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24 dicembre 2015

Nessuna similitudine tra Gesù, Mitra e altre divinità pagane

Gesù Cristo non sarebbe altro che una creazione fondata sulle diffuse mitologie delle divinità soggette a morte e rinascita, note in tutto il mondo pagano. Il testo che ha maggiormente diffuso queste credenze è “The Jesus Mysteries: Was the “Original Jesus” a Pagan God?” (Three Rivers Press 1999) di T. Freke e P. Gandy.
La tesi dei due autori è che «la vicenda di Gesù non è la biografia di un messia storico, ma un mito fondato sulle eterne favole pagane. Il cristianesimo non fu una rivelazione nuova e unica, ma un adattamento ebraico dell’antica religiose dei misteri pagani»(p. 2). Secondo loro al cuore dei tanti misteri pagani ci sarebbe il mito di un uomo-dio che sarebbe morto e risorto, a cui furono attribuiti diversi nomi: Osiride, Dioniso, Attis, Adone, Bacco, Mitra. E anche Apollonio. Ciò che accomunerebbe tutte queste divinità è la loro biografia: sarebbero figli di Dio e di una madre mortale vergine, nacquero il 25 dicembre in una grotta di fronte a tre pastori e uomini sapienti, come primo miracolo trasformarono l’acqua in vino, fecero il loro ingresso in città a dorso d’asino, furono crocifissi per Pasqua allo scopo di emendare i peccati del mondo, il terzo giorno resuscitarono. Avete già sentito questa storia, vero?
Inutile ricordare che i due autori non sono studiosi ma semplici scrittori, famosi unicamente per queste tesi. L’agnostico Bart D. Ehrman, docente di Nuovo Testamento e presidente del Dipartimento di studi religiosi dell’Università della Carolina del Nord, nel suo “Did Jesus Exist” (HarperCollins Publisher 2012) ha commentato: «Gli storici del mondo antico -quelli seri- sono scandalizzati da tali asserzioni. Gli autori non corredano di prove le loro affermazioni sul modello mitologico dell’uomo-dio. Non citano alcuna fonte pervenutaci dal mondo antico che sia possibile verificare. Non si può dire che abbiano fornito un’interpretazione alternativa delle testimonianze a nostra disposizione. Non le hanno neppure citate. E hanno fatto bene. Quelle testimonianze non esistono» (p. 27). Effettivamente il grande problema di queste tesi è che mancano completamente le testimonianze storiche. Senza contare che «il Gesù storico non proviene dagli ambienti fortemente influenzati dalle religioni misteriche pagane del’Egitto della fine del I secolo, ma dagli ebrei vincolati alla loro religione decisamente antipagana della Palestina degli anni Trenta dell’èra volgare e dei periodi seguenti» (p. 28).
I miticisti, in particolare, si soffermano particolarmente a mostrare presunti paralleli tra Gesù Cristo e Mitra, perché una loro teoria alternativa è che la biografia di Gesù sarebbe interamente paragonabile a quella di questa divinità: oltre alle identiche date e luoghi di nascita, al concepimento verginale della madre (in realtà l’iconografia romana fa nascere Mitra già fanciullo da una roccia, la petra genetrix) e la loro resurrezione, i rituali di venerazione di Mitra sarebbero stati guidati da un sovrano con il nome di papa e tenuti sul colle del Vaticano. La replica di Ehrman è netta: «Non ci sono prove che sia così. E’ un’invenzione. Gli studiosi dei misteri mitraici non hanno difficoltà ad ammettere che, come per la maggior parte delle religioni misteriche, non sappiamo molto del mitraismo. I mitraisti non hanno lasciato libri per spiegare quali fossero i loro riti e le loro credenze. Quasi tutte le testimonianze in nostro possesso sono prove archeologiche, dal momento che sono stati scoperti molti templi sacri al culto (chiamati mitrei) e una statua che raffigura l’uccisione di un toro […]. Non abbiamo testi mitraici, e tanto meno testimonianze secondo cui il dio Mitra sarebbe nato da una vergine il 25 dicembre e sarebbe morto per espiare i peccati, per poi risorgere di domenica. Religioni quali il mitraismo sono definite culti misterici dagli studiosi perché i seguaci erano vincolati da un voto di segretezza e non rivelarono mai né i misteri del loro culto, né i loro riti o il loro credo». Per approfondire consigliamo le più importanti opere storiche sul mitraismo: “The religion of the Mithras Cult in the Roman Empire: Mysteries of the Unconcquered Sun” (R. Beck, Oxford University Press 2007) e “Mystery Cults of the Ancient World” (H. Bowden, Princeton University Press 2010).
