5 aprile 2016

La corretta devozione religiosa

Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Mt 15,8-9).

 

E’ importante conoscere bene i Santi, creare un rapporto vivo che si instaura tra il credente ed il santo di cui si impara a conoscerne la luminosa vita. Ispirati dalla grandezza di costoro, dobbiamo infatti cercare di seguirne le orme e di chiedere loro aiuto e protezione nei vari momenti della nostra vita.
I Santi sono infatti ripieni di Dio, elevano costantemente la mente ed il cuore al Padre, e contemplano la reale presenza di Cristo in loro.
Moltissime persone si sono convertite leggendo le vite dei Santi ed altri, già sulla via di Dio, ricevono grazie al loro aiuto, grazie e luce spirituale per guardarsi dal peccato e crescere in santità.
Per questo la conoscenza dei Santi è un potente mezzo di elevazione spirituale, che Dio offre ai cristiani per la loro salvezza e santificazione.
C’è però il pericolo che il rapporto con i Santi diventi chiuso e non aperto a Dio. La persona, appagata dalla grandezza spirituale dei Santi e dalla speranza che, onorandolo, potrà ricevere la grazia tanto desiderata, non si preoccupa di crescere nella conoscenza del Padre e di Gesù Cristo e raggiungere un rapporto vivo con loro. Rimane così chiusa in una religiosità infantile e insufficiente rispetto alla vera cristianità, che ha come origine e fine l’unione col Padre per mezzo di Gesù Cristo.
La mentalità dei Protestanti commette l’errore opposto. Non vede alcuna utilità nel culto dei Santi per il cammino dell’elevazione dell’anima verso la conoscenza di Dio, anzi vede solo pericoli per la propria vita spirituale. Da qui la continua critica che fanno a questo culto, anche quando questo è vissuto rettamente e con frutto spirituale da parte dei Cattolici.
Il cristiano equilibrato non deve alimentarsi oltre misura della conoscenza dei Santi, ma solo quanto basta per condurre alla conoscenza di Dio. Man mano che cresce nella conoscenza di Dio, deve imparare a staccarsi dalla dipendenza dei Santi e non temere di vivere solo del rapporto col Padre nel molteplice manifestarsi. La conoscenza dei Santi ha la funzione che ebbe Giovanni Battista nei confronti di Gesù. Non era lui la luce, ma venne come testimone perché tutti credessero alla luce per mezzo di lui (cfr. Gv 1,7-8).
È segno di immaturità di fede, equivalente allo stato di “lattanti” nella vita spirituale, fermarsi alle pratiche di pietà religiosa intorno ai Santi, senza tener presente il fine cui devono portare, cioè l’adesione di amore al Padre ed alla sua volontà. Veri fratelli dei Santi sono coloro che aderiscono al Padre e fanno la sua volontà, come l’hanno fatta loro, e non soltanto coloro che fanno qualche pratica di pietà in loro onore, ma ben poco si preoccupano di conoscere Dio e di fare la sua volontà.
La lotta per la fede va fatta con lo sguardo fisso in Gesù, non tanto sui Santi. La fede è un “seguire Gesù” come lo hanno seguito i Santi, che ci hanno preceduto. Il ruolo di Gesù è quello di perfezionare la nostra vita di fede, mentre i Santi ci aiutano nell’avere lo sguardo fisso in Gesù.
Bisogna vigilare che non avvenga il contrario. Se ciò avviene, infatti, lo sguardo è fisso sui Santi e Gesù ha il ruolo di “circondare” il cristiano. Alcune abitudini e certe manifestazioni religiose danno l’impressione che patroni, fondatori, padri spirituali e veggenti siano più importanti di Gesù Cristo per la vita spirituale dei fedeli. Si cade allora in una “devozione senza discernimento”, molto pericolosa perché rivestita di pietà religiosa di cui molti non se ne avvedono.
Bisogna dunque capire che in alcuni momenti della vita spirituale il contatto vivo con Maria e i Santi sia la via che porta il credente ad avvicinarsi a Dio e viceversa, ma questo contatto vivo non è di necessità per ogni anima e in ogni tempo. Un cristiano maturo nella fede e nella pietà, vive in modo personale l’unione con Cristo e con la SS. Trinità, divenuta elemento vitale della propria anima. Al centro della sua vita spirituale vi è l’alleanza con Dio mediante le tre virtù teologali della fede, speranza e carità. Maria e i Santi sono avvertiti come “fratelli maggiori”, che aiutano a far vivere quest’alleanza ad ogni singolo fedele, ma non occupano il posto di Dio nel loro cuore.
