12 febbraio 2013

Quando si crede a satana che si trasforma in angelo di luce


INIZIO DEL MOVIMENTO PENTECOSTALE

La moglie di Charles Fox Parham descrive l'avvenimento che ha dato inizio al Movimento pentecostale

Alle sette di sera del 1 gennaio 1901, la Signorina Agnes Ozman esperimentò il "tocco sentito intorno al mondo (the touch felt round the world)." Sig. Parham ricordò: Ho posato le mie mani su di lei e ho pregato. Appena ripetute alcune frasi, una gloria cadde su lei. Un'aureola sembrò circondare la sua testa e essa cominciò a parlare in cinese (???), divenendo incapace di parlare in inglese per tre giorni. Quando tentò di scrivere in inglese, per raccontarci la sua esperienza, poteva scrivere solo in cinese. Abbiamo ancora copie di questi scritti nei giornali stampati in quel tempo. (Sara Parham, La vita di Charles F. Parham)
Agnes Ozman si sedette alla scrivania per scrivere alcune lettere che dovevano essere spedite in mattinata. Poco dopo volendo scrivere di nuovo le sue mani si rifiutarono di scrivere in inglese. Inconsapevolmente scrisse dei caratteri di qualche lingua che lei non conosceva.
(Topeka State Journal del 9 gennaio 1901).
Alcuni pretesi scritti ispirati della Sig.na Ozman furono consegnati a un cinese che abitava a Topeka per vedere se egli potesse tradurrli. Egli alzò le mani e disse: Io non capisco portateli a un giapponese (Calvary Review Nov. 4, 74, pag. 3). Lascio al lettore la valutazione di tale avvenimento.
La culla del Movimento Pentecostale fu la città di Los Angeles in California (Stati Uniti), nell'anno 1906.
Si dice che in nessun'altra città del mondo ci siano tante cose brutte quante si trovano in essa:
Teosofia, misticismo, spiritismo, magia, chiaroveggenza, negromanzia, occultismo, demonismo e decadenza della morale.
Il Movimento Pentecostale ebbe il suo inizio fra i negri di Los Angeles. Questi credevano di aver ricevuto il battesimo dello Spirito, con certi doni che avevano avuto pure i primi cristiani. Il movimento aveva subito un gran successo, poiché pochi giorni dopo la prima manifestazione del "dono delle lingue" ci fu l'orrendo terremoto di San Francisco (città in California) e la gente s'impressionò molto.
Il movimento Pentecostale fu portato in Europa per mezzo d'un predicatore metodista norvegese, di nome Barratt.
Egli era andato a Los Angeles per studiare il nuovo movimento religioso e ne era stato vinto.
Da questo impariamo che è pericoloso pretendere di poter provare un movimento spirituale, se Dio non ci dà l'incarico e la divina legittimazione per farlo.
È vero che all'inizio di questo movimento perfino diversi servi maturi di Dio, con molta esperienza, furono ingannati.
Barratt racconta che pregò per 39 giorni per ricevere il dono delle lingue.
Alla fine, dopo aver perseverato nella preghiera per 12 ore, sentì muovere i nervi del collo.
Poi gli furono imposte le mani. Finalmente, in mezzo ai negri in estasi, riuscì a parlare in lingue.
Che differenza fra la preparazione dei primi discepoli per la Pentecoste e questa di Barratt!
Barratt tornò nella Norvegia poco prima del Natale 1906 e cominciò le sue adunanze.
Esse somigliavano a quelle di Los Angeles.
Per conseguenza anche in Norvegia si manifestò la più sfrenata estasi.
I "Battezzati dello Spirito" cadevano a terra.
Qualche volta il pavimento della sala era coperto di persone stese.
Emil Meier, il dirigente della "Strandmission" ad Amburgo in quei giorni fece una visita a Barratt e fu pure dominato dallo spirito di quel movimento, specialmente per l'influenza di due donne che parlavano in lingue, Dagmar Gregersen e Agnes Telle. Egli le condusse ad Amburgo. I loro messaggi e i loro canti in lingue affascinavano quasi tutti gli ascoltatori. Per un po' di tempo, perfino dei conduttori maturi si trovarono in balìa d'esse. Uno di loro disse: "Gli angeli nel cielo non possono cantare meglio di queste donne norvegesi che cantano in lingue".
Il predicatore Elias Schrenk disse invece in occasione d'una conferenza dei fratelli, che ebbe luogo a Barmen, di non esser convinto che il Signore mandasse due signorine in Germania per portare un movimento spirituale. Questo non corrisponderebbe al Suo modo di fare.
Ma, molti si lasciavano ammaliare e sedurre dal servizio delle due Norvegesi; fra essi ci fu anche il predicatore Heinrich Dallmeyer, anche se prima era sempre stato molto sobrio. Per mezzo di lui le due donne, che parlavano in lingue, andarono a Kassel (città tedesca).
Là il movimento s'ingrandì molto e si estese in tutta la Germania. Nelle adunanze in poco tempo si manifestarono veri tumulti. Si mescolarono inni, confessioni, predicazioni di ravvedimento a balbettii inarticolati, grida, gemiti, sospiri, pianti, nitriti e battiti di mani. Si vedevano visi contorti, gesti di furiosi, persone semi svenute che cadevano a terra a ritroso e che poi battevano l'aria. Qualcuno balzò in piedi e cominciò a mandare grida incomprensibili, qualificate dal dirigente come emanazioni di una visione soprannaturale.
La cosiddetta "profezia" portava, come sembrava, dei messaggi divini per mezzo di profetesse (medium?).
Alla fine il messaggio dominante era questo: "Verrà una Pentecoste, una Pentecoste potente".
Quasi tutti i messaggi furono detti in lingue.
Spesso erano inarticolati e furono poi tradotti da "profeti battezzati dallo Spirito Santo". Molti messaggi furono pronunciati nella forma della prima persona di Dio: "Io, il Signore, voglio glorificarmi. Io vado avanti; seguitemi nel mio corteo trionfale".
Ma c'erano anche messaggi ben diversi, dei quali ancora parleremo.
Si aspettava una "nuova Pentecoste", ma essa non venne, malgrado le preghiere, i digiuni e le lunghe adunanze che duravano fino a mezzanotte.
Profeti e profetesse dicevano sempre di nuovo che nell'assemblea c'erano degli ostacoli, cioè delle persone che impedivano la venuta dello Spirito Santo. In nuovi messaggi fu comandato a diverse persone di uscire e di confessare i loro peccati. Non era raro che si sentissero delle grida rabbiose e continue: "Fuori! Fuori! Fuori!" Se le persone designate non uscivano lo spirito raccontava pubblicamente le loro mancanze, infedeltà, immoralità, menzogne ecc. Però la "nuova Pentecoste" non venne.
Elias Schrenk avvertì i fratelli a Kassel dicendo: "Uno spirito maligno s'è introdotto. Sciogliete le adunanze! Lavorate in silenzio!"
Però i dirigenti non erano più in grado di dirigere le adunanze. La direzione ormai era nelle mani dello spirito ingannatore.
Egli aveva ordinato ai fratelli di mettere la loro intelligenza da parte.
Lo Spirito Santo non dice mai una tale cosa nella Sacra Scrittura.
In messaggi sempre più tumultuosi lo "Spirito delle lingue" ordinava per mezzo delle "profetesse": "Continuate! Continuate!"
Alla fine il tumulto a Kassel era tanto grande che la polizia dovette intervenire e ammonire i fratelli dirigenti di sciogliere le adunanze, altrimenti essi le avrebbero sciolte con la forza.
L'ultimo messaggio in lingue era questo: "Come la plebe perseguita Me, perseguiterà anche voi. Ma io faccio un corteo trionfale. Voi Mi seguirete. Finora c'erano soltanto delle scintille, ma ci sarà il fuoco".
Una grande vergogna cadde invece sull'opera del Signore e il Suo nome fu disonorato.
Finalmente si aprirono gli occhi ai due evangelisti August e Heinrich Dallmeyer.
Il primo pubblicò un opuscolo intitolato "Satana fra i santi".
Il secondo scrisse un buon libro col titolo "Il cosiddetto Movimento Pentecostale alla luce della Sacra Scrittura".
Ambedue i fratelli dichiaravano: "Lo spirito che opera nel Movimento Pentecostale è uno spirito d'errore e di menzogna".
Ma il "fuoco straniero" s'era già esteso e aveva acceso molti altri focolai.
Il periodico "Filadelfia", edito dal direttore Dietrich, contiene nel suo terzo numero dell'anno 1912 le seguenti parole: "In tali adunanze si ballava, mentre l'organo suonava delle melodie da ballo. C'erano cose pazzesche fino verso mezzanotte. C'erano gemiti, nitriti, salti, per cui la casa tremava, si gridava, si battevano pugni sul tavolo. C'erano grida al modo dei Tirolesi. Tutto questo unito a messaggi strani, al parlare e cantare in lingue".

UN ESEMPIO BRUTTO DELLO SPIRITO DI MENZOGNA
(Traduzione dal libro: Flugfeuer fremden Geistes)

Nella città di Kattowitz la comunità evangelica aveva una bella casa. Il signor Kaper, professore alla scuola professionale, l'aveva costruita e l'abitava. Dopo circa 10 anni di matrimonio nacque la prima figlia.
All'età di 4 anni la piccola si ammalò. Nel frattempo i genitori avevano accettato la fede del Movimento Pentecostale. Perciò non chiamarono il medico. Sarebbe stato incompatibile con la loro nuova fede.
In un "messaggio in lingue" fu loro detto che Dio avrebbe guarito la bimba. Però morì di difterite.
Ci fu un secondo messaggio in lingue: "Io, il Signore, ho permesso che la bimba morisse; l'ho permesso per glorificarmi. Risusciterò la bambina". Allora s'invitavano i fratelli e le sorelle di fede per la "festa di risurrezione".
I fratelli e le sorelle andarono in estasi, ma la risurrezione non avvenne.
Un terzo messaggio fu dato: "I miei figli perseverano fino a quando la casa non sarà pura".
Si avvertirono dunque gli increduli presenti che dovevano lasciare la casa.
Alcune persone uscirono.
Ricominciarono le preghiere e fu pronunciato un altro messaggio: "Ci sono presenti alcuni figli di Dio i quali non credono che Dio risusciterà ora la bambina". Uscirono altre persone, fra di loro anche il pastore della comunità, che era venuto per i funerali.
Ma la tanto desiderata risurrezione non ebbe luogo.
Fu dato un ultimo messaggio: "Il Signore vuole fare un miracolo ancora più grande, il miracolo di Lazzaro. Egli risusciterà la bambina dalla tomba".
Per conseguenza tutta la comunità si recò al cimitero.
Là continuavano le manifestazioni d'estasi, finché la polizia mise fine allo spettacolo. Rimase una grande delusione.

