3 dicembre 2014

"Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità."

(Joseph Goebbels, gerarca nazista)



C'è solo da chiedersi se ci fa o ci è....

Nel post precedente è scritto chiaramente chi è che dice che il corano è un libro di pace, ma evidentemente certi don invece di leggere i documenti ufficiali preferiscono raccattare la spazzatura mediatica


2 dicembre 2014

Ma e' vero che Papa Francesco ha detto che il corano e' un libro di pace?

Ma veramente il Papa non ha detto nulla in proposito al corano libro di pace: basta leggere e si capisce chiaramente.

Sono gli isalmici trattati tutti come terroristi che sono offesi e dicono che il corano e' un libro di pace....




(Yasemin Taskin)

Buona sera, Santità. La mia domanda è naturalmente sul viaggio. Il presidente Erdogan ha parlato di “islamofobia”; lei, naturalmente, si è soffermato più su una attuale cristianofobia in Medio Oriente, ciò che succede ai cristiani, alle minoranze. Considerando anche il richiamo al dialogo interreligioso, cosa si può fare di più? Cioè, basta il dialogo interreligioso? Si può andare oltre? E, secondo Lei, cosa devono fare i leader mondiali? Io chiedo questo a Lei perché Lei non è solo il capo spirituale dei cattolici, ma ormai è un leader morale globale, e quindi anche in questo senso vorrei sapere concretamente cosa si può fare, se si può andare oltre …

(Papa Francesco)

Lei ha fatto domande per un libro!… Sul dialogo interreligioso vorrei dire qualcosa, sulla islamofobia e sulla cristianofobia: queste tre cose.

Sull’islamofobia: è vero che davanti a questi atti terroristici, non solo in questa zona ma anche in Africa, c’è una reazione e si dice: “Se questo è l’islam, mi arrabbio!”. E TANTI ISLAMICI SONO OFFESI, TANTI, TANTI ISLAMICI. DICONO: “NO, NOI NON SIAMO QUESTO. IL CORANO È UN LIBRO DI PACE, È UN LIBRO PROFETICO DI PACE. QUESTO NON È ISLAM”. Io capisco questo e credo che – almeno io credo, sinceramente – che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi: non si può dire. Come non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti, perché anche noi ne abbiamo, in tutte le religioni ci sono questi gruppetti. Io ho detto al Presidente [Erdogan]: “Sarebbe bello che tutti i leader islamici – siano leader politici, leader religiosi o leader accademici – parlino chiaramente e condannino quegli atti, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire “no”; ma davvero, dalla bocca dei suoi leader: il leader religioso, il leader accademico, tanti intellettuali, e i leader politici”. Questa è stata la mia risposta. Perché noi tutti abbiamo bisogno di una condanna mondiale, anche da parte degli islamici, che hanno quella identità e che dicano: “Noi non siamo quelli. Il Corano non è questo”. Questa è la prima cosa.

Cristianofobia: è vero! Non voglio usare parole un po’ addolcite, no. Noi cristiani, ci cacciano via dal Medio Oriente. Alcune volte, come abbiamo visto in Iraq, nella zona di Mosul, devono andarsene e lasciare tutto, o pagare la tassa, che poi non serve… E altre volte ci cacciano via con i guanti bianchi. Per esempio, in uno Stato, una coppia, il marito vive qua, la donna vive là… No, che il marito venga a vivere con la donna. No, no: che la donna lasci e lasci libera la casa. Questo succede in alcuni Paesi. E’ come se volessero che non ci siano più cristiani, che non rimanga niente di cristiano. In quella zona c’è questo. E’ vero, è un effetto del terrorismo, nel primo caso, ma quando si fa diplomaticamente, con i guanti bianchi, è perché c’è un’altra cosa dietro, e questo non è buono.

