10 agosto 2014

La dieta biblica: dimagrire con Le Sacre Scritture!

Ogni giorno sembra che negli Stati Uniti si inventi una nuova dieta e così dopo quella del melone, quella dei 10 limoni, quella a base di pappine chiamata Baby Diet, la celeberrima Dukan, la dieta crudista, passando per quella a base di alcool, è arrivata in Italia anche la dieta biblica, che ovviamente, promette miracoli. Di che cosa si tratta? Secondo il suo inventore, un pastore americano, che si chiama Rick Warren, per dimagrire si devono seguire le indicazioni contenute nelle Sacre Scritture, in particolare nel Libro di Daniele.

L’’idea gli venne qualche anno fa quando si è reso conto che lui e la maggior parte dei suoi
parrocchiani erano fortemente obesi e studiando la Bibbia si è accorto che nel Libro di Daniele si trovavano indicazioni interessanti per un corretto regime alimentare.

In meno di un anno il pastore americano ha perso più di 25 chilogrammi ed ha quindi deciso di diffondere la dieta biblica in tutto il mondo. Quindi la sua missione terrena e spirituale si sono fuse insieme e il suo libro “The Daniel Plan” ha avuto e sta avendo tuttora un successo mondiale.

Prendendo spunto dai passi del Libro di Daniele, in cui si esaltano i benefici dei legumi e l’assunzione di molta acqua, il noto pastore riassume la sua dieta in 5 punti: primo punto legumi a volontà, secondo punto niente alcool, anche se si sa che qualche noto personaggio biblico non lo disdegnava affatto, terzo punto omega 3, quarto punto verdure e carni bianche e quinto punto sano movimento.

Pare che questa dieta abbia dato davvero ottimi risultati, tanto che molti vip e celebrità tra i quali anche Mark Hyman, Daniel Amen e il Dr Oz sono diventati fan sfegatati della dieta biblica. A tutt’oggi tuttavia non c’è documentazione scientifica che possa provare realmente la sua efficacia, ma di sicuro la dieta si basa su alcuni principi fondamentali, quali i legumi, gli omega 3, il movimento e l’assunzione di molta acqua.

http://it.paperblog.com/la-dieta-biblica-dimagrire-con-le-sacre-scritture-1361382/


Iraq, le case dei cristiani marchiate dagli uomini dell'isis

A Mosul scritte con lo spray per segnalare le abitazioni dei cristiani, considerate di proprietà dello Stato islamico. Marchiati anche edifici abitati da musulmani sciiti



Mosul (Iraq) 09 agosto 2014. Un marchio impresso in rosso, una scritta disegnata con lo spray sui muri delle abitazioni di Mosul. È la lettera "nun" dell'alfabeto arabo, l'iniziale della parola "Nazara", che significa cristiano, seguace di Gesù di Nazareth. A tracciarla sono stati i miliziani dell'Isis, che in questo modo identificano le case abitate da cristiani.

La vicenda ricorda quello che accadeva in epoca nazista, con la stella di David scritta sulle case degli ebrei. A più di 70 anni di distanza, quella vergognosa pagina di storia torna attuale, anche se con protagonisti diversi. Per chi non è musulmano, secondo gli uomini dell’autoproclamatosi califfo al-Baghdadi, non c’è posto: gli edifici marchiati vengono considerati proprietà dello Stato islamico.

Altri marchi sono apparsi su case appartenenti a persone di musulmani sciiti. In questo caso è stata scritta la lettera “r”, iniziale “Rwafidh”, cioè protestante o oppositore.

La vicenda è stata denunciata a metà luglio e da allora le foto hanno iniziato a fare il giro del web. Louis Raphael Sako, patriarca cattolico di Baghdad, aveva subito lanciato un appello denunciando questa discriminazione. Da allora è nata una campagna di solidarietà, con la tv libanese Lbci come capofila. Tra i primi a promuoverla c'è stata la giornalista Dalia Al-Aqidi. “Indossate una croce per dar voce alle vostre opinioni – ha scritto su Twitter il 30 luglio – Non lasciamo che dirottino l’Iraq che tutti conoscevamo”.

9 agosto 2014

E' carne e sangue di quel Gesù incarnato

LXVI. - 1. Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato.

2. Infatti noi li prendiamo non come pane comune e bevanda comune; ma come Gesù Cristo, il nostro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio, prese carne e sangue per la nostra salvezza, così abbiamo appreso che anche quel nutrimento, consacrato con la preghiera che contiene la parola di Lui stesso e di cui si nutrono il nostro sangue e la nostra carne per trasformazione, è carne e sangue di quel Gesù incarnato. 
(Giustino Martire, prima apologia)

L’istituzione dell’Eucarestia è uno degli eventi centrali della fede cristiana. Raccontata in tutti e tre i Vangeli sinottici nell’episodio dell’Ultima Cena e spiegata in vari passi del Nuovo Testamento, divenne presto il centro della vita della Chiesa. Un segno distintivo di cui anche i pagani, seppur talvolta distorcendolo, erano a conoscenza. Per questo motivo troviamo molti scritti dei Padri della Chiesa a riguardo, scritti che significativamente non presentano quasi mai un contenuto polemico; segno che nei primi secoli del Cristianesimo si discuteva su tutto (ma proprio tutto) ma non sulla natura dell’Eucarestia. Solo quindici secoli dopo, con l’avvento della Riforma protestante, questo sacramento centrale fu messo in discussione e progressivamente svuotato del suo significato.

Partiamo, dunque, da uno dei passi che raccontano l’istituzione di questo sacramento:


Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”.
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. (Matteo 26, 26 – 28)


Da notare che se volessimo applicare il metodo letterale in voga presso molti evangelici, la discussione si potrebbe concludere qui. Non si può infatti negare che il senso letterale sia piuttosto lapidario e non dia adito a dubbi. Viene usato il verbo essere: “è il mio corpo”. Non viene detto “in questo pane è presente il mio corpo” (è il senso spirituale su cui si basa la dottrina della consustanziazione elaborata da Lutero) o peggio “questo rappresenta il mio corpo”. Si potrebbe essere tentanti di dire che è scritto così e non si discute. Ma siccome questo non è il nostro metodo, una volta chiarito il senso letterale del passo (che pure è importante, beninteso) andiamo avanti con la riflessione.

La prima cosa da notare è la quasi assoluta coincidenza dei passi. Confrontando infatti il passo sopra citato con le versione date da Marco (14, 22 – 24), Luca (22, 19 – 20) e Paolo (1 Cor. 11, 24 – 26) si evince che le parole riportate sono esattamente le stesse, con sfumature di scarso rilievo. Viene riportato infatti sempre il verbo essere. Degna di nota anche la versione di san Paolo in cui, cosa piuttosto rara (se non erro), vengono riportate le parole di Gesù in modo diretto. Segno che quelle parole erano particolarmente importanti ed era quindi necessario conoscerle nel modo più fedele possibile. Ad ogni modo, questa coincidenza fra ben quattro versioni depone senza dubbio a sfavore di interpretazioni che cercano di sminuire quel verbo essere sostituendolo con interpretazioni simboliche. Mentre, infatti, si può dubitare delle parole che Gesù ha usato esattamente (e con quale ordine) in discorsi riportati diversamente dagli evangelisti (senza andare a discapito del significato), lo stesso non si può dire qui.  Infatti è ragionevole affermare, viste le fonti, che Gesù ha detto veramente “questo è il mio corpo” e “questo è il mio sangue”.


