30 maggio 2016

San Massimiliano Kolbe e l'Eucaristia



Preparazione all'Eucaristia


Non c'è migliore preparazione alla s. Comunione che offrirla tutta all'Immacolata (facendo ovviamente, da parte nostra, tutto quel che possiamo). Ella preparerà il nostro cuore nel migliore dei modi e potremo esser certi di procurare in tal modo a Gesù la gioia più grande, di manifestarGli il più grande amore. (SK 643)

Tu, DIO infinito ed eterno, mi hai amato da secoli, mi hai chiamato dal nulla all'esistenza. Per mostrarmi da vicino che mi ami, sei sceso dalle più pure delizie del paradiso su questa terra... hai condotto una vita in mezzo alla povertà; ed infine hai voluto essere sospeso tra i tormenti su un turpe patibolo in mezzo a due canaglie.
O DIO d'amore, mi hai redento in questo modo terribile ma generoso! Tu, però, non ti sei accontentato di questo, ma vedendo che sarebbero trascorsi ben 19 secoli dal momento in cui sono state effuse queste dimostrazioni del Tuo amore ed io sarei apparso soltanto ora su questa terra, hai voluto provvedere anche a questo!
Il Tuo Cuore non ha acconsentito a far sì che io mi dovessi nutrire unicamente dei ricordi del Tuo smisurato amore. Sei rimasto su questa misera terra nel santissimo ed oltremodo mirabile Sacramento dell'altare ed ora vieni a me e ti unisci strettamente a me sotto forma di nutrimento... Già ora il Tuo sangue scorre nel sangue mio, la Tua anima, o DIO incarnato, compenetra la mia anima, le dà la forza e la nutre. (SK 1145)
Eucaristia e Beata Vergine di Lourdes
È giunto di nuovo il benedetto mese di febbraio. Benedetto, poiché il giorno 11 noi festeggiamo ogni anno il ricordo dell'apparizione della Vergine Immacolata a LOURDES. Come fare per celebrare in modo degno questo ricordo?
Tutti noi purificheremo in quel giorno le nostre anime e riceveremo nel cuore DIO, che dimora in mezzo a noi nel SS.Sacramento dell'altare. Se poi il giorno 11 febbraio qualcuno non potrà accostarsi alla S. comunione sacramentale, non tralasci la comunione spirituale e, alla prima occasione, procuri di comunicarsi anche sacramentalmente. (SK 1088)
Dall'ultima Cena all'Eucaristia

Il 19 di questo mese le officine rimarranno chiuse, tacerà il lavoro materiale e folle di fedeli e molti curiosi, benché non cattolici, prenderanno parte alla processione annuale del "Corpus Domini". Perché a quale scopo tutto questo?
Accadde a Cafarnao, dove le folle si erano raccolte attorno a Gesù ed Egli aveva detto loro: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane , vivrà in eterno; ed il pane che io darò è la mia carne per la vita delmondo". I giudei chiesero: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?".
Cristo sottolineò solennemente il senso letterale delle sue parole : "In verità, in verità vi dico: Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo ... Chi mangia questo panevivrà in eterno". Questa promessa del Salvatore la udì pure con le proprie orecchie l'apostolo Giovanni e la scrisse nelsuo vangelo (Gv 6,51-60).
Sei mesi più tardi, a Gerusalemme nel cenacolo, gli apostoli si radunarono attorno al Salvatore per mangiare l'agnello pasquale. Fu quella l'ultima cena, il momento della separazione, nella quale appunto il Salvatore aveva deciso diattuare la promessa fatta mezzo anno prima...
E da quel momento il sacrificio della S. Messa prese dimora sulla terra. Inizialmente nei sotterranei delle catacombe e poi in un numero sempre maggiore di chiese.
E il 19 giugno il sacerdote, successore degli apostoli, obbediente al comando dell'Uomo -Dio, ripeterà in sua memoria la commovente scena dell'ultima cena. Il pane diverrà Corpo vivo di Cristo e il vino il suo Sangue santissimo.(SK 1059)
L'Eucaristia ci fa santi
Una sola S. Comunione è sufficiente per farsi santi. Tutto dipende dalle disposizioni interiori, dalla preparazione. Metà della giornata dedicata alla preparazione, l'altra metà al ringraziamento.
Talvolta una Comunione spirituale porta con sé le medesime grazie di quella sacramentale. Nelle difficoltà (ripeti) spesso: "Mio DIO e mio tutto". (SK 968)
Ricevi l'Eucaristia con le disposizioni di Maria
Ricevi Gesù nella S. Comunione e accogli tutto dalle Sue mani, con l'umile disposizione che la SS. Vergine Maria ebbe nel momento dell'Annunciazione: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo quello che mi haidetto" (Lc1, 38).(SK 987/24)
Preparare il cuore ad accogliere l'Eucaristia nel giorno dedicato a Lei.
Si sta avvicinando una festa che è nostra in modo tutto speciale, la festa dell'Immacolata. Come ci dobbiamo preparare ad essa? Come fare per trascorrerla nel modo migliore? Innanzi tutto laveremo la nostra anima nel sacramento della penitenza, per togliere le macchie del peccato: così facendo essa diventerà, almeno un poco, simile all'Immacolata.
Inoltre, supplicheremo l'Immacolata affinché prepari il nostro cuore ad accogliere in modo degno il Suo Divin FiglioGesù, presente, nel santissimo sacramento dell'altare: accostiamoci alla santa comunione in questo giorno dell'Immacolata Concezione, dedicato a Lei.
Dopo la Santa Comunione pregheremo nuovamente L'Immacolata affinché voglia Lei stessa accogliere Gesù nella nostra anima e renderlo così felice come nessuno, mai è riuscito a fare finora. (SK 1234)
L'amore di Gesù per noi l'ha spinto fino alla Croce e al Tabernacolo

L'Immacolata ha suscitato nei nostri cuori l'amore verso se stessa, un amore tale che ci ha spinto a consacrarci totalmente alla Sua causa, cioè, la conquista di un numero sempre maggiore di anime al Suo amore, o più precisamente l'aiuto a tutte le anime per conoscere e amare Lei e avvicinarle, attraverso Lei al Cuore Divino di Gesù, il cui Amore verso di noi lo ha spinto fino alla Croce e al Tabernacolo. (SK 908)

28 maggio 2016

Caro Tony, ma non è che i problemi li hai tu?



Io ero li a Santa Maria Maggiore e abbastanza vicino. Ho ho visto che ci stava un'inginocchiatoio sul quale ci stava inginocchiato qualcuno ma vedendolo di spalle non avevo ben capito chi fosse. Poi ho visto che il qualcuno inginocchiato si è alzato ed è andato a prendere l'Ostensorio per la Benedizione e con tanta sorpresa mi sono accorto che era Papa Francesco...  


27 maggio 2016

Preghiera durante la Santa Messa celebrata da Papa Francesco ieri per la festività del Corpus Domini in San Giovanni in Laterano a Roma


Ci sono luoghi migliori di altri dove adorare Dio?

"... replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità"
Gv 4,19-24

Si dice che in certi luoghi si fanno adorazioni "fantastiche", ma di certo non è che si deve ricorrere ad un tour operator per adorare Dio 

26 maggio 2016

Corpus Domini 2016. Dall'Omelia di Papa Francesco

“Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli, e farli crescere bene! Quanti cristiani, come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati!”



24 maggio 2016

Voi cosa ne direste...

Se un presunto cattolico da del criminale bastardo a Papa Francesco augurandogli di crepare il più presto possibile?

In quanto leggete ci trovate qualcosa di cristiano oppure lo ritenete un caso di possessione diabolica?




Le rivelazioni di sacerdoti esorcisti:

“Il Maligno tenta con il falso zelo e inculca odio verso il Papa, per portare alla disobbedienza ed alla sfiducia nelle promesse di Cristo”


Gesù guida la Barca di Pietro,la Chiesa,e ordina alla tempesta di calmarsi :Gesù insegna agli apostoli a vincere la paura con la FEDE
PADRE RAFFAELE TALMELLI esorcista benedettino :
C’è uno zelo buono che ci impone di “denunciare il male, quando siamo tenuti a farlo” (CCC n.1868); fa parte della virtù della giustizia e segue le vie della giustizia. E’ giusto denunciare il male, ma la giustizia ha le sue vie ben disciplinate e fondate. La giustizia sommaria, invece, è il frutto della cultura del sospetto e del terrorismo psicologico. San Paolo ammoniva: “Ma se vi morderete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri” (Gal 5,15).
La giustizia di piazza non è dunque il metodo insegnato da Cristo che, anzi, ne fu vittima (Gv 19, 1-16).
C’è uno zelo cattivo infatti che non è animato dalla virtù della giustizia, ma dallo SPIRITO DI RIVALITA’ , “come i mercenari, che, ogni grazia che essi ricevono, gli pare aver per debito, e con difetti d’altrui spesse volte vogliono ricoprire il loro” (Santa Caterina da Siena, Lettere) e, come si conviene ai mercanti, segue la via della piazza.
Una delle arti del Maligno per squalificare l’opera di Dio e quella della Chiesa – ricordiamo che CRISTO è lo Sposo mistico della Chiesa– è quella di infamare IL SUO VICARIO IN TERRA, IL PAPA.
In un esorcismo che riporta Domenico Mondrone nel suo libro “A tu per tu col Maligno” (La Roccia, Roma), Satana rivela :
“Ho scatenato nel Suo gregge (la Chiesa) uno spirito di confusione e di rivolta che mai finora ero riuscito di ottenere. Avete quel vostro pecoraro vestito di bianco (il Papa) che tutti i giorni chiacchera, grida, blatera. Ma chi lo ascolta? Io ho tutto il mondo che ascolta i miei ‘messaggi’ e li applaude e li segue….
Oggi il concetto di autorità non funziona più come una volta. Sono riuscito a dargli uno scossone irreparabile. Il mito dell’ubbidienza sta tramontando. Per questa via la Chiesa sarà portata alla polverizzazione.”
Travestito da amore per la Chiesa, il falso zelo finisce con alimentare le file di coloro che scagliano pietre e dilaniano il Corpo mistico di Cristo…..Il Vescovo di Roma riveste il grandissimo ruolo di essere la “Pietra”, la Roccia, il punto fermo su cui è costruita la Chiesa e contro cui si infrangono le potenze degli inferi. CE LO RICORDA SANTA CATERINA DA SIENA :
“MEGLIO CI E’ DI STARE APPOGGIATI ALLA COLONNA FERMA – la quale, se è percossa con molte persecuzioni, non è però rotta – PIUTTOSTO CHE ALLA PAGLIA CHE, SIAMO CERTI,ELLA VIEN MENO E OGNI PICCOLO VENTO LA CACCIA A TERRA ”, scriveva SANTA CATERINA DA SIENA RIFERENDOSI AL PAPA DI ROMA, in quel tempo di massima confusione ecclesiale che fu il grande scisma d’Occidente.
Nella Chiesa c’è sempre stata la certezza che l’autorità del papa sia legata non alla sua personale impeccabilità, ma a quella delle “Chiavi che Dio gli ha date”.
In mezzo agli sconvolgimenti del mondo resta un punto di riferimento, un uomo a cui Dio dona il carisma di non poter insegnare errori in materia di fede e morale.
Non potendo intaccare apertamente l’infallibilità del Papa – sarebbe una manovra troppo evidente – il Maligno ha trovato il modo di entrare nell’ovile senza passare per la porta, ma salendo “da un’altra parte” (Gv 10,1). Ha tentato di insinuare una crepa nella Roccia: l’idea, che poi si trasforma in convinzione, che il papa regnante non sia quello vero.
Storicamente, chi ha coltivato tale idea si è poi stretto attorno a un antipapa. Cominciò il prete romano Ippolito…
Eletto antipapa nel 217, sostenendo che papa Callisto fosse caduto nell’eresia e quindi non potesse essere legittimo.
In seguito nel periodo della “lotta per le investiture” (che contrappose il papato e l’impero nei secoli undicesimo e dodicesimo), con analoghe motivazioni vennero eletti numerosi antipapi sostenuti dalla fazione imperiale…per meri scopi politici.
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento vi furono vari papi rivali.. Dal 1449, grazie a Dio, non ci sono stati più antipapi, ma ha preso vita il bizzarro fenomeno dei “sede vacantisti”: “l’ultimo vero papa sarebbe morto quel dì, e il trono di Pietro è usurpato da un eretico, da un apostata o addirittura da un demone. ”
In nome dello zelo antiereticale, per la “difesa della vera fede”, si è fatto così passare il cammello per la “cruna dell’ago”.
Ebbene, molti “messaggi” di pseudoveggenti del web – con suadente linguaggio mascherato a difesa dell’ortodossia cattolica – vanno a minare la stabilità del primato di Pietro: la Beata Vergine, o qualche altra creatura celeste, piange perché Roma o “il Papa o i vertici della chiesa” hanno abbandonato la vera fede, e ora Satana dirige la Chiesa. In altre parole, il papa e i vescovi in comunione con lui non sono più infallibili e stanno insegnando eresie o, peggio, sono caduti nella apostasia. Da quel momento i fedeli sono quindi autorizzati a non fidarsi né dei vescovi né del papa; e l’azione di DISPERSIONE COMINCIA….
Compaiono così le liste dei vescovi (soprattutto cardinali) sospettati di appartenere all’organizzazione sovversiva che complotta contro la “vera Chiesa”; compare l’elenco delle eresie di cui si sarebbe macchiato il Pontefice.
COMPAIONO I VEGGENTI – quelli non mancano mai e guarda caso,si scopre poi che molti sono “medium” quindi praticano spiritismo!,altro che fede cattolica; oppure si scopre che certe rivelazioni private vengono tenute più in considerazione dell’Unica Vera Rivelazione Pubblica a cui sono sottomesse,cioè la Parola di Dio – cotali veggenti,dicevamo, a nome della Madonna o di Gesù, (che si presentano per niente misericordiosi,ma come veri dittatori minacciosi) guidano il gregge disperso finché non giunge la ‘divina legittimazione’ di abbandonare scismaticamente la Chiesa reale.