E terzo, il dialogo interreligioso. Ho avuto forse la conversazione più bella, più bella in questo senso, con il Presidente degli Affari Religiosi e la sua équipe. Già quando è venuto il nuovo Ambasciatore della Turchia, un mese e mezzo fa, a consegnare le Lettere credenziali, ho visto un uomo eccezionale, un uomo di profonda religiosità. E anche il Presidente di quell’ufficio era della stessa scuola. E loro hanno detto una cosa bella: “Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia arrivato alla fine. Dobbiamo fare un salto di qualità, perché il dialogo interreligioso non sia solo: - Come pensate voi questo?... Noi questo… - Dobbiamo fare un salto di qualità, dobbiamo fare il dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze”. E’ bello questo, perché sono l’uomo e la donna che si trovano con un uomo e una donna e scambiano le loro esperienze: non si parla solo di teologia, si parla di esperienza religiosa. E questo sarebbe un passo avanti bellissimo, bellissimo. Mi è piaciuto tanto, quell’incontro. E’ di alta qualità.

Tornando ai due primi aspetti, soprattutto a quello dell’islamofobia, dobbiamo sempre distinguere qual è la proposta di una religione dall’uso concreto che di quella proposta fa un determinato governo. Forse dice: “Io sono islamico – io sono ebreo – io sono cristiano”. Ma tu governi il tuo Paese non come islamico, non come ebreo, non come cristiano. C’è un abisso. Bisogna fare questa distinzione, perché tante volte si usa il nome, ma la realtà non è quella della religione. Non so se ho risposto…

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/november/documents/papa-francesco_20141130_turchia-conferenza-stampa.html

1 dicembre 2014

8×1000: quello della corte dei conti è un intervento politico

Nella delibera intitolata “Destinazione e gestione dell’8 per mille”, la Corte dei Conti si è allarmata
per gli ingenti fondi che vengono versati ai beneficiari attraverso l’8×1000 e mettendo in discussione il meccanismo attraverso cui avviene questa ripartizione.

«I beneficiari ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata e su questo manca un adeguato livello di informazione», è stato evidenziato. Per questo ha chiesto al governo di «rinegoziare» il sostegno finanziario destinato alle confessioni religiose e di modificare entro 6 mesi la legge, non rispettando i «principi di proporzionalità, volontarietà e uguaglianza». In particolare rispetto alla Chiesa cattolica, è su questo che sembra voler battere la Corte, sul sito web del ministero «manca trasparenza sulle erogazioni, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute». E non ci sono nemmeno «verifiche sull’utilizzo dei fondi, nonostante i dubbi sollevati dalla parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi».

Inevitabilmente l’intervento della Corte dei Conti ha scatenato le più recondite frustrazioni laiciste, tanto che “Il Fatto Quotidiano” ha dedicato le edizioni di questi giorni quasi esclusivamente a questo. “Avvenire”, attraverso l’esperto Umberto Folena, ha puntualmente risposto alle critiche politiche della Corte, spiegando che «nella comunicazione della Corte, dunque, emerge un attacco a un sistema che invece ha enormi meriti. Primo tra tutti, essere un sistema “inclusivo” che soddisfa un doppio interesse: delle religioni a svolgere con serenità la propria missione a vantaggio dell’intera popolazione, e dello Stato a consolidare il clima di collaborazione con le religioni, nell’interesse del Paese, sulla base di Intese formali aderenti allo spirito e ai valori cardine della Costituzione repubblicana. Se l’intento della Corte dei Conti fosse davvero di incrinare questo clima, i conti non tornerebbero proprio».L’8×1000 è infatti guardato con ammirazione all’estero ed è stato imitato in accordi successivi con altri Stati. Funziona così bene che in 25 anni le confessioni aderenti, dalle quattro degli esordi, sono diventate nove e altre sono in lista d’attesa. Perfino le associazioni atee, come l’UAAR, tentano da anni di poter accedere all’8×1000 (arrivando a definirsi “confessione religiose”), riconoscendone implicitamente il buon valore.