E’ vero che alcuni autori cristiani, come Tertulliano, trovavano similitudini tra la propria religione e i culti misterici, ma scrivevano in un periodo molto tardo e non avevano compiuto ricerche in proposito, il loro intento era far capire ai pagani che il cristianesimo comprendeva parole e azioni non tanto diverse da quelle delle loro religioni, pertanto non c’era ragione di fare un distinguo per i cristiani e perseguitarli. Ma non disponevano di fonti di informazione affidabili. Come ha commentato recentemente il prof. Larry Hurtado, docente di Nuovo Testamento presso l’Università di Edimburgo, «alcuni cristiani del II secolo a volte hanno usato la terminologia utilizzata nei culti misterici a causa dei contrasti con il cristianesimo ma, ovviamente, non è la stessa cosa dell’essere influenzati/plasmati dai culti misterici».
I parallelismi inoltre, oltre a non avere fonti storiche ed essere inventati di sana pianta, hanno anche diverse problematiche per come sono presentati e appaiono completamente differenti dalla biografia di Gesù, come ha ottimamente mostrato il prof. Alfredo Jacopozzi, docente alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale. Pensiamo soltanto alla crocifissione di Gesù: «Morire per espiare i peccati è un’idea che non è mai appartenuta all’antica mitologia pagana» (p. 218), ha commentato il prof. Ehrman. «Sia per i particolari sia per la teoria complessiva, sembra perlopiù una tesi studentesca, zeppa di informazioni palesemente false e di incongruenze. Le loro interpretazioni saranno state credibili oltre un secolo fa, ma oggi nessuno studioso le sostiene» (p. 28).
Ha quindi concluso il prof. Jacopozzi: «i presunti “paralleli cristiani” presenti nel mitraismo romano, sono nati almeno un secolo dopo i testi neotestamentari, dunque troppo tardi per dire che il cristianesimo abbia preso in prestito qualche idea dal mitraismo. Semmai, è estremamente probabile che sia vero il contrario».

23 dicembre 2015

Gesù è nato davvero il 25 dicembre?

Alcuni studi dello scorso secolo dimostrano che la data del Natale non è soltanto un simbolo




Il Natale cristiano è sempre stato festeggiato il 25 dicembre. Malgrado ciò, nel progredire del tempo, si sono levate più voci che hanno contestato la storicità di tale data. La tesi sostenuta è che in epoca antica si sia voluto semplicemente sostituire a una ricorrenza pagana una memoria cristiana. Evidentemente, tale posizione ha generato in taluni fedeli confusione e desiderio di chiarire meglio la questione. Per questo, a meno di quarantott’ore dal Natale, abbiamo rivolto alcune domande a uno storico della Chiesa, il prof. Pier Luigi Guiducci. Ecco la sue risposte.
***
Prof. Guiducci, da dove nasce la questione legata al 25 dicembre?
Secondo una tesi diffusa, la celebrazione del Natale del Signore, nella prima metà del IV sec.,  sarebbe stata fissata dalla Chiesa di Roma al 25 dicembre per contrastare una festa pagana: quella del  Dies natalis Solis invicti (il dio Mitra?). Quest’ultima ricorrenza, era stata fissata in occasione del solstizio invernale (21-22 dicembre), quando il sole illumina in maggior misura l’emisfero australe. Quindi in ambito cristiano, risalendo di 9 mesi, si era posta al 25 marzo la celebrazione dell’annuncio dell’Angelo a Maria (e la sua Immacolata Concezione del Figlio). Di conseguenza, sei mesi prima della nascita del Signore, venne inserita anche la memoria della nascita di Giovanni Battista. L’Occidente cristiano non celebrava l’annuncio a Zaccaria della nascita del Battista. Al contrario, tale annuncio era commemorato nell’Oriente siro alla prima domenica del “Tempo dell’Annuncio (Sûbarâ)”, che includeva (in successive domeniche) l’annunciazione a Maria Vergine, la Visitazione, la nascita del Battista, l’annuncio a Giuseppe, la genealogia del Signore secondo l’evangelista Matteo. L’Oriente bizantino celebrava invece al 23 settembre anche l’annuncio a Zaccaria. Si avevano in successione quattro date: 1] l’annuncio a Zaccaria, e 2] sei mesi dopo l’annunciazione a Maria, 3] rispettivamente nove e tre mesi dopo le prime due date, la nascita del Battista, e 4] rispettivamente sei mesi dopo quest’ultima data, e naturalmente nove mesi dopo l’Annunciazione, la Nascita del Signore.