In tempi recenti, le false versioni del terzo segreto di Fatima e il Segreto di Melania sono stati utilizzati per alimentare filoni apocalittici di carattere scismatico.
Emblematica in tal senso è l’esistenza di alcune frange o sette tradizionaliste sul presunto occultamento del “vero terzo segreto di Fatima”. Che sarebbe stato operato dagli ultimi papi, allo scopo di nascondere la loro demoniaca identità di “Anticristi sul trono di Pietro”.
Benché, in prospettiva, le posizioni deliranti siano facilmente riconoscibili, numerosi fedeli sono caduti nella trappola.
Fra le tante, per il legame con il presunto terzo segreto, meritano di essere ricordate la false apparizioni avvenute a Bayside, un quartiere di New York. La “veggente”, Veronica Lueken, (dal 1968 fino alla morte avvenuta nel 1995) dichiarò di ricevere messaggi da santa Teresa di Lisieux e dalla Madonna.
Nonostante i pronunciamenti dei vescovi di Brooklyn (1975 e 1986) in cui si avvertono i fedeli che “le presunte visioni di Bayside sono assolutamente destituite di autenticità e i ‘messaggi’ contengono affermazioni contrarie agli insegnamenti della Chiesa cattolica che minano la legittima autorità di vescovi e concili, instillando dubbi nelle menti dei fedeli”, attorno a Veronica si strutturarono un centinaio di gruppi di “rosarianti”…
Naturalmente Veronica sosteneva di detenere il terzo segreto di Fatima e di essere un’anima “vittima ” per il bene della Chiesa. Nel 1975 la Madonna avrebbe rivelato a Veronica che tre anni prima un gruppo di cardinali aveva avvelenato Paolo VI e insediato al suo posto un impostore, un “agente di Satana”; il terribile contenuto del segreto era proprio questo: Satana guida la Chiesa….
Si narra che anche a fine Ottocento – quando Leone XIII adottò un atteggiamento più dialogante con il neonato Stato italiano e scrisse le encicliche sociali – una banda di fedeli armati fosse partita dalla Francia con l’intenzione di liberare il vero Papa Leone XIII, imprigionato nelle segrete del Vaticano!!!
Contro corrente, il terzo segreto ispira anche l’ “Opera cenacolo familiare”, fondata da don Salvatore Paparo nel 1946: il messaggio di Fatima inaugura l’”età del cristianesimo”, il trionfo della Chiesa cattolica in cui “vescovi sposati e preti sposati saranno un fulgido esempio per le altre famiglie cristiane”…ENNESIMA ERESIA, ennesimo falso veggente, che interpreta come gli pare il vero messaggio della Madonna a Fatima, come fanno oggi giornalisti che rigirano le vere parole del Papa come più gli aggrada, e tanti disinformati traggono conclusioni affrettate dai titoloni dei giornali, invece di leggere per intero i veri discorsi del Papa sui siti della Santa Sede.
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POSSIAMO CAPIRE COME QUI NON SIA IN GIOCO SOLO L’AUTORITA’ DEL PONTEFICE, MA LA PAROLA DEL SIGNORE GESU’ : “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa”. Mt 16,13-20.
LA BARCA DI PIETRO
Nel Vangelo di Matteo, abbiamo due situazioni iconografiche in qualche modo speculari. In entrambe, la barca di Pietro è nel mare in gran tempesta, ricoperta dalle onde. Nella prima icona, finché Pietro tiene lo sguardo fisso su Gesù, riesce a camminare sulle acque ma, appena si concentra sulla tempesta, comincia ad affondare. Distogliere lo sguardo da Gesù provoca il dramma.
(Mt 14, 24-32).
Gli Apostoli finché tengono lo sguardo verso la tempesta sono sommersi dalle onde ma, appena si rivolgono a Gesù, si fa una grande bonaccia. Dirigere lo sguardo verso Gesù risolve il dramma.
“Ed ecco, scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ma Egli dormiva. Allora accostatisi a Lui lo svegliarono, dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”. Ed Egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?”. Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia” (Mt 8,24-26).
Con il linguaggio essenziale, l’evangelista ci fa ben comprendere che E’ LA POCA FEDE A RENDERCI SEMPRE PIU’ VITTIME DEL MARE DI PROBLEMI CHE INONDA LA VITA; finché l’attenzione resta polarizzata sugli eventi negativi, sull’infinita analisi del problema, ne siamo sommersi.
Noi siamo chiamati a credere che Gesù ha già vinto.
GESU’ E’ GIA’ VINCITORE ASSOLUTO. Anche la Madre è venuta a dirci che il suo Cuore Immacolato trionferà. Se ne siamo davvero convinti, allora dobbiamo collaborare con la vittoria di Dio cooperando con la grazia che Lui ci manda. Bisogna cambiare ottica: anziché investigare perennemente sul problema e analizzare tutte le sfumature, dobbiamo cercare le tracce della Sua vittoria e attaccarci a quelle. Anche se talora la barca è in mezzo alla tempesta, con vento forte e contrario, non bisogna aver paura: Lui ha già vinto. Ma è solo con gli occhi della fede che vediamo la Sua vittoria. Con gli occhi della fede riusciamo a scorgere quale sia la Sua grazia in mezzo al grande problema, quali siano i piccoli segnali della Sua vittoria … Probabilmente, la migliore soluzione prospettata dagli Apostoli sarebbe stata l’aver un secchio in più con cui svuotare la barca; ma capiamo bene che, buttato fuori il primo secchio d’acqua, sarebbe arrivata una nuova onda e poi un’altra e un’altra ancora.
La vera grazia, invece, era Gesù lì con loro, anche se stava dormendo. Avere Gesù “inerte” sulla barca poteva sembrare una piccola cosa, ma è solo quando Lo hanno guardato con gli occhi della fede che Lo hanno svegliato: anziché guardare verso la tempesta hanno guardato a Lui, e Lui ha risolto il problema.
Talora, ai nostri occhi, la grazia può sembrare piccola cosa rispetto alla grandezza del problema; ma se noi cooperiamo con essa, pian piano essa cresce in noi fino a superare il problema.
A Paolo, tribolato da ogni parte e schiaffeggiato da Satana, il Signore disse: “Ti basta la mia grazia” (2 Cor 12,9).
Nutrendoci ogni giorno della grazia che Dio ci manda, col tempo finiamo per essere trasformati dalla grazia stessa, una trasformazione così profonda che la nostra volontà si troverà tutta orientata a desiderare quello che Dio vuole.
“Sentiamo che Benedetto XVI – Papa Francesco ai cardinali il 15 marzo 2015 – ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario”.
Ma la luce della fede non si è spenta, anzi! Il LUMEN FIDEI ha continuato a brillare, nelle mani di Papa Francesco.
La vera Tradizione si era trasmessa in modo unico nella storia della Chiesa, con una consegna viva e visibile a tutti, persino concretizzata in una lettera enciclica scritta a quattro mani.
“Il successore di Pietro, ieri, oggi e domani – Lumen fidei n.7 –, è infatti sempre chiamato a ‘confermare i fratelli’ in quell’incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo”.
L’OMBRA DEL DIAVOLO NON HA OSCURATO LA BARCA DI PIETRO : “Guardate a Lui e sarete raggianti” (Sal 34).