Rispetto alle accuse alla CEI di destinare pochi fondi agli interventi caritativi ne abbiamo già parlato in passato. Innanzitutto alla Chiesa “andava meglio” prima del Concordato del 1984, quando i sacerdoti privi di altri redditi ricevevano dallo Stato il cosiddetto “assegno di congrua”, garanzie a cui la CEI ha rinunciato, in accordo con lo Stato, rimettendosi alla volontà degli italiani. L’otto per mille è infatti una forma di democrazia diretta applicata al sistema fiscale. Rispetto alle effettive risorse destinate agli interventi caritativi, è sbagliato considerare rigidamente soltanto quelli relativi alla voce “carità” in quanto, ad esempio, lo stipendio per un missionario che ispira e anima un progetto di carità finisce sotto la voce “sostentamento del clero”, così come i fondi per mantenere mense, centri di aiuto e case d’accoglienza e gli immobili a servizio della carità, finiscono sotto la voce “culto e pastorale”. Dunque l’investimento nella “carità”, non è tutto quello che appare sotto la diretta voce della rendicontazione. Da sempre la Cei pubblica l’esatto rendiconto, il quale appare anche sulla pagina 418 del Televideo Rai, sui settimanali diocesani, sul sito ufficiale www.8×1000.it, e anche sul quotidiano “Avvenire”, che informa costantemente sull’utilizzo dei fondi

Anche per questo il professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, è intervenuto affermando: «Viene attaccato il sistema in sé senza una comprensione di ciò che lo caratterizza. L’8 per mille è il primo caso di democrazia nell’indirizzo della spesa pubblica. Non si tratta di erogare delle somme a favore delle confessioni religiose, perché ne facciano quel che vogliono, ma di partecipare alla destinazione della spesa tra finalità confrontabili. Destinazioni parallele: lo Stato per interventi straordinari sociali e culturali, le Chiese con alcune varianti, ma soprattutto per culto a servizio della popolazione e carità. Il presupposto, poi, non è l’appartenenza confessionale. Non a caso alcune confessioni ricevono consensi palesemente superiori al numero dei propri fedeli. Il sistema funziona così bene che anche la comunità ebraica, da una sorta di imposta ecclesiastica, è passata all’8 per mille, come le altre dieci confessioni che vi partecipano».

Se la Corte ha ragione ad invitare una maggiore informazione sull’8×1000, spiegando che chi non si esprime di fatto destina in maggior parte i suoi soldi all’ente che ha più beneficiato delle firme, essa invece sbaglia a criticare l’eccessiva cifra assegnata dai contribuenti alla Chiesa cattolica: «Questo è un giudizio politico e la Corte non può essere né pro né contro. Va poi precisato che per simili questioni esiste la Commissione paritetica, prevista dalla legge 222, che ogni tre anni si riunisce e esprime le sue valutazioni per predisporre eventuali modifiche». Riassumendo, dunque, l’intervento della Corte «si manifesta di tendenza, laddove compie letture politiche. Il punto debole, ripeto, è l’errore di prospettiva di fondo. Il sistema funziona, ha contribuito al superamento definitivo delle leggi eversive dell’Ottocento, le confessioni religiose l’hanno giudicato in modo positivo, partecipano e stanno chiedendo di partecipare. La deliberazione non ne coglie l’originalità di democrazia nell’indirizzo della spesa: il suo punto di forza, chissà perché ignorato».

Lo scrittore ateo a Lourdes: «ho percepito una misteriosa energia»

«Riguardo ai miracoli di Lourdes che ho studiato, credo effettivamente che si tratti di qualcosa non
spiegabile. […] Io non mi spiego questi miracoli, ma riconosco che vi sono guarigioni non comprese allo stato attuale della scienza». A scriverlo, nel libro “Il Nobel e il monaco. Dialoghi sul nostro tempo” (Giunti Editore 2012), è Luc Montagnier, direttore dell’Istituto Pasteur, scopritore del virus dell’HIV e vincitore del Premio Nobel per la medicina 2008.