COMPENDIO D'UNA LETTERA DI JOHANNES SEITZ AI DIRIGENTI DEL
MOVIMENTO PENTECOSTALE IN LOS ANGELES
(Tradotto dal libro: Flugfeuer fremden Geistes)

... Ci sono visioni, apparizioni e rivelazioni bibliche. Molti assomigliano a quelle bibliche; ma su cento di tali apparizioni novantanove vengono da spiriti maligni, da angeli satanici che si travestono da angeli di luce. Queste false visioni, rivelazioni e apparizioni nei nostri giorni sono molto diffuse, hanno molte forme diverse e "riempiono l'aria".
Stilling (un credente tedesco) predisse già nel secolo XVIII che Satana prima della sua definitiva caduta si maschererà da Dio, da Gesù e da Spirito Santo per sedurre ancora molti.
Da 50 anni sono missionario. Anni fa visitai la parte settentrionale della Germania. Dappertutto trovai credenti che, dopo essersi convertiti, aver ricevuto la vita dell'Alto e lo Spirito Santo, si sono lasciati ingannare da false visioni, rivelazioni e apparizioni nelle quali apparivano loro Cristo o angeli. Tutti o quasi tutti di quelli che s'erano lasciati ingannare in quel modo s'erano sviati dalla vera fede e dalla sobrietà; diventarono orgogliosi e molti d'essi furono in seguito ossessionati dal diavolo.
Nella nostra casa di cura ospitavamo molte persone indemoniate o alienate. Esse avevano apparizioni nelle quali o Cristo, o qualche angelo appariva loro. Queste visioni erano spesso molto belle e meravigliose, simili alle visioni bibliche. Ma, siccome quelle persone avevano creduto a false apparizioni di Cristo e di angeli, esse diventarono orgogliose e in seguito furono indemoniate. Per liberare tali persone furono necessarie lunghe lotte. Per grazia di Dio più volte sono stato lo strumento, del quale il Signore si è servito, per liberare queste persone.
Riconobbi sempre presto che tali apparizioni e visioni erano false, avendo io stesso avuto tanti anni addietro, insieme ad alcuni fratelli, le più belle e meravigliose apparizioni e rivelazioni; ma Dio ci aveva fatto la grazia di riconoscere ch'erano opere di Satana.
Infatti, molti anni fa mi radunai ogni mese con alcuni fratelli per pregare otto giorni consecutivi, chiedendo a Dio la potenza dall'Alto, la Pentecoste, i doni dello Spirito. Poi avvennero delle rivelazioni e apparizioni così belle che saremmo stati ingannati tutti, se il Signore non avesse avuto pietà di noi e non avessimo ubbidito all'ordine di Dio: "Provate gli spiriti per sapere se sono da Dio". Mi si rizzarono i capelli, quando conobbi i terribili e astuti tentativi di Satana per ingannarci. Per mezzo di queste false visioni, rivelazioni e apparizioni voleva annientare tutto ciò che avevamo chiesto a Dio e che Egli più tardi fece per mezzo di noi. Se avessimo creduto a queste false rivelazioni e apparizioni e se le avessimo accettate, il diavolo avrebbe distrutto tutto.
Ci avrebbe ingannato per fare di noi degli ingannatori di altre persone. Chi è ingannato da tali false rivelazioni diventa quasi sempre, senza rendersene conto, ingannatore di altre persone. Vorrei avere il tempo per raccontare con quale grandissima astuzia gli spiriti dell'abisso si travestono da Cristo e da Spirito Santo. Questi spiriti che abbiamo smascherati e conosciuti quali spiriti diabolici, hanno fatto tante cose molto belle. Per mezzo di queste volevano ingannarci. Ci dicevano per esempio: "Voi riceverete lo Spirito Santo e predicherete il Vangelo in Germania; guarirete ammalati e caccerete spiriti ..." Eppure erano angeli satanici che volevano prima sottometterci alle loro influenze e poi sviarci.
Oh, quante persone si lasciano ingannare, si sviano dalla vera fede e diventano gli strumenti di falsi spiriti! ....
Nel Signore il vostro fratello Johannes Seitz

UN'ESPERIENZA SIGNIFICATIVA DI JOHANNES SEITZ
(Tradotto dal libro: Kräftige Irrtümer, Richard Ising)

Johannes Seitz racconta:
Un giorno ricevetti una lettera d'un pastore svizzero che mi pregò di fargli una visita. Mi scrisse: "Lo Spirito Santo è entrato da noi. Mia sorella parla in lingue e ha il dono della profezia. Tutti i giorni si convertono delle persone".
Gli risposi consigliandolo d'essere cauto, perché di 100 tali casi 99 provengono dal diavolo. Mi rispose che io avevo peccato contro lo Spirito Santo e che dovevo andare a provare lo spirito. Andai dunque in Svizzera.
La sera, la sorella del pastore, vestita di bianco, entrò nella stanza nella quale eravamo, il pastore e io.
Lo spirito disse per la bocca della sorella:

"Sono mandato dai luoghi celesti per annunciarvi il Vangelo, la buona novella di Gesù Cristo".

Domandai: "Da dove vieni?"

Rispose: "Dal cielo".

Dissi: "Ci porti qualch'altra cosa di ciò che la Bibbia dice? Sappi che non accettiamo nulla fuori di quello che sta scritto nella Sacra Scrittura".

Lo spirito rispose: "Vi porto soltanto ciò che dice la Bibbia".

Io risposi: " Allora non sei da Dio, ma dal diavolo".

Il pastore si spaventò e mi disse: " Fratello, tu pecchi!"

Io gli risposi: " Tu sei teologo e non sai che in nessun posto della Bibbia leggiamo che Dio manda degli spiriti per annunciare il Vangelo? Questo è nostro dovere. Noi uomini, provenienti dalla polvere, siamo chiamati ad annunciare il Vangelo. Per far questo, Dio non manda spiriti. Tu mi hai pregato di venire a provare lo spirito secondo la Sacra Scrittura. Inginocchiamoci e preghiamo il Signore d'illuminarci".
Ci inginocchiammo e pregammo. Dopo un certo tempo lo spirito fece balzare la sorella e la indusse a gridare: "Maledetto è Gesù Cristo! Sono scoperto!". Dopo una lunga lotta di preghiera, questa sorella apparentemente "dotata dallo Spirito Santo", è stata liberata dalla sua possessione.

www.asaap.org/ideologie/carismatici_pentecostali/iniziopente.pdf

Un uomo mai stato così grande

di Antonello Iapicca
11-02-2013

Poche battute di un'agenzia e tutto diventa, di colpo, infinitamente piccolo: gli schiamazzi della politica-cabaret, il dito medio di un allenatore, Sanremo e lo spread. Tutto ciò per cui il mondo si dimena cercando spazio da invadere e occupare è divenuto, in un attimo, impercettibile, al cospetto di un uomo che mai è stato così grande. L’amore autentico, infatti, quando arde nel cuore, brucia tutto quello che ne è sprovvisto.

L’amore rende giustizia alla verità e smaschera la menzogna, con la forza dirompente che oggi si è abbattuta sul mondo esplodendo fulminea da poche, semplici, parole: "Per il bene della chiesa". Oggi un uomo ha consegnato se stesso per amore dell’umanità. Oggi i nostri occhi hanno contemplato il Getsemani e il Golgota nel bel mezzo del Vaticano, e il Signore offrirsi di nuovo per ogni uomo di questa perduta generazione. Oggi Pietro, il dolce Cristo in terra, ci ha presi per mano, uno ad uno, e, pur lasciandoci sgomenti, ci ha detto la parola più forte, la più profondamente umana perché limpidamente divina: la parola della Croce, stoltezza e scandalo per l’orgoglio mondano, sapienza potente per l’umiltà di chi cerca e spera la salvezza.

Nelle sue dimissioni, infatti, sono registrate le dimissioni da padre e da madre, da figli e da figlie, da uomini e da donne, da persone uniche e irripetibili, di tutti coloro che la menzogna del demonio sta inghiottendo senza pietà in ogni angolo del mondo. Le nostre dimissioni dinanzi alle urgenti responsabilità dell’amore, quelle che nascondiamo e, orgogliosamente, non riusciamo a rassegnare, sono tutte li, sulla soglia del paradiso. Le ha consegnate il nostro Papa, nelle sue «dimissioni vicarie», con le quali di nuovo Cristo ha bussato oggi alla porta del Padre per consegnargli i limiti della forze umane, e, con essi, le debolezze, le cadute, il groviglio di dolore e morte di questa generazione, perché tutti possano essere di nuovo «assunti» alla dignità e alla santità per le quali sono stati creati. Amore per la chiesa, infatti, significa amore per ogni uomo, l’unico autentico, gratuito, disinteressato. Amore per il bene di ciascuno, senza distinzione. E non vi è che un bene, assoluto, definitivo, eterno: Cristo. È Lui il bene della Chiesa, per il quale il Papa si è dimesso. Altro non sappiamo, altro non ci interessa. Per Cristo, e perché Egli possa essere annunziato e così giungere ad ogni uomo, Benedetto XVI ha deciso di lasciare il pontificato.

"Che cos'è un uomo perché te ne curi, un figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero?" recita il salmo 8. Che poi soggiunge: "eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di onore e di gloria lo hai coronato, tutto hai messo sotto ai suoi piedi". Che cos'è un Papa? Che cosa siamo ciascuno di noi, che cerchiamo disperatamente di divenire i papi delle nostre famiglie, dei nostri uffici, dei nostri bar? Nulla, siamo "nulla più il peccato" diceva Santa Teresa d'Avila. E nessuno, neanche un Papa, sfugge a questa verità.

"Eppure" Benedetto XVI, proprio oggi è apparso, nella sua esile figura e nelle poche parole pronunciate, coronato di gloria e di onore; tutto, finanche il pontificato, vediamo oggi messo sotto i suoi piedi. È caduto sotto il peso della Croce, come Gesù, e ci ha dischiuso il cammino della libertà. Un uomo, infatti, è tanto più grande quanto più accoglie con amore la propria piccolezza e la consegna a Cristo. Oggi il Papa lo ha fatto, per amore nostro, spingendoci a guardare più in alto di lui, e di ciascuno di noi. Lo abbiamo riscoperto oggi contemplando il grave e difficile passo compiuto da Benedetto XVI, e non ci è sembrato mai così chiaro: nulla è più originalmente cristiano che «lasciare» tutto a Dio nella certezza che Lui fa bene ogni cosa; ora lo sappiamo, la potenza dell’amore si manifesta pienamente nella debolezza, soprattutto in quella di chi, umilmente, rassegna le dimissioni consegnando se stesso, la Chiesa e ogni uomo, all’unico Maestro, il Buon Pastore che ha dato la sua vita per le sue pecore.

lanuovabq.it

11 febbraio 2013

Quando e come Cristo affida il primato a Pietro



Su quale base si fonda il primato di Pietro, e quindi del papa?

Si fonda sulla volontà di Cristo stesso.

DOVE APPARE TALE VOLONTÀ DI CRISTO?

