28 febbraio 2014

L'altra faccia di Martin Luther King, era malato di sesso

Registrate le esperienze a luci rosse del politico: "sto sc***ndo per dio! non sono un negro stanotte!"

A cinquant'anni dal celebre "I have a dream", il discorso pronunciato da Martin Luther King il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, il Daily mail ha preso la palla al balzo per ricordare l'altra faccia del grande politico, quella nascosta dietro lo schermo della "vita pubblica", quella meno nota ai molti. E a scoprirla è stata Jackie Kennedy, la prima a diffondere la notizia che l'Fbi, mentre spiava King per portare alla luce i suoi presunti contatti con i comunisti, scoprì molto su quelle che erano le sue abitudini sessuali. Una vera e propria "malattia".

UN SESSOMANE - Dai racconti inediti, la notte prima della celebre marcia su Washington, Martin Luther King avrebbe tentato di organizzare un festino a luci rosse. Poi, il giorno prima della sua morte a Memphis, nel 1968, si sarebbe intrattenuto con due amanti, mentre con una terza, gelosa delle altre, avrebbe discusso fino a sbatterla sul letto. A conferma di questa sessomania, anche le testimonianze del reverendo Ralph Abernathy, nelle cui braccia King si spense dopo essere stato colpito da una pallottola. Non solo un uomo infedele nei confronti della moglie, a quanto pare. Anche con le amanti non filava tutto liscio. Il reverendo, accusato di aver voluto solo infangare, con queste dichiarazioni, la memoria del politico, non hai mai ritrattato, fino alla fine.

IL RESOCONTO DELLE BIOGRAFIE - King non perdeva occasione di concedersi alle sue amanti, fisse o saltuarie che fossero. E persino i suoi biografi non si sono fatti scappare l'occasione di parlare di questa sua "oscura vita". Secondo il premio Pulitzer David Garrow, King non la teneva nascosta ma se ne vantava con gli amici: "Sono fuori casa da 25 a 27 giorni al mese", avrebbe dichiarato più volte, "scopare mi fa ridurre l'ansia". Uno dei suoi biografi più illustri, Taylor Branch, ha narrato che, nel 1964, durante un viaggio in Norvegia, i "compari" del premio Nobel per la pace furono visti mentre rincorrevano alcune prostitute nei corridoi dell'hotel di Oslo dove stavano alloggiando.

LE PROVE - Più volte l'Fbi, non potendo incastrare politicamente King, ha optato per registrare le sue esperienze a luci rosse. In una di queste il premio Nobel avrebbe gridato: "Sto scopando per Dio! Non sono un negro stanotte!". Ricatti privati, ma niente di pubblico. Sono bastate le dichiarazione del suo amico reverendo, che non si sono fermate alle sue scappatelle: "Le donne sono sempre attratte dagli eroi", ha spifferato, "e lui lo era sicuramente. Era affascinante, gentile, affabile e perfettamente educato. Attirava le donne a frotte, anche quando non voleva. Era un uomo di immensa bontà che riuscì a orientare le masse contro il razzismo in America".


http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1303145/L-altra-faccia-di-Martin-Luther-King--era-malato-di-sesso.html


27 febbraio 2014

La storia di uomini e donne che hanno versato il proprio sangue per restare fedeli a Cristo.

Ecco i loro nomi: Massimiliano Kolbe, Edit Stein, il leone di Munster, Pio XII, Francesco Jagerstatter, Girotti.


Enrico VIII ed Elisabetta I, sanguinari, reprimono il popolo cattolico inglese

L'eresia protestante ed anglicana è stata smontata dal Card. John Henry Newman (1801-1890) che passando dall'anglicanesimo alla Verità della fede cattolica disse: "la lettura dei padri della chiesa mi hanno fatto cattolico!".

  

Per tre secoli, in Inghilterra, la tragedia della Riforma protestante di Enrico VIII nel 1534 ha portato persecuzioni violentissime verso i cattolici inglesi che sono stati costretti nelle catacombe fino al 1829 quando le leggi penali inglesi contro i cattolici vennero abrogate anche se le angherie e le discriminazioni sociali sono continuate e solo nel 1850 la Chiesa Cattolica potè ricostituire una Gerarchia. Pensiamo all'esodo di massa degli Irlandesi, cattolici, verso gli Stati Uniti.

Enrico VIII (1491-1547) ed Elisabetta I (1533-1603) hanno raggirando progressivamente il popolo inglese, tra i più fedeli alla Chiesa Cattolica, portandola al protestantesimo. Enrico VIII inizialmente ricevette da papa Leone X il titolo di "Difensor Fidei" per essere un fiero oppositore alle eresie di Lutero, in particolare difensore della sacramentalità del matrimonio, tanto che anche attualmente appare l'acronimo "DEF. FID." sulle monete inglesi. Enrico VIII, poi, ha incentrato lo scisma con il Papa basandosi sulla sua lussuria - divorziare dalla moglie Caterina d'Aragona che non riusciva avere eredi maschi per imporre al popolo l'amante Anna Bolena con l'approvazione obbligata di Dio dal Papa che non arrivò - e sulla sua cupidigia - incamerare i beni della Chiesa Cattolica. Enrico VIII, istigato dai suoi consiglieri segretamente protestanti come Thomas Cromwell (1485-1540), per raggiunge l'obiettivo primario della sua lussuria, stacca la chiesa inglese dalla Chiesa di Roma nel 1534; prima con l'atto di sucessione, dopo aver sposato Anna Bolena, e poi con l'atto di supremazia. Il divorzio viene concesso ad Enrico VIII da un personaggio tra i più ipocriti della Storia, Thomas Cranmer l'arcivescovo di Canterbury nonchè amico di Anna Bolena, prima giura fedeltà al Papa ma subito dopo nel 1533 proclama il divorzio. Bisogna ricordare che in quel tempo la Chiesa Cattolica attraversava una crisi perchè i Vescovi venivano nominati dal potere politico; pertanto fu facile per Enrico VIII comprarsene alcuni. Cranmer odia la Santa Messa e nega erroneamente la dottrina della transustanziazione, della presenza reale di Gesù e l’offerta sacrificale del Salvatore fatta dal sacerdote per la salvezza del mondo.

Proprio in questi anni abbiamo i primi martiri cattolici che hanno avuto il coraggio di opporsi ad Enrico VIII: Padre Filcock e padre Barkworth, il Cardinal Giovanni Fischer e Tommaso Moro, il Gran Cancelliere del regno, che pagarono con il supremo sacrificio di sé il loro rifiuto alla “supremazia” imposta dal re. Dal 1534, fino al 1681, i martiri cattolici inglesi sotto Enrico VIII, la sanguinaria Elisabetta I e i suoi sucessori, furono innumerevoli. Cromwell aveva promesso ad Enrico VIII che l'avrebbe reso il sovrano più ricco d'Europa, depredando o rubando i beni della Chiesa Cattolica, esattamente come fecero gli altri re protestanti d'Europa. Nel 1536-37 Enrico VIII incamerò i beni della Chiesa iniziando dai monasteri più piccoli ma il popolo specialmente nel nord, il più fedele al Papa, fece una enorme ribellione che ebbe come risultato il far vacillare il trono di Enrico VIII e di strappargli la promessa di rivedere le sue posizioni verso il Papa. Ma Enrico VIII con un tranello fece catturare e decapitare tutti i capi della rivoluzioni democratica pro-Papa e li mandò al patibolo facendoli squartare sul patibolo da vivi. Quindi Enrico VIII, terminata la durissima repressione anticattolica, si annesse anche le abbazie maggiori con il falso pretesto che avessero parteggiato per i ribelli.

Viene istituito un apposito tribubale, "La Corte degli Aumenti", per gestire tutti i terreni rubati alla Chiesa Cattolica ed annessi alla Corona inglese che poi venivano venduti ai figli minori di nobili o borghesi molti ricchi. Le abbazie vengono trasformate in palazzi e si crea una classe gentilizia anticattolica che sapendo che i beni erano stati sottratti alla Chiesa, non volendoli lasciare, è spietatamente anticattolica. Così questa arrampante classe gentilizia protestante inglese soppianta la vecchia classe gentilizia cattolica. Infatti per lo più i nobili inglesi, come il popolo, era cattolico; questo processo di ricambio si conclude nel 1600.

Enrico VIII creò una chiesa ibrida tra cattolicesimo e protestantesimo in cui era il capo supremo poi alla sua morte, visto la giovane età del figlio maschio re Edoardo VI, nove anni, si susseguirono i protettori protestanti come Cranmer che si mosse in modo subdolo e determinato verso l’eliminazione totale del Santo Sacrificio della Messa, pubblicando nel 1549 il primo "Book of common prayer", un testo ambiguo indirizzato a trasformare la Messa nella cena protestante, fatto che sarà evidentissimo con il secondo "Book of common prayer" nel 1552. Purtroppo la tristissima operazione era destinata in gran parte al successo. Con l’ascesa al trono di Elisabetta I, nel 1559, con l’Atto di Uniformità, fu proibita la Messa cattolica (detta “la Messa papista!”), e furono imposte agli Inglesi le eresie luterane e calviniste e venne proclamato che il Cattolicesimo era stato solo un coacervo di superstizioni e di invenzioni idolatriche. Intanto il popolo inglese rimasto profondamente cattolico continuò a ribellarsi all'eresia protestante e le ribellioni vengono schiacciate in modo molto cruento. Alla sua morte Enrico VIII, malgrado le 6 mogli (Caterina d'Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour madre di re Edoardo VI, Anna di Clèves, Caterina Howard, Caterina Parr), lascia una situazione molto confusa: un figlio di 9 anni, troppo piccolo per governare, e due figlie da lui dichiarate illegittime Mary la Cattolica ed Elisabetta la Protestante. Che fine fanno le mogli di Enrico VIII? I bambini inglesi imparano una filastrocca che riguardo alle 6 mogli recita: "divorziata, decapitata, morta, divorziata, decapitata, sopravvissuta"; infatti Caterina fu ripudiata ma prima diede Mary ad Enrico VIII, Anna Bolena protestante madre di Elisabetta fu decapitata perchè si era messa contro Cromwell che fece credere al Re che la tradiva, Jane Seymour morì di parto dopo aver dato alla luce Edoardo VI, Anna di Clèves principessa protestante sposata per motivi politici fu ripudiata prima di consumare le nozze, Caterina di Howard ragazza giovane che tradendo Enrico VIII fu decapitata, Caterina Parr sopravvive ad Enrico VIII ed educa nella fede protestante Edoardo ed Elisabetta.