IL MEMORIALE

A questo punto la domanda è: esiste davvero qualcosa che induca a interpretare in senso simbolico quel verbo essere? E, se sì, perchè usarlo allora esponendosi ad un così plateale fraintendimento? I tentativi di dare risposta affermativa a questa domanda sono svariati. Qui cercheremo di vedere i più importanti e diffusi. C’è chi insiste sul valore di memoriale indicato dallo stesso Gesù in alcune versioni dell’Ultima Cena (compresa quella di Paolo). Questa obiezione può sembrare importante a chi non conosce il linguaggio biblico. Per noi oggi il concetto di memoria è piuttosto usurato, essendosene spesso fatto abuso con la conseguenza di farlo scadere in vuota retorica. Per questo noi tendiamo a concepire la memoria come il ricordo di qualcosa di lontano, che non ci coinvolge più direttamente. Ma non è questo il significato biblico. Basti pensare al valore memoriale della Pasqua ebraica, a cui Gesù collega consapevolmente la sua Pasqua. Per gli Ebrei di oggi come per quelli di ieri, celebrarela Pasqua non è ricordare un evento passato: è riviverlo. E riviverlo non nel senso sentimentale dell’ immedesimazione, come ancora potremmo equivocare, ma nel senso letterale di prendere parte a quell’evento che si ripresenta. Quindi il valore di memoriale che Gesù attribuisce all’Eucarestia non induce a favore di una interpretazione simbolica. Anzi, il memoriale è una potente manifestazione divina e non un “ricordino” simbolico.


UN MODO DI DIRE?

Altri fanno notare che in altri passi Gesù usa parole simili:


 In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore (Giov. 10, 7).

Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giov. 14, 6).


La differenza però è sostanziale e non è difficile da cogliere. Prima di tutto il contesto è completamente diverso, queste sono parole pronunciate in normali discorsi. Niente a che vedere con la solennità dei passi che abbiamo visto sopra e, soprattutto, Gesù non identifica nessuna porta o via con se stesso. Il fatto che qui Cristo usi espressioni simboliche è dimostrato anche dall’importanza  loro attribuita. Infatti, in nessun passo la salvezza viene subordinata al riconoscimento di Gesù come una porta o una via. Non così, invece, per il pane e il vino. In maniera particolare, in un passo molto illuminante di Giovanni:


In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.
Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”.
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza?
E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?
È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.
Ma vi sono alcuni tra voi che non credono. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”.
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”

(Giov. 6, 47-67)


Si tratta di un passo lungo ma che vale la pena di essere letto per intero. La prima reazione dei Giudei indica che il tono tenuto da Gesù non dà spazio a simbolismi di sorta. Sembra proprio che Gesù parli di carne e sangue in senso materiale e la risposta che ricevono lo conferma. Infatti in poche righe la coppia di termini carne-sangue ricorre per ben quattro volte ed è sempre accompagnata dai verbi “mangiare” e “bere”. Non è proprio la risposta di chi vuol chiarire di stare parlando per simboli o di essenze spirituali. Ma l’evangelista, non contento, ci offre anche la reazione della cerchia dei discepoli. Reazione anche questa negativa che, se fosse dovuta ad un malinteso, Gesù sarebbe tenuto a chiarire. Infatti le Scritture dicono che Cristo spiegava tutto ai suoi in maniera diretta (vd. Matteo 13, 10-13). Se ai Giudei avesse parlato in maniera simbolica, come con l’uso di parabole, in questo secondo momento “privato” dovremmo trovare il chiarimento: il significato spiegato in maniera diretta. Invece sembra che non vi sia nulla da aggiungere, per questo molti discepoli mormorano e si tirano indietro. Alcuni vanno dicendo che l’espressione “mangiare la carne e bere il sangue” sia comune nel contesto semitico ad indicare l’accettazione di una dottrina. Eppure non la pensa così il Vangelo, infatti quello che Gesù vuole dire non lo capisce nessuno: non lo capiscono i farisei, i discepoli lo definiscono un linguaggio “duro”, gli apostoli nella risposta che danno fanno intendere di non capire nemmeno loro ma che comunque si fidano. Il sospetto è che si stia parlando di cannibalismo, perciò quei discepoli se ne vanno. Perchè Gesù non gli dice che quello è solo un modo di dire, un’espressione simbolica che non ha nulla a che vedere con la materialità del suo corpo e del suo sangue. Cristo li lascia andare perchè non si fidano di lui, non sanno intendere il significato spirituale delle sue parole. Ma, attenzione, spirituale non vuol dire simbolico nè ci deve spingere al rifiuto del miracolo eucaristico. Ogni miracolo, infatti, è spirituale ma ha anche un aspetto materiale; ad esempio le guarigioni operate da Gesù sono materiali, ma presuppongono la fede che è spirituale.


Si citava, all’inizio, l’istituzione dell’Eucarestia secondo san Paolo. Ancora più importanti i passi immediatamente successivi, in cui l’apostolo fornisce anche una spiegazione del sacramento:


Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore.
Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice;
perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

(1 Cor. 11, 26 – 29)


Molti evangelici intendono questo passo come un semplice invito a fare della “santa cena” un’occasione per un esame di coscienza. Chiaramente, però, il significato è ben più profondo. Prima di tutto, san Paolo ammonisce dal considerare l’Eucarestia come un semplice rito. Inoltre, ribadisce la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino. Non si parla di un simbolismo, nè di una presenza vagamente spirituale o mistica. Altrimenti avrebbe detto che Cristo è semplicemente presente nelle specie eucaristiche, invece parla proprio del corpo e del sangue. Corpo e sangue che, per i credenti, non sono delle sembianze che Dio ha preso come suppellettili ma una realtà materiale in tutto simile a quella degli altri uomini. Il Cristo risorto, nei Vangeli, non è un fantasma ma un uomo fisicamente presente, con una materialità trasfigurata ma ancora umana. Parlare quindi di corpo e sangue di Cristo vuol dire, per forza di cose, fare riferimento a una realtà materiale. Quindi quello che avviene al pane e al vino consacrati è un miracolo che, come gli altri, ha delle conseguenze fisiche. Una realtà materiale, infatti, non può manifestarsi solo in modo spirituale. Come questo possa avvenire è senza dubbio un mistero che la ragione può solo scalfire ma che, a ben vedere, non è più incredibile dell’Incarnazione stessa.

Per questo la consustanziazione è una teoria che non regge. Inoltre, nel contesto delle Scritture, non ha molto senso. Infatti, Cristo è sempre spiritualmente presente e in particolare dove sono riuniti due o tre cristiani (Matteo 18, 20). Sarebbe stato davvero esagerato istituire un sacramento, col trambusto che abbiamo visto, per una cosa del genere. Dandogli poi una tale importanza da indicarlo addirittura come strumento di salvezza privilegiato e legandolo, in un modo così solenne, all’istituzione della Nuova Alleanza. Particolarmente paradossale è questa concezione per gli evangelici. Proprio loro che aborriscono riti e mediazioni di sorta, si vedono costretti a considerare la “santa cena” come un rito che permette loro di entrare in comunione con Dio! Un rito a cui bisogna accedere degnamente, altrimenti si va incontro a nientedimeno che la condanna divina. Sembra proprio una di quelle fosche descrizioni degli oscuri “riti religiosi” che si incontrano spesso in rete negli ambienti protestanti. Possibile che Dio si sia fatto uomo per poi limitarsi ad istituire un rito? Possibile, ancora, che la salvezza sia subordinata al riconoscimento di un determinato simbolismo? Sono contraddizioni evidenti, per cui non stupisce l’imbarazzo con cui spesso il tema viene trattato (o abilmente glissato). In molte chiese evangeliche, si ricorre addirittura allo stratagemma di fare quante meno “sante cene” è possibile e di privarle di una ricorrenza periodica. Per non farne un “rito”, appunto. Solo che la ricorrenza periodica è una caratteristica facoltativa di un rito, per cui la  “santa cena” – anche se celebrata una volta all’anno – un rito resta.