E il Risorto, ora con voce tremula, ora con voce più vigorosa, continua ad annunciare ad ogni uomo e in ogni tempo: Coraggio! Non cedete al pessimismo di chi vi fa credere che la mia Sposa è vecchia e moribonda. La Chiesa è sempre giovane! Non lasciatevi rubare la speranza.
Non abbiate paura! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente.
Ero morto, ma ora Vivo per sempre e ho Potere sopra la morte e sopra gli inferi (Ap 1,17-18).
FONTE: capitolo 10 del volume Il Diavolo ed. Mondadori di PADRE RAFFAELE TALMELLI, esorcista, benedettino, dottore in psicologia della comunicazione.

22 maggio 2016

«Io credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore Del cielo e della terra»

IL PADRE

I. «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»

232 I cristiani vengono battezzati « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo »(Mt 28,19). Prima rispondono: « Credo » alla triplice domanda con cui ad essi si chiede di confessare la loro fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito: « Fides omnium christianorum in Trinitate consistit – La fede di tutti i cristiani si fonda sulla Trinità ». 276

233 I cristiani sono battezzati « nel nome » – e non « nei nomi » – del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 277 infatti non vi è che un solo Dio, il Padre onnipotente e il Figlio suo unigenito e lo Spirito Santo: la Santissima Trinità.

234 Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento fondamentale ed essenziale nella « gerarchia delle verità » di fede. 278 «Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato ».279

235 In questo paragrafo, si esporrà in breve in qual modo è stato rivelato il mistero della Beata Trinità (I), come la Chiesa ha formulato la dottrina della fede in questo mistero (II), e infine, come, attraverso le missioni divine del Figlio e dello Spirito Santo, Dio Padre realizza il suo « benevolo disegno » di creazione, redenzione e santificazione (III).

236 I Padri della Chiesa fanno una distinzione tra la "Theologia" e l'"Oikonomia", designando con il primo termine il mistero della vita intima del Dio-Trinità, e con il secondo tutte le opere di Dio, con le quali egli si rivela e comunica la sua vita. Attraverso l'Economia ci è rivelata la Teologia; ma, inversamente, è la Teologia che illumina tutta l'Economia. Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e, inversamente, il mistero del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue opere. Avviene così, analogicamente, tra le persone umane. La persona si mostra attraverso le sue azioni, e, quanto più conosciamo una persona, tanto più comprendiamo le sue azioni.

237 La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei « misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati ». 280 Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell'opera della creazione e nella sua rivelazione lungo il corso dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d'Israele, prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo.

II. La rivelazione di Dio come Trinità

Il Padre rivelato dal Figlio

238 In molte religioni Dio viene invocato come « Padre ». Spesso la divinità è considerata come « padre degli dèi e degli uomini ». Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo. 281 Ancor più Dio è Padre in forza dell'Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele, suo « figlio primogenito » (Es 4,22). È anche chiamato Padre del re d'Israele.282 In modo particolarissimo egli è « il Padre dei poveri », dell'orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezione amorosa. 283

239 Chiamando Dio con il nome di « Padre », il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della maternità, 284 che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane, 285 pur essendone l'origine e il modello:286 nessuno è padre quanto Dio.

240 Gesù ha rivelato che Dio è « Padre » in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,27).

241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come « il Verbo » che « in principio [...] era presso Dio e il Verbo era Dio » (Gv 1,1), come colui che « è immagine del Dio invisibile » (Col 1,15) e « irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza » (Eb 1,3).

242 Sulla loro scia, seguendo la Tradizione apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è « consostanziale al Padre », 287 cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato « il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre ». 288

Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito

243 Prima della sua pasqua, Gesù annunzia l'invio di un « altro Paraclito » (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione, 289 che già aveva « parlato per mezzo dei profeti»,290 dimorerà presso i discepoli e sarà in loro, 291 per insegnare loro ogni cosa 292e guidarli « alla verità tutta intera » (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.

244 L'origine eterna dello Spirito si rivela nella sua missione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno al Padre. 293 L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù 294 rivela in pienezza il mistero della Santissima Trinità.

245 La fede apostolica riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: crediamo « nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre ». 295 Così la Chiesa riconosce il Padre come « la fonte e l'origine di tutta la divinità ». 296 L'origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del Figlio: « Lo Spirito Santo, che è la terza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura. [...] Tuttavia, non si dice che egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio ». 297 Il Credo del Concilio di Costantinopoli della Chiesa confessa: « Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ». 298

246 La tradizione latina del Credo confessa che lo Spirito « procede dal Padre e dal Figlio[Filioque] ». Il Concilio di Firenze, nel 1439, esplicita: « Lo Spirito Santo ha la sua essenza e il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio e [...] procede eternamente dall'uno e dall'altro come da un solo principio e per una sola spirazione [...]. E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anche questo procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio, lo riceve dall'eternità dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso ». 299

247 L'affermazione del Filioque mancava nel Simbolo confessato a Costantinopoli nel 381. Ma, sulla base di un'antica tradizione latina e alessandrina, il Papa san Leone l'aveva già dogmaticamente confessata nel 447, 300 prima che Roma conoscesse e ricevesse, nel 451, durante il Concilio di Calcedonia, il Simbolo del 381. L'uso di questa formula nel Credo è entrato a poco a poco nella liturgia latina (tra i secoli VIII e XI). L'introduzione della parola Filioque nel Simbolo niceno-costantinopolitano da parte della liturgia latina costituisce tuttavia, ancora oggi, un punto di divergenza con le Chiese ortodosse.

248 La tradizione orientale mette innanzi tutto in rilievo che il Padre, in rapporto allo Spirito, è l'origine prima. Confessando che lo Spirito « procede dal Padre » (Gv 15,26), afferma che lo Spirito procede dal Padre attraverso il Figlio. 301 La tradizione occidentale dà maggior risalto alla comunione consostanziale tra il Padre e il Figlio affermando che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio (Filioque). Lo dice « lecitamente e ragionevolmente »; 302infatti l'ordine eterno delle Persone divine nella loro comunione consostanziale implica che il Padre sia l'origine prima dello Spirito in quanto « principio senza principio », 303 ma pure che, in quanto Padre del Figlio unigenito, egli con lui sia « l'unico principio dal quale procede lo Spirito Santo ». 304 Questa legittima complementarità, se non viene inasprita, non scalfisce l'identità della fede nella realtà del medesimo mistero confessato.