Diverse volte ci siamo occupati di quanto accadde a Lourdes e di quanto ancora oggi avviene, come la guarigione miracolosa dalla tubercolosi ossea multipla fistolosa di Elisa Aloi (con tanto di ricrescita ossea), o quella di Erminia Pane, nata senza la retina dell’occhio destro tanto da essere associata all’Unione Italiana dei Ciechi ma che, dopo una visione della Madonna di Lourdes, ha incredibilmente cominciato a vedere tanto da ottenere, in seguito, addirittura il rilascio della patente di guida. D’altra parte lo stesso premio Nobel per la medicina, l’ateo Alexis Carrel, si recò alla grotta di Massabielle intenzionato ad appurare personalmente la falsità dei miracoli ma, dopo aver assistito con i suoi occhi all’immediata guarigione di Marie Bailly affetta da peritonite tubercolare, tubercolosi e pleurite, Carrel si è convertito, raccontando quanto accadutogli nel libro “Viaggio a Lourdes“.

Ma non tutti hanno la grazia del miracolo e in questo non c’è alcuno scandalo. Così come non tutti i malati che si accostavano a Gesù venivano da lui guariti. Solo alcuni, misteriosamente, ricevono la grazia perché la guarigione fisica non è l’essenziale per l’uomo e Dio non si è incarnato per guarirci dalle malattie (a quello ci pensano i medici), l’essenziale è la speranza, la guarigione spirituale dal nichilismo dominante, la percezione di un Volto amico che ci accompagna al destino. Così il miracolo è semplicemente un segno della vicinanza di Dio agli uomini che colpisce uno, ma per aiutare spiritualmente tutti. Lo si capisce nella guarigione da parte di Gesù dei dieci lebbrosi (Lc 17, 11-19), dei quali sono uno torna indietro a ringraziarLo e a riconoscerLo. E solo a lui Gesù disse: “Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato!”. Gli altri nove erano guariti grazie da un miracolo ma non salvi. Quel che conta, allora, è la fede e non il miracolo, che è semplicemente un aiuto che Dio concede ad uno perché tutti sperimentino la Sua vicinanza.

Tra coloro che non hanno ricevuto il miracolo a Lourdes c’è anche lo scrittore laico Lorenzo Amurri, su una sedia a rotelle dal 1997 in seguito ad un incidente sugli sci. Nel suo recente romanzo, “Perché non lo portate a Lourdes” (Fandandgo 2014) racconta del suo viaggio alla Grotta accompagnato dall’Unione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali (UNITALSI). Un racconto scritto da un ateo che non si attende nulla da Lourdes, ironico sulla fede, sulla mercificazione della fede che si osserva spesso attorno ai santuari e a luoghi del genere, un reportage dettagliato del viaggio rocambolesco su treni poco adatti al trasporto dei malati. Il tono è caustico e l’interesse principale dello scrittore è sottolineare il mescolamento del sacro al profano.

Tuttavia a Lourdes lo scrittore ha trovato anche un’umanità diversa, forse introvabile. «Non è mai successo nulla di miracoloso nella mia vita», ha raccontato Amurri. «Però ho sentito l’energia, soprattutto nelle ore in cui era meno affollato. È stata una delle poche volte in cui non ricevevo sguardi pietosi o comportamenti imbarazzanti da parte degli altri. Tante persone sole spezzano la loro routine di giorni tutti uguali. I volontari si ammazzano di lavoro, si pagano il viaggio e la sera ci portavano anche al pub». Nessun miracolo, nessuna conversione, diversi disagi ma anche un’umanità vera tra i pellegrini e gli accompagnatori, dove disabili e non sono uguali di fronte a qualcosa di più grande di loro.