Pur riconoscendo il culto di Maria e dei Santi come manifestazione soprannaturale dello Spirito nella Chiesa, dobbiamo ricordare che superiore ad esso vi è l’adorazione e l’invocazione di Dio e di Cristo, a cui il culto dei Santi va finalizzato. Infatti, se praticassimo il culto di Maria e dei Santi fino agli eccessi, senza che questo ci aiuti a crescere nell’amore e adorazione del Padre, a ben poco gioverebbe per la nostra santificazione tale culto e ogni pratica relativa come pellegrinaggi, ostensioni di immagini, devozioni e processioni.
Il culto, poi, va esercitato in modo da edificare sia l’assemblea dei credenti sia i non-credenti. Ciò si realizza non mischiando ad esso comportamenti superstiziosi e mondani o interessi terreni di vario tipo, come cosa principale da ricavare dalle pratiche di culto; il secondo, facendo sì che tutte le pratiche relative al culto dei Santi promuovano la crescita nell’amore di Dio e nelle virtù evangeliche.
Altro pericolo rischiano di diventare le tante feste popolari in onore dei Santi e della Madonna. Spesso si compiono infatti solo per tradizione, per prestigio sociale, ma non inducono ad un miglioramento, anzi, in occasione di queste feste, a volte si degenera in divertimenti e spettacoli addirittura immorali e peccaminosi. Questa realtà circonda anche le grandi festività liturgiche del Natale e della Pasqua. Più che all’impegno ascetico e mistico, si corre verso un maggiore consumismo, riducendo il culto di Dio e di Cristo ad un atto formale da soddisfare con la partecipazione alle funzioni religiose nel giorno di Natale e di Pasqua.
Vi è inoltre nel culto popolare dei Santi la tendenza a far perdere ad essi ogni riferimento alla SS. Trinità e a Cristo. I Santi non vengono più considerati come luci seconde e riflesse, rivelatrici della Luce primaria di Cristo che splende in loro, ma come dotati di luce propria che fa rimanere i devoti del santo fissati su di lui.
Ciò avviene perché ai motivi strettamente spirituali che dovrebbero guidare nella venerazione dei Santi, subentrano motivi umani e di prestigio sociale, o atteggiamenti superstiziosi e magici. Quando un santo diventa la gloria di un paese, da semplice patrono presso Dio può diventare il dio concreto di quel paese, più onorato di Gesù Cristo e di Dio Padre, a causa di un certo prestigio umano che il culto di quel santo dà a quel paese e dell’afflusso di pellegrini, che vengono dal santo per chiedere grazie. Questo è un culto sbagliato che i Santi stessi, dal cielo dove sono, detestano e rigettano come superstizione e vanità. Se la gloria del Signore, che risplende nei Santi ed ha fatto operare in loro grandi cose, non eleva i fedeli all’adorazione e glorificazione del Padre, soggetto principale di questa gloria, la venerazione dei Santi diventa priva di Spirito Santo, falsamente religiosa e sovente vittima di contraffazioni diaboliche.
E’ importante capire bene anche il significato di “patrono”, che viene conferito ad un santo nei confronti di un paese, di una diocesi, di una nazione, di una categoria di persone. Ciò indica una presenza attiva, che presiede nel bene e nella virtù, secondo la volontà divina, alla vita degli abitanti di quel paese e luogo, di cui il santo è patrono. Molti miracoli e grazie vengono in genere attribuiti a questa presenza attiva all’interno dei luoghi e delle attività di cui sono protettori. Il loro “patronato” è sulla linea dell’operato dell’angelo custode per ogni uomo, o degli angeli delle nazioni, che sono incaricati da Dio del governo celeste delle nazioni della terra.
Il patronato dei Santi su città, luoghi e attività, indica che Dio ha elevato nelle altezze riservate agli Angeli anche i Santi, per renderli loro collaboratori nell’ispirare ed aiutare i fedeli nel cammino di fede. Il potere di un santo, patrono di una città, deve essere sempre vissuto e inteso come incorporato alla volontà divina su tutti i fedeli, sulla Chiesa e sulle nazioni. Inoltre, deve essere sempre vissuto in modo tale che elevi i fedeli a vivere per il Signore secondo i suoi comandamenti, ad immagine di come è vissuto’ il santo nella sua vita terrena.
Fonte: “Il culto di Maria e dei Santi”, Don Carlo Colonna, Edizioni Shalom