III. La Santissima Trinità nella dottrina della fede

La formazione del dogma trinitario

249 La verità rivelata della Santissima Trinità è stata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione nella regola della fede battesimale, formulata nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono già negli scritti apostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso nella liturgia eucaristica: « La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi » (2 Cor 13,13). 305

250 Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato di formulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondire la propria intelligenza della fede, sia per difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa l'opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.

251 Per la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a nozioni di origine filosofica: « sostanza », « persona » o « ipostasi », « relazione », ecc. Così facendo, non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significare anche un mistero inesprimibile, « infinitamente al di là di tutto ciò che possiamo concepire a misura d'uomo ». 306

252 La Chiesa adopera il termine « sostanza » (reso talvolta anche con « essenza » o « natura ») per designare l'Essere divino nella sua unità, il termine « persona » o « ipostasi » per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine « relazione » per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une alle altre.

Il dogma della Santissima Trinità

253 La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: « la Trinità consostanziale ». 307 Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: « Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura ». 308 « Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina ». 309

254 Le Persone divine sono realmente distinte tra loro. « Dio è unico ma non solitario ». 310«Padre», «Figlio» e «Spirito Santo» non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: « Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio ». 311 Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: « È il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede ». 312 L'Unità divina è Trina.

255 Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: « Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza ». 313Infatti « tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione ». 314 « Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio ». 315

256 Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche « il Teologo », consegna questa sintesi della fede trinitaria:
« Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa [...]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone considerate insieme [...]. Ho appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia... ». 316
IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie

257 « O lux, beata Trinitas et principalis Unitas – O luce, Trinità beata e originaria Unità! ».317 Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuole comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della « sua benevolenza » (Ef 1,9), disegno che ha concepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, « predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo » (Ef 1,5), cioè « ad essere conformi all'immagine del Figlio suo » (Rm 8,29), in forza dello « Spirito da figli adottivi » (Rm 8,15). Questo progetto è una « grazia che ci è stata data... fin dall'eternità » (2 Tm 1,9) e che ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega nell'opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa. 318

258 Tutta l'Economia divina è l'opera comune delle tre Persone divine. Infatti, la Trinità, come ha una sola e medesima natura, così ha una sola e medesima operazione. 319 « Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre principi della creazione, ma un solo principio ». 320Tuttavia, ogni Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale proprietà. Così la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento 321 professa: « Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose ». 322 Le missioni divine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo sono quelle che particolarmente manifestano le proprietà delle Persone divine.

259 Tutta l'economia divina, opera comune e insieme personale, fa conoscere tanto la proprietà delle Persone divine, quanto la loro unica natura. Parimenti, tutta la vita cristiana è comunione con ognuna delle Persone divine, senza in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira323 e perché lo Spirito lo guida. 324

260 Il fine ultimo dell'intera economia divina è che tutte le creature entrino nell'unità perfetta della Beatissima Trinità. 325 Ma fin d'ora siamo chiamati ad essere abitati dalla Santissima Trinità. Dice infatti il Signore: « Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui » (Gv 14,23):
« O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice ». 326
In sintesi

261 Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può darcene la conoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo.


262 L'incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consostanziale al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.


263 La missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel nome del Figlio 327 e che il Figlio manda « dal Padre » (Gv 15,26), rivela che egli è con loro lo stesso unico Dio. « Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ». 328

264 « Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione ». 329

265 Attraverso la grazia del Battesimo « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), siamo chiamati ad aver parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù nell'oscurità della fede, e, oltre la morte, nella luce eterna. 330


266 « La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell'Unità, senza confusione di Persone né separazione della sostanza: altra infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà ». 331

267 Inseparabili nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell'unica operazione divina ogni Persona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo.


(276) San Cesario d'Arles, Expositio vel traditio Symboli (sermo 9): CCL 103, 47.
(277) Cf Papa Vigilio, Professione di fede (552): DS 415.
(278) Cf Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 43: AAS 64 (1972) 123.
(279) Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 47: AAS 64 (1972) 125.
(280) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 4: DS 3015.
(281) Cf Dt 32,6; Ml 2,10.
(282) Cf 2 Sam 7,14.
(283) Cf Sal 68,6.
(284) Cf Is 66,13; Sal 131,2.
(285) Cf Sal 27,10.
(286) Cf Ef 3,14-15; Is 49,15.
(287) Simbolo di Nicea: DS 125.
(288) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(289) Cf Gn 1,2.
(290) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(291) Cf Gv 14,17.
(292) Cf Gv 14,26.
(293) Cf Gv 14,26; 15,26; 16,14.
(294) Cf Gv 7,39.
(295) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(296) Concilio di Toledo VI (anno 638), De Trinitate et de Filio Dei Redemptore incarnato: DS 490.
(297) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum: DS 527.
(298) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(299) Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1300-1301.
(300) Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 284.
(301) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 2: AAS 58 (1966) 948.
(302) Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis (anno 1439): DS 1302.
(303) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis (anno 1442): DS 1331.
(304) Concilio di Lione II, Constitutio de Summa Trinitate et fide catholica (1274): DS 850.
(305) Cf 1 Cor 12,4-6; Ef 4,4-6.
(306) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 9: AAS 60 (1968) 437.
(307) Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismi de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(308) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum: DS 530.
(309) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap. 2, De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(310) Fides Damasi: DS 71.
(311) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum: DS 530.
(312) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap. 2, De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(313) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum: DS 528.
(314) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis (anno 1442): DS 1330.
(315) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis (1442): DS 1331.
(316) San Gregorio Nazianzeno, Oratio, 40, 41: SC 358, 292-294 (PG 36, 417).
(317) Inno ai Secondi Vespri della Domenica, Settimane 2 e 4: Liturgia Horarum, editio typica altera, v. 3 (Libreria Editrice Vaticana 1986) p. 736 e 997; v. 4 (Libreria Editrice Vaticana 1987) p. 686 e 947.
(318) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 2-9: AAS 58 (1966) 948-958.
(319) Cf Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismi de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(320) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis (1442): DS 1331.
(321) Cf 1 Cor 8,6.

E anche in questi nostri giorni....

"È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori."
(Lc 7,14)

20 maggio 2016

Marco Pannella il 22 aprile scorso ha scritto a papa Francesco:

«IL TUO VANGELO, QUELLO DEGLI ULTIMI, È QUELLO CHE IO AMO»

Il leader radicale e il protagonista dei diritti civili in Italia aveva scritto a papa Francesco il 22 aprile scorso. Gli restava da vivere meno di un mese. Nella sua casa vicino alla fontana di Trevi aveva seguito in televisione pochi giorni prima la visita del papa a Lesbo e i suoi incontri con i rifugiati accolti sull'isola greca. In fondo alla lettera, un post scriptum: «Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene».

Caro Papa Francesco, ti scrivo dalla mia stanza all'ultimo piano - vicino al cielo - per dirti che in realtà ti stavo vicino a Lesbo quando abbracciavi la carne martoriata di quelle donne, di quei bambini, e di quegli uomini che nessuno vuole accogliere in Europa. Questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere accanto agli ultimi, quelli che tutti scartano». 

