24 gennaio 2017

La "Cyber guerra" contro Papa Francesco

di Pierluigi Mele 

I siti web tradizionalisti scatenano una sorta di “cyber guerra” contro l’operato di Papa Francesco. Quali sono i siti e chi sono questi super integralisti “cattolici”? Ne parliamo con Giacomo Galeazzi, vaticanista del quotidiano La Stampa, autore, insieme ad Andrea Tornielli, di una inchiesta su questa area ecclesiale che vive di nostalgici risentimenti contro il Vaticano II e la modernità.

Galeazzi, lei e Andrea Tornielli siete stati autori di una bella inchiesta giornalistica sulla resistenza (o dissenso) a Papa Francesco pubblicata nei giorni scorsi su Vatican Insider, vogliamo approfondire alcuni nodi della vostra inchiesta. Incominciamo col fare una piccola mappa: Dove è collocata maggiormente l'area del dissenso? 
“Quando un mese fa abbiamo iniziato il nostro viaggio nella galassia degli oppositori di Bergoglio, abbiamo applicato subito un metodo rigorosissimo. Incontri, colloqui, visite: tutto registrato, scritto, inattaccabile. E infatti, dopo l’uscita della nostra inchiesta, le reazioni dei siti ultratradizionalisti devono arrampicarsi sugli specchi della dietrologia perché non hanno elementi per contestare neppure una virgola di quello che abbiamo riportato. Ci siamo immersi per settimane in un fronte ecclesiale, politico e culturale che sul web e nei circoli unisce leghisti, nostalgici di Ratzinger, nemici del Concilio. Per esempio, nella sua pagina ufficiale su Facebook, Antonio Socci sostiene che Benedetto XVI non si sia voluto davvero dimettere ma si consideri ancora Papa volendo in qualche modo condividere il «ministero petrino» con il successore. Interpretazione che lo stesso Ratzinger ha smentito”

Il dissenso si manifesta maggiormente, non solo con libri, ma, come già detto, con lo strumento del web. La rete diventa, così, l'arma per scatenare l'opposizione a Francesco. Può farci qualche nome dei maggiori oppositori? 
“A tenere unita la galassia del dissenso è l’avversione a Francesco. E’ un' area composita che spazia dai lefebvriani che hanno deciso di «attendere un Pontefice tradizionale» per tornare in comunione con Roma, ai cattolici leghisti che contrappongono Francesco al suo predecessore Ratzinger e lanciano la campagna «Il mio papa è Benedetto». Ci sono gli ultraconservatori d ella Fondazione Lepanto e i siti web vicini a posizioni sedevacantiste, convinti che abbia ragione Socci a sostenere l’invalidità dell’elezione di Bergoglio soltanto perché nel conclave del marzo 2013 una votazione era stata annullata senza essere scrutinata. Il motivo? Una scheda in più inserita per errore da un cardinale. La votazione era stata immediatamente ripetuta proprio per evitare qualsiasi dubbio e senza che nessuno dei porporati elettori sollevasse obiezioni. In questa galassia ci sono anche prelati e intellettuali tradizionalisti firmano appelli o protestano contro le aperture pastorali del Pontefice argentino sulla comunione ai divorziati risposati e sul dialogo con il governo cinese”.

Quanto peso ha questa area? 
“Dopo l’uscita della nostra inchiesta sulla “Stampa”, un bravo collega del quotidiano “Avvenire”, Luigi Rancilio si è fatto proprio questa domanda: quante persone coinvolge questo fronte anti Bergoglio sul web? Così, ha analizzato il traffico dei blog e dei siti citati nel mese di settembre, usando Similarweb (che non sarà preciso al 100% ma è molto affidabile). Ecco i risultati: La nuova Bussola quotidiana 11.200 lettori medi al giorno.Il blog di Antonio Socci 6.833 lettori medi al giorno. Il Timone 3.253 lettori medi al giorno. Il blog di Sandro Magister sull'Espresso 2.870 lettori medi al giorno. Riscossa Cristiana 2.440 lettori medi al giorno. Unavox 1.456 lettori medi al giorno .Il blog di Don Giorgio De Capitani 730 lettori medi al giorno. Il blog Chiesa e postconcilio 284 lettori medi al giorno Rosso porpora 57 lettori medi al giorno. Facendo anche finta che nessuno di questi siti o blog abbia lettori in comune (cosa impossibile) stiamo parlando di 29.123 persone al giorno. Quindi, Papa Francesco può dormire sonni tranquilli. Il dissenso verso il Papa unisce persone e gruppi tra loro molto diversi e non assimilabili”.