LA DIDACHÈ E LA DOMENICA

Preoccupazioni, queste, che certo non avevano i primi Cristiani. Esatto, proprio quella talvolta mitizzata prima comunità cristiana celebrava ogni Domenica l’Eucarestia e lo faceva alla lettera. Ce ne informa la Didachè, antichissimo testo cristiano (probabilmente risalente al primo secolo) tenuto molto in considerazione – talvolta in modo paradossale – dagli stessi protestanti. I capitoli dedicati all’Eucarestia sono ben tre, già questo la dice lunga per uno scritto così breve, e hanno contenuti talvolta sconvolgenti. Leggiamo:


Capitolo quattordicesimo

La santificazione della Domenica.Nel giorno del Signore poi radunatevi, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro Ognuno che ha una lite col suo compagno, non si raduni con voi finché non si siano riconciliati, affinché non sia profanato il vostro sacrificio. Questo è infatti il sacrificio voluto dal Signore:in ogni luogo e in ogni tempo sia offerto a me un sacrificio mondo, poiché io sono un re grande, dice il Signore, ed il mio nome è di ammirazione tra i popoli.


Quindi, i primi cristiani santificavano la Domenica (e – ricordo – santificare le feste è uno dei comandamenti) col sacrificio eucaristico. Se già l’idea che la cosiddetta “santa cena” possa santificare qualcosa è in grado di far storcere il naso a qualcuno, con la definizione di sacrificio andiamo proprio nello scandaloso. Infatti, insieme alla transustaziazione, Lutero depennò anche il valore di sacrificio della Messa cattolica, ritenendolo incompatibile col perfetto e irripetibile sacrificio di Cristo. Non aveva pensato che Cristo, nella sua potenza, può ripresentare il suo sacrificio quando vuole, senza chiedere il permesso a nessuno. Velleità teologiche che, comunque, i primi cristiani non avevano ed, essendo appunto i primi cristiani, non si può ricorrere nemmeno alla tiritera degli oscuri dogmi semi-pagani inventati dai Concili nel corso dei secoli. La Didachè ci consegna semplicemente il Cristianesimo delle origini così com’era, senza le fantasiose sovrastrutture che – queste sì – nel corso di secoli le sono state costruite sopra e che hanno finito con l’imporsi nell’immaginario collettivo. Ma se il Sacrificio di Cristo si ripresenta nell’Eucarestia, vuol dire che si manifestano anche Corpo e Sangue dell’agnello sacrificale. Ma le sorprese non finiscono qui, ci sono ancora da leggere i capitoli nono e decimo:


Capitolo nono

La celebrazione dell’Eucaristia.

Per quanto riguarda l’Eucaristia rendete grazie così:

Dapprima per il calice:

Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la santa vite di David tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo figlio; a te gloria nei secoli.

Poi, allo spezzare del pane:

Ti rendiamo grazie, o Padre nostro, per la vita e per la scienza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo figlio; gloria a Te nei secoli.

Come questo pane fu dapprima grano sparso sui monti e poscia raccolto divenne uno, così si raduna la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno:

poiché tua è la gloria ed il potere per Gesù Cristo nei secoli.

Nessuno poi mangi o beva della vostra Eucaristia, se non quelli che abbiano ricevuto il battesimo nel nome del Signore.

Poiché a questo riguardo il Signore disse: non date ciò che è santo ai cani.

Capitolo decimo


Ringraziamento dopo la Comunione.

Dopo esservi saziati, dite grazie così:

Ti ringraziamo, Padre Santo, per il tuo sacro nome, che hai scolpito nei nostri cuori e per la scienza e la fede e l’immortalità che ci hai rivelato per mezzo di Gesù, tuo figlio; a te gloria nei secoli.

Ricordati, o Signore della tua Chiesa; liberala da ogni male e rendila perfetta nel tuo amore; raccoglila dai quattro venti, quella che tu hai santificato, nel tuo regno che le hai preparato; poiché tuo è il potere e la gloria nei secoli.

Venga la grazia e passi questo mondo; osanna al Dio di David; se qualcuno è santo si accosti; se qualcuno non lo è, faccia penitenza;

Maran atha; Così sia.

Ai profeti poi che rendano grazie come vogliono.


Che dire? Provate ad applicare gli schemi ideologici che tanto vanno di moda. Avrete senza dubbio dei cristiani che, ingannati da secoli di oscurantismo, non solo si danno a dei “riti” ma addirittura credono che siano veicolo della Grazia. Da qui l’importanza di seguire un pur semplice schema e il divieto agli estranei di partecipare. Inutile dire che, neanche qui, si parla di simboli e affini. Poi – come se non bastasse – l’autore dellaDidachè viene addirittura a dirci come si deve rendere grazie, con quali esatte parole (eccezion fatta per i profeti). Si tratta di una Chiesa conscia della sua universalità e unità, elemento fondamentale che ha bisogno di segni tangibili come l’Eucarestia e non certo di buoni sentimenti. Viene quasi voglia di dire che, allora, la prima comunità cristiana era quanto di peggio si possa trovare oggi in una chiesa: pretese di universalità, Grazia veicolata da “riti” a ricorrenza periodica, preghiere con parole “a memoria”. Non proprio quella comunità di “puri” (in senso protestante). E non crediate che la Didachè possa essere confinata ad un’esperienza particolare che potrebbe non valere come testimonianza generale. Essa, infatti, fu un testo notissimo e grandemente apprezzato ed usato anche dai Padri della Chiesa. Tanto che alcuni inserivano la Didachè nel novero degli scritti neotestamentari.


L’EUCARESTIA NELLA TRADIZIONE

Come già accennato, ci sono molti scritti dei Padri della Chiesa che trattano dell’argomento. dopo la Didachè, una delle testimonianze più antiche è senza dubbio quella di san Giustino martire (II secolo). Il quale, nella Prima apologia a favore dei cristiani, ci conferma la santificazione della Domenica con 

l’Eucarestia in cui


 quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.


Particolarmente interessanti, poi, queste pagine che san Gaudenzio di Brescia (IV-V secolo) ha dedicato all’Eucarestia. Una volta chiarito che i segni del pane e del vino diventano effettivamente il Corpo e il Sangue di Cristo, spiega che non è certo una cosa impossibile per chi “produce il pane dalla terra” per cui “dal pane produce sacramentalmente il suo corpo, poiché lo ha promesso e lo può fare”.


Sant’Ilario di Poitiers, invece, nel De Trinitate insiste sull’aspetto della comunione fra Cristo e il fedele, di cui l’Eucarestia è il mezzo imprescindibile e garanzia anche della comunione dei santi. Per questo scrive che


Noi siamo in lui per la sua nascita nel corpo. Egli poi è ancora in noi per l’azione misteriosa dei sacramenti è [...]Nessuno sarà in lui, se non colui nel quale egli stesso verrà, poiché il Signore assume in sé solo la carne di colui che riceverà la sua.