Nelle pagine del Vangelo e in parte degli Atti degli Apostoli sono presenti “numerosi indizi” che manifestano la volontà di Cristo di attribuire a Pietro uno speciale rilievo all’interno del Collegio degli Apostoli. Ad esempio:

-- Egli è l’unico apostolo al quale Gesù assegna un nuovo nome, Cefa, che vuol dire “Pietra”. L’evangelista Giovanni così scrive al riguardo: “Fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire Pietro)” (Gv 1,42)

Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi discepoli. Se si eccettua l’appellativo di “figli del tuono”, rivolto in una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17) e non più usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo discepolo.

Lo ha fatto invece con Simone, chiamandolo Kefa, nome che fu poi tradotto in greco Petros, in latino Petrus. E fu tradotto proprio perché non era solo un nome; era un “mandato” che Petrus riceveva in quel modo dal Signore. Non bisogna dimenticare che nell’Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva in genere all’affidamento di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Il nuovo nome Petrus ritornerà più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome originario Simone.

-- ALTRI INDIZI SONO:

· dopo Gesù, Pietro è il personaggio più noto e citato negli scritti neotestamentari: viene menzionato 154 volte con il soprannome di Pètros, “pietra”, “roccia”;

· i Vangeli ci informano che Pietro è tra i primi quattro discepoli del Nazare-no (cfr Lc 5, 1-11);

· a Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (cfr. Mc 1,29);

· quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di Simone (cfr. Lc 5,3), e così la barca di Pietro diventa la cattedra di Gesù;

· quando in circostanze particolari Gesù si fa accompagnare da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo del gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr. Mc 5,37; Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr. Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), e infine durante l’agonia nell’Orto del Getsema-ni (cfr. Mc 14,33; Mt 16,37);

· a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr. Mt 17, 24-27);

· a Pietro per primo Egli lava i piedi nell’ultima Cena (cfr. Gv 13,6);

· è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e possa confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr. Lc 22, 30-31).

PIETRO È CONSAPEVOLE DI QUESTA SUA POSIZIONE PARTICOLARE?

-- Sì. Infatti

· è lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la spiegazione di una parabola difficile (cfr. Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (cfr. Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (cfr. Mt 19,27)

· è lui che risolve l’imbarazzo di certe situazioni, intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù, addolorato per l’incomprensione della folla dopo il discorso sul “pane di vita”, domanda: “Volete andarvene anche voi?”, la risposta di Pietro è perentoria: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (cfr. Gv 6, 67-69)

· ugualmente decisa è la professione di fede che, ancora a nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che chiede: “Voi chi dite che io sia?”, Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 15-16).

-- Pietro ha seguito Gesù con slancio, ha superato la prova della fede, abbandonandosi a Lui. Viene tuttavia il momento in cui anche lui cede alla paura e cade: tradisce il Maestro (cfr Mc 14,66-72). Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta, conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento. Ma si pente, riconoscendo il suo grave peccato: scoppia in un liberatorio pianto di pentimento.

-- Ed è proprio a lui, Pietro, che Gesù affida una missione speciale, che viene descritta dall’evangelista Giovanni in quel famoso dialogo che ha luogo tra Gesù e Pietro (cfr. Gv 21, 15-18). In tale dialogo si rileva un gioco di verbi molto significativo. In greco il verbo “filéo” esprime l’amore di amicizia, tenero ma non totalizzante, mentre il verbo “agapáo” (agapé) significa l’amore senza riserve, totale ed incondizionato. Gesù domanda a Pietro la prima volta: «Simone... mi ami tu (agapâs-me) con questo amore totale e incondizionato (cfr. Gv 21,15)? Prima dell’esperienza del tradimento l’Apostolo avrebbe certamente detto: “Ti amo (agapô-se) incondizionatamente”. Ora che ha conosciuto l’amara tristezza dell’infedeltà, il dramma della propria debolezza, dice con umiltà: “Signore, ti voglio bene (filô-se)”, cioè “ti amo del mio povero amore umano”. Il Cristo insiste: “Simone, mi ami tu con questo amore totale che io voglio?”. E Pietro ripete la risposta del suo umile amore umano: “Kyrie, filô-se”, “Signore, ti voglio bene come so voler bene”. Alla terza volta Gesù dice a Simone soltanto: “Fileîs-me?”, “mi vuoi bene?”. Simone comprende che a Gesù basta il suo povero amore, l’unico di cui è capace, e tuttavia è rattristato che il Signore gli abbia dovuto dire così. Gli risponde perciò: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene (filô-se)”.

QUAL È LA DICHIARAZIONE SOLENNE CHE DEFINISCE, UNA VOLTA PER TUTTE, IL RUOLO DI PIETRO NELLA CHIESA?

-- E’ quando Gesù afferma: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa... A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16, 18-19).

-- In tale affermazione, sono molto chiare le tre metafore a cui Gesù ricorre:

· Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa;

· egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto;

· infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. È sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro

-- E’ così descritto, con immagini di plastica evidenza, quello che la riflessione successiva qualificherà con il termine di “primato di giurisdizione”.

QUESTA POSIZIONE DI PREMINENZA, CHE GESÙ HA INTESO CONFERIRE A PIETRO, SI RISCONTRA ANCHE DOPO LA RISURREZIONE DI CRISTO?

-- Certamente. Infatti:

· Gesù incarica le donne di portarne l’annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr. Mc 16,7);

· da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra ribaltata dall’ingresso del sepolcro (cfr. Gv 20,2), e Giovanni cederà a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr. Gv 20,4-6);

· sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un’apparizione del Risorto (cfr. Lc 24,34; 1 Cor 15,5).

-- Questo suo ruolo, sottolineato con decisione (cfr. Gv 20,3-10), segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr. At 1,15-26; 2,14-40; 3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.).

-- Il suo comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche di critiche (cfr. At 11,1-18; Gal 2,11-14).

-- Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme, Pietro svolge una funzione direttiva (cfr. At 15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere il testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà in lui una certa qualità di “primo” (cfr. 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.).

-- Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano essere ricondotti al contesto dell’Ultima Cena, in cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr. Lc 22,31 s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale, celebrato nell’Euca-ristia, abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi elementi costitutivi.

QUAL È IL SENSO ULTIMO DEL PRIMATO DI PIETRO?


-- Questa contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima Cena, nel momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del Signore, indica anche il senso ultimo di questo Primato:

· Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo;

· deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la comunione universale. Solo insieme a Pietro, possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti.

-- Responsabilità di Pietro è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno.

IN QUALE MODO IL PRIMATO DI PIETRO È LEGATO A ROMA?

-- Pietro si recò a Roma, centro dell’Impero, simbolo dell’ “Orbis” - l’“Urbs” che esprime l’ “Orbis” la terra - dove conclude con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo. Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro: di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio.

-- La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge.

Lo attestano i più antichi Padri della Chiesa, come ad esempio:

· Sant’IRENEO (vescovo di Lione, ma veniva dall’Asia Minore), il quale nel suo trattato Contro le eresie, nel 180 d. C., descrive la Chiesa di Roma come “più grande e più antica, conosciuta da tutti; … fondata e costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo”; e aggiunge: “Con questa Chiesa, per la sua esimia superiorità, deve accordarsi la Chiesa universale, cioè i fedeli che sono ovunque” (III, 3, 2-3);

· TERTULLIANO, poco più tardi (nel 200 d. C.), da parte sua, afferma: “Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta” (La prescrizione degli eretici, 36);

· e così scrive San GIROLAMO (che nacque verso il 340 a Stridone, ai confini con la Pannonia): “Ho deciso di consultare la cattedra di Pietro, dove si trova quella fede che la bocca di un Apostolo ha esaltato; vengo ora a chiedere un nutrimento per la mia anima lì, dove un tempo ricevetti il vestito di Cristo. Io non seguo altro primato se non quello di Cristo; per questo mi metto in comunione con la tua beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro. So che su questa pietra è edificata la Chiesa” (Le lettere I, 15,1-2).

QUAL È LA MISSIONE DEL PAPA?

“Il Papa, Vescovo di Roma e successore di san Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità della Chiesa. È il vicario di Cristo, capo del collegio dei Vescovi e pastore di tutta la Chiesa, sulla quale ha, per divina istituzione, potestà piena, suprema, immediata e universale”.

QUANDO IL PAPA È INFALLIBILE?

“L'infallibilità si attua quando il Romano Pontefice, in virtù della sua autorità di supremo Pastore della Chiesa, o il Collegio dei Vescovi in comunione con il Papa, soprattutto riunito in un Concilio Ecumenico, proclamano con atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale, e anche quando il Papa e i Vescovi, nel loro ordinario Magistero, concordano nel proporre una dottrina come definitiva. A tali insegnamenti ogni fedele deve aderire con l'ossequio della fede”(Compendio del CCC, n. 182.185).

CHE COSA POSSIAMO FARE NOI PER IL PAPA?

Possiamo e dobbiamo pregare perchè il Primato di Pietro, affidato a povere persone umane, possa sempre essere esercitato in questo senso originario voluto dal Signore e possa così essere sempre più riconosciuto nel suo vero significato dai fratelli ancora non in piena comunione con la Chiesa Cattolica.

http://blogcattolici.blogspot.it/2007/09/quando-e-come-cristo-affida-il-primato.html

10 febbraio 2013

Fate attenzione quando certi velenosi pentecostali vi propongono delle presunte smascherature di Benedetto XVI da parte di certi cattolici:


in realta' sono dei cattolici un po particolari che si pongono al di fuori della Chiesa Cattolica:


di Luciano Monari, vescovo di Brescia:

Brescia. DON LUIGI VILLA (ALIAS CHIESA VIVA) prete residente da anni a Brescia, continua a scrivere e diffondere calunnie riguardo a Paolo VI e a diversi ecclesiastici; lo fa per lo più diffondendo, anche attraverso la rete informatica, fascicoli che appartengono al genere letterario ‘gossip’.

Ho già dichiarato che la diocesi di Brescia non ha e non vuole avere nulla a che fare con le immondezze e le falsità che vengono scritte. Don Villa si è autonominato grande inquisitore, difensore della fede contro il Concilio Vaticano II che, secondo lui, è eretico e costituisce il vero pericolo della fede oggi; contro Paolo VI che ha deformato la Chiesa (Gesù Cristo deve essersi dimenticato della promessa di indefettibilità che aveva fatto); contro Giovanni Paolo II che si è mosso sulla stessa linea; contro innumerevoli ecclesiastici che sarebbero in realtà massoni, quinta colonna infiltrata nella Chiesa per distruggerla dall’interno e così via.

È difficile comprendere un tale livore. Don Villa penserà forse di essere mosso da zelo apostolico, di essere un nuovo Finees che trafigge gli empi nell’atto stesso della loro idolatria. La realtà è purtroppo diversa. Scriveva San Giacomo: “Chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni specie di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera”.

