo, 8 maggio 1988, L’Osservatore Romano, 10 maggio 1988, p. 5; cf. PIO XI Allocuzione papale a Vicenza, 30 novembre 1933.
7 GIOVANNI PAOLO II, Lettera Apostolica Salvifici Doloris, 11 febbraio 1984, n. 25; AAS76,1984, p. 214.
8 Cf. Gn 3,20.
9 Cf. PIO XI, Allocuzione papale a Vicenza; GIOVANNI PAOLO II, Udienza generale, 8 settembre 1982; Insegnamenti V/3, 1982, 404.
10 J. MACQUARRIE, “Mary Co-redemptrix and Disputes Over Justification and Grace: An Anglican View”, Mary Coredemptrix: Doctrinal Issues Today, Queenship 2002, p. 140 (la traduzione è nostra).
*********
Dal libro di Mark Miravalle, “CON GESÙ”. La storia di Maria Corredentrice. Prefazione del Cardinal Edouard Gagnon, PSS, Casa Mariana Editrice, Frigento 2003, pp. 11-18.
LA THEOTOKOS
27 ottobre 2025
"Gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri"
Dalla Lettera di San Paolo ai Romani
"Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami, poiché anche le loro donne hanno mutato la relazione naturale in quella che è contro natura. Nello stesso modo gli uomini, lasciata la relazione naturale con la donna, si sono accesi nella loro libidine gli uni verso gli altri, commettendo atti indecenti uomini con uomini, ricevendo in se stessi la ricompensa dovuta al loro traviamento. E siccome non ritennero opportuno conoscere Dio, Dio li ha abbandonati ad una mente perversa, da far cose sconvenienti, essendo ripieni d’ogni ingiustizia, fornicazione, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, omicidio, contesa, frode, malignità, ingannatori, maldicenti, nemici di Dio, ingiuriosi, superbi, vanagloriosi, ideatori di cose malvagie, disubbidienti ai genitori, senza intendimento, senza affidamento, senza affetto naturale, implacabili, spietati. Or essi, pur avendo riconosciuto il decreto di Dio secondo cui quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non solo le fanno, ma approvano anche coloro che le commettono"
(Romani 1.24-32)
Da vescovo, cosa penso del Documento di sintesi del Sinodo
Il punto di vista chiaro e deciso del vescovo mons. Antonio Suetta sul Documento finale votato dalla CEI. Testo criticato per i contenuti ambigui e il linguaggio utilizzato.
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| *vescovo di Ventimiglia-San Remo |
Torniamo sul controverso Documento del Sinodo di cui abbiamo parlato ieri.
Lo facciamo pubblicando integralmente la dichiarazione che S.E. mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia–San Remo, ha gentilmente inviato a UCCR.
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Il documento di sintesi del Cammino Sinodale, “Lievito di Pace e di Speranza” è stato approvato dalla terza Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia.
Pur tenendo conto dello scalpore che ha suscitato per alcune proposizioni approvate (soprattutto circa il riconoscimento e l’accoglienza di persone omoaffettive e transgender e il supporto che sarebbe da concedere a giornate e iniziative contro l”omotrasfobia), va collocato nel suo effettivo ed oggettivo contesto.
Il Documento non è pronunciamento della CEI
Si tratta di una consultazione di fedeli (e non) promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con uno stile sinodale.
Non è formalmente un Sinodo, né un pronunciamento della stessa CEI, nonostante nelle Assemblee che si sono succedute fossero presenti anche numerosi Vescovi.
Va anche notato che, nonostante l’intento di aprire al maggior numero possibile di persone coinvolte nel cammino sinodale, le statistiche restituiscono che, a tutti i livelli del percorso, i partecipanti rappresentano comunque una porzione minoritaria rispetto ai fedeli che sono in Italia.
Il testo approvato che ne viene fuori registra purtroppo tendenze e visioni di Chiesa e di dottrina, che, a mio parere, sono tutte da verificare e rettificare alla luce della Dottrina Cattolica, contenuta, ad esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel Magistero costante e ininterrotto sulle tematiche oggi dibattute.
La prossima Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana riceverà questo Documento e ne farà oggetto di riflessione, dibattito ed eventualmente di orientamenti pastorali.
Anche su questo punto è bene precisare che non è competenza delle Conferenze Episcopali intervenire sulla Dottrina se non per promuoverne sviluppi e applicazioni pastorali nel segno della fedeltà al Magistero e della comunione della fede cattolica.
Linguaggio e contenuti lontani da morale cattolica
Nel merito della questione più specifica ritengo che, a fronte della giusta esigenza di sostenere l’accompagnamento spirituale e pastorale delle persone omosessuali e delle buone intenzioni espresse in questo documento, la terminologia adottata e le soluzioni proposte siano lontane dalla giusta prospettiva ecclesiale.
Sono convinto che in un documento ecclesiastico non si debbano introdurre termini tipicamente e ideologicamente connotati come “riconoscimento” (nell’ambito specifico delle rivendicazioni dei movimenti omosessualisti e cosiddetti arcobaleno) e transgender, vocabolo di assoluto marchio ideologico per quanto riguarda la teoria del gender, che vorrebbe promuovere diritti delle persone omosessuali in ordine al Matrimonio, alla famiglia, alla procreazione e all’adozione dei figli.
Faccio notare che, dal punto di vista della morale cattolica, non si può accettare questa parola perché la dottrina cattolica non riconosce quanto la ideologia gender sostiene, cioè la possibilità di cambiamento di genere in dipendenza di un’auto percezione o di volontà a prescindere dal dato biologico della nascita. Per casi patologici conclamati si tratta piuttosto di persone disforiche.
Si accolgono le persone, non le ideologie
Affermare poi che le persone omosessuali abbiano un diritto all’intimità sessuale contraddice con quanto insegnato perennemente dal Magistero e dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Va da sé che tale insegnamento, proposto a tutti, vincola i fedeli, e che dunque è legittimo dialogare con ambiti della società civile per quanto concerne l’impegno politico del cristiano ed il necessario dialogo e confronto culturale, ma ciò va fatto sempre senza rinunciare o sminuire il valore della morale cattolica.
A mio avviso la debolezza e la negatività di tali passaggi nel Documento stanno nel non aver debitamente e sufficientemente distinto l’accoglienza personale pastorale e l’accompagnamento spirituale delle singole persone, anche omosessuali naturalmente, e la doverosa distanza con tutte le forme organizzate di promozione della ideologia omosessualista e gender, come efficacemente Papa Francesco evidenziava: si accolgono le persone e non le organizzazioni o le ideologie.
Mi sembra utile, per concludere, citare una chiara espressione di Papa Francesco, pronunciata il 21 marzo 2025 durante un incontro con i giovani sul lungomare Caracciolo di Napoli: “La teoria del gender è uno sbaglio della mente umana che crea tanta confusione”.
