Riferimenti come questi, che non lasciano dubbi sulla concezione dell’Eucarestia da parte dei cristiani dei primi secoli, sono innumerevoli. Per ultimo riporto questo passo molto bello di sant’Ambrogio (insieme agli altri citati, non certo l’ultimo arrivato…):

 

Tu forse dirai: “Questo è il mio solito pane”; ma io ti rispondo, che è certamente pane prima della consacrazione, però dopo diviene carne di Cristo” (De Sacram., 4, 4).


La Domenica, con l’Eucarestia come fondamento, era quindi il centro della vita cristiana. Per questo i cristiani di Abitene subirono il martirio, nel IV secolo, dicendo che “sine Dominico non possumus”. Ovvero “senza la Domenicanon possiamo vivere”, oggi qualcuno direbbe che quegli illusi riponevano le loro speranze in un “rito” invece che in Dio. A riprova che il Cristianesimo delle origini era quanto di più lontano da certe realtà del Cristianesimo “alternativo” che dicono – evidentemente senza alcuna cognizione di causa – di rifarsi alla Chiesa originaria.


8 agosto 2014

Quale è la vera chiesa?


La Chiesa Cattolica, che conta 980 milioni di anime.

La Chiesa Ortodossa separata da quella Cattolica da circa mille anni; conta 250 milioni di anime; professa quasi tutte le verità sempre credute dalla Chiesa cattolica, con la quale è in ottimi e cordiali rapporti.
Dobbiamo pregare perché avvenga quanto prima la riunificazione delle due Chiese sorelle.

La Chiesa protestante, separata dalla Chiesa cattolica dal tempo di Lutero (1522). È suddivisa in 400 Chiese o religioni protestanti principali (oggi agglomerate nel Consiglio mondiale delle Chiese Evangeliche) e in migliaia di Chiese protestanti secondarie. Tutte queste Chiese protestanti, insieme, contano circa 550 milioni di anime. Con la Chiesa cattolica sono in buoni rapporti ecumenici.

Inoltre dal principio protestante del libero esame della Bibbia sono pullulate innumerevoli SETTE che oggi costituiscono un enorme pericolo per tutto il cristianesimo sia cattolico che protestante: di queste parleremo nella prossima catechesi.

Povero Protestantesimo, frantumato in centinaia e migliaia di Chiese o religioni, una diversa dall'altra! S. Paolo grida: "Cristo è stato forse diviso? (2)" Non ci sono centinaia e migliaia di Cristo! Uno solo è Cristo, quindi una sola è la vera Chiesa di Cristo!

-- Non possono essere vere le Chiese Protestanti per questi motivi:
Praticamente sono fondate da uomini quali Lutero, Calvino, Enrico VIII, ecc.
Negano alcuni Sacramenti e diverse verità che i loro antenati hanno creduto per 1.400 anni.

-- Conservano alcuni principi non santi e che possono spingere all'indifferentismo e perfino al peccato, come esprimiamo qui sotto.

-- Ritengono che sia sufficiente la Fede per la salvezza eterna e non occorrono le opere.

-- Sostengono che ognuno è già predestinato da Dio o al paradiso o all'inferno. Quindi è inutile essere virtuosi.

-- Professano il libero esame della Bibbia quindi la supremazia del giudizio privato nella interpretazione della Sacra Scrittura. Principio contagioso e catastrofico come riconobbe lo stesso Lutero che andava ripetendo: nel Protestantesimo ci sono tante religioni quante sono le teste.

-- Negano l'autorità che Gesù ha dato al Papa, autorità che i Riformatori attribuiscono poi a se stessi: Lutero si attribuì un'autorità tanto esagerata da scrivere: "Io non posso sentire né sopportare niente che sia contrario a ciò che insegno. Chiunque insegna diversamente da quello che io insegno, sarà figlio dell'inferno". Calvino attribuiva a sè un'autorità dispotica. Ha scritto: "Dio ha conferito a me l'autorità di dichiarare ciò che è bene e ciò che è male". Conforme a queste sue idee dittatoriali, comandava si infliggesse la morte, o di spada o di fuoco, a tutti quelli che non la pensavano come lui. Fece imprigionare il suo avversario in teologia, Serveto, e lo fece morire a fuoco lento. Lutero nega il libero arbitrio cioè la libertà umana e quindi la responsabilità dell'individuo; perciò esorta perfino a peccare, come per esempio quando scrive: "Sii peccatore, e pecca fortemente. Bisogna peccare per tutto il tempo che siamo in questo mondo; il peccato non può separarci da Dio, dovessimo anche ogni giorno commettere mille adulteri ed altrettanti omicidi". Enrico VIII, dopo aver difeso la chiesa Cattolica contro Lutero e Calvino, per il fatto che il Papa non gli concesse il divorzio dalla sua legittima moglie, abbandonò il Cattolicesimo e fondò la Chiesa Protestante anglicana di cui si dichiarò Capo al posto del Papa. Poi si risposò cinque volte, e due spose le uccise e altre tre le ripudiò. Condannò alla morte molti nobili (tra cui il suo Cancelliere S. Tommaso Moro), perché non lo vollero riconoscere capo supremo della Chiesa.

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Paul Claudel: "Che volete con tutte le vostre religioni? Ce ne sono tante di religioni? Per me non ce n'è che una: la religione cristiana, cattolica, apostolica e romana. Tutto il resto non è che opera dell'uomo".

E possiamo gridare con Leone Bloy:

"Sei fuori della Chiesa Cattolica? Sei nell'errore!" Sei nella Chiesa Cattolica? Ti dirò con S. Paolo: Essa "è colonna e fondamento della verità".

7 agosto 2014

L'involuzione della chiesa evangelica, dalla lotta a povertà e aids, alla simonia



Gli uomini di dio fanno affari in Uganda

In Uganda, le Chiese evangeliche sono diventate una forza politica. Influenti nei circoli del potere, predicano una prosperità miracolosa e giocano sul fallimento dello stato per investire in campo sociale. Il cessate il fuoco, firmato nell'agosto 2006 con i ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore, ha aperto loro il nord del paese. Tuttavia, il loro affarismo, così come il gretto moralismo che ostacola la lotta contro l'aids, suscitano critiche sempre più forti.

«È grazie a Dio che sono uscito dalla povertà e oggi possiedo un aereo privato», proclama, nel giugno 2007, il televangelista americano Creflo A. Dollar davanti alla folla ammassata nello stadio di Kampala (Uganda). «Per riuscire, bisogna prima di tutto diventare evangelista.
(...) Dovete poi aver fiducia in Dio (...), risparmiare, fare progetti per l'avvenire e ascoltare lo Spirito Santo», aggiunge il milionario alle migliaia di fedeli, che rispondono immediatamente: «Amen!».
Il suo show, accompagnato da musica e balli, fa parte di una «crociata contro la povertà», sostenuta da una grande campagna pubblicitaria, a base di manifesti e berretti con la sua immagine o con la scritta «I love Jesus».

