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11 novembre 2015

Vatileaks? È «pompa del diavolo». Francesco e Benedetto XVI contro gli spacciatori di false verità

Il “no” deciso dei due pontefici alla «menzogna travestita da informazione» (per
Auerbach si chiama “tecnica del riflettore”, e il suo inventore è Goebbels)




Il Papa che tanto amano e tanto vogliono “aiutare” a riformare la Chiesa, come dicono loro, ha parlato chiaro circa gli affari che stanno facendo con lo spionaggio, il furto e la ricettazione dei documenti della Santa Sede.

«Cari fratelli e sorelle – ha detto Francesco domenica all’Angelus – so che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati. Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. È un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene, e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili. Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare».

È un giudizio senza appello: avete rubato e state facendo solo del male. Al sottoscritto, alla Chiesa, al popolo tutto. Punto. Ma loro vanno avanti. Fanno i finti tonti, gli zanza. Sorridono alle telecamere e sputazzano dalle zanzariere. The show must go on. Lo spettacolo deve andare avanti.
Pubblicare documenti rubati, così, per costruire il romanzo criminale alla Dan Brown e sparare a Bertone che si sarebbe ristrutturato l’appartamento «con i soldi dei bambini malati» e non raccontare che quelli sono documenti già esaminati dal Papa, i soldi dei bambini malati c’entrano niente, quell’appartamento andava ristrutturato, sono 296 non 400 metri quadrati, ci vivono diverse persone, non ha nessun super-mega-attico privato Bertone, eccetera.

Pubblicare documenti trafugati, così, ben sapendo che segnalano situazioni di cui il Papa è già al corrente e rispetto alle quali il Papa ha già preso iniziativa. E sparare al cardinale Pell (ben sapendo che la sua nomina al dicastero dell’economia vaticano è una delle iniziative del Papa), scrivendo che ha «bruciato 500 mila euro in un anno» e tacendo che con quei soldi il ministro vaticano ci ha pagato 12 impiegati, l’informatizzazione dell’ufficio e tutto il resto che in questi giorni Pell ha dettagliato ma che nessun domatore di circo mediatico si è premurato di promozionare almeno quanto sta continuando a promozionare in tutto il circo, dai giornali alle tv, dalla radio ai siti internet, i libri felloni, costruiti con documenti rubati… Ecco, tutto questo cos’è?

Oltre a essere un reato, come ci ha dovuto ricordare papa Francesco piuttosto che il magistrato e il giornalista di turno al famoso presidio della famosissima “Legalità”, questo è, scriveva già lo studioso esule dalla Germania nazista Erich Auerbach: “tecnica del riflettore”. La stessa tecnica che il ministero della propaganda di Goebbels utilizzò su larga scala, in maniera martellante, paranoica, ossessiva, nella società del Terzo Reich, usando tutti i mezzi di comunicazione, per convincere i tedeschi che gli ebrei erano “mezzi uomini” dediti alla vampirizzazione dell’umanità e naturalmente alla ristrutturazione dei loro super-mega attici derubando gli ospedali “dei bambini malati”. Quante volte lo dovremo ancora ricordare in questo tempo di torbidi e di falsità serviti come trasparenza e informazione, questa tecnica consiste nel prendere e nel fare di un elemento di tutta una realtà o di tutto un discorso un fascio iperbolico:
«Si illumina una piccola parte, ma tutto il resto, che servirebbe a spiegarlo e a dare a ciascuna cosa il suo posto, e verrebbe, per così dire, a formare un contrappeso a ciò che è stato messo in risalto, viene lasciato nel buio. In questo modo viene detta apparentemente la verità, poiché quanto è detto è incontestabile, e tuttavia tutto è falsato, essendo che la verità è composta di tutta la verità e del giusto rapporto fra le singole parti». 

Nei casi Pell e Bertone ci sono anche falsità distribuite a piene mani, non solo tecnica del riflettore. Un bel combinato disposto.

