31 maggio 2017

Salve, Maria, creatura la più preziosa delle creature;
salve, Maria, purissima colomba;
salve, Maria, torcia inestinguibile;
salve, perchè da Te nacque il Sole di giustizia.

Salve, Maria, dimora dell'immensità, che
racchiudesti nel Tuo seno il Dio immenso, il
Verbo unigenito, producendo senza aratro e senza
seme, la spiga incorruttibile.

Salve, Maria, Madre di Dio, acclamata dai
profeti, benedetta dai pastori quando con gli
Angeli cantarono il sublime inno a Betlemme:
"Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in
terra agli uomini di buona volontà".

Salve, Maria, Madre di Dio, gioia degli
Angeli, giubilo degli Arcangeli che Ti
glorificano in Cielo.

Salve, Maria, Madre di Dio, per la quale
rifulse e risplendette la gloria
della Risurrezione.

 

28 maggio 2017

Papa Francesco: cose tenute abbastanza nascoste dai mezzi di informazione. Per voi che a malapena vi fermate a leggere i titoli delle notizie

"Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva.

Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti - riferendosi a progetti concreti di educazione - si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/april/documents/papa-francesco_20140411_ufficio-cattolico-infanzia.html


26 maggio 2017

Santi Sacerdoti

L'inferno non è una vendetta o un castigo di Dio; noi ci creiamo l'inferno attorno a noi: è il fissarsi per l'eternità in un rifiuto consapevole e cosciente di amare Dio.


25 maggio 2017

Venuti al mondo indesiderati

Si può in nome della "cultura" giustificare i terroristi di Manchester?

"Un vescovo emerito ha scritto sulla tremenda tragedia di Manchester in modo tale da disgustare molti giovani (forse 'venuti al mondo neanche desiderati') miei amici".


Don Mauro Leonardi

Un vescovo che da qualche mese, per raggiunti limiti d'età, non ha più la responsabilità di governo di una diocesi scrive sulla tremenda tragedia di Manchester in modo tale da disgustare molti giovani miei amici. Me lo manifestano con la consueta esuberanza poiché anch'io ho scritto, in ben altri termini, sul concerto di Ariana Grande. Il whatsapp di una liceale dice: "dopo che l'ho letto [l'articolo del vescovo emerito, ndr] mi è venuta l'orticaria". È una che va a Messa tutti i giorni, coltiva desideri d'amore con Dio e con gli uomini che io alla sua età manco me li sognavo, ma tutto ciò non le impedisce di ricamare la sua pelle di tatuaggi: e per lei, quindi, l'orticaria che menziona non è una questione solo di prurito e vorrebbe che io, miracolosamente, trovassi il modo di far capire proprio questo a un vescovo con più di 75 anni che la sua pelle con l'orticaria non è un fatto estetico ma concerne la verità della vita e quindi qualcuno che produce l'orticaria è il peggior incontro che le poteva capitare. Soprattutto se prete e vescovo.

Vorrei spiegarle che potrebbe non dare troppo peso alla vicenda, dal momento che il signore di cui parla era salito alla ribalta pochi mesi fa perché, raccontando di avere una "forte amicizia" con Benedetto XVI, si era detto certo che dietro la rinuncia di Ratzinger ci fossero "gravissime pressioni frutto di un complotto". Tutto era finito col sorridente buffetto di Padre Lombardi che aveva commentato: "Ciò che Benedetto XVI ha affermato pubblicamente davanti al Concistoro e al mondo, e che ha ribadito nelle Ultime conversazioni con Peter Seewald, è assolutamente diverso da ciò che questo vescovo afferma. Benedetto afferma infatti che ha preso la decisione della rinuncia in piena libertà e responsabilità e che non c'è nessun mistero da svelare. Io ho sempre pensato che Benedetto XVI sia un uomo che ha messo la verità al primo posto. Come si fa a contraddirlo così platealmente? Mi pare una strana dimostrazione di amicizia". Ma i giovani che conosco avevano 12 anni quando era Papa e sanno a malapena chi è Benedetto: figurarsi poi se conoscono Peter Seewald o Padre Lombardi.