Strano destino quello di Paolo VI, combattuto da destra e da sinistra; considerato da alcuni il conservatore che ha impedito una piena riforma della Chiesa; esecrato da altri come un rivoluzionario che ha alterato il volto secolare della Chiesa. In realtà Paolo VI è stato semplicemente lo strumento di Dio per effettuare il programma che Giovanni XXIII aveva affidato al Concilio: quel programma che si riassume nella riforma della Chiesa (Ecclesia sempre reformanda, secondo il programma del Concilio di Trento) e nel suo aggiornamento (cioè l’attenzione a dire il Vangelo al mondo di oggi in modo che il Vangelo sia capito correttamente).

Don Villa pensa che la fedeltà consista nel ripetere le medesime parole sempre uguali. Il che sarebbe vero se il mondo fosse fermo e statico e ogni parola avesse sempre nel tempo il medesimo significato. Ma il tempo passa, le lingue cambiano, cambiano anche gli usi delle parole e bisogna essere attenti (e intelligenti) per imparare a esprimere il medesimo atto di intelligenza con le parole corrette in un nuovo contesto di vita. Questa situazione può piacere o no ma è di fatto quella in cui viviamo; e, tra parentesi, è quella in cui il Signore ci ha messo a vivere. Lo sforzo che il Concilio ha iniziato è proprio quello di annunciare il Vangelo oggi; il medesimo Vangelo di sempre (non ce ne sono due o tanti), ma in modo che l’uomo che vive oggi e pensa oggi e parla oggi possa capirlo.

Paolo VI è stato non solo un grande Papa, ma un grande credente. Basterebbe leggere la sua professione di fede e il suo testamento spirituale per capire di che pasta era fatto. Così come basta leggere i testi di don Villa per capire di che pasta è fatto. Paolo VI è stato un autentico cristiano che ha conosciuto alcuni (pochi) momenti di successo senza lasciarsi esaltare; che, senza lasciarsi avvilire, ha portato la croce (pesante) subendo accuse, critiche, scherni. E da parte di persone che non valevano il suo dito mignolo. Il mondo contemporaneo è così: offre a tutti, intelligenti o stupidi, onesti o malvagi, sinceri o menzogneri, la possibilità di mettere in pubblico le proprie idee (o il proprio vuoto di idee); e offre a tutti, quali che siano le loro idee, un momento di notorietà. Non perché le idee siano intelligenti, ma perché sono strane. Per di più sembra diffondersi il gusto di infangare ogni cosa bella; probabilmente perché, notava Manzoni, quando si accusano gli altri ci si illude di essere, per ciò stesso, dalla parte buona.

Stiamo imparando a confrontarci con questo mondo, con un po’ di sofferenza. CHE CI SIANO ANTICLERICALI CHE SPUTANO OFFESE DA OGNI PARTE, LO METTIAMO IN CONTO. MA CHE SIA UN PRETE A FARLO, CHE UN PRETE PRENDA GUSTO A INFANGARE PAPI COME PAOLO VI E GIOVANNI PAOLO II, CHE LO FACCIA CON LIBELLI CHE PROPAGANO ACCUSE SU TUTTO E SU TUTTI, QUESTO CREA DISORIENTAMENTO. Perché questo modo di fare? L’unica risposta che mi sembra di poter dare è quella che ho accennato sopra. Don Villa è convinto che il Concilio Ecumenico Vaticano II abbia rovinato la Chiesa e ritiene di essere lui il nobile cavaliere errante che il Signore ha chiamato per riportare la Chiesa sulla via della verità. In realtà il Concilio è stato un dono grande di Dio e come tale deve imparare a vederlo ogni credente. In quella assise più di 2300 Vescovi di tutta la Chiesa cattolica, attorno al Papa, hanno deciso il cammino della Chiesa sottoscrivendo alla quasi unanimità tutti i documenti. Bisogna davvero avere un’alta coscienza di sé per pensare di vedere meglio di tutti e di rappresentare meglio l’impulso dello Spirito Santo.

http://www.lavocedelpopolo.it/index_dettagli.php?get_id=6632

9 febbraio 2013

Maria Madre di Dio?


La figura di Maria sembra essere sempre più al centro di una polemica vecchia di secoli. Per molti evangelici, Maria è diventata un vero e proprio idolo polemico anche a causa di una certa tradizione misogina. La quale ha bisogno di vedere nella madre di Gesù una piccola donna che non lo capiva, e che spesso e volentieri veniva mandata quasi a quel paese (anche se poi – stranamente – gli obbediva, come a Cana). Gli evangelici che invece non provano questa avversione, accusano comunque i cattolici di esagerare il ruolo della Madre a discapito del Figlio. E, in effetti, è questa l’impressione che si potrebbe avere a prima vista: che con un po’ di buona volontà, si potrebbe raggiungere l’unità fra i cristiani guardando solo a Cristo. Nulla di più falso, il problema di Maria è essenzialmente cristologico.


Anche storicamente, il problema Maria è nato da una discussione sulla natura di Cristo. Per i primi cristiani era naturale tributare un onore particolare a Maria, perché la sua figura era al centro del mistero dell’Incarnazione: una creatura che dà alla luce il Creatore (usando la famosa espressione di san Bernardo). Quando è sorto il problema? Quando qualcuno ha provato a mettere in discussione quel mistero della fede cristiana, non si è potuto evitare di coinvolgere anche Maria. Ovvero quando Nestorio si convinse che non c’era stata una vera e propria Incarnazione, per cui Gesù non era Dio ma un uomo che conteneva il Verbo. Quasi come se ci fossero non solo due nature (quella umana e quella divina) ma anche due persone (Gesù e Cristo) congiunte in qualche modo. Di conseguenza, se Gesù non è Dio, Maria non è Madre di Dio.


In netta opposizione ai nestoriani, c’erano i monofisiti che invece esageravano in senso inverso. Essi infatti accentuavano la divinità di Cristo, quasi come se la natura umana ne fosse stata assorbita. In queste dispute cristologiche, la Chiesa non poteva sottrarsi dal dare un giudizio perché si andava a intaccare il nucleo fondamentale della fede cristiana. Ci furono così due importanti concili che hanno segnato profondamente la storia del Cristianesimo

Il Concilio di Efeso

Il concilio ecumenico del 431 riaffermò la fede nell’Uomo-Dio, condannando le teorie nestoriane. Può essere utile andare a rileggere i canoni conciliari:

1. Se qualcuno non confessa che l'Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è di Dio perché ha generato secondo la carne, il Verbo fatto carne (40), sia anatema.
2. Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre assunto in unità di sostanza l'umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne, cioè lo stesso che è Dio e uomo insieme, sia anatema. […]
5. Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto Dio secondo verità, come Figlio unico per natura, inquantoché il verbo si fece carne (41) e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue (42), sia anatema
8. Se qualcuno dice che l'unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema.

Si tratta di dodici anatemi in cui, come potete vedere, Maria viene citata solo una volta. Appunto perché il problema di fondo è di natura cristologia, la legittimità o meno del titolo di Theotokos (Madre di Dio) è solo la spia di una dottrina eterodossa. Non è che si vuole esaltare Maria, è che la sua figura è così legata al Figlio che non si può levare qualcosa a lei senza diminuire anche Lui. Questo si vede anche nella bellissima Formula di unione del 433:

Per quanto poi riguarda la Vergine madre di Dio, come noi la concepiamo e ne parliamo e il modo dell'incarnazione dell'unigenito Figlio di Dio, ne faremo necessariamente una breve esposizione, non con l'intenzione di fare un'aggiunta, ma per assicurarvi, così come fin dall'inizio l'abbiamo appresa dalle sacre scritture e dai santi padri, non aggiungendo assolutamente nulla alla fede esposta da essi a Nicea.
Come infatti abbiamo premesso, essa è sufficiente alla piena conoscenza della fede e a respingere ogni eresia. E parleremo non con la presunzione di comprendere ciò che è inaccessibile, ma riconoscendo la nostra insufficienza, ed opponendoci a coloro che ci assalgono quando consideriamo le verità che sono al di sopra dell'uomo.
Noi quindi confessiamo che il nostro signore Gesù figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l'umanità; che è consustanziale al Padre secondo la divinità, e consustanziale a noi secondo l'umanità, essendo avvenuta l'unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.
Conforme a questo concetto di unione in confusa, noi confessiamo che la vergine santa è madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa.

Quindi Maria è Madre di Dio, senza per questo diventare una divinità a sua volta in quanto madre “secondo l’umanità”. Non si tratta di un’aggiunta alla Rivelazione né di una novità, ma della concettualizzazione di una realtà presente nella Scrittura implicitamente e che – se negata – va a demolire il centro della fede cristiana.

Il Concilio di Calcedonia

Questo concilio si espresse, ancora una volta, sulla natura del Cristo. Anche in questi atti conciliari, ci viene testimoniato che chi aveva problemi a credere nell’Uomo-Dio non poteva non rimettere in discussione la maternità di Maria:

Ma poiché quelli che tentano di respingere l'annuncio della verità, con le loro eresie hanno coniato nuove espressioni: alcuni cercando di alterare il mistero dell'economia dell'incarnazione del Signore per noi, e rifiutando l'espressione Theotokos [Madre di Dio] per la Vergine; altri introducendo confusione e mescolanza e immaginando scioccamente che unica sia la natura della carne e della divinità, e sostenendo assurdamente che la natura divina dell'Unigenito per la confusione possa soffrire, per questo il presente, santo, grande e universale Sinodo, volendo impedire ad essi ogni raggiro contro la verità, insegna che il contenuto di questa predicazione e sempre stato identico; e stabilisce prima di tutto che la fede dei 318 santi padri dev'essere intangibile; conferma la dottrina intorno alla natura dello Spirito, trasmessa in tempi posteriori dai padri raccolti insieme nella città regale contro quelli che combattevano lo Spirito santo; quella dottrina che essi dichiararono a tutti, non certo per aggiungere qualche cosa a quanto prima si riteneva, ma per illustrare, con le testimonianze della Scrittura, il loro pensiero sullo Spirito santo, contro coloro che tentavano di negarne la signoria
[…]
Seguendo, quindi, i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio: il signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e del corpo, consustanziale al Padre per la divinità, e consustanziale a noi per l'umanità, simile in tutto a noi, fuorché nel peccato (45), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria vergine e madre di Dio, secondo l'umanità, uno e medesimo Cristo signore unigenito.

Gli evangelici e la Theotokos




Di solito, come quando si parla di tradizione, l’evangelico medio diventa subito ostile se si parla di concili. Perché è stato convinto che i concili facciano parte di una storia oscura, in cui qualcuno si è riunito per aggiungere alla fede cristiana credenze pagane o simili, andando oltre la Sacra Scrittura. Quando invece l’istituzione conciliare è di origine biblica (Atti 15) e – come si legge dai documenti – non ha la pretesa di aggiungere alcunché ma solo il desiderio di difendere la fede così come è stata trasmessa dagli apostoli. Stupisce che sia così difficile comprendere, per alcuni, la necessità del ragionamento teologico visto che – per fare un esempio – nella Scrittura non solo non c’è la parola Trinità ma non è mai espresso nemmeno il concetto in maniera esplicita. Eppure molti evangelici alla Trinità ci credono, forse perché non sanno che anche questa verità è di origine conciliare. Mentre tanti altri, cosiddetti unitari, rifiutano la Trinità per coerenza verso il loro (sbagliato) metodo.