Edoardo VI, unico figlio maschio di Enrico VIII, muore e prima di morire viene coartato dai precettori protestanti di escludere dalla successione la cattolica Mary e di nominare la cugina protestante Jane Grey. Mary Tudor la Cattolica che avrebbe dovuto legittimamente accedere al trono viene contrastata da un colpo di stato dei protettori protestanti inglesi che insidiano abusivamente sul suo trono Lady Jane per 9 giorni. Mary la Cattolica, ingiustamente chiamata dai protestanti "Mary la sanguinaria", marciò su Londra e grazie al popolo cattolico inglese che l'acclama regina salì al trono, il 19 luglio 1553, senza fare una vittima! Perdonò tutti tranne il duca di Northumberland che andò al patibolo il 22 agosto 1553. Mary cercò di restaurare il cattolicesimo ma i cospiratori protestanti con a capo Elisabetta cercarono di assassinarla. Mary sventò la congiurà ma perdonò la sorellastra Elisabetta.
Elisabetta I, la regina vergine, dopo la morte per malattia di Mary sale al trono ma secondo i criteri del tempo Maria Stuart, regina cattolica di Scozia, aveva maggior diritto al trono d'Inghilterra ed inoltre Elisabetta non era appoggiata dal popolo. Elisabetta I, appoggiandosi allo scaltro consigliere William Cecil che gestisce gli affari più spinosi al posto della sovrana, salì al trono alla fine del 1558. Differentemente dai film di propaganda inglese che esalta Elisabetta I come lungimirante e tollerante ed umiliano la Spagna cattolica con la "leggenda nera", frutto della vergognosa propaganda anglosassone in chiave anticattolica, siamo lontani dalla verità. Intanto Elisabetta I quando salì al trono, un trono instabile perchè il protestantesimo ci mise 50 anni per imporsi non raramente con il sangue sulla popolazione cattolica inglese, e poi l'Inghilterra decise di rendersi nemica di tutte le potenze europee - Francia, Spagna, Roma - andando a provocarle. Elisabetta I opta per il protestantesimo per due ragione: 1)i protestanti la supportano contro la regina cattolica di Scozia, Maria Stuart che farà imprigionare; simpatizza per i protestati.

a "cricca" inglese che salì al potere con lei era antipapale e poi tutto il resto si poteva discutere; Elisabetta era più per una forma ibrida a differenza dei suoi consiglieri che tendevano al calvinismo. Comunque erano d'accordo nel istituire campagne di diffamazione contro la Chiesa Cattolica e perseguitare i sudditi cattolici che in quanto obbedienti al Papa - veniva detto - non potevano essere obbedienti alla regina e quindi vennero colpiti con il martirio sistematico da Elisabetta I la sanguinaria che li faceva squartare e ne inchiodava le membra calde agli stipiti delle case inglesi. Avvalendosi del miglior servizio segreto d'Europa con a capo lo spietato Sir Francis Walsingham, si infiltrarono nei seminari cattolici, crearono falsi documenti per buttare discredito sulla Chiesa Cattolica, assassinavano cattolici senza batter ciglio, ecc. In questo contesto Giordano Bruno è una spia assoldati dagli inglesi che mandò a morte molti cattolici.

L'eresia protestante ed anglicana è stata smontata dal Card John Henry Newman (1801-1890) che passando dall'anglicanesimo alla Verità della fede cattolica disse: "La lettura dei Padri della Chiesa mi hanno fatto cattolico!". Studiando i pensieri scristianizzanti del modernismo, della massoneria e del liberalismo disse: "Per più di ciquant'anni ho cercato di contrastare lo spirito del liberalismo nella religione ... è una trappola mortale ... il liberalismo in campo religioso è la dottrina per cui non c'è nessuna verità positiva nella religione ... e che un credo vale l'altro ... tutte le religioni vadano ugualmente tollerate perchè non sono un fatto oggettivo [soggettivismo e relativismo] ... la religione è un sentimento e si deve ignorarla tra le persone". Per Newman un credo non vale un'altro e il liberalismo è il cancro della Religione; per la Verità che è Cristo custodito dalla Sua unica Chiesa Cattolica vale la pena darsi totalmente!

http://www.gris-imola.it/ultime_notizie/EnricoVIIIedElisabettaIsanguinaricontrolapopolazionecattolicainglese.php

26 febbraio 2014

Attenzione ai falsari - la conoscete la “Chiesa Cattolica Apostolica Cristiana Ecumenica”???

Per i più superficiali potrebbe sembrare che si tratti della Chiesa Cattolica di Roma.... 

E invece no!. e' solo una delle false chiese che si definiscono "cattoliche" ma che di cattolico non hanno niente.

l'autentica Chiesa Cattolica,  la Chiesa di Cristo, assolutamente non sostiene i matrimoni gay. cosi' scrive questa presunta chiesa cattolica:

"la dinamica della coppia maschio-maschio e femmina-femmina sono sostanzialmente equivalenti a quelle di coppia maschio-femmina. in tutti questi casi, la magia sta nell'equilibrio che gli individui forniscono l’un per l'altro."

"matrimoni gay, lesbiche e eterosessuali sono, quindi, esattamente uguali agli occhi di dio e dovrebbe essere così uguali agli occhi della chiesa e dello stato. sostenere che il matrimonio deve essere riservato solo alle coppie maschio-femmina distrugge la natura essenziale del sacramento."

E notate bene.... questa presunta chiesa cattolica e' stata fondata solo nel 1987:

"La Chiesa Cattolica Ecumenica ha tenuto queste dottrine dalla sua fondazione nel 1987"

http://chiesacattolicaecumenica.weebly.com/luguaglianza-del-matrimonio.html


25 febbraio 2014

Attenzione ai vostri mi piace, c'e' chi ve lo prende a vostra insaputa e lo potreste ritrovare in pagine a voi non gradite:

click invisibili e "mi piace" rubati

Sicuramente ti sarà già capitato di vedere sulla pagina iniziale di facebook un link a un video condiviso da uno dei tuoi amici. È proprio per questo che andiamo su facebook no?

Sta attento però se il video o il link hanno un titolo particolarmente sensazionalistico, per esempio del tipo: "`Da vedere assolutamente" o "Diamine, l'hai combinata davvero grossa!", perché potrebbe anche trattarsi di spam e di un caso di cosiddetto "likejacking". Funziona in questo modo: se clicchi sul link o sul video, automaticamente clicchi anche su un tasto "Mi piace" nascosto.

Sulle pagine facebook dei tuoi amici appare quindi un messaggio che dice che tu hai guardato quel video. Se cliccano sul link del messaggio, anche i tuoi amici, senza volerlo, cliccheranno sul "Mi piace" nascosto, rispedendo il video ad altri amici, i quali a loro volta si vedranno apparire sulla loro pagina facebook il messaggio, e così di seguito. Si scatena così una grande onda, una palla di neve! Di per sé la cosa non sarebbe grave. Purtroppo però, dopo il click sul presunto video o sul link, spesso si viene dirottati ad altri siti internet o in pagine a voi poco gradevoli

E lì, ad attenderti potrebbero esserci virus o altri programmi malefici. Perciò ricorda: se un link di facebook ti sembra strano, chiedi prima all'amico che lo ha postato se effettivamente proviene da lui.


La pietà protestante e Maria: "Lutero riconosceva una grande importanza alla figura di Maria"

Comunemente il culto mariano viene collegato strettamente con la Chiesa cattolica e passa per una forma specificamente cattolica di pietà. Dovendo parlare del cristianesimo della riforma nei suoi rapporti con Maria, non possiamo fare a meno di prendere atto di un dato: gli evangelici criticano con violenza e rigettano spesso in modo rigido forme e modi della devozione mariana praticati dai cattolici. Tale rifiuto e critica hanno avuto inizio già dal tempo della riforma e non si sono spenti neppure oggi, nell’epoca dell’ecumenismo.

D’altra parte nell’area delle chiese e delle comunità ecclesiali della riforma troviamo fin dagli inizi e anche oggi delle testimonianze notevoli di un culto mariano profondo e vivo. Esse mostrano che anche nel protestantesimo si è ben coscienti del fatto che rinunciare a Maria non significa affatto rinunciare a qualcosa di periferico e di poco importante, bensì perdere una componente centrale e ineliminabile del Vangelo. Il Catechismo evangelico degli adulti afferma che Maria fa parte del Vangelo e che essa non è solo cattolica ma anche evangelica. Tale atteggiamento fondamentale è riscontrabile già in Martin Lutero.

Confrontando tutto questo con il protestantesimo attuale si capisce che, in merito a Maria, ci troviamo di fronte non solo a punti controversiali tra le confessioni, ma anche a una polemica intraprotestante, che a volte non lascia nulla a desiderare quanto ad asprezza.

Quanto segue mira piuttosto a informare circa l’atteggiamento che i nostri fratelli separati assumono nei confronti di Maria. Ciò servirà a conoscerci meglio, il che costituisce il primo indispensabile passo sulla via verso l’unità.

Per capire l’atteggiamento odierno dei cristiani della riforma verso Maria è opportuno prendere le mosse da Lutero, il riformatore. Ce lo conferma il fatto che anche oggi essi si richiamano a lui e cercano di assicurarsi il suo avallo per la propria posizione (comunque, il suo atteggiamento e la sua concezione sono stati interpretati in modo differente). Lutero non vuole distruggere la figura di Maria, ma si scaglia contro abusi ed esagerazioni presenti nella Chiesa del suo tempo. Egli vuole evitare tutto ciò che potrebbe collocare Maria troppo a lato di Dio e di Cristo e di impedire che essa, creatura di Dio e quindi incapace di possedere alcunché per propria forza e potere, venga onorata in modo indebito. Dio, che l’ha rivestita di grazia, deve rimanere il destinatario ultimo anche della lode rivolta a Lei.

Lutero nega anche che Maria svolga un ruolo d’intercessione autorevole (simile a quello di Cristo), perché teme che alla base della fiducia in lei ci sia l’idea errata che nell’intercessione ella faccia valere i propri meriti davanti a Dio e a Cristo (inoltre teme che Cristo sia visto come un giudice severo e Maria come colei che incarna l’amore compassionevole). Lutero stesso aveva pensato così un tempo, e aveva perciò cercato rifugio in Maria e nei Santi. Dall’intercessione autorevole Lutero distingue chiaramente la preghiera d’intercessione, che egli riconosce, e nella sua spiegazione al Magnificat del 1522 egli stesso invoca Maria affinché preghi per lui. I motivi portanti di queste sue prese di posizioni vanno ricercati nelle sue istanze fondamentali: solo Dio, solo la grazia, solo la fede.

Per Lutero Maria è l’esempio della volontà non libera, cioè del fatto che solo Dio opera la salvezza, senza la collaborazione dell’uomo (nega il libero arbitrio). Lutero è rimasto decisamente fedele anche alla verità della perpetua verginità di Maria dopo la nascita di Gesù (così come la Chiesa cattolica ed ortodossa). Maria è certamente un modello luminoso per tutti gli uomini e per tutti i cristiani, ma proprio in questo contesto Lutero pone in maniera particolare l’accento sulla sua povertà e sulla sua umiltà, perché ella non ha innalzato se stessa, bensì ha reso onore a Dio.

Le affermazioni mariane del riformatore sorprendono per il loro numero e la loro ricchezza, nonché per il loro contenuto. Possiamo realmente dire che non si è trattato per lui di una questione secondaria. Lo sforza per fondare il culto a Maria su un solido fondamento biblico merita certamente approvazione. La meditazione della Scrittura ci aiuta a vedere Maria nel ruolo assegnatole da Dio e ci mostra come la sua posizione nella fede, nella vita e nella preghiera del cristiano possa essere capita solo alla luce della grazia concessale da Dio. Se Lutero pone la sua mariologia nel contesto della sua teologia, non fa che procedere con coerenza. Ma tale teologia, per quanto cerchi di conformarsi alla Scrittura, è caratterizzata da alcune unilateralità e minimalizzazioni che si ritrovano non da ultimo anche nella sua mariologia. Ad ogni modo le sua affermazioni permettono di dire che Maria potrebbe occupare un posto importante anche in una pietà plasmata dalle istanze e dai principi della riforma, senza che perciò si debba rinunciare a quel che viene considerato essenziale per la concezione evangelica della fede.

Abbiamo visto che Lutero riconosceva una grande importanza alla figura di Maria e che in qualche modo conservò il culto mariano (soprattutto la dottrina della divina maternità, della perpetua verginità e assenza di peccato). Il cristianesimo della riforma presenta indubbiamente in tutti i tempi delle testimonianze che parlano di una genuina e profonda venerazione a Maria.