Sono le prime righe della lettera che Marco Pannella aveva scritto a papa Francesco il 22 aprile scorso. A Pannella restava da vivere meno di un mese. Nella sua casa vicino alla fontana di Trevi, il vecchio e malato leader radicale aveva seguito in televisione pochi giorni prima la visita del papa a Lesbo e i suoi incontri con i rifugiati accolti sull'isola greca. Era rimasto colpito. Si era commosso. Ci ha riflettuto pochi giorni, poi ha deciso di scrivere a Francesco. La lettera è scritta a mano, con una penna blu, le righe leggermente inclinate verso l'alto, a destra. Alla fine i saluti sono scritti in maiuscolo:

TI VOGLIO BENE DAVVERO TUO MARCO.

In fondo alla pagina avanza un po' di spazio per un post scriptum:

«Ho preso in mano la croce che portava mons. Romero, e non riesco a staccarmene». 

La croce di Romero oggi la porta attorno al collo monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. E' stato lui a spiegare a Pannella l'origine di quella croce. «Marco mi ha chiesto di indossarla, non voleva più staccarsene. E alla fine, quando prima di andare via me la sono ripresa, dentro di me ho sentito un po' di rimorso per avergliela tolta».

La lettera di Pannella è stata portata al papa da monsignor Paglia. Il 2 maggio, giorno del compleanno di Pannella, Francesco gli ha mandato in regalo il suo libro sulla Misericordia e una medaglia. Paglia conosce e frequenta Pannella dai primi Anni Novanta. Nelle ultime settimane si sono visti più spesso. «A marzo ero alla Casa del Divin Maestro di Ariccia con il Papa e gli altri prelati della Curia durante gli esercizi spirituali di Quaresima», racconta Paglia, «quando ho ricevuto una telefonata di Pannella. Voleva vedermi. Ho informato il Papa e lui mi ha detto: "Vai di corsa"».

Continua monsignor Paglia: «Prendo la macchina e lo raggiungo. Lui stava a letto un po' rattristato, ci siamo abbracciati e poi abbiamo cominciato una delle nostre lunghe chiacchierate». Pochi giorni fa l'ultima telefonata, ma Pannella, ormai sopraffatto dai dolori, non poteva più rispondere. «Mentre parlavo con Matteo Angioli sentivo in sottofondo i suoi lamenti», dice Paglia, «il mio amico Marco aveva ormai finito di combattere la sua battaglia».

Famiglia Cristiana


19 maggio 2016

Papa Francesco intervistato dalla «Croix»: Quale cristianesimo per l’Europa

Nuova intervista del Pontefice che affronta con il pubblico d’Oltralpe temi di stretta attualità: dal terrorismo islamico ai migranti; dalla laicità francese alla crisi vocazionale e gli scandali di pedofilia; dal caso Barbarin ai rapporti con i lefebvriani