Quindi la questione se Maria sia o meno Madre di Dio, è molto interessante perché ci offre anche indicazioni di metodo nell’approccio alla Scrittura. Infatti, l’espressione Theotokos non compare nella Scrittura e non c’è nemmeno il concetto espresso in maniera esplicita. Se però neghiamo a Maria questo titolo, incorriamo inevitabilmente in queste conseguenze teologiche:

1- Se Maria non è Madre di Dio, allora Gesù non è Dio.

2- Se Maria non è Madre di Dio, allora è madre di Gesù che quindi è solo un uomo-contenitore del Verbo.


Entrambe le conseguenze, sono inaccettabili alla luce della Scrittura. Se Gesù non è Dio, infatti, tutta la fede cristiana si poggia sul nulla. La seconda posizione, invece, può sembrare astrusa ma è quella che più spesso viene fuori. Perché gli evangelici, con questa continuata polemica anti-Theotokos, hanno finito con l’assimilare un nestorianesimo strisciante. Io personalmente ne ho interrogati molti, e ho avuto sempre imbarazzate – e imbarazzanti – posizioni nestoriane anche se in versioni diverse. Ci sono quelli che assolutizzano l’espressione paolina di uomo in cui “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2, 9), come se san Paolo volesse dire che Gesù era un semplice uomo che faceva quello che faceva non perché era Dio ma perché la deità abitava in lui. Nel senso che era un uomo – magari particolarmente giusto e ispirato – posseduto da Dio. Capite bene che, in questa dimensione, non c’è più spazio per l’Incarnazione di cui parla – ovviamente – lo stesso Paolo (Filippesi 2, 6-7). E questo vuol dire, allora, negare la Trinità? Non necessariamente, è possibile fare un ulteriore salto mortale: il Verbo è sceso sulla Terra andando ad abitare in un uomo e quindi annichilendosi del tutto, poi dopo la morte è tornato Dio a tutti gli effetti. Con grande semplicità, si ammette che Dio possa cambiare natura a piacimento .

Altri, in maniera meno sofisticata, si rifugiano nel fatto che Maria, per essere Madre di Dio, dovrebbe essere eterna come Dio. Quando, ovviamente, si parla sempre della nascita del Dio incarnato, di una maternità secondo la carne che però non vuol dire madre della natura umana (e cosa vorrebbe dire, poi, essere madre di una natura? Dalle madri non nascono persone?). Spesso, infatti, chi usa l’argomento eternità non si rende nemmeno conto che sta dividendo Cristo in due persone: un Cristo umano che sarebbe figlio di Maria, e un Cristo divino Figlio di Dio. Mentre nelle Scritture si parla di Incarnazione, di Verbo che si fa carne in una persona. Per questo non ci sono versetti che ci mostrano un Gesù dalla personalità dissociata, come se in quella persona abitassero due individui distinti ma sempre e solo come una persona sola: nato da Maria. Infatti anche san Paolo dice che il Figlio di Dio è “nato da donna” (Gal 4,4), non nato in parte da donna, non insediato in una forma umana nata da donna.

Infine, meritano un cenno anche loro, ci sono quelli che provano a tagliare la testa al toro negando dalle fondamenta la maternità di Maria. Ella, infatti, non solo non è Madre di Dio ma nemmeno madre di Gesù. La prova? È semplice, Gesù – nel Vangelo – non la chiama mai “madre” ma “donna”. Come se quest’ultimo appellativo segnasse una sorta di distacco, di cortese disconoscimento. Questo quando, ad ogni modo, il Vangelo definisce sempre Maria come la madre di Gesù. Qualcuno, più furbamente, prova un'altra strada: Maria è definita come la madre di Gesù, ma mai come madre di Cristo...giusto a confermare che per loro Gesù e Cristo sono due persone diverse. Ad ogni modo, anche se non ce ne sarebbe bisogno, la Scrittura confuta apertamente anche questa bislacca teoria (a voler usare un eufemismo). Infatti l'evangelista Luca ci racconta che Elisabetta, piena di Spirito Santo, appella Maria come "madre del mio Signore" (Luca 1, 43) e l'evangelista Matteo applica a Maria l'antica profezia: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi" (Mt. 1, 23). Sarebbe davvero umiliante abbassarsi a spiegare che la maternità consiste nel concepire e nel partorire. Ma con certi “esperti” della Bibbia (può sembrare incredibile, ma si ritengono davvero tali) spesso è meglio non soffermarsi proprio, soprattutto se non ci si vuole beccare una maledizione biblica lanciata in pieno stile profetico.

LA THEOTOKOS NEI SITI EVANGELICI

Se le risposte date dagli evangelici comuni possono far sorridere, paradossalmente la situazione è ancora peggiore nei loro siti. Perché qui l’ignoranza si sposa senza dubbio alla malafede, e si parla di quello che non si conosce o – peggio – di ciò che si vuole far passare in maniera distorta. SE CERCATE SU GOOGLE, VI TROVERETE IN QUESTE TRAGICOMICHE DISSERTAZIONI. PER COMINCIARE, IL CAMMINO CRISTIANO LIQUIDA LA QUESTIONE IN QUESTI TRE PUNTI:

Perché non dobbiamo chiamare Maria "madre di Dio"?
1) Anzitutto perché neppure una volta troviamo alcuna indicazione di questo insegnamento nella Parola di Dio. 2) Perché questo titolo favorisce l'equivoco di attribuire la divinità a una creatura umana. 3) Perché Maria fu madre della natura umana di Gesù, non certo della sua natura divina. Maria stessa, come ogni essere vivente, è stata creata dalla Parola eterna di Dio, cioè da Gesù (vedi Giovanni capitolo 1).

Dai quali ricaviamo due cose: primo, si vuole far credere che per la Chiesa Mariasia una divinità; secondo, scopriamo che le madri danno alla luce delle nature e non delle persone. La cosa si fa ancora più strana se andiamo in siti, come questo:

Immagino che anche tu da bambina abbia imparato a recitare l’Ave Maria. E hai recitato così: “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,…” Hai riflettuto sulla correttezza di queste parole? La donna Maria, che portò in grembo e diede alla luce il bambino Gesù, era veramente Madre di Dio, o era semplicemente la madre dell’Uomo Gesù, Dio incarnato?


Queste persone non si rendono conto che con "Madre di Dio" si intende proprio questo, madre del “Dio incarnato” e non madre di Dio inteso come Trinità. Per cui, allora sì, anche Maria diventerebbe Dio. Eppure basterebbe leggere il Catechismo, anche quello per bambini. Per concludere un’ultima chicca:

Noi altri Evangelici siamo perfettamente d’accordo con la dottrina della trinità e sulla divinità di Gesù Cristo, infatti insegniamo questa teologia nelle nostre comunità. Nonostante ciò, questa risposta che io ho ricevuto, e credo sia la posizione ufficiale della Chiesa cattolica, presenta un problema. Nella persona di Gesù Cristo è presente l’umanità e la divinità, Lui è uomo ed è Dio. In altre parole Dio incarnato, fatto carne, insomma l’Emmanuele che significa Dio con noi. Ora, considerato questo bisogna per forza di cose ammettere che Maria di Nazareth è madre della umanità di Gesù, del suo corpo, ma non può esserlo della Sua divinità. Dio, nella sua essenza totale, è eterno, è sempre stato e non ha una madre, altrimenti la mamma di Maria sarebbe la nonna di Dio! Il Dio della Bibbia è Eterno, non ha un inizio, non avrà una fine: La sua umiliazione in terra ed in carne è solo un abbassamento della Sua eterna vita a livello umano, “Il verbo si è fatto carne ed è abitato tra noi per un tempo”.

In altre parole, si accetta l’insegnamento della Chiesa sulla Trinità e sulla divinità di Cristo. Ma per non darle troppo ragione (altrimenti si metterebbe in discussione la propria esistenza), quando si tratta di Maria si scivola di nuovo nel nestorinaesimo con la teoria delle due nature separate. Le due cose, però, sono in palese contraddizione e quindi si ricorre ad espedienti come quelli della “nonna di Dio”. E notate come, alla fine, si lascia comunque intendere che la divinità di Cristo non era poi così divina (sulla Terra). Il Dio incarnato è un po’ un dio minore, la carne non indica tanto l’Incarnazione ma solo l’umiliazione.

Conclusioni

Oggi, come in passato, chi non digerisce l’idea del Verbo incarnato si fa scudo con la figura di Maria. Ovvero, si preferisce non negare la divinità di Cristo apertamente, ma far filtrare queste posizioni eterodosse spostando l’attenzione su Maria. Perché il pretesto della venerazione che i cristiani nutrono, da sempre, per la Madre di Gesù faccia passare sotto silenzio l’attacco al cuore della fede cristiana. Infatti, nessun evangelico se ne va dicendo che Cristo non è Dio ma insiste tantissimo sul problema della Theotokos (come gli hanno insegnato). Così facendo, si rendono involontari portatori di un nestorianesimo di cui non sono consapevoli ma che – paradossalmente – finiscono nella maggior parte dei casi ad assimilare incosciamente. Ma ormai, anche per questo, riconoscerli non è più difficile. Infatti, tutti quelli che se la prendono con Maria nascondono (ripeto, magari senza volerlo) teorie eterodosse sulla divinità di Cristo. Il modo più semplice per farli uscire allo scoperto è chiedere se credono o meno a Cristo come vero Dio e vero Uomo. Se vi danno risposte evasive, del tipo “era un uomo in cui abitava tutta la deità” con ogni probabilità avete colto nel segno. Nella maggior parte dei casi, anche chi vi dà una risposta affermativa poi – se incalzato – mostra che sotto c’è comunque il trucco (come, può essere, per esempio, il credere che solo dopo l’Ascensione Cristo sia diventato vero Dio, oltre che vero Uomo). Tutto questo non può non riportare alla mente gli avvertimenti di san Pietro sulle “interpretazioni personali” (2 Pietro 1,20), anche a causa degli ignoranti che travisano le “cose difficili” (2 Pietro 3,16) e che per giunta pretendono di non avere guide umane: finendo così, inevitabilmente, a rifiutare la guida autorevole della Chiesa in cambio di una veramente “umana” che però ha il “vantaggio” di farti credere che tutte queste dottrine siano frutto della tua libera interpretazione delle Scritture.

http://ettorebarra.blogspot.it/2012/03/maria-madre-di-dio.html

8 febbraio 2013

Ritorno a casa - John Henry Neumann, da pastore protestante a cardinale della Chiesa Cattolica

Nato nel seno di una famiglia anglicana di bancari, a Londra, il 21 febbraio 1801, John Henry Newman visse a quindici anni una prima forma di conversione, come egli la chiamava. Nel 1825, dopo aver concluso i suoi studi a Oxford, fu ordinato sacerdote anglicano. Tre anni più tardi era nominato vicario della chiesa di Santa Maria, annessa all’università di Oxford.