Lui stesso ha percepito una misteriosa Presenza alla Grotta, ovviamente descritta in modo laico: «Però sono stato parte di un qualcosa di importante», scrive nel libro, «in un luogo dove la diversità si integra alla perfezione con il mondo che la circonda. E questo, già di per sé, è un miracolo. Al ritorno non ho viaggiato con loro — nonostante la mia atavica paura di volare, ho preferito prendere due aerei piuttosto che rivivere l’esperienza del treno — ma a ridosso della partenza ho visto volti rilassati e felici. Nessuna delusione. Ho toccato con mano la tolleranza e l’aiuto disinteressato dei volontari, che insieme alla fede, sono il motore che alimenta il pellegrinaggio. Pagano per essere lì ad aiutare gli altri. Come Andrea, giovane commercialista che mi accompagnava in bagno sul treno a fumare e che chiacchierava di Kant. E, alla fine, ho portato a casa la percezione nitida della forte energia che sgorga dalla grotta di Massabielle, l’unico posto che ha davvero un senso, e ne toglie a tutto quello che gli uomini le hanno scolpito attorno. Magari è solo un punto di particolare magnetismo sulla Terra, chissà. È un’energia alla quale è stato dato un nome e un credo, ma che a mio avviso non può essere battezzata».

http://www.uccronline.it/2014/11/23/lo-scrittore-ateo-a-lourdes-ho-percepito-una-misteriosa-energia/

26 novembre 2014

10 citazioni dimostrano che Papa Francesco è un progressista

Se pensi che Papa Francesco sia la luce e Benedetto XVI il buio, se pensi che Francesco sia un
militante pro-choice e Benedetto XVI un pro-life, se pensi che Francesco sia un no-global e Benedetto XVI un capitalista, se pensi che Francesco sia un militante dei diritti umani e Benedetto XVI li contrasti… ma anche solo se credi che Francesco sia un banale progressista e Benedetto XVI un arcigno conservatore…bene, sei il benvenuto in questo articolo.

Innanzitutto vorremmo elencare alcune illuminanti citazioni di Francesco dette in questi primi mesi di pontificato. Soffermati sulla luce che emanano queste parole, assapora il “cambiamento”, respira il vento nuovo che sembra calato sulla Chiesa!

1) Partiamo dalla sua innovativa apertura alle persone omosessuali: «Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev’essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni».

2) La sua innovativa vocazione per i poveri: «Se ci rifiutiamo di condividere ciò che abbiamo con il povero e l’affamato, rendiamo il nostro possesso un falso dio. Quante voci nella nostra società materialista ci dicono che la felicità si trova nell’accumulare proprietà e lussi! Ma questo è rendere il possesso un falso dio. Invece di portare la vita, essi portano la morte».

3) La sua innovativa desacralizzazione del Papato teocratico: «L’autorità del Papa non è illimitata. I signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere».

4) Il suo innovativo riconoscimento del ruolo della donna: «È importante dal punto di vista teologico e antropologico che la donna sia al centro della cristianità. Attraverso Maria, e le altre donne sante, l’elemento femminile è posto al centro della religione cristiana».

5) La sua innovativa condanna del capitalismo: «La prevalenza di una mentalità egoista e individualistica che trova espressione anche in un capitalismo sregolato».

6) La sua innovativa vocazione ambientalista: «sono molto preoccupanti le minacce originate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti della terra e dei beni naturali. L’essere umano si è lasciato dominare dall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con il creato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un dominio assoluto. Quando l’uomo si sostituisce a Dio finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui».

7) Il suo innovativo rispetto per le altre religioni: «Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli»

8) La sua innovativa critica al potere della Chiesa: «Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!».

9) La sua innovativa richiesta di una “chiesa povera per i poveri”: «Liberata dai fardelli e dai privilegi materiali e politici, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo».

10) La sua innovativa apertura alla tecnologia: «Le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani, hanno uno straordinario potenziale e sono un vero dono per l’umanità, a condizione che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile»

È evidente che da questi pronunciamenti si dimostri che Francesco sia un progressista, un innovatore e crei una discontinuità totale con i suoi predecessori. 