La lettera ha ferito i giovani per diverse ragioni ma, davvero, non vale la pena raccontare una serie di affermazioni sgangherate che darebbero solo visibilità alle parole di un uomo la cui anzianità, che oltretutto è sacra, dovrebbe attirare e illuminare invece che respingere e provocare l'orticaria.

Su questo vorrei soffermarmi da fratello nel sacerdozio (fratello minore, per carità, in tutti i sensi possibili ed immaginabili) per sottolineargli che i giovani, quelli che a suo a dire a Manchester "sono morti senza ragione come sono vissuti", guardano invece a un anziano come lui per avere speranza.

L'anziano è, come il malato, la quintessenza della fragilità umana, ma per di più ha sulle spalle il fardello della vita trascorsa. È la memoria vivente della fragilità della nostra umanità. Siamo creature mortali, questa è la verità. Chi non sa stare davanti all'anziano, scappa e si butta nell'attivismo come ha fatto per tutta la vita perché non sa restare davanti alla verità quando la verità è un mistero. Per questo, né per i giovani né per nessuno è facile stare davanti agli anziani.

Stare davanti all'anziano è difficile ma non solo per i servizi più umili che sono richiesti come lavare, pulire ed avere pazienza. La cosa più difficile è stare davanti a quelle nudità sapendo che le loro nudità sono anche le nostre, quelle fragilità sono anche le nostre. Tutti sappiamo che i giovani non sanno stare davanti agli anziani, ma non riflettiamo che in verità i giovani non sanno stare davanti a quegli anziani di fronte ai quali neppure gli altri anziani sanno stare. Ci sono molti cristiani anziani che non sanno stare davanti ad altri cristiani anziani e gli anziani che non sanno stare davanti agli anziani sono spesso vecchi malati di attivismo. Ci sono vescovi emeriti che non sanno stare zitti perché, malati di attivismo, si danno da fare per salvare la Chiesa come hanno fatto per tutta la vita. Dimenticando che chi salva la Chiesa è Cristo, e che chi salva i giovani e dà senso alla loro vita è Cristo.

Perché la domanda che i giovani rivolgono agli anziani è se l'anziano è felice della vita che ha vissuto. Se i giovani incontrano anziani felici di come hanno vissuto, l'anzianità dell'anziano è feconda. I piccoli vanno da lui e ne sono confortati. E così gli anziani felici sono vieppiù felici. Perché, devo dirlo, ci sono anziani che hanno dato la vita a Dio ma che non sono contenti per nulla. Conosco preti anziani felici e preti anziani tristi e rancorosi, conosco suore liete con gli occhi belli e suore sempre arrabbiate: e non dipende se il monastero è vuoto o pieno, se in parrocchia sono soli o hanno una comunità fiorente. Dipende da come stanno dentro, nel cuore. A volte, forse quando erano giovani, non avevano sufficientemente meditato sul fatto che l'unica vittima capace di salvare è Gesù. Hanno creduto che stare nel cristianesimo significasse adempiere il perfezionismo di una disciplina: e allora, anche senza saperlo, hanno corso il rischio di non essere altro che dei superbi. È successo per il semplice fatto che hanno avuto la pretesa di sostituirsi a Gesù, di essere loro stessi le vittime. Sono qui dentro in questo monastero, in questa parrocchia, in questa diocesi, e mi sforzo tanto per comportarmi bene perché così salvo gli altri. Faccio il parroco perché così salvo la gente, i giovani, i drogati. Sì: non ci vuole niente per scivolare dalla santità alla superbia. Magari non hanno mai letto Schuster quando dice che "La santità non sta nelle preghiere, né nella penitenza, ma nell'amore. Chi più ama, più è santo e più desidera amore, quello più ama" (La nostalgia del chiostro, p. 35). E accade così che degli anziani che hanno dato tutta la vita a Dio, che sono stati rigorosissimi e disciplinatissimi, ora sono arrabbiatissimi, rancorosi, vedono complotti, disfatte ed apocalissi ovunque e trovano — come ha scritto il nostro vescovo emerito — che i giovani di oggi "sono venuti al mondo molte volte neanche desiderati", "senza nessuna ragione adeguata per vivere", e moriranno "con un ottimo funerale in cui si esprimerà al massimo una bolsa retorica laicista con tutte le autorità presenti — purtroppo anche quelle religiose — in piedi, silenziose".