Accolto alcune ore prima all'aeroporto con gran pompa dal pastore Robert Kayanga (leggere il riquadro) e dal ministro per l'etica e l'integrità Nsaba Buturo, durante il suo soggiorno il predicatore incontrerà centinaia di pastori locali, molti parlamentari, membri del governo e della famiglia del presidente. In suo onore verrà anche organizzata una cena d'affari nell'albergo più lussuoso di Kampala.
Il viaggio mediatico di Dollar è sintomatico dell'evoluzione del cristianesimo evangelico in Africa orientale: questa corrente spirituale, ed in particolare il suo ramo più visibile (il pentecostalismo), ondeggia tra affarismo «disinibito» e lobbying politica, su uno sfondo di disperazione sociale. Il movimento, detto «del risveglio», che si basa essenzialmente sulle obbedienze pentecostali e carismatiche (1), è esploso nello spazio di due decenni. Per la prima volta, il censimento effettuato nel 2002 in Uganda fa dei pentecostali una categoria a parte rispetto al protestantesimo tradizionale: rappresenterebbero il 4,6% della popolazione.

Ma gli evangelici, a qualsiasi parrocchia si richiamino, sono ben più numerosi. Da una parte, molti di loro continuano ufficialmente ad appartenere alla Chiesa anglicana: un terzo dei 35,9% protestanti si dice born again christian (2). D'altra parte, la Chiesa cattolica, che rappresenta il 41,9% della popolazione (3), ha assorbito un ramo carismatico per mascherare l'erosione dei suoi fedeli. A conti fatti, si può stimare che circa cinque milioni di ugandesi - cioè un abitante su sei - siano cristiani evangelici (4).
Il pentecostalismo ha fatto la sua comparsa in Uganda negli anni '60, tramite evangelici anglosassoni. Già sensibili al «risveglio» dell'Africa dell'est durante gli anni '30, le masse sono state conquistate da un culto basato sull'emozione e la fede nei miracoli, che si svilupperà notevolmente con la fine del regno di Idi Amin Dada, nel 1979 (5).
Da allora, le «crociate» - così le chiamano gli evangelici - si succedono negli stadi, mentre congregazioni dai nomi insoliti crescono come funghi: Assemblea di Dio, Chiesa della vita, Chiesa della vittoria, Palazzo della preghiera, Chiesa internazionale del destino, Ministero della lotta spirituale, Centro evangelico di guarigione...

L'attuale esplosione evangelica, significativa dagli anni '90, è essenzialmente urbana. Le congregazioni trasformano capannoni, garage, magazzini, scuole, ex sale cinematografiche e discoteche in luoghi di preghiera, dove accorrono in massa i più poveri, che si riuniscono in strutture scalcinate e polverose. Di recente, anche le classi medie hanno aperto delle cappelle: universitari, uomini d'affari, dirigenti, alti funzionari e politici vengono ad applaudire. Perfino una delle figlie del presidente, Patience Rwabwogo, ha aperto una sua parrocchia.
All'inizio essenzialmente urbano, il movimento tende ad espandersi.
Nel nord del paese, da quando è stata annunciata la pace (6), le «crociate» dei pastori locali e occidentali sono diventate quasi settimanali. Le missioni evangeliche penetrano nelle scuole, negli ospedali, nei centri dei migranti della notte (7), in quelli di reinserimento e nei campi dei rifugiati, dove uniscono attività spirituale e assistenza materiale e psicologica, distribuendo insieme bibbie e coperte. «I campi dei rifugiati, dove si trovano due milioni di persone vulnerabili e disperate, sono una manna per queste nuove Chiese», osserva padre Luis Domingo, della missione cattolica di Kitgum. Ma il movimento continuerà a fare proseliti, una volta che la popolazione sarà ritornata nei villaggi, potrà coltivare e rispondere così ai propri bisogni?
In questa regione particolarmente colpita dalla guerra, esistono solo due radio, di cui una evangelica. A parte le informazioni della British Broadcasting Corporation (Bbc), Peace Radio diffonde solo musica cristiana e programmi di educazione ed evangelizzazione. È finanziata da una chiesa pentecostale e da Childcare. Quest'ultima è un'organizzazione non governativa (Ong) evangelica, diretta da un'australiana, che impiega trecentocinquanta ugandesi born again, gestisce già cinque scuole, dove accoglie seimilacinquecento bambini, e progetta di lanciare un canale televisivo.
Intervenendo in campo sociale e umanitario per sopperire alle carenze dello stato, gli evangelici moltiplicano doni e numero di convertiti.

Ogni mese, vengono iscritte nel registro delle Ong una cinquantina di nuove organizzazioni basate sulla fede. Almeno tremila sono attive nel paese (8). Per lo più affiliate a Chiese anglosassoni, gestiscono propri orfanotrofi. Alla guida di Back to the Bible, l'apostolo Alex Mitala si atteggia a Mosé con gli stivali da cow-boy: «il proselitismo, è magnifico! La gente ha bisogno di essere trasformata», si compiace.
Maneggiando la bibbia come un manuale scolastico, forma pastori, dirige il Movimento per la gloria della verginità e accoglie quasi millecinquecento bambini poveri in scuole e orfanotrofi. Questa organizzazione tentacolare non è affatto un'eccezione. Nel 2006, il ramo ugandese dell'Impresa evangelica africana ha consacrato la quasi totalità del suo budget di 3 miliardi di shilling (1,5 milione di euro) all'intervento sociale. «È un altro modo di evangelizzare. Chi ha fame non è in grado di accogliere la Buona novella», spiega il direttore Geffrey Byarubaga. Anche Gary Skinner, il pastore canadese della Chiesa pentecostale di Kampala, ha creato una propria Ong, Watoto (9), che per il momento si occupa di millecinquecento bambini, ma si augura di raggiungere la cifra di diecimila. Scopo dichiarato: «Educare la prossima generazione di dirigenti (...) affinché ogni bambino diventi un cristiano responsabile e un cittadino ugandese produttivo».

Profeti e dirigenti, ovvero il vangelo della proprietà I pastori ugandesi hanno contatti regolari con i leader politici, ma si guardano bene dal rendere pubblica la natura dei loro colloqui.
Alla guida della National Fellowship of Born Again Christian Churches, un'organizzazione che controlla quasi quindicimila chiese evangeliche, il 95% delle quali pentecostali, Mitala non lo nasconde: «In quanto profeti, noi, pastori evangelici, consigliamo il governo in privato.
Non ci interessa manifestare per strada o apparire sui media. Siamo in comunicazione diretta con i più alti dirigenti». Sprofondato in un divano di cuoio sistemato su una spessa moquette rosa, l'uomo prosegue con l'aria più naturale del mondo: «Adottiamo una prassi non politica, ma profetica, come Mosè. Ora, i profeti non rendono mai conto pubblicamente delle loro interazioni con i dirigenti».
Gli evangelici occupano già molti posti chiave al vertice dello stato, in particolare nella direzione generale delle imposte, nella direzione generale degli investimenti, nell'esercito, nei servizi di sicurezza e nei media. La religione occupa lo spazio pubblico. Il limite tra politico e spirituale si fa sempre più tenue. Gli evangelici hanno aumentato la loro influenza grazie ad un potente canale di lobbying: Janet Museveni, la moglie del capo dello stato, lei stessa born again, eletta deputato nel 2006. Inoltre, da quella data, un terzo dei parlamentari è cristiano evangelico. Una situazione che garantisce un'eco certa alla loro ideologia moralistica: lotta al tabagismo, all'alcool, all'omosessualità e al preservativo. Virulenta sul piano morale, la nuova forza si distingue per il suo silenzio riguardo alle questioni sociali o ambientali.