Riporto ora alcune testimonianze di alcuni evangelici che stabiliscono un collegamento tra Maria e la Chiesa. Secondo W. Stahlin, per esempio, Maria è la rappresentazione dell’umanità che cerca Dio e che si mette a disposizione di Dio come suo strumento. Questa umanità non è altro che la Chiesa, e in questo senso Maria può essere indicata anche come rappresentante di essa. Quando canta il cantico di Maria, la Chiesa «canta nel contempo la lode di Maria come Madre del Signore e canta questa lode anche ad onore del Figlio divino e ad onore di quel disegno della grazia divina che ha eletto la serva a strumento della sua venuta in terra».

L. Vischer, invece, presenta Maria come tipo dell’umanità e della Chiesa tenendo particolarmente conto della prospettica ecumenica. In Maria Dio si rivolge a tutta l’umanità, ed è perciò lei, nella sua qualità di Madre di Cristo, che ha portato il Messia e la salvezza a tutti gli uomini e al mondo. Ella non è la causa della salvezza, ma la sua posizione e la sua funzione dimostrano che l’azione salvifica di Dio non si svolge mai ignorando o passando accanto alla storia. Dio è entrato nella storia per mezzo di Maria, e dunque ella, l’israelita, può rappresentare tutta l’umanità cui Dio mira nella sua azione e che intende raggiungere partendo da Israele. Maria è tipo della Chiesa perché è stata la prima ad aver ascoltato e accolto la parola della grazia in Cristo e la prima a rispondervi con fede; inoltre lo è perché ella «non pretende alcun nome suo proprio, ma permette che venga in primo piano il nome di Cristo: per il fatto che scompare nell’oscurità della storia».

Desidero concludere con una preghiera fatta a Maria dal romantico Novalis, tratta dall’ultimo dei suoi Inni spirituali:

«Ti vedo amorevolmente rappresentata

in mille immagini, o Maria,

ma nessuna di esse è capace di raffigurarti

come la mia anima ti vede».

Maria, Madre nostra, ci guidi nel cammino della vita e, soprattutto, ci porti sempre più vicino al Figlio Suo, per poterlo amare e lodare per le meraviglie da Lui compiute nella nostra vita!

http://www.parrocchiagazzi.it/index.php/13-conoscensa/27-come-rispondere

22 febbraio 2014

Le crociate? certo che se si avesse presente con chi si ha avuto e ancor oggi si ha a che fare magari le si rivaluterebbe...

Lapidata per un profilo facebook?

Una ragazza siriana sarebbe stata condannata a morte da un tribunale islamico per aver aperto un profilo fb, considerato grave atto di immoralità

La notizia è arrivata dall'agenzia iraniana Fars ed è rimbalzata sui media occidentali, ma è così orribile che nessuno se la sente di usare verbi che affermano certezze e ci si limita al condizionale, sebbene il conflitto in corso in Siria ormai da quasi tre anni non stupisca più per ferocia contro la popolazione, specie i più giovani. Fatoum Al -Jassem, una ragazza siriana nella città di Rakka, sarebbe stata lapidata a morte per aver posseduto un profilo Facebook.

L'essere presente in Rete con una propria pagina nella quale postare notizie, foto, idee di sè e degli amici per rimanere in contatto con molti è stato considerato in conflitto con la legge islamica. Il giudice di un tribunale della Sharia ha stabilito che avere un account Facebook è comportamento immorale, da punire allo stesso modo di un adulterio. L'account di Facebook è stato descritto come un atto di "grande malvagità" che meritava punizione severa (Avvenire 17 febbraio).

Fars rilancia una notizia della fonte in arabo Al-Rai al Yaoum (Il Mondo oggi).L'episodio sarebbe accaduto nella zona di Rakka, la città del nord della Siria, sull’Eufrate, vicina al confine con la Turchia, dove le milizie islamiche dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) hanno imposto il loro dominio. "E’ una notizia di quelle che appaiono incredibili, ma purtroppo quello che accade in Siria, nelle zone dove imperversano le milizie internazionali islamiche finanziate e aiutate da Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti e Turchia ci sta abituando anche a ciò che sembra irreale" afferma Marco Tosatti su La Stampa (17 febbraio).

Ancora più sconvolgente per la constatazione che lo stesso Fronte Al Nusra, la filiale siriana di Al Qaeda, ha una propria pagina Facebook: è evidente che gli standard applicati a uomini e donne dal fondamentalismo islamico sono molto diverse. Rakka è stato il primo capoluogo di provincia a cadere in mano ai ribelli islamici sunniti. E da Raqqa arrivano anche le orribili immagini della lapidazione della giovane Fatoum, colpevole di avere un account su Facebook (Avvenire 17 febbraio).

Hanno ragione l'Unicef e le altre organizzazioni internazionali che hanno lanciato la campagna di raccolta fondi 'No Lost Generation": è necessario 1 miliardo di dollari per non perdere una intera generazione di bambini siriani. Oltre un milione di rifugiati in fuga dalla guerra sono bambini, di cui più di 425.000 hanno meno di 5 anni. 5.000 i bambini sono separati dalle proprie famiglie e non accompagnati. Oltre 3 milioni i bambini sfollati all'interno della Siria. "No Lost Generation" è una strategia che si propone di aiutare coloro che sono stati colpiti dal conflitto siriano perché abbiano l'opportunità di un futuro più stabile e sicuro (Repubblica.it 7 gennaio). E in un futuro più sicuro ci deve essere anche la possibilità per una ragazza di essere presente con il suo profilo su Facebook.

http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/news/lapidata-per-un-profilo-facebook-5778668781568000


Una ragazza siriana sarebbe stata condannata a morte da un tribunale islamico per aver aperto un profilo fb, considerato grave atto di immoralità

La notizia è arrivata dall'agenzia iraniana Fars ed è rimbalzata sui media occidentali, ma è così orribile che nessuno se la sente di usare verbi che affermano certezze e ci si limita al condizionale, sebbene il conflitto in corso in Siria ormai da quasi tre anni non stupisca più per ferocia contro la popolazione, specie i più giovani. Fatoum Al -Jassem, una ragazza siriana nella città di Rakka, sarebbe stata lapidata a morte per aver posseduto un profilo Facebook.

L'essere presente in Rete con una propria pagina nella quale postare notizie, foto, idee di sè e degli amici per rimanere in contatto con molti è stato considerato in conflitto con la legge islamica. Il giudice di un tribunale della Sharia ha stabilito che avere un account Facebook è comportamento immorale, da punire allo stesso modo di un adulterio. L'account di Facebook è stato descritto come un atto di "grande malvagità" che meritava punizione severa (Avvenire 17 febbraio).

Fars rilancia una notizia della fonte in arabo Al-Rai al Yaoum (Il Mondo oggi).L'episodio sarebbe accaduto nella zona di Rakka, la città del nord della Siria, sull’Eufrate, vicina al confine con la Turchia, dove le milizie islamiche dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil) hanno imposto il loro dominio. "E’ una notizia di quelle che appaiono incredibili, ma purtroppo quello che accade in Siria, nelle zone dove imperversano le milizie internazionali islamiche finanziate e aiutate da Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti e Turchia ci sta abituando anche a ciò che sembra irreale" afferma Marco Tosatti su La Stampa (17 febbraio).

Ancora più sconvolgente per la constatazione che lo stesso Fronte Al Nusra, la filiale siriana di Al Qaeda, ha una propria pagina Facebook: è evidente che gli standard applicati a uomini e donne dal fondamentalismo islamico sono molto diverse. Rakka è stato il primo capoluogo di provincia a cadere in mano ai ribelli islamici sunniti. E da Raqqa arrivano anche le orribili immagini della lapidazione della giovane Fatoum, colpevole di avere un account su Facebook (Avvenire 17 febbraio).

Hanno ragione l'Unicef e le altre organizzazioni internazionali che hanno lanciato la campagna di raccolta fondi 'No Lost Generation": è necessario 1 miliardo di dollari per non perdere una intera generazione di bambini siriani. Oltre un milione di rifugiati in fuga dalla guerra sono bambini, di cui più di 425.000 hanno meno di 5 anni. 5.000 i bambini sono separati dalle proprie famiglie e non accompagnati. Oltre 3 milioni i bambini sfollati all'interno della Siria. "No Lost Generation" è una strategia che si propone di aiutare coloro che sono stati colpiti dal conflitto siriano perché abbiano l'opportunità di un futuro più stabile e sicuro (Repubblica.it 7 gennaio). E in un futuro più sicuro ci deve essere anche la possibilità per una ragazza di essere presente con il suo profilo su Facebook.

http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/news/lapidata-per-un-profilo-facebook-5778668781568000


19 febbraio 2014

Pastore pentecostale muore a causa del morso di un serpente

La star televisiva Jamie Coots ha rifiutato le cure per motivi religiosi

Il pastore pentecostale Jamie Coots, la star dello show televisivo del National Geographic “Snake Salvation”, è morto a causa del morso di un serpente usato durante un servizio religioso celebrato nella sua chiesa di Middlesboro, in Kentucky.

Al cuore del movimento pentecostale vi è l’esperienza diretta e spontanea del dialogo mistico con Dio. Un dialogo che si manifesta mediante l’esercizio di doni spirituali considerati come segni dell’azione sovrana di Dio tra gli uomini. Per questo durante i servizi religiosi vi è l'invocazione comunitaria del battesimo dello Spirito sui credenti per ottenere la cancellazione del peccato o carismi come la glossolalia, la xenoglossia, la profezia, la guarigione, la cacciata di demoni, o ancora la resistenza ai veleni e ai serpenti.

In particolare questa pratica pericolosa legata ai serpenti si è sviluppata come una corrente estremista vera e propria tra le Chiese pentecostali statunitensi. Questa corrente, detta delle “Chiese dei segni”, è nata in seno alla Chiesa di Dio di Cleveland – da cui è stata poi esclusa – nel 1909 a Grasshopper, nel Tennessee, ed ha avuto come principale leader George Went Hensley (1880-1955). Per questo venne soprannominata anche Chiesa degli Snake Handlers (Maneggiatori di serpenti).

Alla base di tutto vi è una degenerazione nel modo di approcciare e interpretare la Bibbia che è il fondamentalismo, le cui lontane radici sono da ricerca alle stesse sorgenti della Riforma protestante col principio della sola Scriptura. In particolare però, l'atto di nascita si ha con una riunione a Fort Niagara (nello Stato americano di New York), nel 1895, del Congresso biblico americano, costituito dagli esegeti protestanti a prevalenza conservatrice, che alla fine dei lavori diffusero un documento con cui stabilivano la verità letterale delle Scritture. Poi in seguito ad alterne vicende e divisioni all'interno delle stesse Chiese pentecostali americane, vi fu un revival di questa ermeneutica biblica attorno agli anni Settanta del secolo scorso legato ai “telepredicatori”, a gruppi religiosi come i Testimoni di Geova o a movimenti di taglio spiritual-carismatico.

Molti leader delle “Chiese dei segni”, che sono morti nel corso dei loro servizi religiosi mettendo alla prova la loro fede, fondano questa pratica proprio su un passo del Vangelo di San Marco (16:17,18): “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Le “Chiese dei segni” spingono tra l'altro anche i fedeli a dimostrare la pienezza del battesimo dello Spirito Santo e il favore di Dio su di loro maneggiando non solo serpenti velenosissimi, ma anche infilando le mani nel fuoco o addirittura dandosi fuoco o bevendo veleni mortali come la stricnina.

L'errore del fondamentalista, che non adotta mai nessuna interpretazione, risiede nella convinzione che la Bibbia sia solo di Dio, non sia innestata nella trama faticosa e a volte tormentata della vicenda umana. La Bibbia al contrario è una storia progressiva della Parola di Dio che si intreccia, si confonde e si incrocia con la parola dell'uomo ed è dotata di un suo sviluppo.