Io però cerco di spiegare ai giovani che abbiamo molto da imparare anche dai vecchi rancorosi. Il loro errore da giovane era stato capire che essere santi significa solo adempiere alla perfezione di una regola. Gli anziani cristiani incattiviti spesso pagano solo per non essere stati nel modo giusto quando erano giovani. Cerco di dire agli adolescenti che possiamo guardare ai vecchi cristiani tristi ed arrabbiati ed imparare dagli errori per cui l'aver dato la vita a Dio non è ora fonte di felicità. Provo a mostrare loro che il rimedio è essere fedeli alla nostra promessa di Amore adesso, anche stando dentro eventi che, come quelli di Manchester, ci sovrastano. Lasciando ad un Altro il compito di salvare.

http://www.ilsussidiario.net/…/-VENUTI-AL-MONDO-IND…/765776/

24 maggio 2017

Papa Francesco Udienza Generale - Piazza San Pietro Mercoledì, 24 maggio 2017

"Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo avuto momenti difficili, bui; momenti nei quali camminavamo tristi, pensierosi, senza orizzonti, soltanto un muro davanti. E Gesù sempre è accanto a noi per darci la speranza, per riscaldarci il cuore e dire: “Vai avanti, io sono con te. Vai avanti”. Il segreto della strada che conduce a Emmaus è tutto qui: anche attraverso le apparenze contrarie, noi continuiamo ad essere amati, e Dio non smetterà mai di volerci bene. Dio camminerà con noi sempre, sempre, anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più brutti, anche nei momenti della sconfitta: lì c’è il Signore. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa speranza! Perché Lui è accanto a noi e cammina con noi, sempre!"

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170524_udienza-generale.html

21 maggio 2017

1 Pietro 3:,14-17

"Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male"
Signore, nel silenzio di questo giorno che nasce,
vengo a chiederti pace, sapienza e forza.

Oggi voglio guardare il mondo
con occhi pieni di amore;
essere paziente, comprensivo, umile dolce e buono.

Vedere, dietro le apparenze, i tuoi figli,
come tu stesso li vedi,
per poter così apprezzare la bontà di ognuno.

Chiudi i miei orecchi alle mormorazioni,
custodisci la mia lingua da ogni maldicenza;
che in me ci siano solo pensieri che dicano bene.

Voglio essere tanto bene intenzionato e giusto
da far sentire la tua presenza a tutti quelli che mi avvicineranno.

Rivestimi della tua bontà, Signore,
fa' che durante questo giorno, io rifletta te.

Amen

.

19 maggio 2017

Papa Bergoglio a sorpresa a Ostia, benedizioni alle famiglie delle case popolari e rosari in regalo: «Scusate il disturbo»

Secondo voi è più facile che si converta qualcuno che a sorpresa riceve la visita del Papa, oppure con le minacciate fiamme dell'inferno (che comunque c'è) di certi sacerdoti in Facebook?


Stavolta è proprio il caso di dire: Carramba che sorpresa. Immaginate il viso delle persone che oggi pomeriggio, a Ostia, convinti di aprire la porta al parroco della parrocchia Stella Maris, si sono trovati di fronte Papa Francesco. Già perché Papa Bergoglio
 in compagnia di monsignor Rino Fisichella e delle guardie del corpo, dopo pranzo, è salito in auto e ha preso la via del mare. Direzione Ostia.