Insomma, corvi e cornacchie esistono per falsificare e opprimere. Altro che per informare e riformare. Pensateci. La prima Vatileaks scoppia nei primi mesi del 2012 e culmina il 25 maggio dello stesso anno (a pochi giorni dalla pubblicazione del secondo libro di Nuzzi contenente documenti trafugati dal Vaticano) con l’arresto dell’aiutante di camera di Sua Santità, passacarte e reo confesso di furto. Oggi arrestano altre persone, i libri sono due e per quello di Nuzzi erano già pronte da mesi traduzioni in 6 lingue e diffusione in 26 paesi del mondo.

Ebbene, l’11 giugno 2012, in una lectio romana papa Benedetto XVI denunciò con parole diverse la stessa cosa che ha denunciato papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa:
«Nella Chiesa antica, e ancora per secoli, c’era l’espressione: “Rinunciate alla pompa del diavolo?”, e oggi sappiamo che cosa era inteso con questa espressione “pompa del diavolo”. La pompa del diavolo erano soprattutto i grandi spettacoli cruenti, in cui la crudeltà diventa divertimento, in cui uccidere uomini diventa una cosa spettacolare: spettacolo, la vita e la morte di un uomo. Questi spettacoli cruenti, questo divertimento del male è la “pompa del diavolo”, dove appare con apparente bellezza e, in realtà, appare con tutta la sua crudeltà. Ma oltre a questo significato immediato della parola “pompa del diavolo”, si voleva parlare di un tipo di cultura, di una way of life, di un modo di vivere, nel quale non conta la verità ma l’apparenza, non si cerca la verità ma l’effetto, la sensazione, e, sotto il pretesto della verità, in realtà, si distruggono uomini, si vuole distruggere e creare solo se stessi come vincitori. Quindi, questa rinuncia era molto reale: era la rinuncia ad un tipo di cultura che è un’anti-cultura, contro Cristo e contro Dio. (…) Lascio adesso ad ognuno di voi di riflettere su questa “pompa del diavolo”, su questa cultura alla quale diciamo “no”. Essere battezzati significa proprio sostanzialmente un emanciparsi, un liberarsi da questa cultura. Conosciamo anche oggi un tipo di cultura in cui non conta la verità; anche se apparentemente si vuol fare apparire tutta la verità, conta solo la sensazione e lo spirito di calunnia e di distruzione. Una cultura che non cerca il bene, il cui moralismo è, in realtà, una maschera per confondere, creare confusione e distruzione. Contro questa cultura, in cui la menzogna si presenta nella veste della verità e dell’informazione, contro questa cultura che cerca solo il benessere materiale e nega Dio, diciamo “no”».

Luigi Amicone - 
Foto Ansa

Fonte: Tempi

8 novembre 2015

Papa: rubare documenti vaticani è reato, le riforme vanno avanti

2015-11-08 Radio Vaticana


“Voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi”. Con queste parole, pronunciate all’Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha commentato la vicenda dei documenti vaticani Trafugati nei mesi scorsi e pubblicati in particolare in due libri appena usciti. Rubarli, ha detto Francesco, è stato “un reato”, “un fatto deplorevole che non aiuta”. Il servizio di Alessandro De Carolis:




Niente paura, io vado avanti con fiducia e speranza. All’Angelus, Papa Francesco si affaccia dalla finestra più celebre del mondo per dire direttamente e schiettamente, accompagnato da uno scroscio praticamente continuo di applausi, cosa abbia pensato e ritenga di quando accaduto nei giorni scorsi, tra documenti rubati alle sue spalle e libri che li hanno resi noti sostenendo di fare il bene del Papa:
“So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati.
Per questo vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato. E’ un atto deplorevole che non aiuta. Io stesso avevo chiesto di fare quello studio, e quei documenti io e i miei collaboratori già li conoscevamo bene e sono state prese delle misure che hanno incominciato a dare dei frutti, anche alcuni visibili”.
“Corvi” e “Vatileaks”, delatori e manovratori, qualsiasi fossero le loro trame e mire, non gli hanno tolto il sonno e soprattutto – scandisce Francesco con voce ferma, quasi soffocato da migliaia di battimani – non lo distraggono dai suoi dichiarati intenti di rinnovamento, che affida alla preghiera di chi la Chiesa la ama sul serio:
“Perciò voglio assicurarvi che questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi. Sì, con il sostegno di tutta la Chiesa, perché la Chiesa si rinnova con la preghiera e con la santità quotidiana di ogni battezzato. Quindi vi ringrazio e vi chiedo di continuare a pregare per il Papa e per la Chiesa, senza lasciarvi turbare ma andando avanti con fiducia e speranza”.
Anche la riflessione precedente aveva in certo modo fatto da preludio a queste affermazioni, incentrata com’era sul contrasto tra l'autenticità cristiana e la sua “apparenza”. Francesco ha commentato come sempre il Vangelo della domenica, quello della vedova povera che lascia nel tesoro del tempio tutto quanto ha per vivere a differenza dai maestri della legge che, dice, “si pavoneggiano in pubblico” mentre in privato “divorano le case delle vedove”:
“Anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a Lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto”.
I ricchi che gettano nel tesoro monete in quantità, ma per loro superflue, sono ben lontani, osserva il Papa, dal “bell’esempio” di generosità della vedova, che “nella sua povertà – sottolinea – ha compreso che, avendo Dio, ha tutto”:
“Gesù, oggi, dice anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore. Pensate questa settimana alla differenza che c’è fra quantità e pienezza. Non è questione di portafoglio, ma di cuore (...) Amare Dio ‘con tutto il cuore’ significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio”.
E come spesso ama fare, il Papa condisce l’enunciazione di una verità di fede con un esempio concreto che ne dimostra la forza. L’esempio di una famiglia della sua diocesi in Argentina, che mentre è a tavola a mangiare delle cotolette viene interrotta da un mendicante che ha fame. La mamma chiede cosa intendano fare ai suoi tre figli, i quali di slancio la esortano a dare il cibo al povero. Dunque, questa mamma, spiega il Papa…
“…prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette… ‘Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo…’. ‘No, facciamo tre panini così’. E i figli hanno imparato che la vera carità si fa non da quello che ci avanza, ma da quello ci è necessario (…) Siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo”.
Al termine dell’Angelus, Francesco ricorda sia il Convegno nazionale della Chiesa italiana, al quale prenderà parte martedì prossimo recandosi a Firenze, sia la “Giornata del Ringraziamento”, che quest’anno ha per tema “Il suolo, bene comune”, che a Roma si svolge  in concomitanza con la “Giornata diocesana per la custodia del creato”, arricchita quest’anno dalla “Marcia per la terra”:
“Mi associo ai Vescovi nell’auspicare che tutti agiscano come amministratori responsabili di un prezioso bene collettivo, la terra, i cui frutti hanno una destinazione universale. Io sono vicino con gratitudine al mondo agricolo, e incoraggio a coltivare la terra in modo da custodirne la fertilità affinché produca cibo per tutti, oggi e per le generazioni future”.
(Da Radio Vaticana)

5 novembre 2015

Per il card. Bertone nessun “super attico” e nemmeno “cene regali”