Quanto basta a preoccupare i militanti dei diritti della persona, soprattutto quelli che lavorano in campo sanitario. Mentre, negli anni '90, la diminuzione del tasso di infezione da Hiv aveva fatto dell'Uganda un modello africano in materia di lotta contro l'aids, la tendenza ora s'inverte. Molti imputano questo ribaltamento al piano di urgenza di prevenzione e trattamento dei malati di aids (President's Emergency Plan for Aids Relief, Pepfar) lanciato dagli Stati uniti nel 2003, che si focalizza sull'astinenza sessuale e rifiuta i preservativi (10). Beatrice Were, di ActionAid Uganda, insorge: «Con il programma Piascy [Presidential Initiative on Aids Strategy for Communication to Youth] finanziato dagli Stati uniti, si è scritta la parola fine all'educazione sessuale dei giovani.
A scuola, gli si parla solo di astinenza».
Tutti i sabati sera, un pastore organizza con alcuni studenti un vero show mediatico intitolato «Prime time», rallegrato da hip-hop e rhythm and blues per la gloria di Gesù. Lo show si conclude con scenette in cui il pastore Martin Sempa, alias dottor Love, dà consigli agli studenti sulla loro vita sessuale. Il tutto è finalizzato a stigmatizzare gli omosessuali, bandire l'aborto e tessere le lodi dell'astinenza prima del matrimonio.

È stato sicuramente durante le elezioni presidenziali del 2006 che i dirigenti born again hanno conquistato visibilità e riconoscimento.
Mentre i cristiani tradizionali criticavano la decisione di Yoweri Museveni di modificare la Costituzione per garantirsi un terzo mandato, i born again organizzavano raduni in sostegno della sua candidatura.
Pur senza aderire veramente alle loro idee, il capo dello stato ugandese - al potere dal 1986 - ha saputo sfruttare la popolarità dei pastori evangelici che, a modo loro, difendono come lui lo spirito d'impresa.
L'ex presidente marxista, convertito al neoliberismo, ha fatto del suo paese un allievo modello del Fondo monetario internazionale (Fmi).
Investitori privati e nuove Chiese possono perciò approfittare in pieno di questo spazio libero, utilizzando a proprio vantaggio i principi del nuovo modello economico.
Così, gli evangelici sono sempre pronti a prendere la parola quando si tratta di promuovere il gospel della prosperità, che vede nella ricchezza un segno della benedizione divina. «È una manipolazione delle coscienze che tende a far sentire i poveri responsabili della loro situazione - disapprova padre Carlos Rodriguez. In un paese africano come questo, dove il capitalismo è estremamente solido, i lavoratori non hanno alcun diritto e gli investitori sono totalmente liberi, la religione è utilizzata per giustificare povertà e ingiustizia.» I fedeli entrano in trance nell'attesa di un miracolo che li liberi dalla miseria. È questa l'impresa commerciale degli evangelici, ad immagine del televangelista americano Benny Hinn, invitato dalla signora Museveni e acclamato da centomila persone durante la sua recente «crociata dei miracoli». Organizzato a Kampala, l'avvenimento è stato ritrasmesso a livello mondiale, e in diretta, tramite il canale televisivo americano God Tv. «Gettate il vostro seme [pecuniario] e Dio ve lo renderà centuplicato.» La parola d'ordine non può che piacere ai difensori del neoliberalismo trionfante.

Molti pastori lasciano la Chiesa d'origine per aprire proprie «case di Dio». E, esattamente come le imprese si battono per ampliare la lista dei clienti, così i pastori evangelici entrano in concorrenza per attirare più fedeli possibile. Obiettivo: «Massimizzare i profitti», denuncia David Kyeyuni, della Conferenza episcopale ugandese. Alcuni adattano «la prestazione» in funzione dell'importo offerto: con 10.000 shilling (5 euro), ci si deve accontentare di una preghiera collettiva organizzata da un pastore di secondo rango; una preghiera personale recitata dal profeta titolato costa 50.000 shilling; e se vi serve un consiglio, bisogna pagare almeno 100.000 shilling. È nato così un commercio basato sulla decima (11). In privato, i sostenitori delle religioni tradizionali e i militanti per i diritti della persona paragonano queste nuove Chiese ad imprese, i cui «benefici sono percepiti dal proprietario, cioè il pastore, e mai ridistribuiti alla comunità.
È un vero e proprio business che fa soldi sulla miseria e la disperazione della popolazione e accentua il divario tra poveri e ricchi». Un nuovo mercato considerato a fortiori sleale, poiché la raccolta di denaro e le donazioni sono esenti da tasse, così come i prodotti derivati venduti a profusione (cd, dvd, libri, berretti, ecc.).
Tra i pastori si assiste ad una competizione sfrenata: una corsa alla villa più lussuosa, la macchina più cara, le guardie del corpo più prestanti e le relazioni più prestigiose negli Stati uniti. Perché la maggior parte dei finanziamenti vengono da lì, sotto gli auspici del presidente George W. Bush, fervente pentecostale. La maggior parte dei pastori ugandesi si reca regolarmente nelle chiese della Bible Belt, la vasta zona del Sud degli Stati uniti con una tradizione evangelica molto forte. Esistono partenariati anche con confraternite canadesi, australiane, sudafricane, britanniche, ecc. Inoltre, alcune organizzazioni evangeliche ricevono doni da compagnie e dirigenti ugandesi.

Un'automobile ai preti per guarire dall'Aids Bersaglio favorito di questi nuovi adepti del marketing: i giovani.
Appartenendo a una categoria della popolazione a demografia esponenziale, e vittima del più alto tasso di disoccupazione (quasi il 40% a Kampala), essi sono attratti da chiese che sembrano discoteche, dove si può ballare gratuitamente, esprimere il proprio talento di musicista, trovare marito o moglie, e dove ci si sente promettere il successo: borse di studio, visti per l'Occidente e lavoro. Convertirsi, del resto, può dare la possibilità di firmare un contratto di lavoro in uno degli innumerevoli ministeri evangelici, che richiedono una lettera di raccomandazione firmata da un pastore. Lo slancio di religiosità è legato a due problemi, analizza Sallie Kayunga Simba, professore di scienze politiche all'università Makerere, a Kampala. Uno è sanitario; l'altro, economico. Non sorprende che una popolazione, disperata nel vedere ampliarsi il divario tra ricchi e poveri, si rivolga a Dio. Prima, la povertà era equamente ripartita; ora, le disparità sono profonde. Questo crea tensione. D'altra parte, l'epidemia di aids è comparsa all'inizio degli anni '80, senza che nessuno fosse in grado di darne una spiegazione, né di trovare una soluzione. L'aids arriva dunque come una manna per gli evangelici.
Fondato sulla fede nelle guarigioni divine, il loro messaggio di speranza trova un'eco immediata.
Tuttavia, gli evangelici rischiano di restare vittime del loro stesso sistema. Le critiche cominciano a fioccare. «Per la legge ugandese, chiunque può svegliarsi una mattina, fondare una chiesa o una struttura religiosa caritatevole e ottenere lo statuto di Ong», dice una funzionaria dell'ufficio incaricato di accreditare le Ong. «Benché in molti casi ci sia il sospetto che nascondano obiettivi settari e/o speculativi, non abbiamo alcun mezzo per controllarle.» Per cui, massima segretezza.