Già, peccato che abbiamo voluto farti uno scherzo!! tutte le citazioni che hai letto non sono di Francesco  le citazioni che hai letto sono di Benedetto XVI.   

Eh si, ci sei cascato? la prossima volta non fidarti dei media. non ci sei cascato? bravo, sei un libero pensatore.

Questa è una piccola burla inventata da Pat Archbold nel suo blog, sul sito americano del “National Catholic Register”, per prendere in giro la mania dei media nell’attribuire a papa Francesco idee opposte a quelle di Benedetto XVI, soprattutto sui temi più cari al mainstream giornalistico, cioè gay, donne, ambiente, capitalismo, povertà. Queste le fonti delle citazioni: 1); 2); 3) e 4); 5); 6); 7); 8); 9); 10)

In realtà si può fare anche il gioco inverso:
«Difendere la testimonianza dell’autentica natura del matrimonio e della famiglia, della santità e della dignità inviolabile della vita umana, e della bellezza e verità della sessualità umana». Benedetto XVI? No, Papa Francesco nella lettera del 9 agosto ai “Cavalieri di Colombo”. Ancora: «La vita deve essere sempre difesa, sin dal grembo materno, riconoscendovi un dono di Dio e garanzia del futuro dell’umanità». I principi non negoziabili di Ratzinger? No, sempre Francesco nel messaggio in occasione della Settimana nazionale della famiglia. «La Chiesa si è già espressa perfettamente su questo [matrimonio omosessuale, nda]. Non era necessario tornarci, come non ho parlato neppure della frode, della menzogna o di altre cose sulle quali la Chiesa ha una dottrina chiara! Non era necessario parlare di questo, bensì delle cose positive che aprono il cammino ai ragazzi. Inoltre i giovani sanno perfettamente qual è la posizione della Chiesa! E la mia posizione è la stessa perché sono figlio della Chiesa». Sempre Papa Bergoglio, in questo caso durante il suo recente viaggio a Rio per la Giornata mondiale della gioventù.

Apriamo la ragione, pensiamo con la nostra testa e non lasciamoci imboccare dai quotidiani e dalla televisione. Il consiglio è che qualunque informazione ascoltate sul Papa o sul Vaticano, essendo sempre manipolata, va confrontata con le fonti mediatiche ufficiali (“Avvenire”, “Osservatore Romano”, “Radio Vaticana” ecc.). Mi raccomando, non lasciatevi ingannare!

http://www.uccronline.it/2013/08/28/10-citazioni-dimostrano-che-papa-francesco-e-un-progressista/

24 novembre 2014

Ognuno di noi porta con sé i segni del proprio passato.

Anche il benedettino Bobby Love, a parte i piercing

Sei anni fa una moto si fermò davanti all’entrata del monastero benedettino di Mount Angel, in Oregon, Stati Uniti. Scese un uomo con abiti di pelle nera, capelli rasta, braccia e collo tatuati, piercing alle orecchie. In pochi avrebbero immaginato che di lì a poco quel biker dall’aspetto non proprio devoto sarebbe diventato un membro esemplare della fiorente comunità religiosa (una cinquantina i monaci attualmente).

Fratel Andrea, Bobby Love al secolo, quando prese l’abito di san Benedetto chiese di poter cancellare i tatuaggi. Ma l’abate dom Vincent gli suggerì di tenerli e così lui ha fatto.

Sono in fondo il segno di una vita redenta e della misericordia di Dio.

Bobby è nato in Texas in una famiglia cattolica, padre imprenditore e una madre pittrice. Dopo essere stato cinque anni nell’esercito e aver combatutto nella prima guerra del golfo, è uscito dal mondo militare con il desiderio di diventare un artista, seguendo le orme della madre. E’ diventato un tatuatore di successo, guadagnando bene ma ritrovandosi in una spirale a scendere, tra alcol, droghe, matrimoni bruciati, rabbia e insoddisfazione. Fino a quando, un giorno, si è aggrappato a Cristo, alla fede dell’infanzia, per non precipitare definitivamente nel baratro. Nel 2006 è si confessato, 25 anni dopo l’ultima volta, ed è ridiventato cattolico. Maturando poi il desiderio di consacrarsi a Dio.