La linea pastorale di Francesco che, sulla scia del Vaticano II, propone una ecclesiologia inclusiva (la visione della "Chiesa come ospedale da campo") è contestata da alcuni cardinali e da una parte della Curia Romana. Cosa contestano a Papa Francesco? Qual è la critica più feroce dal punto di vista teologico? 
“Uno dei principali centri di resistenza, secondo lo storico ultratradizionalista Roberto De Mattei (presidente della fondazione Lepanto) è l’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia. Nel mirino dei critici c’è anche il contributo che la politica migratoria di Francesco, a giudizio dei suo detrattori, fornisce alla destabilizzazione dell’Europa e alla fine della civiltà occidentale. Tra coloro che vengono considerati stelle polari da parte di questo mondo ci sono soprattutto il porporato statunitense Raymond Leo Burke, patrono dei Cavalieri di Malta, e il vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider. I vescovi cattolici nel mondo sono più di cinquemila, ci ha ricordato il sociologo Massimo Introvigne, il dissenso riesce a mobilitarne una decina, molti dei quali in pensione, il che mostra appunto la sua scarsa consistenza”.

Abbiamo visto che la Rete diventa il grande contenitore dove alberga il risentimento, la delegittimazione (e in taluni casi anche l'odio) nei confronti del Papa. Pur tra differenze di posizioni, quello che appare è che vi sia una "regia" comune che alimenta questo dissenso. C'è? Oppure è una visione da "complottisti" immaginare questo?
“Introvigne sostiene che questo dissenso è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi. Ed è un movimento che non ha successo perché non è unitario. Ci sono almeno, secondo Introvigne, tre dissensi diversi: quello politico delle fondazioni americane, di Marine Le Pen e di Matteo Salvini che non sono molto interessati ai temi liturgici o morali - spesso non vanno neppure in chiesa - ma solo all’immigrazione e alle critiche del Papa al turbo-capitalismo. Quello nostalgico di Benedetto XVI, che però non contesta il Vaticano II. E quello radicale della Fraternità San Pio X o di de Mattei e Gnocchi, che invece rifiuta il concilio e quanto è venuto dopo”.

Tra i protagonisti, oltre a teologi ed alcuni elementi della gerarchia, vi sono i giornalisti. Tra i più noti ricordiamo: Magister (più sofisticato), Socci (sostenitore della tesi della invalidità della elezione di Francesco) e Rusconi (tradizionalista ticinese). Ho notato l'assenza di Aldo Maria Valli, vaticanista del TG1, tra i più critici, sia pure raffinato, nei confronti del Papa. Perché? 
“Abbiamo scattato una fotografia dell’esistente. E’ stato un lavoro capillare e faticoso. Sicuramente ci sono anche altre voce di dissenso a Francesco, abbiamo riportato quelle che riteniamo più significative. Il dissenso verso il Papa unisce persone e gruppi tra loro molto diversi e non assimilabili: ci sono le prese di distanza soft del giornale online «La Bussola quotidiana» e del mensile «Il Timone», diretti da Riccardo Cascioli. C’è il quasi quotidiano rimprovero al Pontefice argentino messo in rete dal vaticanista emerito dell’«Espresso», Sandro Magister. Ci sono i toni apocalittici e irridenti di Maria Guarini, animatrice del blog «Chiesa e Postconcilio», fino ad arrivare alle critiche più dure dei gruppi ultratradizionalisti e sedevacantisti, quelli che ritengono non esserci stato più un Papa valido dopo Pio XII”.