Il pastore Kayanga dichiara così che l'ammontare del bilancio del Centro dei miracoli è un'«informazione interna». Le confraternite evangeliche si avvolgono tanto più facilmente in un'aura di mistero, in quanto non sono gestite da alcuna autorità centrale e non rendono conto a nessuno.
La stampa locale si fa regolarmente portavoce degli abusi di alcuni pastori: morti misteriose, sacrifici umani, violenze sessuali, traffico di persone, rapimenti, estorsioni di fondi, abuso di fiducia... Un quotidiano nazionale è arrivato a titolare: «Dio ha bisogno della vostra automobile?» (12). Raccontava la storia di una donna che aveva offerto la sua auto al pastore, nella speranza di essere guarita dall'aids. Visto che il suo stato di salute non migliorava, ne aveva chiesto la restituzione. Ma il pastore aveva prima sostenuto che l'auto era stata sacrificata a Dio, per poi pretendere la modica cifra di 2 milioni di shilling (quasi 1.000 euro) per restituirla.
Ma la donna aveva rifiutato. Gli scandali si moltiplicano rivelando un mercato della fede dedito a pratiche mafiose. Di fatto, la diffidenza della popolazione aumenta.
E questo preoccupa particolarmente il pastore Moses Solomon Male, lui stesso cristiano evangelico. Egli ritiene che molti pastori pentecostali utilizzino la stregoneria inspirandosi al ghaneano John Obiri Yeboah che, arrivato in Uganda negli anni '70 e '80, si era auto-proclamato profeta. Male definisce «sette» questi movimenti, ed esige dal governo che metta fine alla loro impunità, soprattutto dopo il suicidio collettivo di oltre cinquecento persone avvenuto nel 2000 e di cui è ritenuto responsabile un gruppuscolo millenarista.
L'ondata evangelica è forse effimera? I pastori idolatrati negli anni '90 non sono più molto di moda. Nuove figure, più vicine al potere, gli hanno rubato la scena. «Andare in chiesa perde tutto il suo senso. Lo scopo è ora di incontrarvi personalità altolocate, che permettano di firmare vantaggiosi contratti d'affari», sostiene Joshua Kitakule, del Consiglio interreligioso ugandese. Smarriti, i cristiani del paese non sanno più a che santo votarsi: «La gente si reca in chiesa come se andasse a fare la spesa: si prega dal tale pastore perché si fa carico delle spese scolastiche; si getta un seme da un altro per la sua reputazione di guaritore, e ci si sposa da un terzo», afferma il pastore Male, che teme che il movimento del risveglio sia travolto dal discredito. «Combatto per fermare la depravazione dei pastori. Altrimenti, la gente diserterà le chiese, si allontanerà da Dio, e l'Uganda diventerà ateo... Come da voi laggiù.»

DI ANOUK BATARD
Giornalista.

(1) Pentecostali e carismatici fanno riferimento ad un risveglio o un rinnovamento spirituale che metta in pratica i doni divini - o carismi - ricevuti dagli apostoli nella Pentecoste (evangelizzazione, carità, glossolalia - parlare in delirio con lo Spirito Santo - , guarigione, profezia). Considerandosi salvati, o saved, mettono l'accento sull'incontro personale con Gesù.

(2) Nel linguaggio corrente, si parla raramente di evangelici (evangelicals), ma piuttosto di born again christians o di born again.

(3) L'Uganda è il secondo paese cattolico dell'Africa, dietro al suo vicino il Ruanda.

(4) Una stima tanto più difficile da fare, in quanto l'Uganda ha un tasso di crescita della popolazione tra i più alti del mondo (3,7%).
Secondo il rapporto del Programma delle Nazioni unite per la popolazione 2007, la popolazione dell'Uganda ha ormai raggiunto i 30,9 milioni.

(5) La fine del regno di Idi Amin Dada, nel 1979, ha notevolmente aperto lo spazio religioso. Il presidente autorizzava solo le quattro religioni tradizionali: islam, cattolicesimo, protestantesimo e cristianesimo ortodosso. Temeva che le nuove confraternite potessero essere al servizio dell'imperialismo occidentale e più in particolare americano.

(6) Dal 1986, la guerra civile nel nord dell'Uganda ha fatto diverse decine di migliaia di morti e ha provocato lo spostamento di due milioni di persone. Le trattative di pace tra i ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Ars o Lord's Resistance Army, Lra) e il governo sono iniziate nel luglio 2006 e si sono concluse con un cessate il fuoco nell'agosto 2006. Si legga André-Michel Essoungou, «Giustizia o pace, dilemma ugandese», Le Monde diplomatique/il manifesto aprile 2007.

(7) L'influenza dei born again era costante nella metà dei night commuters'centers, centri che, fino a poco tempo fa, accoglievano le decine di migliaia di bambini che per motivi di sicurezza venivano a dormire in città.
(8) Le organizzazioni evangeliche rappresentano quasi la metà delle settemila Ong registrate in Uganda.

(9) Watoto significa «bambini» in swahili.
(10) Cfr. Daniel Kalinaki, «The condom debate. Battle of sex versus morals», The East African, Nairobi, 14 maggio 2007.
11) Cfr. Richard M. Kavuma, «Prayers for sale», The Weekly Observer, Kampala, 5-11 aprile 2007.

(12) Glenna Gordon, «Does God need your car?», The Monitor, Kampala, 24 maggio 2007.
(Traduzione di G. P.)

http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Gennaio-2008/pagina.php?cosa=0801lm18.01.html

5 agosto 2014

"Ero massone, così la Madonna mi ha salvato"

Maurice Caillet, venerabile frammassone per 15 anni in Francia che svelerà segreti e inganni della Massoneria: rituali, norme di funzionamento interno, giuramenti oltre all'influenza sulla politica da parte di questa organizzazione.

Maurice Caillet nato a Bordeaux nel 1933 e specializzato in Ginecologia e Urologia, ha effettuato aborti e sterilizzazioni prima e dopo la legalizzazione nel suo Paese delle interruzioni di gravidanza. Membro del Partito Socialista Francese, è arrivato a ricoprire incarichi di rilievo nell'amministrazione sanitaria.Nel 1984, all'apice della carriera politica e professionale, si reca in pellegrinaggio a Lourdes per accompagnare la moglie Claude, gravemente ammalata. Improvvisamente si converte al cristianesimo e decide di lasciare la Massoneria, dopo quasi quindici anni di appartenenza, incontrando, in seguito a questa decisione, difficoltà di ogni tipo: deve rinunciare alla carriera di medico e viene emarginato dal Partito Socialista Francese, del quale era diventato un "notabile". "



3 agosto 2014

la vera identità della Chiesa Cattolica. 
È stata inventata dagli uomini o fondata da Cristo?

italiano


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1 agosto 2014

Leader mistici e gruppi scismatici, chi insidia la Chiesa? I falsi cattolici:

Tutta la verità sul caso dell’Opera San Michele Arcangelo a Bologna. Le nostre telecamere sono entrate nella casa generalizia dell’Osma. Intervista esclusiva a Gennaro Senatore — guida del gruppo – conosciuto come P. Michel Upmann. e poi siamo andati a Teramo dove una sedicente chiesa — Chiesa Ecumenica Cattolica — celebra matrimoni tra omosessuali con intervista a Gianni Di Marco. Una inchiesta su leader mistici e gruppi scismatici che attentano e insidiano la Chiesa cattolica e il Vicario di Cristo.

http://www.vaderetro.tv2000.it/puntate/leader-mistici-e-gruppi-scismatici-chi-insidia-la-chiesa/



IL PRESIDENTE DELL'ARCIGAY DI PESCARA CELEBRA MESSA?
SI, MA NON E' UN SACERDOTE CATTOLICO.