Il 28 aprile scorso abbiamo pubblicato la lettera che il cardinale Tarcisio Bertone, ex segretario di Stato Vaticano, ha inviato ai media dopo essere stato oggetto di una forsennata campagna di diffamazione per il famoso “super attico” in cui avrebbe voluto andare ad abitare. Nella lettera spiegava che l’appartamento non era così grande come si era scritto, è spazioso come sono le residenze negli antichi palazzi del Vaticano, tanto che aveva ricevuto solidarietà da Papa Francesco.
Recentemente la vaticanista-femminista Franca Giansoldati de “Il Messaggero” -già nominata regina della disinformazione in altre occasioni, quando ha manipolato i discorsi di Papa Francesco- lo aveva riportato al centro della gogna mediatica sostenendo che per il suo ottantesimo compleanno avrebbe organizzato un «party regale a base di tartufo d’Alba, roba per raffinati intenditori, innaffiato da vini piemontesi di gran pregio. Il tutto molto poco francescano, molto poco in linea con l’indirizzo di sobrietà richiesto da Papa Bergoglio».
Torniamo a parlarne ancora oggi perché siamo convinti che chi ha preso di mira il card. Bertone intenda colpire, in realtà, Benedetto XVI. In questi giorni, infatti, l’ex segretario di Stato ha concesso un’intervista all’“Huffington Post”, mostrando il suo appartamento al giornalista Andrea Purgatori«c’è questa terrazza che per mesi è stata immaginata come parte del buon ritiro dell’ex Segretario di Stato: appartamento di lusso da 700 metri quadrati con vista sulla Città del Vaticano», scrive il giornalista. «Ma la terrazza è “condominiale”, e la superfetazione fotografata e pubblicata dai giornali è adibita a servizi per tutto il palazzo, senza accesso diretto dall’abitazione di Bertone». Il cronista prosegue la descrizione: «Il condominio somiglia a tanti del quartiere Prati. E la casa di Bertone, la famosa casa dello scandalo, a occhio non supera i 300 metri quadrati, comprese due stanzette adibite a segreteria, un salotto, un lungo corridoio, una cappella privata, la camera da letto, la cucina, i servizi e un terrazzino pieno di limoni, ulivi e gelsomini».
Insomma, scandaloso soltanto per chi è pregiudizialmente prevenuto. Senza contare che il terrazzo «nonostante quello che hanno detto e scritto, non mi appartiene, è a disposizione di tutti gli inquilini del palazzo», conferma l’ex arcivescovo di Genova. Come mai dunque questo accanimento? «In otto anni di incarico come Segretario di Stato ho esercitato le mie funzioni in perfetta sintonia con il Papa ma ho preso provvedimenti, avviato procedure, riformato uffici e effettuato nomine che hanno comportato scelte di avanzamento o esclusione di persone. E questo può avere scontentato qualcuno. Ma c’è stato anche un certo accanimento», spiega.
In molti hanno parlato di un’inimicizia con Papa Francesco, ma non è così: «Intanto mi ha tenuto come Segretario di Stato per sette mesi, fitti di udienze e biglietti, annotazioni, telefonate… ormai tutti sanno che ha questa abitudine di prendere il telefono e chiamare: mi serve questo, cerchi quella cosa, valuti se questo candidato va bene. Insomma, è stata una consultazione continua e fraterna». Poi è arrivato l’avvicendamento: «Ci siamo incontrati, parlati, abbiamo deciso le modalità, tutto. Anche se i giornali scrivono: Bertone è stato cacciato via di qua, cacciato via di là […]. Mi ha confermato per due anni come membro della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che si occupa di tutti i territori di missione nel mondo. Quindi non direi proprio che mi abbia cacciato via».
Oltretutto, racconta ancora, «quando c’è stato il primo attacco su questo appartamento lui mi ha telefonato e mi ha detto: guardi che io non ho nulla in contrario che lei vada ad abitare al terzo piano di Palazzo San Carlo. Che poi bisognerebbe dire che qui nel Palazzo c’era un progetto preesistente e non mio, per una costruzione sul terrazzo». Un’abitazione concordata proprio con Francesco«nel colloquio che abbiamo avuto mi ha anche detto: sopra non costruiamo più niente, però facciamo aggiustare il pavimento del terrazzo perché ci piove dentro. E ironia della sorte purtroppo ci piove ancora, proprio nella mia stanza da letto (sorride). Figuriamoci se avrei fatto di testa mia. Le posso garantire che le stanze sono molto meno grandi di quelle di altri palazzi del Vaticano. Il Papa è stato informato di tutto, anche del piccolo ufficio adibito a segreteria. Mi ha detto: va benissimo e poi la segreteria le spetta, visto che deve scrivere le memorie perché lei è stato testimone di tre pontificati».
Il card. Bertone, da sempre uomo di fiducia di Benedetto XVI, ha voluto anche esprimere un giudizio sulla continuità dei due pontificati«è bene ricordare che il problema dell’invito all’accompagnamento degli omosessuali nella Chiesa era già presente nel documento della Congregazione per la dottrina della fede del cardinale Ratzinger, che ora Papa Francesco riprende e sviluppa con maggiore impatto mediatico. E anche sulla questione dei divorziati c’era già un invito all’accompagnamento pastorale, sia nel magistero che nella prassi delle diocesi, che alcuni non hanno recepito».
Ed infine ha parlato del famoso “party regale” di cui ha scritto la Giansoldati: «Le dico solo che era una cena organizzata dall’associazione degli alpini di Vercelli, miei ex diocesani, senza vini doc e senza tartufi ma con un’ottima tartufata, una specie di millefoglie con sopra una spruzzatina di cioccolata. Non mi sembra un lusso eccessivo per celebrare gli ottant’anni. Lei che ne dice?».