Non c'è solo la teologia il dissenso riguarda anche la "politica", e anche la "geopolitica della misericordia", di Francesco. Qui lo spettro va dai cattolici conservatori americani (che votano Trump) ai cattoleghisti che tifano per Putin. Non è assurdo avere come interlocutore Putin da contrapporre a Papa Francesco? Senza dimenticare la destra "sovranista". Su che basi si fonda questa fronda? “Abbiamo visitato i luoghi e incontrato i protagonisti di questa opposizione a Francesco, numericamente contenuta ma molto presente sul web, per descrivere un arcipelago che attraverso Internet ma anche con incontri riservati tra ecclesiastici, mescola attacchi frontali e pubblici a più articolate strategie. Introvigne ci ha fatto notare una sorprendente caratteristica comune a molti di questi ambienti: È l’idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin, presentato come il leader “buono” da contrapporre al Papa leader “cattivo”, per le sue posizioni in materia di omosessuali, musulmani e immigrati. Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin”.

Pensa che queste posizioni abbiano una qualche possibilità di avere un consenso più largo nella comunità ecclesiale?
“Nel libro “Il Concilio di Papa Francesco” (Elledici) ho avuto modo di elencare ragioni e temi che dividono questi oppositori di Bergoglio dalla larghissima maggioranza dei fedeli. Tra i nemici di Francesco, molti hanno come “grande nemico” il Vaticano II. Francesco, proprio perché è il primo Papa che non ha partecipato al Concilio, ha come indirizzo fondamentale la realizzazione e l’attualizzazione della primavera conciliare. E ciò contrasta con il luogo comune di un periodo storico della Chiesa del tutto concluso e, ormai, da celebrare con un obbligato ossequio retorico, più o meno convinto, più o meno ipocrita. Francesco ritiene che il Concilio, al contrario, sia rimasto largamente inapplicato e che, invece di celebrarlo ritualmente, appunto, vada vissuto nella quotidiana esperienza pastorale. Il richiamo al Concilio mi ha consentito, anche attraverso una vasta ricognizione tra le opinioni dei più autorevoli protagonisti del dibattito ecclesiale, di formulare distinzioni tra termini che si confondono troppo per essere chiarificatori. Quelli che ricordano l’essenziale differenza, per esempio, tra miseria e povertà, per cui la prima è indegnità, la seconda è stile di vita e il Vangelo dice, appunto, «beati i poveri», non «beati i miseri». Proprio per contestare ingenue o maligne assimilazioni ideologiche, è utile ricordare le parole di Francesco che rivendicano la primogenitura della parola evangelica sull’importanza della «cura dei poveri», rispetto a rivendicazioni marxiste totalmente estranee alla concezione cristiana della vita”.

Papa Francesco come reagisce di fronte a tutto questo?
“Francesco è un dono provvidenziale alla Chiesa e al mondo. Basta seguire ogni giorno su “Vatican Insider” l’attività di Bergoglio e vederne gli straordinari effetti globali per capire la portata storica del suo pontificato. A chi acriticamente attacca Bergoglio a testa bassa e, pur definendosi cattolico, arriva a insultarlo sui siti ultratradizionalisti definendo il Vicario di Cristo “un monotono clown di basso conio” di leggere “Il nome di Dio è misericordia” (Piemme), il libero nel quale il Papa dimostra splendidamente e in maniera inequivocabile ad Andrea Tornielli come il Vangelo sia l’unica linea guida della sua azione. Le risposte di Bergoglio a Tornielli fanno capire in maniera inequivocabile come il Pontefice abbia a cuore esclusivamente l’evangelizzazione. Mediocri e meschini veleni di piccole pozze inquinate non riescono neppure a sfiorare il grande fiume alimentato dallo Spirito Santo”.

RaiNews