E' LO STESSO INTERVISTATO NEL VIDEO








Attenzione alle false chiese "cattoliche"

Occhio alle false chiese.... Eh sì, detta così la frase può suonare strana, ma non lo è se si
pensa che “Vade Retro”, il programma di Tv 2000 che si occupa di satanismo e dintorni, ha dedicato una puntata all’argomento. Esistono infatti in diverse città italiane pseudo chiese che si definiscono cattoliche, con sacerdoti che vestono abiti talari comuni, che celebrano liturgie e riti pressoché identici a quelli della Chiesa cattolica, ma che in realtà non sono in comunione con il Papa.

A capo di queste autodefinite chiese ci sono spesso ex preti o religiosi che hanno rotto la comunione con la Chiesa romana, ponendosi fuori di essa, procedendo d’imperio all’ordinazione di sacerdoti o vescovi senza avere alcuna autorità per farlo. Persone quindi che sono incorse nella scomunica papale e con esse anche tutti i sacerdoti consacrati illegittimamente. Come detto i preti appartenenti a queste pseudo chiese cattoliche si presentano ai fedeli allo stesso modo di qualsiasi altro sacerdote, ed il più delle volte riescono a trarre in inganno le persone che, ignare della storia che questi soggetti hanno alle spalle, sono convinte di avere di fronte preti in piena regola. Anche le celebrazioni liturgiche come detto sono pressoché identiche a quelle celebrate nelle chiese cattoliche, altro particolare questo che trae facilmente in inganno chi, in buona fede, vi partecipa. In alcune città la presenza di queste comunità si è consolidata al punto da costituire una sorta di chiesa parallela, con i preti che, tanto per fare un esempio, vanno nelle case ad impartire le benedizioni pasquali, a confessare e a portare l’Eucaristia agli ammalati. Di fronte al diffondersi di detto fenomeno i vescovi delle diocesi sono corsi ai ripari inviando lettere in tutte le parrocchie, diffondendo comunicati stampa, organizzando incontri nei centri in cui la presenza delle chiese “abusive” è più ramificata mettendo in guardia i fedeli.

Andando più a fondo si scopre che, al di là delle forme, la distanza fra la Chiesa Cattolica e queste sette che si professano comunque cattoliche pur essendo indipendenti da Roma, dal punto di vista sostanziale è addirittura abissale. Non soltanto in queste chiese si celebrano matrimoni fra persone dello stesso sesso, ma è prevista l’ordinazione sacerdotale per le donne e gli omosessuali, è consentita la comunione per i divorziati risposati (anche la Chiesa cattolica è intenzionata a rivedere le norme che escludono i divorziati risposati dall’Eucaristia ma non è scontato che questo divieto venga effettivamente superato). Insomma al di là delle forme che possono anche trarre in inganno è notevole la differenza sul piano dottrinale.

Eppure molti fedeli si sono lasciati ingannare, salvo poi una volta aperti gli occhi, protestare all’indirizzo dei “falsi preti”; i quali però davanti alle telecamere di Tv 2000 si sono difesi sostenendo di aver sempre specificato in ogni occasione utile di non essere legati in alcun modo al Papa e alle gerarchie ecclesiastiche. Sarà davvero cosi? Un fenomeno che se non adeguatamente monitorato e contenuto rischia seriamente di ingenerare confusione fra la gente, soprattutto laddove queste realtà, dal punto di vista legale e giuridico, per lo Stato italiano hanno il pieno diritto di esercitare la propria attività.

Un rischio che potrebbe aumentare nel momento in cui, facendo proprio leva su un approccio più aperto e conciliante al tema dei diritti civili, queste organizzazioni trovano la strada spianata per attirare nuovi adepti, con la falsa rassicurazione di camminare comunque nel solco del Vangelo.

http://www.intelligonews.it/occhio-alla-false-chiese-cattoliche-cosi-dicono-ma/

31 luglio 2014

Dopo l’incontro col Papa, Giovanni Traettino paga dazio

evidentemente gli evangelici se ne sono resi conto che Papa Francesco ha ben mantenuto la sua identità, certi cattolici evidentemente no



Pioggia di critiche dagli altri evagelici. “l’evento è stato un errore che non apre, ma chiude ogni possibilità di dialogo”

CASERTA - Prevedibili e anche preannunciate dallo stesso Traettino in conferenza stampa ieri sera, martedì, puntualmente sono arrivate le reazioni polemiche del mondo Evangelico e Pentecostale, di cui il gruppo di Giovanni Traettino non è certo l’unica componente, in merito alla visita di Papa Francesco alla Chiesa della Riconciliazione di Caserta.

Non abbiamo dovuto infatti attendere molto per leggere le posizioni degli evangelici, molto critiche e dure per la scelta di questo incontro.

Ieri, nel nostro articolo sulla conferenza stampa che potete leggere cliccando qui, abbiamo raccontato ciò che più interessava sulla storia dell’incontro tra il Pastore Traettino e Bergoglio, descrivendo la loro amicizia come un percorso di speranza per una riconciliazione tra le due diverse confessioni.

Perplesso, però, lo stesso Traettino, consapevole del fatto che la sua idea di Chiesa <> nel mondo evangelico.

Già il 19 luglio scorso, l’AEI, l’Alleanza Evangelica Italiana, aveva infatti redatto un documento, integralmente consultabile in calce al nostro articolo, nel quale si evidenziavano i tre punti per cui le organizzazioni evangeliche ritengono incompatibile un’apertura ecumenica nei confronti della Chiesa Cattolica Romana. Le tre questioni sollevate riguardano una chiesa, quella cattolica romana, che si sente «mediatrice di salvezza ma che presenta altre figure come mediatrici di grazia», «che si è assunta la responsabilità di aggiungere dogmi» e «che ha il suo cuore in uno stato politico, retaggio di una chiesa “imperiale”».

Tre motivi precisi per cui gli evangelici categoricamente non <>. Insomma, posizioni nette, sia dal punto di vista teologico, sia dal punto di vista dell’organizzazione del magistero.

Dopo l’incontro tra Giovanni Traettino ed il Santo Padre, le critiche si sono inasprite e dal mondo evangelico sono piovute critiche a dirotto: il problema è sempre lo stesso. Inconciliabile ed incompatibile il mondo pentecostale ed evangelico in generale, con quello cattolico. Nonostante l’apertura della Chiesa Romana e del suo Pontefice, non uno dei temi cruciali che a suo tempo portarono alla riforma protestante è stato affrontato. E’ su questo che avrebbero voluto ascoltare parole gli esponenti delle altre “Chiese” evangeliche, a cui non è bastato, evidentemente, il perdono chiesto dal Papa per le persecuzioni razziali e religiose, avvenute durante il fascismo, nel silenzio della Chiesa Romana di allora. Una pensiero questo con cui abbiamo cercato di riassumere la posizione di Leonardo de Chirico, di Alleanza Evangelica Italiana. Ma sulla linea di de Chirico si levano molte altre voci, che si interrogano sulla reale possibilità di dialogo con il mondo cattolico ed etichettano la visita di Papa Francesco come negativa, tanto da avere l’effetto <>, come ha dichiarato Marco delle Monache, di Saddleback Church Italia, che senza mezza termini parla dell’incontro tra Treattino e Bergoglio come <>.

Le polemiche, ne siamo certi, non finiranno qui.

http://www.casertace.net/cronaca/bozza-evangelici-20140730.html