Come osservava la Pontificia Commissione Biblica nel suo documento sull'Interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993): “Il fondamentalismo invita, senza dirlo, a una forma di suicidio del pensiero. Mette nella vita una falsa certezza, perché confonde inconsciamente i limiti umani del messaggio biblico con la sostanza divina dello stesso messaggio”.

http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/pastore-pentecostale-muore-a-causa-del-morso-di-un-serpente-5903246455472128


17 febbraio 2014

Arriva a Sanremo il musicista blasfemo con la canzone: ‘messia gay’

30.000 firme raccolte in 24 ore per dire no al blasfemo Rufus

Rufus Wainwright salirà sul palco dell’Ariston mercoledì 19 febbraio, durante la seconda serata della
kermesse. Nell’agosto 2012 ha sposato a New York il compagno Jörn Weisbrodt, con il quale cresce la figlia Viva, avuta da Lorca Cohen, figlia di Leonard Cohen, con utero in affitto. Alla cerimonia presero parte come invitati anche Yoko Ono, Sean Lennon, Lou Reed e Carrie Fisher. La musica di Wainwright contiene diversi temi ricorrenti, fra cui la sua storia personale sull’essere gay. Al peggio non c’è mai fine. E’ possibile trasformare il festival della canzone italiana in propaganda? Dove sono i cori dei politici indignati? Passando in rassegna le pagine google che parlano del cantautore, si rimane basiti. E’ ammirato per i contenuti blasfemi delle canzoni. La musica che offre al pubblico fa tendenza, audience. Tanto che male c’è? Dovremmo sentirci tutti offesi! Pensate solo per un istante se Rufus, citava Maometto… sarebbe diventato un caso politico. Invece si parla di Gesù. Tutti tacciono. Nessuno protesta. Anzi, cercano in tutti i modi di delegittimare la fede, ridicolizzando la figura del Signore. No! Non possiamo tacere! Uniamo le forze. Spegniamo la TV durante Sanremo. Il Festival sarà presentato da due personaggi molto discutibili, al modico rimborso spese di 900 mila euro pro capite.

In poche ore l’indignazione del mondo cattolico è salita alta attraverso le reti sociali. 30. 000 le firme raccolte per chiedere al presidente della Rai Tarantola ed al Direttore generale Gubitosi di intervenire. Da due giorni stiamo proponendo all’attenzione dei nostri lettori la presenza di un cantante palesemente blasfemo al Festival di Sanremo che è ai nastri di partenza. Non è possibile, e neanche giusto.

Questo lunedì dalle ore 13 alle ore 14 davanti alla Sede Rai di Viale Mazzini 14 si prevedere 1 ora di “picchetto” dei Papaboys (ha aderito inoltre Militia Christi, Cavalieri Templari Cattolici, Cavalieri di San Bernardo, alcune parrocchie romane, No194). Nella prima mezzora preghiera di riparazione contro la blasfemia del cantante Rufus invitato dalla Rai a Sanremo.

- Chiediamo al presidente della Rai Tarantola ed al direttore generale Gubitosi di intervenire per sospendere l’esibizione del cantante blasfemo, pagato con i soldi pubblici di noi cittadini italiani.
- Ancora una volta si cerca di lanciare un Festival ormai in crisi di valori ed identità, con un attacco contro la famiglia TRADIZIONALE E CONTRO I VALORI CATTOLICI

http://www.papaboys.org/arriva-a-sanremo-il-musicista-blasfemo-con-la-canzone-messia-gay/

http://www.papaboys.org/30-000-firme-raccolte-in-poche-ore-per-dire-no-al-blasfemo-rufus/

16 febbraio 2014

Niente chiacchiere per diventare santi

16/02/2014 "Dolci come le caramelle, all'inizio persino piacevoli, ma le chiacchiere uccidono il prossimo e avvelenano la nostra anima", spiega il Papa all'Angelus.

«Niente chiacchiere», dice il Papa «e diventeremo santi. Le chiacchiere amareggiano il nostro cuore e fanno del male agli altri». Va al cuore della legge, papa Francesco nell'Angelus di questa settimana. Prende spunto dal vangelo di questa domenica che fa parte ancora del cosiddetto “discorso della montagna”, la prima grande predicazione di Gesù, per ricordare che «Gesù dunque non vuole cancellarei comandamenti che il Signore ha dato per mezzo di Mosè, ma vuole portarli alla loro pienezza. E subito dopo aggiunge che questo “compimento” della Legge richiede una giustizia superiore, una osservanza più autentica. Dice infatti ai suoi discepoli: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli"».
Gesù, «che era pratico», spiega con gli esempi in cosa consiste questa giustizia superiore: «Inizia dal quinto comandamento del decalogo: "Avete inteso che fu detto agli antichi: 'Non ucciderai'; …Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio". Con questo, Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere!». E a braccio aggiunge: «Quando si dice di una persona che ha la lingua di serpente si vuol dire che le sue parole uccidono, Pertanto, non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia. Neppure sparlare su di lui, arrivare alle chiacchiere. Le chiacchiere pure possono uccidere perché uccidono la fama delle persone, è tanto brutto chiacchierare. All'inizio puuò sembrare una cosa piacevole e anche divertente, come mangiare una caramella, ma alla fine ci riempie il cuore di amarezza. Penso che se ognuno di noi facesse il proposito di evitare le chiacchiere diventerebbe santo. E' una bella strada». E rivolto alla piazza chiede: «Vogliamo diventare santi? Vogliamo vivere attaccati alle chiacchiere come abitudine? No? Allora siamo d'accordo, niente chiacchiere».
E poi prosegue ricordando che «il nostro rapporto con Dio non può essere sincero se non vogliamo fare pace con il prossimo: "Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello". Perciò siamo chiamati a riconciliarci con i nostri fratelli prima di manifestare la nostra devozione al Signore nella preghiera. Da tutto questo si capisce che Gesù non dà importanza semplicemente all’osservanza disciplinare e alla condotta esteriore. Egli va alla radice della Legge».
Infine insiste: «Per ottenere comportamenti buoni e onesti non bastano le norme giuridiche, ma occorrono delle motivazioni profonde, espressione di una sapienza nascosta, la Sapienza di Dio».

http://www.famigliacristiana.it/articolo/angelus_2911.aspx


La destra cristiana contro Papa Francesco: comunista, massone, carismatico

Gli anticlericali si sono placati, inizia ad abbaiare la destra cristiana. È generalmente improprio parlare di “destra” e “sinistra” quando si parla di Chiesa. Ma diventa verosimile quando ci si trova di fronte a gruppuscoli che mischiano l’identità cristiana – cattolica o protestante – con schemi ed ideologie politiche che di sacro hanno ben poco. E che finiscono per essere prevalenti sulla loro appartenenza alla Chiesa. E così il Papa diventa comunista, massone. E carismatico.

È curioso dunque che, navigando per i siti tradizionalmente più contrari al Papa, specialmente durante il pontificato di Benedetto XVI, non si trovino sostanziali critiche contro Papa Francesco. Per trovarle bisogna visitare gli antri di questa “destra cristiana” infarcita di complottismi e teorie novecentesche. Che all’arrivo del nuovo Papa subito ha esposto le sue solite tesi stanche e logore.

Pontifex, per ora, si è limitato a ricordargli di essere a capo della cattolicità. Ma per chi ha voglia e tempo di ascoltare delle stupidaggini c’è sempre la voce di quel Maurizio Ruggiero divenuto celebre sul palco di Chiambretti, alfiere della destra cattolica più ottusa, che è arrivato a dire semplicemente che questo Papa è “peggio degli altri” , per poi definirlo “il compagno Bergoglio” additandolo come proveniente dalla teologia della liberazione, dimostrando di sapere ben poco della storia personale di Jorge Mario Bergoglio.

Il bestiario delle accuse contro il Papa pesca sempre dal solito stagno da cui attingono alcuni di questi gruppi. Se un bersaglio non è comunista, di sicuro è massone. Basta leggere “Il nuovo ‘papa’ era il candidato del cardinale massone Carlo Maria Martini”, dove si legge: “E’ evidente dunque che dietro l’elezione del cardinale Bergoglio al soglio pontificio c’è la Massoneria, e che il candidato dei cardinali massoni (perchè nella curia romana esistono cardinali massoni) era l’argentino Bergoglio”.

E di questa vicinanza con la massoneria ce ne sarebbe prova provata, secondo questa destra cattolica: “Lo stemma episcopale, oltre al motto, presenta al centro, su campo blu (o azzurro che rimanda alla Massoneria azzurra o blu che è quella formata dai primi tre gradi), lo stemma dei Gesuiti (a cui Francesco I appartiene), una stella a cinque punte (il pentagramma o pentalfa massonico) (…) La presenza dunque del pentagramma massonico sul suo stemma non può che far riflettere molto e seriamente”. A questo punto potevano anche accusarlo direttamente di essere tesserato al PCI, nel cui simbolo c’era la stella a cinque punte, sostenendo che pure dietro al PCI ci sia stata la Massoneria. E proprio per evitare di queste sciocche associazioni, lo stemma è stato modificato e la stella è diventata a otto punte.

Altra prova della sua appartenenza massonica? “Per Francesco tutti gli uomini sono figli di Dio, come per la Massoneria”. E anche per un tizio che si chiamava Gesù, che queste persone evidentemente conoscono poco.

Dunque comunista e massone. Ma fra le accuse che una certa destra cattolica riversa contro Papa Francesco c’è anche quella di essersi fatto imporre le mani da carismatici. Quindi l’altra pecca del Papa sarebbe quella di essere anche un carismatico. Posto che gruppi carismatici sono presenti e riconosciuti all’interno della Chiesa cattolica da decenni, e che quindi se anche fosse carismatico non sarebbe per questo meno cattolico, la sua storia non dipinge certo la sua identità e la sua appartenenza come carismatica. A quell’incontro ha partecipato, ma se bastasse partecipare ad un incontro per essere appartenenti all’organizzazione, allora Giovanni Paolo II sarebbe stato mussulmano.

Carismatico e comunista suona già male, ma carismatico e massone proprio non si incastra. Figuriamoci tutte e tre le cose: un comunista massone e carismatico non si era ancora visto. Miracoli del nuovo Papa. O dell’ottusità di certa destra.

http://www.thechurchadvisor.org/la-destra-cristiana-contro-papa-francesco-comunista-massone-carismatico/


13 febbraio 2014

Via Al processo di beatificazione per don Benzi, il prete che «giudicava tutto abbracciando tutti»

La congregazione per le cause dei Santi ha concesso il via libera alla causa di beatificazione di don Oreste Benzi.
«Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io, curioso, la osservavo. Chiedevo: “Mamma cosa fai?”. “Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai che cosa bella viene fuori”. Poi mi mostrava il lavoro compiuto: “Visto che avevo ragione?”. Da adulto ho rielaborato queste impressioni e mi hanno aiutato a capire che Dio ha un disegno su ognuno di noi, un progetto preciso che però non ci rivela tutto in una volta. Ce lo rivela un passo dopo l’altro. Come faceva mia mamma: un punto qui, un punto là e alla fine emergeva il disegno completo. Lei però il disegno l’aveva già tutto in mente fin dall’inizio. E se io mi fido del grande disegno d’amore, allora entro da protagonista in quella storia preparata da Dio che è padre» (don Oreste Benzi, Con questa tonaca lisa, Guaraldi).
È con questi occhi che don Oreste Benzi guardava ogni prostituta, tossico, barbone, orfano, anziano, handicappato. «Era lui ad andare cercarli, cambiando migliaia di cuori, offrendo a ciascuno una famiglia ma soprattutto un senso, questo il significato della nostra comunità di accoglienza».

http://www.tempi.it/via-al-processo-di-beatificazione-per-don-benzi-il-prete-che-giudicava-tutto-abbracciando-tutti#.Uvy9R3kh5T1