Due giorni fa don Plinio Poncina, una delle sei parrocchie della zona, aveva affisso, come di consueto, un avviso sulla porta del condominio delle case popolari, avvertendo le famiglie che sarebbe passato per trovarle e benedire. La tradizionale benedizione pasquale. Un segno di
vicinanza alle famiglie residenti nella periferia di Roma. Sono stati visitati due condomini. Bergoglio ha suonato i campanelli aspettando sul pianerottolo. «Alcune persone erano talmente incredule che si sono avvicinate talmente tanto che quasi lo sfioravano. C'era tanta allegria, tanta freschezza, un incontro senza filtri di sorta. Una visita pastorale molto sentita» ha raccontato al Messaggero monsignor Fisichella. La vita quotidiana nei vari appartamenti che si disvelava man mano che la benedizione procedeva. Anziani soli, commossi dal gesto di attenzione. Mamme con i bambini con i quali Bergoglio si è messo a scherzare. Un signore che si è presentato in vestaglia perchè era appena stato operato, un papà a casa con i figli in attesa che tornasse la moglie dal lavoro. Persino una famiglia di rumeni, ortodossi, che hanno accolto Francesco e il parroco con grande gioia.


Al Papa non è mancato il buon umore. Scherzando ha voluto scusarsi per il disturbo, rassicurando però, di aver rispettato l’orario di silenzio in cui i condomini riposano dopo il pranzo, come recitava il cartello affisso all’ingresso del condominio. Perchè il Papa ha scelto proprio Ostia? «E' un'area molto vasta e molto problematica, una periferia che ha bisogno di attenzione e cura. Per questo la ha scelta tra tutte» ha spiegato monsignor Fisichella. 

Il Messaggero


18 maggio 2017

Gesù Ti Chiama. Seguilo, senza se, senza ma, e senza però.

Lo segui, ma se va a Gerusalemme, non ci stai. Se c’entra la croce, la sofferenza, non ci stai. Non lo vuoi, non gli apri la porta del tuo cuore, della tua casa. Non vuoi avere a che fare con il dolore, e così lo allontani, lo eviti, lo metti fuori. Ma con il dolore hai messo fuori il tuo cuore, e hai allontanato il Salvatore.

Lo segui, dovunque vada, nella sua dimora. Ma Gesù non ha dimora. Se lo vuoi seguire, non mettere radici, non fare il nido, non cercare un rifugio, un nascondiglio, una tana. Non stare seduto, bello, tranquillo, beato, protetto, comodo. Non adagiare il capo sui cuscini, non dormire tra due cuscini.
Perché se lo vuoi seguire, devi posare il capo solo su di lui, devi basarti su di lui. Devi andare dove ti porta, dove ti chiama, dove ti aspetta e dove tu non sai. E dove tu non vuoi.
Lo segui, ma prima devi andare a seppellire tuo padre. Gesù deve aspettare, non è ora. Non è il momento. Te lo ha chiesto nel momento sbagliato. Prima devi fare altre cose. Altre cose più importanti. Più importanti di lui.

Non vi è nulla più importante di lui. Tutto quello che non segue lui, diventa inutile, insignificante, senza senso, senza scopo, senza meta, senza vita, morto. Lascia che i morti seppelliscano i morti. Tu lascia quello che è morto, e rivolgiti al Signore della vita. Vai ad annunciare la vita. Vai ad annunciare a tutti che è venuto il Regno di Dio in terra. Così segui Gesù.

Lo segui, ma prima devi andare a dirlo ai tuoi, devi andare da loro, a riferirlo a loro, a farti dare il consenso, l’approvazione, la benedizione da loro. Non decidi da solo, sei ancora dipendente, succube, vincolato alla tua famiglia. La tua famiglia è ancora quella della terra. Dio non lo senti come Padre e la tua famiglia non è la famiglia di Dio, non è la famiglia del cielo. Appartieni ancora alla terra.

Gesù ti ha chiamato ad arare il suo campo e tu hai messo mano all’aratro. Non puoi voltarti indietro, girare l’aratro e rovinare la zolla. Quello è il terreno di Dio, quella è la zolla di Dio, quello è il seme di Dio.

Non appartieni più a te stesso. Ora appartieni a Dio.

In modo totale, completo, assoluto, eterno.


17 maggio 2017

"Gesù non è uno che si adatta al mondo, tollerando che in esso perdurino la morte, la tristezza, l’odio, la distruzione morale delle persone… Il nostro Dio non è inerte, ma il nostro Dio – mi permetto la parola – è un sognatore: sogna la trasformazione del mondo, e l’ha realizzata nel mistero della Risurrezione."

Udienza 17 maggio 2017