Mantenne questo incarico fino al 1843, in questo periodo coltivò amicizie con persone colte e illuminate dell’Inghilterra di quell’epoca. Fu promotore, a partire dal 1833, del Movimento di Oxford, una corrente religiosa inserita nella Chiesa anglicana che promuoveva una via mediana, un terzo cammino, tra il protestantesimo e la chiesa cattolica.

Afferma nella sua Autobiografia: In seguito e senza poter precisare l’ordine e le date nelle mie parole, IO PARLAI DELLA CHIESA DI ROMA COME LEGATA DELLA CAUSA DELL’ANTICRISTO, COME “UNA DEI TANTI ANTICRISTI”, O COME LA CHIESA CHE AVEVA IN SÉ QUALCOSA DI VERAMENTE ANTICRISTIANO O NON CRISTIANO.

MA STUDIANDO LA STORIA DELLE ERESIE MONOFISITE E ARIANE SI RESE CONTO CHE NON POTEVA PROSEGUIRE SU QUESTA TERZA VIA E CHE DOVEVA O RESTARE ANGLICANO O FARSI CATTOLICO. Dovette combattere molte lotte interiori ed esteriori per essere fedele alla sua coscienza e cercò di sforzarsi molto nel ricercare la verità tra i santi Padri della Chiesa dei primi secoli sino a che arrivò gradualmente alla verità. Nel 1843 decise di lasciare il suo incarico di pastore anglicano e divenne un semplice laico, anche se ancora non si decideva a convertirsi al cattolicesimo perché vedeva la devozione alla Vergine e ai santi come un ostacolo per la fede.

Dice: Nel 1843 feci due passi molto importanti: 1) IN FEBBRAIO FECI UNA RITRATTAZIONE FORMALE DI TUTTE LE COSE DETTE CONTRO LA CHIESA DI ROMA. 2) a settembre rinunciai al vicariato presso la chiesa di Santa Maria. Tra l’autunno del 1843 e l’autunno del 1845 io mi mantenni in comunione laica con la chiesa d’Inghilterra, assistendo ai suoi culti e astendendomi completamente dal contatto con cattolici e con i loro luoghi di culto, e da quei riti e pratiche religiose, come l’invocazione dei santi, che sono caratteristiche del loro credo. Tutto questo lo feci poiché non ho mai potuto capire come qualcuno possa appartenere nello stesso tempo a due confessioni religiose.

IL 9 OTTOBRE 1845 ABBRACCIÒ IL CATTOLICESIMO.

Dal momento in cui divenni cattolico non ho più avuto una mia storia di idee religiose da riferire. Dicendo questo, non voglio affermare che le mie facoltà mentali sono rimaste oziose o che abbia smesso di pensare a questioni teologiche, bensì che non ho meditato variazioni da annotare e che non ho conservato alcuna angoscia nel cuore. Sono stato pacifico e contento, e mai ho nutrito dubbi. Convertendomi, non mi sono reso conto di alcun cambiamento, intellettuale o morale, avvenuto nel mio spirito... Neppure ho provato più fervore. Fu come giungere in un porto attraverso una burrasca, e la felicità, che allora sentii, continua a conservarsi sino ad oggi.

Neppure ho vacillato nell’accettare alcuni principi che non esistono nel credo anglicano. Ad alcuni credevo già, ma nessuno di quelli è stato per me una prova. Essendo accolto nella Chiesa cattolica, feci la professione con grande semplicità, e a tutt’oggi sento di credere agli stessi valori. Prendo in considerazione ciò che i protestanti affrontano con maggior difficoltà: la dottrina dell’Immacolata Concezione (di Maria)..., cioè che la beata Vergine fu concepita senza peccato originale. Di fatto, occorre dire che i cattolici non hanno iniziato a crederlo perché fu così stabilito, bensì fu stabilito poiché essi lo credevano. Lontano dall’essere un principio, datato 1854, una imposizione tirannica al mondo cattolico, fu accolta da ogni parte con il massimo entusiasmo, una volta promulgato. Tale principio si rese tale poiché vi fu una petizione unanime da parte di tutta la Chiesa verso la Santa Sede affinché la dottrina riguardante l’Immacolata Concezione fosse dichiarata dottrina apostolica.

Dopo un viaggio a Roma nel 1847 fu ordinato sacerdote cattolico. Uno dei suoi principali obiettivi fu dimostrare agli inglesi che si può esser buoni cattolici e cittadini leali.

Papa Leone XIII lo nominò cardinale nel 1879.

Con lui si convertirono 22 pastori anglicani e 11 professori dell’università di Oxford e Cambridge. Si calcola che attraverso l’opera di Newman, fino al 1935, si siano convertiti alla chiesa cattolica 900 pastori anglicani.

Tratto da: "Ritorno a Casa. Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica"

7 febbraio 2013

In rete ad opera dei soliti falsari si possono trovare false citazioni dai padri della chiesa. vediamone qualche esempio:

IL FALSO: "Sant’Agostino: "Io mi sottometto all’autorità dei libri canonici e a nessun altra . Tutto
ciò che é necessario alla fede e alla condotta della vita si trova nelle dichiarazioni chiare della Scrittura." (De Doctr. Christ. 137)"

LA REALTÀ: Le coordinate non corrispondono a nulla. Il De Doctrina Christiana ha 4 libri, e nessuno di questi ha 137 capitoletti. Ho così supposto che l’edizione in questione non abbia diviso l'opera in 4 libri, e sommando il numero di capitoletti di ogni libro ho trovato le coordinate corrispondenti nell’edizione standard. Il risultato è stato IV,9, ma il testo tratta di tutto fuorché la Traditio.

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IL FALSO: San Giovanni Crisostomo: "Quando l’eresia s’impadronirà della Chiesa, sappiate che non vi sarà prova di vera fede e di cristianità se non con le Sacre Scritture, perché quelli che si volgeranno altrove periranno."(In Mattheum, Homelia 49

LA REALTÀ: In questa "perla" dell'anonimo che ha messo insieme la lista di citazioni l’autore della liturgia ortodossa sarebbe un fautore del Sola Scriptura! Tutti i siti che si sono copiati questa citazione hanno inoltre riportato fedelmente anche l'errore d'ortografia latina "Mattheum".
Questa citazione non esiste, o almeno non esiste a quelle coordinate.
Questa è l’epistola 49, e se l'autore mi dicesse dove ha visto quella frase ne saremmo lieti:

www.ccel.org/ccel/schaff/npnf110.iii.XLIX.html
www.newadvent.org/fathers/200149.htm
(In inglese)
www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/chrysostome/matthieu...
(In francese, se lo preferite)

San Giovanni Crisostomo al contrario afferma «NON HANNO TRASMESSO TUTTΟ CON LE LETTERE, MA MOLTE COSE NON SONO STATE SCRITTE. Sia le une che le altre pero sono egualmente degne di fede. Di modo che noi consideriamo la Tradizione della Chiesa degna di fede. La Tradizione non è nient' altro che questo» (Hom. 4,2 in 2 Thess.)

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IL FALSO: “Tertulliano (160 ca. - 220 ca.) disse: 'Ci mostri la scuola di Ermogene che ciò ch'essa insegna sta scritto: se non è scritto, tremi in vista dell'anatema fulminato contro coloro che aggiungono alla Scrittura, o ne tolgono alcuna cosa' (Tertulliano, Contro Ermogene, cap. 22”

LA REALTÀ: Vediamo l’autentico parere di Tertulliano sulla Traditio Apostolica, e su quale sia il criterio dell’ortodossia per distinguere la Chiesa dagli eretici (la successione apostolica ovviamente):

“Se vuoi esercitare meglio la tua curiosità nel negozio della tua salute, passa in esame le Chiese apostoliche nelle quali ANCORA PRESIEDONO GLI APOSTOLI DALLE LORO CATTEDRE; là dove si leggono proprio le lettere autentiche loro scritte dagli apostoli nelle quali ancora vibra l'eco delle loro voci e vive l'aspetto di ciascuno.
Sei vicino all'Acaia? Hai Corinto. Se non sei lontano dalla Macedonia, hai Filippi e Tessalonica. Se puoi recarti in Asia, hai Efeso. Se ti trovi nei paraggi dell'Italia, hai quella Roma, donde anche a noi arriva rapidamente l'autorità.
Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta. E' la Chiesa, dove Pietro è parificato, nella passione, al Signore [venne infatti crocifisso come Cristo]; dove Paolo è coronato del martirio di Giovanni [venne decapitato come Giovanni Battista]” (Tertulliano, La prescrizione contro gli eretici, 36)

E CONTRO GLI ERETICI DI CUI DISTRUGGE LA LEGITTIMITÀ IN UN SOL COLPO:

“Mostrino esse (le chiese eretiche N.d.R.) la successione dei loro vescovi in modo da poter risalire o ad un apostolo o ad un loro discepolo, così come fanno le CHIESE APOSTOLICHE, ad esempio… la Chiesa di Roma che presenta Clemente CONSACRATO DA PIETRO” (La prescrizione degli eretici, 32,2)

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IL FALSO: Giustino Martire (morto nell'anno 165 dopo Cristo) disse: 'Non abbiamo alcun comandamento di Cristo che ci faccia obbligo di credere alle tradizioni e alle dottrine umane, ma soltanto a quelle che i beati profeti hanno promulgate e che Cristo stesso ha insegnate, ed io ho cura di riferire ogni cosa alle Scritture e chiedere ad esse i miei argomenti e le mie dimostrazioni' (Giustino Martire, Dialogo con Trifone);

LA REALTÀ: “Vi sono infatti, amici, - così continuavo – alcuni della vostra razza che riconoscono che Egli è il Cristo, ma dichiarano che è un uomo nato da uomini. Io non sono d'accordo con loro, né affermerebbero questo i più, che la pensano come me, perchè Cristo stesso ci ha ordinato di non obbedire ad ammaestramenti umani ma a quelli annunciati tramite i profeti e impartiti da lui stesso.”
San Giustino Martire, Dialogo con Trifone, Cap 48, 4

La frase: “ed io ho cura di riferire ogni cosa alle Scritture e chiedere ad esse i miei argomenti e le mie dimostrazioni”, è una aggiunta alla citazione, già che non corrisponde con il Cap 48,4, e quindi la citazione è stata manipolata.

San Giustino sta dicendo che non dobbiamo ubbedire ammaestramenti umani, ma che dobbiamo comunque ubbedire agli insegnamenti di Cristo stesso. La fonte della tradizione apostolica sono gli insegnamenti di Cristo agli apostoli, quindi bisogna conservarla.