Fonte: UCCR

4 novembre 2015

VATILEAKS BIS. Vendete pure i vostri libri ma non rifilateci la balla che lo fate per papa Francesco

«Bisogna assolutamente evitare l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare
la missione del Papa», scrive la Sala stampa vaticana. Ma Nuzzi e Fittipaldi non lo
evitano assolutamente. Anzi




La notizia è semplice e ormai risaputa da tutti. Come si può leggere nel comunicato diffuso ieri dalla Sala stampa vaticana, sono stati arrestati «monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e la dottoressa Francesca Chaouqui (poi subito rilasciata, ndr), che in passato erano stati rispettivamente segretario e membro della COSEA (Commissione referente di studio e indirizzo sull’Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede, istituita dal Papa nel luglio 2013 e successivamente sciolta dopo il compimento del suo mandato)».

Si tratta di due persone nominate da papa Francesco all’interno della famosa commissione istituita (e poi lasciata decadere, dettaglio non indifferente) dallo stesso Pontefice allo scopo di riformare l’amministrazione delle finanze della Chiesa: monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui sono accusati dagli inquirenti vaticani di aver rubato e poi ceduto «notizie e documenti riservati». Tutta “ciccia” che sarebbe stata trafugata per andare a riempire le pagine due libri in uscita proprio in questi giorni – i quotidiani lo danno per certo all’unanimità, ma è la stessa Sala stampa a giustificare il collegamento nella nota.

Naturalmente i giornali di oggi si sforzano di spiegare protagonisti e moventi di questo nuovo “Vatileaks” in tutte le maniere possibili. Alcuni anche involontariamente rivelando la propria stessa ipocrisia, nel tentativo quasi smaccato di far passare contemporaneamente il “corvo” degli ultimi mesi di Benedetto XVI come un eroe della trasparenza e quelli (presunti) di papa Francesco come «torbidi manovratori». Ma questo è un altro tema. Non interessa qui dare da bere ai lettori inutili interpretazioni dietrologiche del caso, perché non è intenzione di Tempi aggiungere confusione alla confusione.

Gli unici fatti noti non filtrati da occhi e mani quanto meno sospette sono abbastanza chiari per capire cosa stia accadendo davvero. C’era una commissione incaricata dal Santo Padre di suggerire al Papa stesso ipotesi di riforme “economiche” da imprimere al Vaticano nel segno della trasparenza e dell’efficacia della carità. La commissione ha terminato il proprio mandato, sulle riforme seguite si può discutere ma sicuramente il suo mandato non era quello di spifferare in giro dati riservati e presunti “scandali” finanziari riguardanti questo o quel prelato. Punto.