Foto: VIA AL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PER DON BENZI, IL PRETE CHE «GIUDICAVA TUTTO ABBRACCIANDO TUTTI»

La congregazione per le cause dei Santi ha concesso il via libera alla causa di beatificazione di don Oreste Benzi.
«Mia mamma faceva spesso il ricamo ed io, curioso, la osservavo. Chiedevo: “Mamma cosa fai?”. “Adesso non puoi capire, aspetta e vedrai che cosa bella viene fuori”. Poi mi mostrava il lavoro compiuto: “Visto che avevo ragione?”. Da adulto ho rielaborato queste impressioni e mi hanno aiutato a capire che Dio ha un disegno su ognuno di noi, un progetto preciso che però non ci rivela tutto in una volta. Ce lo rivela un passo dopo l’altro. Come faceva mia mamma: un punto qui, un punto là e alla fine emergeva il disegno completo. Lei però il disegno l’aveva già tutto in mente fin dall’inizio. E se io mi fido del grande disegno d’amore, allora entro da protagonista in quella storia preparata da Dio che è padre» (don Oreste Benzi, Con questa tonaca lisa, Guaraldi).
È con questi occhi che don Oreste Benzi guardava ogni prostituta, tossico, barbone, orfano, anziano, handicappato. «Era lui ad andare cercarli, cambiando migliaia di cuori, offrendo a ciascuno una famiglia ma soprattutto un senso, questo il significato della nostra comunità di accoglienza». 

http://www.tempi.it/via-al-processo-di-beatificazione-per-don-benzi-il-prete-che-giudicava-tutto-abbracciando-tutti#.Uvy9R3kh5T1

Un popolo di santi, poeti, navigatori... e porci

Turismo sessuale: gli italiani e le amanti bambine
      
Ci sono, a volte, dei primati di cui non andare per nulla fieri e di cui, tuttavia, bisognerebbe discutere
per comprenderne le ragioni e sperare di invertire “tendenze” inaccettabili in un paese che dovremmo poter definire civile.

Uno studio dell’Ecpat, un’organizzazione che da 70 anni lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini, rivela che gli italiani sono i primi in quell’immonda forma di turismo che si definisce “sessuale”. Immonda perché’ non solo sfrutta la prostituzione, ottenendo prestazioni sessuali in cambio di denaro, ma lo fa nei confronti di bambini e bambine dai 12 ai 5 anni. Si, cinque anni. Avete letto bene.

Ottantamila italiani, ogni anno, si recano in Kenya, in Colombia, a Santo Domingo e in molti altri paesi “poveri” e mercanteggiano un prezzo per acquisire il diritto di mettere in atto la propria depravazione e la  loro assoluta assenza di morale. Quella che, magari, molto spesso, esibiscono a casa, all’interno delle proprie famiglie, con i propri figli.

La cosa più triste è, se ci fosse bisogno di ulteriore tristezza, che l’età di questi compatrioti (e compatriote perché sono in aumento anche le donne) si sta abbassando e sempre più giovani dichiarano di voler “provare esperienze nuove”.

La notizia, senza sorpresa, è passata quasi sotto silenzio. Facciamo spesso così. Fingiamo di ignorare non per vergogna ma per evitare di prenderci la responsabilità di un percorso di cambiamento. Oppure, atteggiamento ancor più distruttivo, ci difendiamo con prese di posizione inutilmente risentite, dicendo “ma è così ovunque”. Come se la “condivisione” di una vergogna la rendesse meno vergognosa. In più, dimenticando, opportunamente, che noi, appunto, siamo i campioni nella pratica dell’abuso e della pedofilia.

Ora sono sempre più convinta che questi atteggiamenti di “negazione“ siano proprio la nostra condanna. Negare la pedofilia, il femminicidio, le violenze domestiche ecc ecc, è il modo migliore per non cambiare. Per lasciare tutto com’è.

Non vedere il nesso fra tutti questi fenomeni, un nesso che deriva da una profonda crisi etica che attraversa il Paese da decenni, ci consente di continuare a fare spallucce come se tutto ciò non ci riguardasse. Considerare il nostro derogare continuo alle regole come un  peccato meno che veniale, un lato divertente e caratteristico del nostro essere italiani non è cosa di cui andare fieri. E sarebbe ora di comprenderlo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/07/turismo-sessuale-gli-italiani-e-le-amanti-bambine/619388/

12 febbraio 2014

Ma perchè non vanno ad interrompere i culti evangelici?

Spagna. interrompono la Messa per chiedere «aborto libero e gratuito»

Domenica 8 febbraio, subito dopo l’inizio della Messa delle 14 nella chiesa di San Michele a Palma di Maiorca, una dozzina di giovani manifestanti hanno fatto irruzione all’interno con i pugni alzati chiedendo a gran voce «aborto libero e gratuito» e «fuori i rosari dalle nostre ovaie». Alcuni fedeli hanno impedito agli abortisti di arrivare all’altare e li hanno accompagnati fuori dalla chiesa. Nel video compare una scritta in cui gli attivisti accusano i fedeli di «aver risposto in maniera violenta». Un fatto simile era già accaduto a Natale. Va ricordata anche l’aggressione all’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela.

http://www.tempi.it/videogallery/spagna-interrompono-la-messa-per-chiedere-aborto-libero-e-gratuito


10 febbraio 2014

Aberrante: il comune di Venezia distribuisce fiabe gay negli asili e nelle scuole

7 febbr – L’iniziativa è di Camilla Seibezzi, la delegata del sindaco, che ha fatto già parlare di sé per la proposta di sostituzione delle parole “mamma” e “papà” con “genitore”
Un’iniziativa che farà discutere: 46 fiabe “gay” per contrastare la discriminazione e l’omofobia. Come racconta il Corriere della Sera, l’iniziativa è di Camilla Seibezzi, la delegata del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, la stessa Seibezzi che tempo fa fece parlare di sé per la proposta di sostituzione delle parole “mamma” e “papà” con “genitore”. Adesso, la delegato del sindaco ha selezionato i libri di favole da distribuire in dieci asili nido e in 36 scuole dell’infanzia. Nei testi si parla delle diverse forme familiari: da quella con due papà a quella con due mamme, passando per “E con tango siamo in tre”, la storia di due pinguini maschi che covano un uovo.

http://www.imolaoggi.it/2014/02/07/il-comune-di-venezia-distribuisce-fiabe-gay-negli-asili-e-nelle-scuole/


Per 1 italiano su 3 'accettabile' sesso con minori

Indagine ipsos per "Save the Children", per quasi 1 su 10 l'iniziativa parte dai ragazzi

L'incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto "accettabile" da oltre un italiano su tre (38%): è il risultato più eclatante di un'indagine Ipsos per Save the Children. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente e l'81% pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino il loro 'input' su Internet. Un italiano su dieci attribuisce la responsabilità dell'iniziativa di contatto agli adolescenti.

L'indagine - effettuata nel gennaio scorso, su un campione di 1.001 adulti tra i 25 e i 65 anni - è stata realizzata in occasione del Safer Internet Day 2014, la giornata dedicata dalla Commissione Europea alla sensibilizzazione dei più giovani a un uso corretto e consapevole della rete, che ricorre l'11 febbraio. Tra gli over 45, sono molti coloro che si affacciano alla rete per colmare un importante vuoto relazionale e affettivo della vita reale: il 37% degli italiani infatti afferma di utilizzare il web - soprattutto i social network - per conoscere persone disponibili a fare amicizia o a intrattenere un rapporto di affetto o amore.

CI SI CHIEDE: MA UN TERZO DEGLI ITALIANI "PRO-PEDOFILIA" SONO TUTTI SACERDOTI CATTOLICI?

CON BUONA PACE DI CHI CREDE CHE LA PEDOFILIA SIA UN PROBLEMA ESCLUSIVAMENTE CATTOLICO


http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2014/02/09/pedofilia_10040111.html

http://www.savethechildren.it/informati/comunicati/interazioni_sessuali_tra_adulti_e_adolescenti_accettabili_per_il_38_per_cento_degli_italiani_siano_esse_virtuali_o_fisiche_il_28_per_cento_degli_adulti_tra_i_45_e_i_65_anni_ha_tra_i_propri_contatti_giovani_che_non_conosce_personalmente

8 febbraio 2014

Si comincia: indagato il neo-cardinale Sebastiàn - violazioni alla legge contro l'omofobia

Gli attivisti lgbt lo vogliono in galera

L’arcivescovo emerito di Pamplona, monsignor Fernando Sebastiàn Aguilar, appena nominato cardinale da papa Francesco e suo amico e maestro, accusato per aver ripetuto in una intervista quanto è già scritto nel Catechismo della Chiesa. E a votare per la sua messa in stato di accusa ci hanno pensato anche i democristiani del Partito Popolare. E’ la deriva scontata della legge sull’omofobia. Sarebbe bene che i vescovi italiani ne prendessero atto e facessero qualcosina prima che la legge sia definitivamente approvata.

Ci siamo. Per la prima volta, in Spagna, un vescovo - appena nominato cardinale da Papa Francesco, di cui è amico personale - è stato incriminato, il 6 febbraio, per omofobia. Si tratta dell’arcivescovo emerito di Pamplona, mons. Fernando Sebastián Aguilar, 84 anni, dell’ordine dei Figli del Cuore Immacolato di Maria, un teologo di cui il Papa si dichiara «alunno» e che, tra l’altro, non è mai stato in fama di conservatore. Non importa: non lo proteggono né meriti passati né l’età.

Gli attivisti LGBT lo vogliono in galera, e la procura di Malaga ha prontamente «obbedito» alle richieste della lobby gay, peraltro spalleggiata da un voto unanime del consiglio comunale di Malaga, in cui contro il vecchio arcivescovo si sono schierati anche i democristiani del Partito Popolare. Il neo-cardinale si ritrova così nel registro degli indagati, e rischia la prigione per violazione della legge spagnola contro l’omofobia.

Che cosa aveva detto di così terribile mons, Sebastián? In un’intervista al Diario Sur (clicca qui), il quotidiano di Malaga, dello scorso 20 gennaio, il presule, richiesto di commentare le dichiarazioni di Papa Francesco che invitano a non giudicare gli omosessuali, aveva spiegato: «Il Papa accentua i gesti di rispetto e di stima a tutte le persone, ma non tradisce né modifica il Magistero tradizionale della Chiesa. Una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale, un’altra è giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona posso dire che ha una deficienza, ma ciò non giustifica che io rinunci a stimarla e aiutarla. Credo che sia questa la posizione del Papa».

A questo punto l’intervistatore chiede se ha usato la parola «deficienza» «dal punto di vista morale». Il cardinale neo-eletto risponde: «Sì. Molti si lamentano e non lo tollerano, ma con tutto il rispetto dico che l’omosessualità è una maniera deficiente di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine, che è quello della procreazione. L’omosessualità, in quanto non può raggiungere questo fine, sbaglia. Questo non è per niente un oltraggio. Nel nostro corpo abbiamo molte deficienze. Io ho l’ipertensione. Mi devo arrabbiare perché me lo dicono? È una deficienza che cerco di correggere come posso. Il segnalare a un omosessuale una deficienza non è un’offesa, è un aiuto perché molti casi di omosessualità si possono ricuperare e normalizzare con un trattamento adeguato. Non è offesa, è stima. Quando una persona ha un difetto, il vero amico è colui che glielo dice».

Naturalmente, gli attivisti LGBT hanno subito affermato che il nuovo cardinale ha sostenuto che l’omosessualità è «una malattia», espressione che la giurisprudenza spagnola punisce in base alle leggi sull’omofobia. L’arcivescovo, però, è anziano ma non è sprovveduto, ed è stato bene attento a non usare la parola «malattia», come non ha usato «guarigione» ma «recupero».