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IL FALSO: Basilio (330-379 d.C.) disse: 'Rigettare alcuna cosa che si trova nelle Scritture, o ricevere alcune cose che non sono scritte, è un segno evidente d'infedeltà, è un atto di orgoglio... il fedele deve credere con pienezza di spirito tutte le cose che sono nelle Scritture senza togliere o aggiungere nulla' (Basilio, Lib. de Fid. - regul. moral. reg. 80 citato da Luigi Desanctis in La tradizione, terza ed. Firenze 1868, pag. 19);

LA REALTÀ: “Che cosa è proprio del cristiano? La fede operante mediante l'amore.
Che cosa è proprio della fede? Piena e indubbia certezza della verità delle parole ispirate da Dio, non soggetta a oscillazione dovuta a qualsiasi pensiero, sia esso indotto da neccessità fisica o camuffato sotto aspetto di pietà.
Che cosa è proprio del fedele? Il conformarsi con tale piena certezza al significato delle parole della Scrittura, e non osare togliere o aggiungere alcunché. Se infatti tutto ciò che non è dalla fede è peccato, come dice l'Apostolo, ma la fede è dall'udito e l'udito poi mediante la parola di Dio: allora tutto ciò che è al di fuori della Scrittura ispirata, non essendo dalla fede è peccato.”
San Basilio, Regole morale, regola LXXX, 22.

San Basilio parla in favore della tradizione apostolica, già che dice che dobbiamo avere piena certezza nel significato delle parole della Scrittura, e non togliere o aggiungere nulla, e poi finisce dicendo che tutto ciò che è al di fuori della Scrittura ispirata, non essendo dalla fede è peccato. Noi sappiamo che la tradizione apostolica fa parte della fede della Chiesa. La citazione è stata chiaramente manipolata.

COSA PENSAVA SAN BASILIO DELLA TRADIZIONE APOSTOLICA?

“Ormai cerchiamo quali siano le nostre comuni nozioni sullo Spirito Santo: sia quelle raccolte per noi dalle Scritture sia quelle che abbiamo ricevuto dalla tradizione non scritta dei padri.”
San Basilio, Lo Spirito Santo, IX, 22

“Ma preparativi di guerra si fanno contro di noi; ogni pensiero è ordinato contro di noi e le lingue di quei blasfemi dardeggiano, colpendo più violentemente di quanto quei cristicidi non colpissero Stefano con le pietre.
Ma non tentino di nascondere che noi siamo solo il preteso della guerra: in realtà essi mirano più in alto. È contro di noi, apparentemente, che si preparano le macchine e gli agguati e che incoraggiano l'un l'altro a dare aiuto, secondo l'esperienza e la forza di ciascuno.
Ma è la fede che è attaccata e lo scopo comune a tutti gli avversari e nemici della sana dottrina, è quello di scuotere il fondamento della fede in Cristo, sopprimendo la tradizione apostolica, e distruggendola totalmente.”
San Basilio, Lo Spirito Santo, X, 25

“E nessuno interpreti male la parola dell'Apostolo, che spesso, facendo menzione del battesimo, omette il nome del Padre e dello Spirito Santo, né per questo ritenga sia indifferente l'invocazione dei nomi. 'Tutti voi - dice – che siete stati battezzati in Cristo, avete rivestito il Cristo' (Gal 3,27). E ancora: 'Tutti voi che siete stati battezzati in Cristo, siete stati battezzati nella sua morte' (Rom 6,3). Nominare Cristo infatti significa fare una confessione di fede completa: manifesta Dio che unge, il Figlio unto e il crisma: lo Spirito, come Pietro ci insegna negli Atti: 'Gesù di Nazaret, che Dio unse con lo Spirito Santo' (Atti 10,38).
E in Isaia: 'Lo spirito del Signore è su di me: perchè di esso egli mi ha unto' (Is 61,1;Lc 4,18).
E il salmista: 'Per questo Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio d'allegrezza' (Sal 44,8).
Talora tuttavia sembra che l'Apostolo si sia ricordato soltanto dello Spirito Santo a proposito del battesimo: 'Tutti – dice – siamo stati battezzati in un sol corpo, in un solo Spirito' (1Cor 12,13). Si accorda in questo senso anche: 'Voi sarete battezzati nello Spirito Santo' (Atti 1,5) e 'Egli vi battezzerà nello Spirito Santo' (Lc 3,16). Ma non per questo si potrebbe dire perfetto un battesimo nel quale fosse invocato soltanto il nome dello Spirito. Bisogna infatti che resti sempre inviolabile la tradizione data nella grazia vivificante.
Colui che ha liberato la nostra vita dalla corruzione, ci ha dato una forza di rinnovamento che ha una causa indicibile, nascosta nel mistero, ma che apporta alle anime una grande salvezza. Così aggiungere o togliere qualcosa è chiaramente un allontanarsi dalla vita eterna.
San Basilio, Lo Spirito Santo, XII, 28

“Fra le dottrine e le proclamazioni custodite nella Chiesa, talune le deriviamo dell'insegnamento scritto, altre le abbiamo ricevute dalla tradizione apostolica, a noi trasmesse segretamente. Ma entrambe hanno lo stesso valore per la pietà. E questo non lo potrà negare nessuno che abbia una sia pur modesta esperienzia delle istituzioni ecclesiastiche. Se infatti noi tentassimo di scartare i costumi non scritti che non hanno grande incidenza, a nostra insaputa daneggeremmo il Vangelo prorpio nelle parti essenziali: anzi di più: ridurremmo la proclamazione a un nome vuoto.”
San Basilio, Lo Spirito Santo, XXVII, 66

“Non mi basterebbe una giornata intera se volessi esporre i misteri della Chiesa non scritti. Tralascio tutto il resto; ma la professione di fede nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, da quali scritti noi l'abbiamo?
San Basilio, Lo Spirito Santo, XXVII, 67

“A coloro che dicono che la dossologia con lo Spirito non è attestata nella Scrittura, diciamo questo: se non si acetta nessun'altra cosa non attestata nella Scrittura, non si accetti neppure questa; se però la maggior parte delle celebrazioni dei misteri hanno per noi diritto di cittadinanza insieme a molte altre cose che pur non sono nella Scrittura, allora ammettiamo anche questa. Io credo che sia un criterio apostolico attenersi anche alle tradizioni non scritte: 'Vi lodo – dice l'Apostolo – perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservatele tradizioni così come ve le ho trasmesse' (1Cor 11,2); e ancora: 'Mantenete le tradizioni che avete apprese sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera' (2Tes 2,15).
San Basilio, Lo Spirito Santo, XXIX, 71

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IL FALSO: Ambrogio (340 ca. - 397) disse: 'Chi ardirà parlare quando la Scrittura tace?... Noi nulla dobbiamo aggiungere al comando di Dio; se voi aggiungete o togliete alcuna cosa siete rei di prevaricazione' (Ambrogio, Lib. II de vocat. Gent. cap. 3 et lib. de parad. cap. 2, citato da Luigi Desanctis in op. cit., pag. 19).

LA REALTÀ: A semplice vista non si trova nulla contro la tradizione apostolica, già che sono frasi abbastanza vaghe. Nel libro De Paradiso Liber Unus, Cap 2 non si trova quella frase.
Vedere: www.documentacatholicaomnia.eu/ l'unica frase che fa riferimento alle Scritture è questa:

“Sic ergo et in Scripturis divinis non facile reprehendamus aliquid quod intelligere non possumus. Sunt enim plurima quae non nostro ingenio metienda sunt; sed ex altitudine divinae dispositionis et verbi sunt estimanda.”
Sant'Ambrogio, De Paradiso, Liber unus, Cap II, 7

“Allo stesso modo dunque anche nelle divine Scritture non dobbiamo biasimare con leggerezza ciò che non siamo in grado di comprendere. Vi sono infatti parecchie cose che non possono essere misurate con il metro della nostra mente, ma dovono essere valutate riferendosi alla profondità del disegno e della parola di Dio”
Sant'Ambrogio, Il Paradiso terrestere, Cap II, 7

Il libro citato, di Sant'Ambrogio “Liber Duode Vocatione Gentium” è un opera incerta, che non appare nemmeno nella lista delle opere di Sant'Ambrogio.

Si può leggere la versione in latino su http://www.documentacatholicaomnia.eu/
Girolamo (347 ca. - 419-20 ca.) disse: 'Se voi volete chiarire le cose in dubbio, andate alla legge e alla testimonianza della Scrittura; fuori di lì siete nella notte dell'errore. Noi ammettiamo tutto ciò che è scritto, rigettiamo tutto ciò che non lo è. Le cose che si inventano sotto il nome di tradizione apostolica senza l'autorità della Scrittura sono colpite dalla spada di Dio' (Girolamo, In Isaiam, VII; In Agg., I; citato da Roberto Nisbet in op. cit., pag. 28).

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IL FALSO: Cipriano (200 ca. - 258) disse: 'Che orgoglio e che presunzione è l'uguagliare delle tradizioni umane alle ordinanze divine...!' (Cipriano, Epist. 71 citato da Teofilo Gay in Arsenale antipapale, Firenze 1882, pag. 204-205));

LA REALTÀ: Questa citazione è falsa, non si trova nella Epistola 71 di San Cipriano. Vedere questa pagina: http://www.newadvent.org/fathers/050671.htm

Ma, cosa pensava San Cipriano della tradizione apostolica?

“Per questo che bisogna rispettare con cura la tradizione divina e la prassi apostolica; tradizione e pratica che si trovano presso di noi ed in quasi tutte le provincie...”
San Cipriano, Epistola 67,5

“La Chiesa infatti è una sola; se è una, non può trovarsi dentro e fuori. Se infatti la Chiesa si trova presso Novaziano, non lo è stata presso Cornelio. Se invece la Chiesa si è trovata presso Cornelio, che è succeduto, attraverso la legittima ordinazione, al vescovo Fabiano e che il Signore ha reso glorioso non solo con l'onore dell'episcopato, ma anche con quello del martirio, Novaziano non si trova nella Chiesa e non può considerarsi vescovo. Egli ha disprezzato la tradizione del vangelo e degli apostoli; non è succeduto a nessuno, ma è sorto da sé. Non può infatti avere, o possedere in nessun modo la Chiesa, chi non è stato ordinato nella Chiesa.”
San Cipriano, Epistola 69,3

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IL FALSO: Tertulliano (160 ca. - 220 ca.) disse: 'Ci mostri la scuola di Ermogene che ciò ch'essa insegna sta scritto: se non è scritto, tremi in vista dell'anatema fulminato contro coloro che aggiungono alla Scrittura, o ne tolgono alcuna cosa' (Tertulliano, Contro Ermogene, cap. 22).

LA REALTÀ: “Dunque, 'in principio Dio creò il cielo e la terra'. Adoro la pienezza della Scrittura, con la quale vengono manifestati il creatore e la sua opera. Nel Vangelo invece scopro, come ulteriore rivelazione, che il Verbo è il ministro e l'ordinatore del creatore, ma non ho ancora letto in alcun passo se l'universo sia stato creato da una qualche materia soggiacente: ché, se questo è scritto, lo insegni la bottega di Ermogene, ma se non è scritto, abbia timore di quel 'guai', destinato a coloro che fanno aggiunte o sottrazioni alla Scrittura”
Tertulliano, Contro Ermogene, Cap XXII, 3

LA CITAZIONE ESISTE. Praticamente Tertulliano sta dicendo che quello che dice Ermogene non si trova nella scrittura, e fa una allussione a Apocalisse 22,18-19, per confutare meglio, chiaramente si sta parlando di scrittura e non di tradizione. Comunque, bisogna guardare anche altri testi di Tertulliano per vedere se era contro la tradizione apostolica o no.