La nota dell’ufficio comunicazioni della Santa Sede guidato padre Federico Lombardi si conclude con due paragrafi abbastanza netti. Eccoli:

«Quanto ai libri annunciati per i prossimi giorni va detto chiaramente che anche questa volta, come già in passato, sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa e, per quanto riguarda gli autori, di una operazione per trarre vantaggio da un atto gravemente illecito di consegna di documentazione riservata, operazione i cui risvolti giuridici ed eventualmente penali sono oggetto di riflessione da parte dell’Ufficio del Promotore in vista di eventuali ulteriori provvedimenti, ricorrendo, se del caso, alla cooperazione internazionale.

Pubblicazioni di questo genere non concorrono in alcun modo a stabilire chiarezza e verità, ma piuttosto a generare confusione e interpretazioni parziali e tendenziose. Bisogna assolutamente evitare l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del Papa».
Del resto non ci vuole un gran paladino della legalità, e nemmeno una guardia svizzera di comprovata fedeltà papista, per capire che rubare e ricettare documenti e informazioni (addirittura registrazioni di colloqui privati) non è un gran bel modo di servire una qualunque causa, per nobile che sia. Stupisce perciò, anzi fa ridere, che Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, il giornalista dell’Espresso e il suo collega di Mediaset autori dei due libri maltrattati da padre Lombardi, scelgano di difendersi dalle accuse di ricettazione dichiarandosi praticamente banditi gentiluomini al servizio del bene.

Ieri Fittipaldi in una intervista alla tv di repubblica.it non si è neanche preoccupato troppo di smentire l’ipotesi che siano i due arrestati dalla gendarmeria vaticana le fonti del suo libro Feltrinelli. Libro che per altro si intitola Avarizia (ah, come si divertono i laicissimi di Repubblica a distribuire condanne per i peccati degli altri). La cosa che invece «è importante sottolineare» della sua opera, dice Fittipaldi, è che «non parla di Francesco. Parla della Chiesa che sembra molto lontana dai dettami e dal credo di Francesco». «E che resiste al suo tentativo di trasformazione», lo imbecca la collega di Repubblica. «Beh – conferma lui – resiste perché basta che uno legge il libro e si accorge che si comportano in maniera molto diversa da come il Papa vorrebbe».

Quanto a Nuzzi poi, già referente mediatico del corvo dei tempi di Ratzinger, in una intervista a Libero oggi si vanta di aver scritto un libro, Via Crucis, che parla «principalmente di questioni economiche, ma anche delle difficoltà oggettive che il Papa sta incontrando all’interno della Curia romana». Neanche passa per l’encefalo, al coraggioso Nuzzi, l’idea di essere diventato parte di quelle «difficoltà oggettive» con il suo fortunato volumetto. Anzi: Via Crucis «dà fastidio ancora prima che sia distribuito. Evidentemente fa paura a qualcuno in Vaticano». Inutile chiedere a chi: ovvio, «a coloro che stanno ostacolando le riforme di papa Francesco».

Conferma Lorenzo Fazio di Chiarelettere, editore di Nuzzi nonché azionista del Fatto quotidiano (a proposito di paladini della legalità): «È il terzo libro sul Vaticano di Gianluigi Nuzzi e continuiamo il nostro lavoro di editori, che consiste prima di tutto nel far venir fuori le verità che non vengono rivelate. Abbiamo la possibilità di avere documenti inoppugnabili e di far venir fuori problemi sconosciuti, che tante persone che seguono papa Francesco altrimenti non saprebbero e per questo li pubblichiamo. Pensiamo di fare un’opera giusta e di aiutare anche papa Francesco nella sua opera di rinnovamento che passa attraverso un cambiamento in Vaticano e nella curia».

Ecco. È difficile stabilire a priori se un Vatileaks 2 alla fine servirà o meno alle auspicate riforme di Bergoglio. È improbabile che un’operazione mediatica così torbida si tramuti misteriosamente in un miracolo di trasparenza. Ma le vie del Signore sono infinite. Tuttavia per ora l’unica certezza è che la fuga di notizie servirà a portare tanta misericordia nelle tasche di Nuzzi, Fittipaldi e dei loro gruppi editoriali di riferimento. Sarebbe più nobile non tentare di turlupinare anche i lettori.

Foto Ansa


Fonte: Tempi