Lo ricorda una nota dell’Arcidiocesi di Malaga, che richiama giustamente al «Catechismo della Chiesa Cattolica», anche se forse avrebbe potuto aggiungere che non è evidente che chi esprime opinioni diverse da quelle maggioritarie sul complesso e difficile tema della genesi dell’omosessualità debba andare in prigione, anche ove per avventura gli scappasse il termine «guarigione», che ha peraltro una pluralità di significati.

Comunque sia, la prudenza terminologica non è bastata. In Spagna non c’è più il mangiapreti Zapatero. È al governo la Democrazia Cristiana. Ma se qualcuno pensava che, almeno dove governano i cattolici, «tanto contro i vescovi e i cardinali le leggi sull’omofobia non le useranno mai» - dunque si possono lasciar passare tranquillamente - ecco che la procura di Malaga prontamente lo smentisce. Vescovo avvisato, mezzo salvato. Vale anche in Italia, dove ciascuno potrebbe dire al suo vescovo: non sarà meglio, Eccellenza, fare qualcosa per fermare le leggi sull’omofobia prima che siano votate?

http://cristianesimocattolico.tumblr.com/post/75841353439/si-comincia-indagato-il-neo-cardinale-sebastian

I radicali hanno sostenuto la cultura pedopornografica: che schifo!

Pochi anni fa i radicali - che non cessano di indignarsi selettivamente per le malvagità dei preti, e che arrivano a manifestare, come è accaduto qualche giorno fa a Bologna, “contro la pedofilia clericale e per sostenere l’istituzione di un’apposita commissione d’inchiesta sui numerosi casi di abuso, perpetrati da ecclesiastici su minori”-, ebbero a sostenere in un pubblico e ben pubblicizzato convegno nel 1998 in Bologna a favore della libertà in internet, e in parte contro le richieste giustamente severe di don Di Noto, che la pedofilia come gusto sessuale è lecita, basta che non diventi azione criminale! Che vomito! Leggiamo alcune delle considerazioni radicali: “La legge prevede il sequestro, la chiusura, la revoca delle licenze per coloro che distribuiranno anche per via telematica materiale pornografico minorile. È uno scenario che ben conosciamo: quando un nuovo mezzo di comunicazione mette in discussione i meccanismi di controllo sulla comunicazione di massa ritornano di attualità censura e autocensura (sic). Non meno grave è tutta l'attività di investigazione che questa legge mette in movimento: dalla schedatura di coloro che accedono a siti o newsgroup pornografici della rete Internet, alla intercettazione della posta elettronica per accertare che non vi sia scambio di materiale "pedofilo", fino alla realizzazione simulata da parte del Ministero dell'interno di siti "pedofili" per incastrare i perversi. È insomma evidente che tabù e ossessioni sessuali diventano pretesto e strumento per limitare e imbavagliare uno dei più straordinari strumenti di comunicazione e di libertà che l'umanità abbia fino a oggi inventato…Infine, la pedofilia senza virgolette. Contestare le forme di questa crociata antipedofila non significa riconoscere il "buon diritto" di qualcuno a intrattenere relazioni sessuali con bambini in tenera età; si tratta di difendere il "buon diritto" di ciascuno a non essere giudicato e condannato solo sulla base della riprovazione morale suscitata dalle proprie preferenze sessuali. Nessuno sembra rendersi conto dei rischi connessi a una normativa, che autorizza ogni sorta di sospetto, e consente ogni sorta di persecuzione giudiziaria o di criminalizzazione pubblica nei confronti di individui non già responsabili di atti concreti, ma "colpevoli" di sentimenti o desideri giudicati - a torto o a ragione - anomali, deviati, perversi e patologici. D'altra parte, cosa intendiamo parlando di pedofilia e, soprattutto, di violenza sessuale contro minori? Certo, esistono casi in cui è evidente una coercizione fisica o psicologica dei minori ad attività sessuali, cui essi non possono consentire in modo consapevole. Ma siamo certi, come osserva Gianni Vattimo, che gli adolescenti a cui in molti Paesi del mondo attribuiamo la capacità di rispondere in giudizio delle proprie azioni non abbiano invece pari consapevolezza e responsabilità nell'ambito sessuale? In ogni caso in uno Stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone” (http://www.interlex.it/regole/convped.htm).

Credono veramente i poveri radicali che sia possibile scindere la cultura della pedofilia dalle azioni pedofile?
Credono i poveri radicali che la pedofilia sia uguale a “qualsiasi altra preferenza sessuale”?
Credono i poveri radicali he la “libera” diffusione di materiale pedopornografico, di fotografie di bambini violentati in tutti i modi, sia espressione di libertà, e non invece l’anticamera di concretissime azioni pedofile?
Cari racidali la vostra pedopornografia ideale ci fa vomitare!!!
Se lo chiedeva già Renato Farina anni fa su Libero, ricordando proprio quel convegno radicale da una parte, e il tentativo dei radicali di enfatizzare il fenomeno dei religiosi pedofili dall’altra. Gli risposero i radicali Maurizio Turco e Daniele Capezzone, con un linguaggio di straordinaria ambiguità, un capolavoro di relativismo, volto a giustificare ancora una volta la pedofilia come un “orientamento sessuale” tra i tanti: “Premesso che i fatti di oggetto delle cronache di questi anni non sono episodi di ''pedofilia'', ma di pura violenza e criminalità (vi è dunque distinzione tra le due cose?, ndr), e come tali devono essere considerati e perseguiti, voglio aggiungere che, in termini liberali, è del tutto inaccettabile la criminalizzazione di un orientamento sessuale in quanto tale, di un modo di “essere”, di uno “stato”…si tratta di affermare il diritto –senza virgolette- di tutti e di ciascuno a non essere condannati –e nemmeno giudicati- sulla base della riprovazione morale che altri possono provare nei confronti delle loro preferenze sessuali. Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali, al contrario, non serve a “tutelare i minori”, ma solo a creare un clima incivile, né umano né –vorrei dire- cristiano”. (Libero, 27/4/2002).

Allora per i poveri radicali esiste dunque un “modo di essere”, quasi una natura, pedofilo? Uno “stato” di pedofilia, indipendente dalla volontà del soggetto? Non ci si rende conto che siamo dinnanzi allo sdoganamento della pedofilia come scelta di vita? Alla fine di queste brevi considerazioni sulla schizofrenia di una certa cultura attuale, che difende ogni licenza sessuale, compresa la pedofilia, per poi “stupirsi” dei singoli atti pedofili, ma solo di certi, mi permetto di passare brevemente all’esperienza personale. Il prof. Francesco Agnoli fa la sua testimonianza: "Insegno in una scuola cattolica che esiste da 150 anni. Non si ha notizia di alcuna violenza, in tanto tempo. Come studente ho frequentato, invece, un Liceo statale “in” della mia città: 5 anni di tempo, non di più. In questi anni quanti casi di piccole molestie! Professori che facevano capire alle ragazze che apprezzavano, e premiavano, la gonna molto corta, che tenevano atteggiamenti ambigui, che facevano quantomeno apprezzamenti pesanti, ad alta e bassa voce…Fino, alcuni anni dopo, al caso eclatante: un professore vive una relazione con una alunna, che poi si suicida. Il professore, per anni, ha continuato ad esercitare nella stessa scuola, senza che nessuno lo importunasse, sicuro del suo posto pubblico. Nella stessa scuola un sacerdote che insegnava religione, venne accusato di avere inclinazioni pedofile. Una signora si presentava tutte le mattine davanti a scuola per accusarlo. Spiegò ai giudici, che la condannarono per menzogna e molestie, di aver saputo delle nefandezze del prete, dalla Madonna in persona, in una visione. Ma intanto il poveretto, riconosciuto poi innocente, finì sui giornali e sulla bocca di tutti e dovette lasciare l’insegnamento". Un’ultima annotazione: poniamo tutta l’attenzione possibile a questa terribile pestilenza della pedofila; chiediamo leggi più severe, severissime, per tutti, ma non lasciamoci trascinare dalle psicosi, tipiche delle società schizofreniche. Nella mia città una famiglia si è vista togliere i figli per molti anni: la bimba, all’asilo, diceva di aver paura dei serpenti. Qualcuno con ruolo ufficiale ha pensato bene di fare il Freud della situazione. “Dice di aver paura di un serpente, non può che essere il pene del padre che la violenta”: questo è stato l’acutissimo ragionamento. “Quindi la bimba va tolta alla famiglia”. Si scoprì poi che il serpente era un gioco di plastica regalato alla bimba dai genitori. Un regalo che non era stato molto apprezzato. Un caso analogo: un sacerdote delle mie zone viene accusato di pedofilia, assolto in primo grado, poi condannato. Non posso certo giurare sulla sua innocenza, ma leggendo la genesi dell’accusa sorgono molti, molti dubbi. Infatti i fatti criminosi subiti da un ex giovane parrocchiana del prete “sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l'ipnosi. Dapprima è l'interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio” (Corriere 26 marzo 2009). Attenti, insomma, perché esistono i pedofili, ed oggi, ecco il progresso, anche una forte cultura pro-pedofilia veicolata quasi liberamente! Ma ci sono anche, e in abbondanza, i mitomani, e coloro che hanno capito che, con certe accuse, si distruggono le persone e si possono fare i soldi. Poi non mancano, invece, quelli che al posto dei soldi ci fanno gli articoli. Così, con quella superficialità tipica di moti giornalisti che non esitano a dare nomi propri in pasto alla pubblica opinione, anche senza conferme processuali e condanne definitive.

http://www.gris-imola.it/ultime_notizie/Gliipocritiradicalihannosostenutolaculturapedopornograficacheschifo.php

6 febbraio 2014

Dalla guerra allo stupro umanitario - certo che se le "Commissioni ONU" prima di dare ascolto alle lobby laiciste-gay desse uno sguardo a cio' che succede in casa propria....

"Pesanti e molteplici le accuse rivolte ai caschi blu che si sono resi responsabili di numerose violenze carnali su donne e ragazze ancora minorenni"

Che lo stupro sia stato nella storia dei conflitti armati - e lo sia tutt 'oggi - una pessima abitudine diffusa tra i sodati in guerra non è certamente una novità. Così è sempre stato: "lo stupro prospera in tempo di guerra indipendentemente dalla nazionalità o dalla località geografica [...] Lo stupro in guerra è un atto consueto con una scusante consueta " e, proprio in nome della "vittoria e del potere del fucile, la guerra fornisce agli uomini una tacita licenza di violentare " (Brownmiller, 1976:35-36). Queste le parole di Susan Brownmiller che, nel 1976 in Contro la nostra volontà – testo considerato il "manifesto " della teoria femminista sullo stupro – ha dedicato un intero capitolo agli stupri commessi in guerra. In guerra violentare le donne dei nemici non solo è tollerato, ma autorizzato e suggerito in quanto lo stupro, oltre a permettere ai soldati di sfogare sadismi repressi, colpisce gli avversari nella "proprietà " allo stesso modo che il saccheggio e la distruzione.
Ma oggi, quello che semmai può sorprendere qualcuno è che lo stupro sia una pratica abbastanza diffusa anche tra le forze armate in missione di pace per la tutela dei diritti umani delle vittime civili di guerra: i casi più recenti – Congo, Bosnia, Sierra Leone, Rwanda e Kosovo – hanno sollevato per la prima volta un 'ondata di indignazione a livello internazionale, dando la possibilità di cominciare a parlare anche delle violenze sessuali "ordinarie " compiute dai peacekeepers. Tutto questo – è importante sottolinearlo – non è certamente avvenuto perchè questi crimini rappresentano una novità, né per la loro efferatezza, ma perchè due movimenti sociali, il femminismo e l 'anti-militarismo, negli ultimi trent 'anni hanno profondamente messo in discussione da una parte l 'idea della donne come proprietà pubblica, dall 'altra il mito dell 'eroe di guerra a cui, in quanto tale, tutto è permesso.','Brownmiller afferma infatti che "quando l 'uccidere è visto come un comportamento non solo ammissibile ma addirittura eroico, sanzionato dal proprio governo o dalla propria causa, la sottile distinzione fra la soppressione di una vita umana e altre forme di intollerabile violenza va perduta, e lo stupro diventa una deplorevole ma inevitabile conseguenza secondaria del necessario gioco chiamato guerra " (Brownmiller, 1976:36).