Il Natale rimane un riferimento-chiave…
Il Natale del Signore venne  fissato al 25 dicembre. Su questa base, furono disposte le feste dell’Annunciazione (nove mesi prima), e della nascita del Battista (sei mesi prima). Gli storici e i liturgisti hanno espresso su tale impostazione dei dubbi. Tutto è collegato a un problema: nei secoli II-IV erano state avanzate diverse datazioni (che tenevano conto di computi astronomici o di idee teologiche), ma una data “storica” non esisteva.
Una particolare attenzione è stata rivolta al Vangelo di Luca…
Sì, è vero. Luca è attento a taluni aspetti storici. Cita, ad esempio il decreto di Cesare Augusto. Fa riferimento al censimento di Quirinio (7-6 a.C. ca), durante il quale avvenne la nascita del Signore. Rimanda all’anno XV di Tiberio Cesare (circa il 27-28 d.C.), per indicare l’inizio della predicazione del Battista. E annota: “Gesù, quando cominciò il suo ministero, aveva circa trent’anni” (Lc 3,23). Secondo il suo racconto, lo stesso angelo Gabriele, sei mesi prima dell’annunciazione a Maria (Lc 1,26-38), alla conclusione della solenne celebrazione sacrificale quotidiana, aveva annunciato nel santuario all’anziano sacerdote Zaccaria che la sua sposa, sterile e anziana, Elisabetta, avrebbe concepito un figlio, destinato a preparare un popolo a Colui che doveva venire (Lc 1,5-25). Luca specifica che Zaccaria apparteneva alla “classe [sacerdotale] di Abia” (Lc 1,5), e che ha l’apparizione di Gabriele mentre “esercitava sacerdotalmente nel turno del suo ordine” (Lc 1,8).
Luca offre quindi due dati…
Sì. Il primo è che nel santuario di Gerusalemme, i sacerdoti erano distinti in classi. Quest’ultime, erano impegnate in 24 turni (1Cr 24,1-7.19). Tali “classi”, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico per una settimana, “da sabato a sabato”, due volte l’anno. L’elenco delle classi sacerdotali, fino alla distruzione del Tempio (70 d.C.), secondo il testo dei Settanta,  era stabilito per sorteggio, così: I) Iarib;  II) Ideia;  III) Charim; IV) Seorim;  V) Mechia;  VI) Miamin; VII) Kos;  VIII) Abia;  IX) Giosuè; X) Senechia; XI) Eliasib; XII) Iakim; XIII) Occhoffa; XIV) Isbaal;  XV) Belga; XVI) Emmer; XVII) Chezir;  XVIII) Afessi;  XIX) Fetaia; XX) Ezekil; XXI) Iachin; XXII) Gamoul; XXIII) Dalaia; XXIV) Maasai.
E il secondo dato?
È che Zaccaria apparteneva al “turno di Abia”, l’ottavo. Luca scrive quando il Tempio è ancora in attività, quindi tutti potevano conoscere le sue funzioni. Il problema è che  l’evangelista non annota “quando” stava in esercizio il “turno di Abia”. Non dice in quale dei due avvicendamenti annuali Zaccaria ricevette l’annuncio dell’angelo nel santuario. Sembra che lungo i secoli nessuno abbia avuto cura di riportare la memoria. Non risultano ricerche di merito. Nel 1953 avviene un fatto nuovo.
Quale?