Migranti, islam, laicità, la Francia, i missionari, gli abusi, l’ipotesi di una reintegrazione dei lefebvriani nella Chiesa, la famiglia sono i principali temi trattati nell’intervista, il 9 maggio, del quotidiano francese «la Croix» a Papa Francesco.
Nei suoi discorsi sull’Europa, lei ricorda le “radici” cristiane del continente, senza però mai qualificarle come cristiane. Definisce piuttosto “l’identità europea” come “dinamica e multiculturale”. Secondo lei, l’espressione “radici cristiane” è inappropriata per l’Europa?
Bisogna parlare di radici al plurale perché ce ne sono tante. In tal senso, quando sento parlare delle radici cristiane dell’Europa, a volte temo il tono, che può essere trionfalista o vendicativo. Allora diventa colonialismo. Giovanni Paolo ii ne parlava con un tono tranquillo. L’Europa, sì, ha radici cristiane. Il cristianesimo ha il dovere di annaffiarle, ma in uno spirito di servizio come per la lavanda dei piedi. Il dovere del cristianesimo per l’Europa è il servizio. Erich Przywara, grande maestro di Romano Guardini e di Hans Urs von Balthasar, ce lo insegna: l’apporto del cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi, ossia il servizio e il dono della vita. Non deve essere un apporto colonialista.
Lei il 16 aprile ha compiuto un gesto forte portando con sé da Lesbo a Roma alcuni rifugiati. Ma l’Europa può accogliere tanti migranti?
È una domanda giusta e responsabile perché non si possono spalancare le porte in modo irrazionale. Ma la domanda di fondo che bisogna porsi è perché ci sono tanti migranti oggi. Quando sono andato a Lampedusa, tre anni fa, questo fenomeno cominciava già. Il problema iniziale sono le guerre in Medio Oriente e in Africa e il sottosviluppo del continente africano, che provoca la fame. Se ci sono guerre è perché ci sono fabbricanti d’armi — il che si può giustificare per la difesa — e soprattutto trafficanti di armi. Se c’è tanta disoccupazione è per la mancanza d’investimenti che possono creare del lavoro, di cui l’Africa ha tanto bisogno. Ciò solleva in senso più ampio la domanda su un sistema economico mondiale caduto nell’idolatria del denaro. Più dell’80 per cento delle ricchezze dell’umanità sono in mano a circa il 16 per cento della popolazione. Un mercato completamente libero non funziona. Il mercato di per sé è una cosa buona ma gli occorre, come punto di appoggio, una parte terza, lo Stato, per controllarlo ed equilibrarlo. È ciò che chiamiamo economia sociale di mercato. Ritorniamo ai migranti. L’accoglienza peggiore è di ghettizzarli quando al contrario occorre integrarli. A Bruxelles i terroristi erano belgi, figli di migranti, ma venivano da un ghetto. A Londra, il nuovo sindaco ha prestato giuramento in una cattedrale e senza dubbio sarà ricevuto dalla regina. Ciò mostra all’Europa l’importanza di ritrovare la sua capacità d’integrare. Penso a Gregorio Magno che ha negoziato con quanti venivano chiamati barbari, che si sono poi integrati. Questa integrazione è oggi tanto più necessaria in quanto l’Europa sta vivendo un grave problema di denatalità, a causa di una ricerca egoistica del benessere. Si crea un vuoto demografico. In Francia tuttavia, grazie alle politiche familiari, questa tendenza è attenuata.
Il timore di accogliere migranti è alimentato in parte dal timore dell’islam. Secondo lei, la paura che questa religione suscita in Europa è giustificata?
Non credo che oggi ci sia una paura dell’islam in quanto tale, ma di Daesh e della sua guerra di conquista, tratta in parte dall’islam. L’idea di conquista è inerente all’anima dell’islam, è vero. Ma si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni. Dinanzi all’attuale terrorismo islamico, converrebbe interrogarsi sul modo in cui è stato esportato un modello di democrazia troppo occidentale in Paesi in cui c’era un potere forte, come in Iraq. O in Libia, dalla struttura tribale. Non si può avanzare senza tener conto di quella cultura. Come ha detto un libico un po’ di tempo fa: «Un tempo avevamo Gheddafi, ora ne abbiamo cinquanta!». In linea di principio, la convivenza tra cristiani e musulmani è possibile. Io vengo da un Paese in cui convivono in buona familiarità. I musulmani vi venerano la Vergine Maria e san Giorgio. Mi è stato detto che in un Paese dell’Africa per il giubileo della Misericordia, i musulmani fanno a lungo la fila davanti alla cattedrale per varcare la porta santa e pregare la Vergine Maria. Nella Repubblica Centrafricana, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme e oggi devono reimparare a farlo. Anche il Libano mostra che ciò è possibile.
L’importanza dell’islam oggi in Francia, come l’ancoraggio storico cristiano del Paese, sollevano domande ricorrenti sul posto delle religioni nello spazio pubblico. Qual è, secondo lei, una buona laicità?
Uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male. Ciò va contro la storia. Credo che una laicità accompagnata da una solida legge che garantisca la libertà religiosa offra un quadro per andare avanti. Noi siamo tutti uguali, come figli di Dio o con la nostra dignità di persone. Ma ognuno deve avere la libertà di esteriorizzare la propria fede. Se una donna musulmana vuole portare il velo, deve poterlo fare. Lo stesso se un cattolico vuole portare una croce. Si deve poter professare la propria fede non accanto, ma in seno alla cultura. La piccola critica che rivolgerei alla Francia a tale riguardo è di esagerare la laicità. Ciò deriva da un modo di considerare le religioni come una sottocultura e non come un cultura a pieno titolo. Temo che questo approccio, che si comprende come eredità dell’illuminismo, persista ancora. La Francia dovrebbe fare un passo avanti a tale proposito per accettare che l’apertura alla trascendenza è un diritto per tutti.
In questo contesto laico, i cattolici come dovrebbero difendere le loro preoccupazioni su temi sociali quali l’eutanasia o il matrimonio tra persone dello stesso sesso?
È in Parlamento che bisogna discutere, argomentare, spiegare, ragionare. Così cresce una società. Una volta che la legge viene votata, lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica deve essere presente l’obiezione di coscienza, perché è un diritto umano. Incluso per un funzionario del governo, che è una persona umana. Lo Stato deve anche rispettare le critiche. Questa è una vera laicità. Non si possono spazzar via gli argomenti dei cattolici dicendo loro: «Parlate come un prete». No, essi si fondano sul pensiero cristiano, che la Francia ha così notevolmente sviluppato.
Che cosa rappresenta la Francia per lei?
La figlia maggiore della Chiesa... ma non la più fedele [ride]. Negli anni Cinquanta si diceva anche: “Francia, Paese di missione”. In tal senso, è una periferia da evangelizzare. Ma bisogna essere giusti con la Francia. La Chiesa possiede lì una capacità creatrice. La Francia è anche una terra di grandi santi, di grandi pensatori: Jean Guitton, Maurice Blondel, Emmanuel Lévinas (che non era cattolico), Jacques Maritain. Penso anche alla profondità della letteratura. Apprezzo pure il modo in cui la cultura francese ha impregnato la spiritualità gesuita rispetto alla corrente spagnola, più ascetica. La corrente francese, iniziata con Pierre Favre, pur insistendo sempre sul discernimento dello spirito, dà un altro sapore. Con i grandi padri spirituali francesi: Louis Lallemant, Jean-Pierre de Caussade. E con i grandi teologi francesi, che hanno aiutato tanto la Compagnia di Gesù: Henri de Lubac e Michel de Certeau. Questi ultimi due mi piacciono molto; due gesuiti che sono creativi. Insomma, ecco ciò che mi affascina della Francia. Da un lato questa laicità esagerata, eredità della Rivoluzione francese, e dall’altro tanti grandi santi.
Qual è quello o quella che preferisce?
Santa Teresa di Lisieux.
Lei ha promesso di venire in Francia. Quando sarà possibile un tale viaggio?
Ho ricevuto da poco una lettera d’invito del presidente François Hollande. Anche la conferenza episcopale mi ha invitato. Non so quando avrà luogo questo viaggio, perché il prossimo sarà un anno elettorale in Francia e, in generale, la prassi della Santa Sede è di non compiere visite in quel periodo. Lo scorso anno si è cominciato a formulare ipotesi su un simile viaggio, con una sosta a Parigi e nella sua periferia, a Lourdes e in una città in cui nessun Papa si è ancora recato, Marsiglia per esempio, che rappresenta una porta aperta sul mondo.

La Chiesa in Francia vive una grave crisi di vocazioni sacerdotali. Come fare oggi con così pochi preti ?
La Corea offre un esempio storico. Questo Paese è stato evangelizzato da missionari venuti dalla Cina che poi sono andati via. Quindi, per due secoli, la Corea è stata evangelizzata da laici. È una terra di santi e di martiri con una Chiesa forte oggi. Per evangelizzare non c’è necessariamente bisogno di preti. Il battesimo dà la forza per evangelizzare. E lo Spirito Santo, ricevuto nel battesimo, spinge a uscire, a portare il messaggio cristiano, con coraggio e pazienza. È lo Spirito santo il protagonista di ciò che la Chiesa fa, il suo motore. Troppi cristiani l’ignorano. Al contrario, un pericolo per la Chiesa è il clericalismo. È un peccato che si commette in due, come il tango! I sacerdoti vogliono clericalizzare i laici e i laici chiedono di essere clericalizzati, per comodità. A Buenos Aires, ho conosciuto molti bravi preti che, vedendo un laico capace, esclamavano subito: “Facciamone un diacono!”. No, bisogna lasciarlo laico. Il clericalismo è importante soprattutto in America latina. Se la pietà popolare è forte lì è proprio perché è l’unica iniziativa dei laici a non essere clericale. Ed è incompresa dal clero.

La Chiesa in Francia, in particolare a Lione, è attualmente colpita da scandali di pedofilia che riguardano il passato. Che cosa deve fare davanti a questa situazione?
È vero che non è facile giudicare i fatti dopo decenni, in un altro contesto. La realtà non è sempre chiara. Ma per la Chiesa, in questo ambito, non ci può essere prescrizione. Attraverso questi abusi, un prete che ha il compito di guidare un bambino verso Dio lo distrugge. Dissemina il male, il risentimento, il dolore. Come ha detto Benedetto XVI, ci deve essere tolleranza zero. In base agli elementi di cui dispongo, credo che a Lione, il cardinale Barbarin abbia adottato le misure necessarie, abbia preso bene in mano la situazione. È un coraggioso, un creativo, un missionario. Ora noi dobbiamo attendere il prosieguo del procedimento davanti alla giustizia civile.
Il cardinale Barbarin non deve dunque dimettersi?
No, sarebbe un controsenso, un’i mprudenza. Si vedrà dopo la conclusione del processo. Ma ora sarebbe dichiararsi colp evole.
Lei ha ricevuto, lo scorso 1° aprile, monsignor Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X. È di nuovo ipotizzabile la reintegrazione dei lefebvriani nella Chiesa?