Risale allo scorso anno lo "scandalo ONU" che ha visto incriminare troppi soldati Onu in missione peacekeeping nella Repubblica Domocratica del Congo. Pesanti e molteplici le accuse rivolte ai Caschi Blu che si sono resi responsabili di numerose violenze carnali su donne e ragazze ancora minorenni. Lo scandalo ha riguardato centinaia di soldati provenienti da Uruguay, Pakistan, Nepal, Marocco, Tunisia, Sudafrica e Francia, i quali chiedevano favori sessuali in cambio di cibo, acqua o piccoli doni a bambine anche tredicenni già con figli piccoli da mantenere o ad orfani abbandonati. Molte di queste ragazzine che hanno partorito in seguito a ripetuti stupri subiti da parte degli stessi soldati Onu, si sono poi ritrovate sole e con un figlio nato da uno stupro, ad essere ripudiate definitivamente e allontanate violentemente dalla propria tribù di appartenenza e dalla loro famiglia, proprio perchè certe culture e tradizioni, lo sappiamo, non permettono più ad una donna "impura " di sposarsi e costruire una famiglia all 'interno del popolo di appartenenza. Tutto questo ha costretto inevitabilmente molte donne, per lo più bambine, ad incominciare a prostituirsi – e farlo poi per tutta la vita – per riuscire a mantenere quei figli nati da una violenza, per di più commessa da soldati che in quel luogo e contesto avrebbero dovuto ripristinare la pace. Come si afferma nel rapporto pubblicato il 24 Marzo 2005 dal Principe al-Hussein, ambasciatore della Giordania all 'Onu: "la realtà della prostituzione e degli abusi sessuali nei contesti di peacekeepers è specialmente inquietante e sconcertante perchè le Nazioni Unite hanno avuto il mandato di entrare a far parte di una società devastata dalla guerra per aiutarla e non per abusare della fiducia riposta dalle popolazioni locali ". Questo rapporto dal titolo "Una strategia comprensiva per eliminare futuri abusi e sfruttamenti sessuali nelle operazioni di peacekeepers dell 'Onu ", rapprsenta uno studio altamente critico e fondamentale per i nostri tempi che, per la prima volta, ha condannato questi atti vergognosi come una gravissima "violazione del dovere fondamentale della custodia e difesa dei popoli in guerra ". Il rapporto pubblicato dal Principe al-Hussein e confermato dal Segretario generale dell 'Onu Kofi Annan è stato commissionato per riformare il comportamento delle truppe nelle missioni e per mettere a punto una nuova strategia investigativa per determinare e impedire ai sodati di abusare di donne e minori che sono spesso rifugiati.
Una delle precauzioni possibili dichiarata nel rapporto è quella di mettere al bando qualsiasi tipo di rapporto sessuale tra forze di pace e popolazioni locali. Questo aiuterebbe a proteggere la reputazione e la credibilità della missione e a salvaguardare la popolazione locale soggetta ad abusi e violenze di ogni tipo. Ma le raccomandazioni più radicali contenute nel rapporto riguardano le proposte per favorire le indagini sugli abusi sessuali: si prospetta l 'ipotesi di mettere a punto delle Corti Marziali nelle aree delle missioni per assicurare un accesso immediato alle vittime di violenza e alle prove, ciò dimostrerebbe che non c 'è impunità per gli atti di sfruttamento sessuale compiuti dai membri dei contingenti militari.

Non è comunque la prima volta che i caschi blu si macchiano di crimini tanto orribili ma, purtroppo, spesse volte queste violenze rimangono impunite e sommerse nella vergogna e nel silenzio di molte donne: nel 2003 un rapporto di Human Rights Watch ha documentato e denunciato stupri e violenze di ogni genere in Sierra Leone nella guerra civile tra il 1991 e il 2002 perpetrati da guerriglieri dei diversi fronti, dall 'esercito e dai miliziani filogovernativi e ancora una volta dalle forze di peacekeeping internazionale. Il rapporto di Hrw cita alcuni epsodi di violenza (in tutto si calcolano centinaia di testimonianza raccolte) tra cui lo stupro nella località di Bo di una dodicenne e una violenza sessuale collettiva a Kenema. L 'Onu ha istituito una Corte speciale per la Sierra Leone (SCSL) e una Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC) e a questo proposito Hrw chiede che le due istanze prendano in considerazione questo tipo di crimine e che la cooperazione internazionale si sforzi, in accordo col governo di promuovere progetti terapeutici di salute mentale per aiutare le vittime anche di questo terribile aspetto della guerra. Secondo il dossier, infatti, assassini e violentatori continuano a godere dell 'impunità e del silenzio di molte vittime che, ancora oggi, hanno difficoltà enormi a raccontare e denunciare gli abusi subiti temendo ritorsioni e vendette. Lo stupro commesso in guerra è stato riconosciuto come "crimine " per la prima volta nel 1998 quando il Tribunale penale internazionale dell 'Aia per la ex Yugoslavia ha condannato un miliziano croato. Da qui anche il titolo della conferenza tenutasi a Vienna nel 1999: "Rape is a war crime "(lo stupro è un crimine di guerra), che rivela come anche le cosiddette forze di pace delle Nazioni Unite si siano rese responsabili di azioni gravissime nei confronti di donne e ragazze della popolazione civile che, invece, avrebbero dovuto proteggere.

Non meno drammatico è il caso del Kosovo durante la guerra del 1999: oltre 2000 vittime di cui nessuno parla che, come nel caso delle donne congolesi, vengono spesso emarginate dalla stessa società in cui vivono a causa del disonore subito. Ancora una volta gli stupri servivano come arma per spezzare la comunità degli Albanesi kosovari, moralmente e psicologicamente. Nel Rapporto sul Kosovo "Lo stupro come arma della pulizia etnica " (Human Rights Watch, 2000) vengono descritti ampiamente molti casi di violenze anche su ragazze minorenni alle quali, a differenza di altre vittime di quella guerra, non è stata prestata un 'adeguata attenzione sugli orribili crimini commessi. Piuttosto, la maggior parte di esse è stata allontanata e dimenticata dalle proprie famiglie e dalla società. Mille di queste vittime, e in molti casi anche i loro figli, sono state dimenticate da gran parte del mondo.
Radhika Coomaraswamy, relatrice speciale per le Nazioni Unite sulla Violenza contro le Donne, durante la presentazione a Ginevra del rapporto della Commissione Onu per i diritti umani sulla violenza contro la donna, ha parlato di abusi sessuali e di "brutalià inimmaginabili " commessi da militari e civili delle missioni delle Nazioni Unite, ricordando anche l 'accusa mossa contro soldati italiani impegnati in operazioni di pace in Somalia fra il '92 e il '95.
Dunque, ci sembra che i "buoni propositi " di proteggere donne e minori da queste conseguenze atroci che la guerra porta con sé, restino dietro un velo di intenti non concretizzabile ai fini della salute e della tutela di queste persone. A questo proposito ricordiamo che la protezione delle donne nei conflitti armati è una delle priorità della comunità internazionale e che il programma di azione formulato a Pechino nel 1995, nel quadro delle Nazioni Unite, lo dimostra: durante la Quarta conferenza mondiale sulle donne, si è infatti stabilito che le conseguenze dei conflitti armati sulle donne rientrano in un campo critico che richiede un 'azione da parte di questa comunità.

http://scienzaepace.unipi.it/old/index.php?option=com_content&view=article&id=114%3Adalla-guerra-allo-stupro-umanitario&catid=1%3Apace-e-

5 febbraio 2014

Svizzera. in 30 scuole arrivano le “sex-box” con p*ni di peluche per insegnare ai bambini (4 anni) «mastur***ione e piacere fisico»

f*lli in legno, p*ni e va**ne di peluche, video e pupazzi. è il contenuto delle “sex-box” per l’educazione sessuale arrivate in 30 scuole elementari del cantone di basilea e che ha scatenato le proteste dei genitori.

A PARTIRE DAI 4 ANNI. L’iniziativa promossa dall’Ufficio federale della Sanità pubblica, in collaborazione con il ministero della Pubblica istruzione, prevede per i bambini dai 4 ai 6 anni l’insegnamento dell’anatomia del corpo umano e come avviene il concepimento. Tra i 6 e 10 anni la spiegazione di argomenti come masturbazione, orientamento sessuale, preservativi, prima mestruazione e prima eiaculazione. Tra i 13 e i 15 anni si affrontano, invece, molteplici temi sessuali.

«CONTRO LA SESSUALIZZAZIONE». Questo tipo di educazione lanciato in forma sperimentale, dovrebbe diventare obbligatorio a partire dall’anno scolastico 2014/2015 per «fornire ai giovani le conoscenze essenziali, le capacità, le competenze e i valori di cui hanno bisogno per conoscere la loro sessualità, provando piacere fisico, psichico ed emozionale».

Ma un gruppo di genitori ha lanciato una campagna nazionale per promuovere un referendum contro «la sessualizzazione negli asili e alle elementari». La campagna ha raccolto in pochi mesi 100 mila firme e ora il governo federale dovrà indire un referendum.

REFERENDUM. La proposta dei promotori del referendum è di abolire l’educazione sessuale nelle scuole a bambini fino ai 9 anni di età, di renderla opzionale fino a 12 anni e obbligatoria per i più grandi a patto che sia condotta da insegnanti di biologia che si concentrino «sulla riproduzione» senza andare a toccare gli «aspetti sociali della sessualità».

LA SITUAZIONE ANCHE PER NOI IN ITALIA E' GRAVE, MOLTO GRAVE, DIAMOCI UN SMOSSA, PERCHE' QUESTI CI VOGLIONO PESTARE SOTTO I PIEDI, NOI E I NOSTRI FIGLI!...

SCHIFO, ORRORE, EPPURE QUESTI OGGETTI LI FANNO VEDERE AI BIMBI, SPIEGANDOGLI COME SI USANO QUELLI VERI...

VERGOGNA!

http://www.tempi.it/svizzera-in-30-scuole-arrivano-le-sex-box-con-peni-di-peluche-per-insegnare-ai-bambini-4-anni-masturbazione-e-piacere-fisico#.UvKMSnkh5T1


l'ONU e..... "Goebbels e l’operazione preti pedofili"

Ovvero il tentativo nazista (fallito) di squalificare la chiesa cattolica su scala internazionale tramite le accuse di immoralità e pedofilia ai sacerdoti

"Ci sono casi di abusi sessuali che vengono alla luce ogni giorno contro un gran numero di membri del clero cattolico. Purtroppo non si può più parlare di casi individuali ma di una crisi morale collettiva che forse la storia culturale dell’umanità non ha mai conosciuto in una dimensione così spaventosa e sconcertante. Numerosi sacerdoti e religiosi sono rei confessi. Non c’è dubbio che le migliaia di casi venuti a conoscenza della giustizia rappresentino solo una piccola frazione dell’ammontare autentico, dal momento che molti molestatori sono stati coperti e nascosti dalla gerarchia”.

QUANTO AVETE LETTO E' UN EDITORIALE DEL NEW YORK TIMES DEL 2010?