E’ tornato anche ad essere un artista, curando il ricco museo del monastero e dipingendo icone.

http://www.iltimone.org/32434,News.html

23 novembre 2014

"Chiese" fai da te, a proprio uso e consumo:

Le 40 mogli di joseph Smith, il fondatore dei mormoni negli Usa

Al via l’operazione trasparenza dei leader della religione: ammessa la poligamia del fondatore, la sposa più giovane aveva 14 anni

Ai giovani missionari mormoni in camicia bianca e cravatta che bussano alle porte di tutto il mondo non è mai stato insegnato che, Joseph Smith, il profeta che 184 anni fa fondò la loro religione, aveva tra le 30 e le 40 mogli, alcune già sposate, la più giovane quattordicenne. Ma è arrivato il tempo della trasparenza.
La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, spesso accusata di segretezza e di omissione delle parti più controverse della propria storia, sta cambiando strategia: ha pubblicato su Internet 12 saggi che affrontano temi come la poligamia e la discriminazione dei neri.

Le autorità del Tempio di Salt Lake City in Utah, il Vaticano mormone, si sono forse accorte che il rischio più grande non è lo scetticismo degli outsider sui pilastri della loro fede (come il fatto che gli indiani d’America avessero origini ebraiche o che Cristo risorto sia apparso nel loro Paese). I mormoni sono ormai mainstream , con 14 milioni di seguaci nel mondo, più dell’ebraismo, un ex candidato alla Casa Bianca, Mitt Romney, la prima nera repubblicana al Congresso, Mia Love; e nella cultura pop sono il new normal grazie al musical satirico «The Book of Mormon», alla serie tv «Big Love» e al successo di «Twilight» (autrice mormone). Il problema semmai è la disillusione - documentata - tra i mormoni quando incappano sul Web in informazioni credibili mai trattate nella letteratura ufficiale, il che li porta a vacillare nella fede.

Ora la Chiesa spiega che per i capostipiti la poligamia era un ordine divino, che fu accettato «con grande riluttanza» dopo ripetute apparizioni dell’Angelo Moroni che oggi suona la tromba dalla guglia più alta del Tempio. «Con la spada sguainata», l’angelo aveva minacciato la «distruzione» se Joseph non avesse seguito il suo comandamento.
Si sottolinea che il profeta non ebbe rapporti sessuali con tutte e 40 le mogli, poiché alcune - come l’adolescente Helen Mar Kimball - erano unite a lui «solo per la vita eterna».

Scioccante per diversi fedeli è la scoperta che Smith si unì anche a donne già sposate, come pure il fatto che tutto ciò fu un «tormento straziante» per la sua prima moglie Emma, che con lui dissotterrò le tavole d’oro della profezia. La Chiesa ammette pure che, dopo il 1890, quando ripudiò la poligamia sotto pressione del governo, di fatto alcuni membri e leader continuarono a praticarla, benché oggi sia stata davvero respinta.

Un altro saggio contestualizza l’esclusione dei neri dal sacerdozio: erano tempi di schiavitù e segregazione. Un altro discute la «traduzione» del «Libro di Mormon»: per «vedere» in inglese il testo iscritto sulle tavole in una lingua sconosciuta, il profeta usò due pietre incastonate in una montatura e un sasso a forma d’uovo da lui già usato nel (vano) tentativo di scovare tesori sepolti.
Questioni di fede: ognuno ha le sue. Ma questa religione adolescente ha lo svantaggio di dover lavare i panni sporchi nell’era di Internet.

http://www.corriere.it/esteri/14_novembre_12/40-mogli-joseph-smith-fondatore-mormoni-usa-2e8c1f80-6a46-11e4-bebe-52d388825827.shtml