A Buenos Aires ho sempre parlato con loro. Mi salutavano, mi chiedevano una benedizione in ginocchio. Si dicono cattolici. Amano la Chiesa. Monsignor Fellay è un uomo con cui si può dialogare. Non è così per altri elementi un po’ strani, come monsignor Williamson, o altri che si sono radicalizzati. Penso, come avevo detto in Argentina, che siano cattolici in camminoverso la piena comunione. In questo anno della Misericordia mi è parso di dover autorizzare i loro confessori a perdonare il peccato di aborto. Mi hanno ringraziato per questo gesto. Prima, Benedetto XVI, che rispettano molto, aveva liberalizzato la messa secondo il rito tridentino. Si dialoga bene, si sta facendo un buon lavoro.
Sarebbe pronto a concedere loro lo statuto di prelatura personale?
Sarebbe una soluzione possibile, ma prima bisogna stabilire un accordo fondamentale con loro. Il concilio Vaticano II ha la sua importanza. Si avanza lentamente, con pazienza.

Lei ha convocato due sinodi sulla famiglia. Questo lungo processo ha, a suo parere, cambiato la Chiesa? 

È un processo iniziato al concistoro, introdotto dal cardinale Kasper, seguito da un sinodo straordinario nell’ottobre dello stesso anno, poi da un anno di riflessione e da un sinodo ordinario. Credo che tutti siamo usciti da questo processo diversi da come ci siamo entrati. Anch’io. Nell’esortazione post-sinodale ho cercato di rispettare al massimo il sinodo. Non vi troverete precisazioni canoniche su ciò che si può o si deve fare o meno. È una riflessione serena, pacifica, sulla bellezza dell’amore, su come educare i figli, prepararsi al matrimonio... Valorizza responsabilità che potrebbero essere accompagnate dal Pontificio Consiglio per i laici, sotto forma di linee guida. Al di là di questo processo, dobbiamo pensare alla vera sinodalità, quanto meno a ciò che significa sinodalità cattolica. I vescovi sono cum Petro sub Petro . Ciò differisce dalla sinodalità ortodossa e da quella delle Chiese greco-cattoliche dove il patriarca conta solo per uno. Il concilio Vaticano II offre un ideale di comunione sinodale ed episcopale. Lo si deve ancora far crescere, anche a livello parrocchiale rispetto a quanto viene prescritto. Ci sono parrocchie che non sono dotate né di un consiglio pastorale né di un consiglio per gli affari economici quando il Codice di diritto canonico le obbliga ad averli. La sinodalità si gioca anche lì.


18 maggio 2016

I "cattolici" hanno trasformato la rete in un pozzo nero di odio

P. Thomas Rosica: “Molti dei miei amici non cristiani e non credenti mi hanno fatto osservare che noi “cattolici” abbiamo trasformato internet in un pozzo nero di odio, veleno e vetriolo, il tutto in nome della difesa della fede”

“Coloro che affermano di essere cattolici e cristiani hanno trasformato internet in un cimitero di cadaveri sparsi dappertutto”

“Tante volte autonominati, nostalgici-bramosi custodi virtuali della fede o di pratiche liturgiche, sono molto disturbati, individui arrabbiati e ossessionati, che non hanno mai trovato un pulpito nella vita reale e ricorrendo a Internet diventano trolling di pontefici e carnefici santi! ", ha detto P.Thomas Rosica.

"In realtà sono profondamente turbati, persone tristi e arrabbiate”, ha detto. "Dobbiamo pregare per loro, per la loro guarigione e conversione!"


http://www.cruxnow.com/cns/2016/05/17/vatican-pr-aide-warns-catholic-blogs-create-cesspool-of-hatred/

15 maggio 2016

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.
Amen

14 maggio 2016

«Vi spiego perché gli italiani credono alle bufale»

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in realtà ci sarebbe da piangere di un popolo che non fa altro che ingoiarsi bufale su bufale e anche con tutte le corna

L'ultimo libro di Nando Pagnongelli "Dare i numeri" fotografa una triste realtà e un grande problema: l'ignoranza

Gli italiani credono alle bufale e a cifre che in realtà non esistono. L’ultimo libro di Nando Pagnoncelli, Dare i numeri. Le percezioni sbagliate sulla realtà socialefotografa questa visione. Il lavoro, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane di Bologna, mostra come ci sia tanta parte della popolazione che non sa, non legge, non ascolta con attenzione giornali radio o telegiornali, non si informa. Ne parla oggi il Corriere della Sera. Nella postfazione di Ilvo Diamanti «la realtà percepita è quella che conta. Cioè: la realtà reale». «Il 71% dei nostri connazionali», riporta Pagnoncelli, «ignora che l’Italia, grazie alla presenza di oltre quattro milioni di imprese, è il secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania».

I «30 euro al giorno» e tutte le altre bufale sui migranti

BUFALE: GLI ITALIaNI NON SI INFORMANO. LE CIFRE DELL’IGNORANZA

Di chi è la colpa? Di internet. Secondo lo studio Ipsos, condotto tra il 2014 e il 2015 prima in 14 e poi in 33 Paesi, che abbiamo un serio problema: l’ignoranza.
È diffuso un «analfabetismo numerico»: «non hanno dimestichezza con i numeri e le percentuali, faticano ad orientarsi e a formulare stime corrette, finendo spesso col generalizzare, amplificando o attenuando significativamente la portata della realtà». Peggio: si formano nelle loro opinioni sul «sentito dire». Ed ecco i risultati che dicevamo: la disoccupazione, che pure è alta, è al 12%? Gli italiani sono convinti che sia addirittura al 49%: il quadruplo. L’Italia invecchia e quelli con più di 65 anni sono già il 21%? La percezione è che siano il 48%. L’età media degli abitanti, che negli anni Sessanta era intorno ai trent’anni, è salita a 44,4? L’idea diffusa è che sia schizzata a 59.
E sull’immigrazione…
Per non dire degli immigrati. «Demografia in cifre» dell’Istat certifica che gli stranieri residenti in Italia (dati 2015) sono 5.014.437 pari a circa l’8% della popolazione con intere aree geografiche (come le isole) in larga parte esenti dal fenomeno? Gli italiani «percepiscono» che siano oltre il triplo: il 26%. Vale a dire, come spiegavamo, 15 milioni e mezzo. E va già meglio che nel 2014 quando, prima di scoprire dalla tivù l’esistenza della rotta balcanica e degli sbarchi sulle isole greche, questa percezione era ancora più alta: 30%. Come se avessimo 18 milioni di stranieri! Per non dire dei musulmani. Dice un recente studio del Viminale, che costretto dal timore di attentati tiene un monitoraggio continuo della galassia, che gli islamici sono da noi un milione e 550 mila. Meno di un terzo degli immigrati. Meno del 3% della popolazione totale. Bene: quelli «percepiti» sono sei o sette volte di più: il 20% degli abitanti. Pari a dodici milioni! Bum! E potete star certi che, messi di fronte ai numeri reali, molti scuoteranno la testa: «Vai a sapere perché ci viene nascosta la realtà…».

http://www.giornalettismo.com/archives/2100702/bufale-italiani-sondaggi-nando-pagnoncelli/