NO: UN DISCORSO DEL 28 MAGGIO 1937 DI JOSEPH GOEBBELS (1897-1945), MINISTRO
DELLA PROPAGANDA DEL TERZO REICH.


Questo discorso, di grande risonanza internazionale, si situa al culmine di una campagna lanciata dal regime nazista per screditare la Chiesa Cattolica coinvolgendola in uno scandalo di preti pedofili. 276 religiosi e 49 sacerdoti secolari sono arrestati nel 1937. Gli arresti si susseguono in tutte le diocesi tedesche, in modo da tenere gli scandali sempre sulla prima pagina dei giornali.

Il 10 marzo 1937 con l’enciclica Mit brennender Sorge papa Pio XI (1857-1939) condanna l’ideologia nazista. Alla fine dello stesso mese il Ministero della Propaganda guidato da Goebbels lancia la campagna contro gli abusi sessuali dei sacerdoti. La programmazione e la gestione di questa campagna è nota grazie a documenti la cui storia è all’altezza dei migliori romanzi di spionaggio. Nel 1937 il capo del servizio di controspionaggio militare tedesco è l’ammiraglio Wilhelm Canaris (1887-1945). È diventato gradualmente antinazista e sta maturando le convinzioni che lo porteranno a organizzare il fallito attentato a Hitler del 1944, in seguito al quale sarà impiccato nel 1945. Canaris disapprova le manovre di Goebbels contro la Chiesa e incarica l’avvocato cattolico Josef Müller (1878-1979) di portare a Roma una serie di documenti segretissimi sul tema. A diverse riprese Müller – prima di essere arrestato e internato nel campo di sterminio di Dachau, cui sopravvivrà diventando nel dopoguerra ministro della giustizia della Baviera – porta i documenti segreti a Pio XII (1876-1958), che chiede alla Compagnia di Gesù di studiarli.

Con l’approvazione della segreteria di Stato le indagini sul complotto nazista contro la Chiesa sono affidate al gesuita tedesco Walter Mariaux (1894-1963), che dopo avere animato in Germania l’organizzazione antinazista Pauluskreis è stato prudentemente inviato come missionario in Brasile e in Argentina. Qui come dirigente della Congregazione Mariana esercita la sua influenza su tutta una generazione di laici cattolici, tra cui il noto pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), che frequenta un suo gruppo a San Paolo. Mariaux pubblica nel 1940 a Londra in inglese e nel 1941 a Buenos Aires in spagnolo, con lo pseudonimo di “Testis Fidelis”, due volumi sulla persecuzione anti-cattolica nel Terzo Reich: oltre settecento pagine di documenti commentati, che suscitano una grande emozione in tutto il mondo.

L’espressione “panico morale” è stata coniata dai sociologi solo negli anni 1970 per identificare un allarme sociale creato ad arte amplificando fatti reali ed esagerandone il numero attraverso statistiche folkloriche, nonché “scoprendo” e presentando come “nuovi” avvenimenti in realtà già noti e risalenti nel tempo. Alla base ci sono eventi reali, ma è il loro numero che è sistematicamente distorto. Anche senza avere a disposizione la sociologia moderna, Goebbels risponde all’enciclica Mit brennender Sorge nel 1937 con un’operazione da manuale di creazione di un panico morale.

Come sempre nei panici morali, i fatti non sono totalmente inventati. Prima dell’enciclica vi erano stati in Germania alcuni casi di abusi su minori. Lo stesso Mariaux considera colpevoli un religioso di una scuola di Bad Reichenall, un professore laico, un giardiniere e un bidello condannati nel 1936, rilevando però che la sanzione decisa dal Ministero della Pubblica Istruzione della Baviera – la revoca dell’autorizzazione a gestire istituti scolastici a quattro ordini religiosi – è del tutto sproporzionata e si collega alla volontà del regime di stroncare le scuole cattoliche. Anche sul caso di alcuni francescani di Waldbreitbach, in Renania, Mariaux rimane aperto all’ipotesi di una colpevolezza degli accusati, benché storici successivi non abbiano escluso una montatura nazista.

I casi – pochissimi ma reali – avevano determinato una fermissima reazione dell’episcopato. Il 2 giugno 1936 il vescovo di Münster, il beato Clemens August von Galen (1878-1946) – l’anima della resistenza cattolica al nazismo, beatificato nel 2005 da Benedetto XVI – fa leggere nelle Messe domenicali una dichiarazione dove esprime “il dolore e la tristezza” per gli “abominevoli delitti” che “coprono d’ignominia la nostra Santa Chiesa”. Il 20 agosto 1936 dopo i fatti di Waldbreitbach l’episcopato tedesco pubblica una lettera pastorale collettiva nella quale “condanna severamente” i responsabili e sottolinea la collaborazione della Chiesa con i tribunali dello Stato. Alla fine del 1936 le severe misure prese – a fronte di pochissimi casi, alcuni dei quali dubbi – dai vescovi tedeschi sembrano avere risolto i problemi reali. Sommessamente, i vescovi fanno anche rilevare che fra i maestri delle scuole di Stato e nella stessa organizzazione giovanile del regime, la Hitlerjugend, i casi di condanne per abusi sessuali sono molto più numerosi che nel clero cattolico.

È l’enciclica contro il nazismo di Pio XI che determina la grande campagna del 1937. Mariaux lo prova pubblicando istruzioni dettagliatissime inviate da Goebbels pochi giorni dopo la pubblicazione della Mit brennender Sorge alla GESTAPO, la polizia politica del Terzo Reich, e soprattutto ai giornalisti, invitati a “riscoprire” i casi giudicati nel 1936, e anche episodi più antichi, riproponendoli costantemente all’opinione pubblica. Alla GESTAPO Goebbels ordina di trovare comunque testimoni che accusino un certo numero di sacerdoti, minacciandoli di arresto immediato se non collaborano, anche quando si tratta di bambini. La frase proverbiale “c’è un giudice a Berlino”, che nella tradizione tedesca indica una fiducia nell’indipendenza della magistratura dai potenti di turno, vale però – entro certi limiti – perfino nel Terzo Reich. Dei 325 sacerdoti e religiosi arrestati dopo l’enciclica solo 21 sono condannati. È pressoché certo che fra questi ci siano degli innocenti calunniati. Quasi tutti finiranno nei campi di sterminio, dove molti moriranno.

Il tentativo di squalificare la Chiesa Cattolica su scala internazionale tramite le accuse di immoralità e pedofilia ai sacerdoti, invece, non riuscirà. Grazie al coraggio di Canaris e dei suoi amici e alla persistenza del gesuita detective Mariaux la verità verrà fuori già durante la guerra. La perfidia della campagna di Goebbels susciterà più indignazione dell’eventuale colpevolezza di alcuni religiosi. Il padre di tutti i panici morali in materia di preti pedofili scoppierà in mano agli stessi propagandisti del nazismo che avevano cercato di organizzarlo.

http://www.cesnur.org/2010/mi-goebbels.html

Ma guarda.... gli stessi metodi... interessante la parte finale ....

Pedofilia. Vaticano risponde all’Onu: «Impostazione ideologica, fatti distorti»

vaticano-guardie-svizzereArticolo tratto dalla Radio vaticana - La Santa Sede ha accolto con sorpresa le osservazioni conclusive del Comitato Onu per i diritti del fanciullo presentate oggi a Ginevra, che lanciano dure accuse al Vaticano sulla questione degli abusi su minori commessi da esponenti del clero. L’organismo delle Nazioni Unite afferma che la Santa Sede continuerebbe a violare la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Il Comitato critica il Vaticano anche per le sue posizioni sull’omosessualità, la contraccezione e l’aborto. Sulla reazione della Santa Sede a queste accuse, Sergio Centofanti ha intervistato mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano presso gli Ufficio Onu a Ginevra:

«Il Comitato della Convenzione per i diritti del fanciullo ha rilasciato ufficialmente oggi le sue conclusioni e raccomandazioni per i Paesi che sono stati esaminati durante questa 65.ma sessione e che sono Congo, Germania, Santa Sede, Portogallo, Federazione Russa e Yemen. La prima impressione: bisognerà aspettare, leggere attentamente e analizzare in dettaglio quanto scrivono i membri di questa Commissione. Ma la prima reazione è di sorpresa, perché l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione. Di fatto, il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali. Quindi manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realtà una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati. Questa è semplicemente una questione di fatti, di evidenza, che non possono essere distorti!».

onu-new-yorkCome rispondere in modo preciso alle singole accuse del Comitato Onu?
Non si può in due minuti rispondere certamente a tutte le affermazioni fatte – alcune molto scorrette – nel documento conclusivo del Comitato. La Santa Sede risponderà, perché è un membro, uno Stato parte della Convenzione: l’ha ratificata e intende osservarla nello spirito e nella lettera di questa Convenzione, senza aggiunte ideologiche o imposizioni che esulano dalla Convenzione stessa. Per esempio: la Convenzione sulla protezione dei bambini nel suo preambolo parla della difesa della vita e della protezione dei bambini prima e dopo la nascita; mentre la raccomandazione che viene fatta alla Santa Sede è quella di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto! Certo, quando un bambino è ucciso non ha più diritti! Allora questa mi pare una vera contraddizione con gli obiettivi fondamentali della Convenzione, che è quella di proteggere i bambini. Questo Comitato non ha fatto un buon servizio alle Nazioni Unite, cercando di introdurre e richiedere alla Santa Sede di cambiare il suo insegnamento non negoziabile! Quindi è un po’ triste vedere che il Comitato non ha afferrato fino in fondo la natura e le funzioni della Santa Sede, che pur ha espresso chiaramente al Comitato la sua decisione di portare avanti le richieste della Convenzione sui diritti del fanciullo, ma definendo appunto e proteggendo prima di tutto quei valori fondamentali che rendono la protezione del fanciullo reale ed efficace.
silvano-maria-tomasi
L’Onu aveva detto in un primo tempo che il Vaticano aveva risposto meglio di altri Paesi sulla protezione dei minori: cosa è cambiato?
Nell’introduzione del rapporto conclusivo viene riconosciuta la chiarezza delle risposte provenute; non si è cercato di evitare nessuna richiesta fatta dal Comitato, in base all’evidenza disponibile, e dove non c’era una informazione immediata, ci si è ripromessi di provvederla in futuro, secondo le direttive della Santa Sede, e come fanno tutti i governi. Quindi sembrava un dialogo costruttivo e penso che debba rimanere tale. Perciò, vista l’impressione avuta dal dialogo diretto della delegazione della Santa Sede con il Comitato e il testo delle conclusioni e raccomandazioni, viene la tentazione di dire che probabilmente quel testo era già scritto e che non riflette gli imput e la chiarezza, se non in qualche aggiunta affrettata, di quello che era andato avanti. Perciò dobbiamo, con serenità e in base all’evidenza – perché non abbiamo niente da nascondere! – portare avanti la spiegazione delle posizioni della Santa Sede, rispondere agli interrogativi che ancora rimanessero, in modo che l’obiettivo fondamentale che si vuole perseguire – la protezione dei bambini – possa essere raggiunto. Si parla di 40 milioni di casi di abuso di bambini nel mondo: purtroppo alcuni di questi casi – anche se in proporzioni molte ridotte in confronto a tutto quello che sta avvenendo nel mondo – toccano persone di Chiesa. E la Chiesa ha risposto e reagito e continua a farlo! Dobbiamo insistere su questa politica di trasparenza, di non tolleranza di abusi, perché anche un solo caso di abuso di un bambino, è un caso di troppo!

Quindi, cosa può essere successo?
Probabilmente delle Organizzazioni non governative – che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni – hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica.

http://www.tempi.it/blog/pedofilia-vaticano-risponde-allonu-impostazione-ideologica-fatti-distorti#.UvK1yHkh5T2