Una studiosa francese, Annie Jaubert, pubblica un articolo dal titolo: Le calendrier des Jubilées et de la secte de Qumran. Ses origines bibliques [in “Vetus Testamentum”, suppl. 3, 1953, pp. 250-264]. Questa specialista aveva studiato il calendario del Libro dei Giubilei. Si tratta di un apocrifo ebraico (fine II sec. a.C.). Numerosi frammenti di testo di tale calendario (ritrovati nelle grotte di Qumran) dimostravano non solo che esso era stato fatto proprio dagli Esseni, ma che era ancora in uso. Detto calendario è solare, non dà nomi ai mesi, ma li indica con il numero di successione. La studiosa aveva pubblicato su tale argomento anche altri articoli [cfr. anche la sua voce Calendario di Qumran, in “Enciclopedia della Bibbia” 2 (1969), pp. 35-38]. In una monografia, La date de la Cène, Calendrier biblique et liturgie chrétienne  (“Études Bibliques”, Paris 1957), aveva pure ricostruito la successione degli eventi della Settimana Santa, individuando in modo convincente (salvo riserve di qualcuno) al martedì, e non al giovedì, la data della Cena del Signore. A questo punto, interviene un altro studioso.
Di chi si tratta? 
Di Shemarjahu Talmon. Era uno specialista  dell’Università Ebraica di Gerusalemme.  Aveva lavorato sui documenti di Qumran, e sul calendario dei Giubilei. Ed era riuscito a precisare lo svolgersi settimanale dell’ordine dei 24 turni sacerdotali nel Tempio, nel tempo di Gesù.
Quali dati risultano importanti?
I risultati  di Talmon vennero  pubblicati nell’articolo The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls (in “Scripta Hierosolymitana”, vol. IV, Jerusalem 1958, pp. 162-199). La lista che  lo studioso ha ricostruito indica che il “turno di Abia (Ab-Jah)”, ricorreva così: la prima volta, dall’8 al 14 del terzo mese del calendario; e la seconda volta dal 24 al 30 dell’ottavo mese del calendario. Ora, secondo il calendario solare (non lunare, come è l’attuale calendario ebraico), questa seconda volta corrisponde all’incirca all’ultima decade di settembre.
È un contributo-chiave? 
Sì. Come annota anche Antonio Ammassari nell’articolo Alle origini del calendario natalizio [in “Euntes Docete” 45 (1992) pp. 11-16], Luca, con l’indicazione sul “turno di Abia”, risale a una tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana che offre la possibilità di ricostruire alcune date storiche.
Quindi si possono individuare delle date storiche?
Sì. Il rito bizantino, alla data del  23 settembre, fa memoria dell’annuncio a Zaccaria, e conserva una data storica certa, e pressoché precisa (forse con un arretramento di uno o due giorni). La principale datazione storica sulla vita del Signore è centrata sull’evento-chiave: la sua Risurrezione. Avvenne all’alba della domenica 9 aprile dell’anno 30 d. C., data astronomica certa; quindi, quella della sua morte si verificò alle 15 pomeridiane del venerdì 7 aprile del 30. Secondo i dati ricavati dall’indagine succitata, si snoda da qui un intreccio di altre date storiche.
Può fare dei cenni?
Il ciclo di Giovanni il Battista. Ha la data storica accertata (circa) del 24 settembre del nostro calendario gregoriano dell’anno 7-6 a.C. per l’annuncio divino al padre Zaccaria. Nel computo attuale, sarebbe nell’autunno dell’1 a.C., ma si sa che dal VI secolo vi fu un errore di circa sei o cinque anni sulla data reale dell’anno della nascita del Signore. La nascita di Giovanni il Battista nove mesi dopo (Lc 1,57-66), (circa) il 24 giugno, è una data storica. A questo punto, nel ciclo di Cristo (che Luca sviluppa in modo parallelo a quello del Battista), l’annunciazione a Maria “nel sesto mese” dopo la concezione di Elisabetta (Lc1,28) risulta come un’altra data storica.
Festeggiare il Natale del Signore il 25 dicembre ha dunque riscontri storici?
Esatto. Possiamo affermare che è una data storica la nascita del Signore al 25 dicembre, cioè 15 mesi dopo l’annuncio a Zaccaria, nove mesi dopo l’annunciazione a Maria, sei mesi dopo la nascita di Giovanni il Battista. La circoncisione, otto giorni dopo la nascita, è una data storica. E così, quaranta giorni dopo la nascita, il 2 febbraio, la “presentazione” del Signore al Tempio, è una data storica.