E PER GLI ERETICI DI TUTTI I TEMPI, COMPRESI GLI ATTUALI SI PIU' AGGIUNGERE, SEMPRE DI TERTULLIANO:

"Le cose stanno dunque così: che noi possediamo la verità; che essa deve a noi proprio venire aggiudicata; a noi, che avanziamo, ognuno, sicuri in questa nostra regola, che le Chiese riceverono dagli Apostoli, gli Apostoli a lor volta attinsero dalla voce di Cristo, Cristo, da Dio. È CHIARO ED EVIDENTE DUNQUE CHE NOI ABBIAMO PIENO IL DIRITTO DI NON RICONOSCERE AGLI ERETICI LA FACOLTÀ DI DISCUSSIONE E D'ESAME DELLE SCRITTURE SACRE; SONO PROPRIO LORO CHE NOI POSSIAMO BENISSIMO CONVINCERE, SENZA APPOGGIARSI AFFATTO ALL'AIUTO DEI LIBRI SACRI, CHE SU DI QUESTI NON POSSONO VANTARE DIRITTO ALCUNO."
Tertulliano, Praescriptione Haereticorum, Cap XXXVII

Naturalmente quando ai settari pentecostali gli fate presente che da nessuna parte e' scritto quali sono i libri ispirati della bibbia, pappagallescamente citeranno 2Timoteo 3,16-17

"Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona."

ma e' da notare che quando s.paolo ha scritto queste parole a timoteo, praticamente di quello che poi sarebbe stato il nuovo testamento della bibbia, ben poco era stato ancora scritto, e quindi quanto scrive San Paolo a Timoteo: "Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile...." puo' solo che riferirsi a quanto era stato scritto fino ad allora della bibbia e riconosciuto ispirato.

È stata la Chiesa Cattolica in seguito a stabilire il canone della bibbia dei cristiani, salvo poi questo canone essere stato adulterato dai protestanti, dopo oltre mille anni. quindi chi ne ha la giusta interpretazione della bibbia, non puo che essere stata la chiesa che ne ha stabilito la canonicita' di quei libri: la chiesa cattolica

Chiesa che da San Paolo e' definita: "la casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità." 1 Tm 3, 14-15

Se si separa la Bibbia dalla Chiesa, sostegno della verita', dicendo che della chiesa se ne puo' fare anche a meno visto che c'e' tutto nella bibbia, si finisce sul serio nel credere che siano piovute letteralmente bibbie dal cielo....


6 febbraio 2013

Sola Scriptura??? ciò che la smonta, è il fatto che in nessuna parte della bibbia è scritto quali libri facciano parte della Bibbia stessa

Non si tratta di vedere dove nella Bibbia si parli della Tradizione, perché è la Tradizione ad avere creato tra II e IV secolo il Nuovo testamento con cui [gli evangelici vorrebbero] rigettarla.
La Bibbia che i cristiani hanno in mano risale al IV secolo, quel canone ha la sua prima attestazione nel 367 d.C.
Dottrine come il primato petrino hanno un’attestazione più antica del canone biblico cui [gli evangelici tengono] tanto e che è a tutto gli effetti una creazione ecclesiastica.
Il problema commentando quei versetti [che nella Scrittura sembrano attestare la presenza di una tradizione orale di fianco ai testi che compongono la medesima] non è di dire “a quel tempo gran parte dell’insegnamento cristiano era ancora orale”, perché [molti confondono] la stesura dei libri col loro ingresso nel canone. Non è che, dopo il 100, siccome tutti i libri erano stati scritti, allora esisteva già un NT circolante nelle comunità cristiane e l’insegnamento orale era stato rimpiazzato. Questa è una sciocchezza anacronistica: l’insegnamento orale era ed è la base della predicazione cristiana, e soprattutto fino al IV secolo, cioè fino a quando nella Chiesa non s’è formato un consenso decente su quali libri fossero da considerare ispirati. Non c’era alcun insegnamento scritto da mettere in contrapposizione con l’insegnamento orale, andavano di pari passo. Nessuno nel cristianesimo primitivo s’è mai sognato di considerare lo scritto sostitutivo dell’oralità.
Se la Tradizione degenera, allora com’è possibile che questo mucchio di apostati pieno di dottrine erronee sia riuscito dopo ben 4 secoli a mettere insieme un corpus di libri ortodossi?

Molto spesso cattolici ed ortodossi si trovano a dialogare coi fratelli protestanti su quale sia il modo in cui Dio ha parlato al suo popolo e un argomento è principe della discussione: “Sola Scriptura” o “Scriptura et Traditio?”.
Sarà campito di questo breve studio mostrare come la Chiesa primitiva era uno struttura basata sulla predicazione e, come tutte le società antiche basate sull’oralità, su una Tradizione concepita come deposito vivo della fede. Si dimostrerà altresì che il rifiuto di questa tradizione sia stato causato in Lutero da una reazione a determinate contingenze storiche e che egli abbia buttato via insieme il bambino con l’acqua sporca, verrà cioè messa in luce quanto sia radicalmente incompatibile con la fede elle origini considerare il cristianesimo una “religione del libro”, e che il rifiuto della Tradizione venga in realtà da una particolare concezione filosofica tipica della modernità che vuole un rapporto diretto ed individuale con Dio e dunque non tollera la mediazione della Chiesa e soprattutto di un clero depositario di una catechesi, sarebbe in questa mentalità un ritorno al fariseismo. E’ un presupposto filosofico individualistico figlio dell’amore dell’immediatezza e della presunzione della trasparenza delle Scritture ad aver creato il concetto di “libero esame”, la dottrina secondo cui Dio concederà l’illuminazione a chiunque si accosti con cuore sincero alla Scrittura e per lui nella Bibbia non ci saranno misteri in quanto essa si mostrerà nella sua trasparenza al semplice, rendendo vana la cosiddetta “casta degli esegeti”.

Il Sola Scriptura è figlio di una interpretazione fondamentalistica e del tutto astorica del testo sacro, di cui vorrei enumerare la fallacia dei presupposti. Prendiamo in esame una tesi assai nota della riforma: La Tradizione deve essere sottoposta al vaglio della Scrittura e non viceversa.
Viene da chiedersi come sia possibile visto che la Scrittura fa parte della Tradizione, anzi, non è altro che la trascrizione di parte della catechesi orale della Chiesa, e proprio in base al confronto con la Tradizione tramandata la Chiesa scelse tra i vari libri quali fossero quelli canonici, si decretò la loro ortodossia (tra le altre cose) anche in base alla loro corrispondenza con la Tradizione. Ergo è il contrario: storicamente la Traditio per la fissazione del canone è stata il metro di misura della formazione del NT, e anche dell’AT, infatti l’AT nel canone ebraico è stato selezionato dagli “eredi” dei farisei che si sono ben guardati dall’inserire nel novero degli scritti ispirati mille testi del giudaismo del II tempio che invece proliferavano tra le altre sette. Insomma la Bibbia non è caduta dal cielo rilegata, è inevitabile oltre che ovvio che la Chiesa abbia scelto cosa fosse canonico o meno in base all’ortodossia che riscontrava oppure no nei libri, ortodossia che la Chiesa poteva verificare solo in base ad un confronto con quello che lei credeva, cioè appunto il deposito della fede. L’apostolo Paolo scrivendo a Timoteo (nella prospettiva della sua morte), gli raccomanda: “Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tm 1, 14)
“Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.”(2Tm 2,2)

La struttura della Chiesa primitiva non era basata su un libro ma sulla tradizione viva che derivava dagli apostoli, giacché come ci dice sempre Paolo “La fede viene dall’ascolto”(Rm 10,17).
Traditio e Scrittura dunque non sin contraddicono perché vengono dalla medesima fonte. Il Nuovo Testamento stesso dice di affiancare le cose scritte alle cose tramandate a voce. “Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese così dalla nostra parola come dalla nostra lettera”(2Ts2,15)
Non mi stancherò mai di ripetere che Gesù disse: “andate e predicate”, non “andate e scrivete”. Il Nuovo testamento è un prodotto relativamente tardo nella storia della Chiesa, nella sua composizione attuale irrintracciabile prima del IV secolo. Eppure nessuno si sognerebbe di dire che nei secoli precedenti i cristiani avevano una fede incompleta solo perché non c’era un Nuovo Testamento con tutti e soli i 27 libri che oggi lo compongono, evidentemente perché la base della fede cristiana non è il libro in sé ma la persona di Gesù e i suoi insegnamenti, in qualunque modo arrivino. Noi, contrariamente a quanto si dice, non siamo una religione del libro.

IL SOLA SCRIPTURA È UN CONCETTO TARDO E ASTORICO, DEL TUTTO ASSENTE NEL CRISTIANESIMO PRIMITIVO CHE si basava invece sulla successione apostolica quale garante della Traditio. E poi mi spieghi il protestante che legge questo articolo a vagliare la Tradizione con la Scrittura? Per farlo dovrebbe dimostrare che la Bibbia ha un’interpretazione univoca, guarda caso la sua, e poi in base a questa interpretazione decretare che la Tradizione è falsa.

Ma come si fa a scegliere tra le mille interpretazioni possibili se non proprio in base alla Traditio apostolica che ti spiega qual è quella corretta fra le tante annoverabili? Certo alcuni potrebbero rispondere che la Scrittura si interpreta sulla base della Scrittura e non della Traditio, ma io risponderei che quello che dicono è vero solo in parte, infatti questo escamotage sposta solo il problema; mi spiego meglio: per usare una scrittura X al fine di chiarire un’altra scrittura Y si dovrebbe prima sapere qual è l’interpretazione corretta di X. E qual è l’interpretazione di X tra le mille possibili? Bisogna ricorrere al versetto Z? Ma come spero si sia capito in questo modo s’è innescata una catena di rimandi infinita, anche perché la scelta degli abbinamenti dei versetti non è fissata da nessuna parte ma è opera della mente del singolo.

Ecco perché il Sola Scriptura che vuole confutare la Tradizione è un circolo logico, un serpente che si morde la coda, e le mille sette protestanti, ognuna convinta d’avere in mano la verità in base al “Sola Scriptura” ne sono un esempio.

Tutte si basano sulla Sola Scrittura eppure tutte hanno una dottrina diversa: perché? Forse perché questo mito della trasparenza della Bibbia è assurdo.

E’ il motivo per cui Pietro nell’omonima lettera diceva che le epistole del suo collega Paolo sono difficili da comprendere e gli ignoranti le travisano, ragion per cui esser dovevano essere interpretate solo alla luce del magistero apostolico che ne spiegavano il contenuto. Il primo confutatore del Sola Scriptura fu Pietro, contro questa mania della rivelazione privata che vuole scartare la dimensione comunitaria e diacronica della Chiesa.

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