17 dicembre 2017

La gioia del cristiano non si può comprare, viene dalla gioia e dell’incontro con Gesù Cristo

PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
III Domenica di Avvento, 17 dicembre 2017


Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nelle scorse domeniche la liturgia ha sottolineato che cosa significhi porsi in atteggiamento di vigilanza e che cosa comporti concretamente preparare la strada del Signore. In questa terza domenica di Avvento, detta “domenica della gioia”, la liturgia ci invita a cogliere lo spirito con cui avviene tutto questo, cioè, appunto, la gioia. San Paolo ci invita a preparare la venuta del Signore assumendo tre atteggiamenti. Sentite bene: tre atteggiamenti. Primo, la gioia costante; secondo, la preghiera perseverante; terzo, il continuo rendimento di grazie. Gioia costante, preghiera perseverante e continuo rendimento di grazie.

Il primo atteggiamento, gioia costante: «Siate sempre lieti» (1 Ts 5,16), dice San Paolo. Vale a dire rimanere sempre nella gioia, anche quando le cose non vanno secondo i nostri desideri; ma c’è quella gioia profonda, che è la pace: anche quella è gioia, è dentro. E la pace è una gioia “a livello del suolo”, ma è una gioia. Le angosce, le difficoltà e le sofferenze attraversano la vita di ciascuno, tutti noi le conosciamo; e tante volte la realtà che ci circonda sembra essere inospitale e arida, simile al deserto nel quale risuonava la voce di Giovanni Battista, come ricorda il Vangelo di oggi (cfr Gv 1,23). Ma proprio le parole del Battista rivelano che la nostra gioia poggia su una certezza, che questo deserto è abitato: «In mezzo a voi – dice – sta uno che voi non conoscete» (v. 26). Si tratta di Gesù, l’inviato del Padre che viene, come sottolinea Isaia, «a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore» (61,1-2). Queste parole, che Gesù farà sue nel discorso della sinagoga di Nazaret (cfr Lc 4,16-19), chiariscono che la sua missione nel mondo consiste nella liberazione dal peccato e dalle schiavitù personali e sociali che esso produce. Egli è venuto sulla terra per ridare agli uomini la dignità e la libertà dei figli di Dio, che solo Lui può comunicare, e a dare la gioia per questo.

La gioia che caratterizza l’attesa del Messia si basa sulla preghiera perseverante: questo è il secondo atteggiamento. San Paolo dice: «Pregate ininterrottamente» (1 Ts 5,17). Per mezzo della preghiera possiamo entrare in una relazione stabile con Dio, che è la fonte della vera gioia. La gioia del cristiano non si compra, non si può comprare; viene dalla fede e dall’incontro con Gesù Cristo, ragione della nostra felicità. E quanto più siamo radicati in Cristo, quanto più siamo vicini a Gesù, tanto più ritroviamo la serenità interiore, pur in mezzo alle contraddizioni quotidiane. Per questo il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può essere un profeta di sventura, ma un testimone e un araldo di gioia. Una gioia da condividere con gli altri; una gioia contagiosa che rende meno faticoso il cammino della vita.

Il terzo atteggiamento indicato da Paolo è il continuo rendimento di grazie, cioè l’amore riconoscente nei confronti di Dio. Egli infatti è molto generoso con noi, e noi siamo invitati a riconoscere sempre i suoi benefici, il suo amore misericordioso, la sua pazienza e bontà, vivendo così in un incessante ringraziamento.

Gioia, preghiera e gratitudine sono tre atteggiamenti che ci preparano a vivere il Natale in modo autentico. Gioia, preghiera e gratitudine. Diciamo tutti insieme: gioia, preghiera e gratitudine [la gente in Piazza ripete] Un’altra volta! [ripetono]. In questo ultimo tratto del tempo di Avvento, ci affidiamo alla materna intercessione della Vergine Maria. Lei è “causa della nostra gioia”, non solo perché ha generato Gesù, ma perché ci rimanda continuamente a Lui.
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E ora saluto con affetto i bambini venuti per la benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dal Centro Oratori Romani. E’ bello quello che io posso leggere da qua: l’oratorio è proprio per ognuno di noi. “Sempre c’è un posto per te”, dice il cartello. Sempre c’è un posto per te! Quando pregherete a casa, davanti al presepe con i vostri familiari, lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota. Non togliere Gesù dal Natale! Gesù è il centro del Natale, Gesù è il vero Natale! Capito?

Chi calunnia Papa Francesco è sui social

di Don Mauro Leonardi

Papa Francesco oggi compie ottantuno anni e il suo pontificato passerà alla storia per essere stato il primo a svolgersi interamente – e pesantemente – nell’epoca dei social. Chi si sorprende di questa mia affermazione pensi a quanti avevano sostenuto che Ratzinger fosse stato spinto alla rinuncia anche per colpa dell’implacabile e quotidiano massacro di cui era oggetto il suo account su Twitter.
Come accadde al padre della parabola del Buon Samaritano (Lc 15) i nemici del Papa sono i “fratelli grandi” del figliol prodigo, cioè i cattolici “seri”, i “Catholically Correct“. L’accusa più velenosa e dolorosa è dire che il Papa “è divisivo e sta portando la Chiesa verso lo scisma”: affermazione che sarebbe solo una sciocchezza risibile se qualcosa del genere non diventasse un pericolo fondato per colpa di chi sta sui social e che lo scisma a parole lo denuncia ma sotto sotto lo auspica e lo crea. Perché noi siamo (e sempre di più saremo) nell’epoca dei social ma molte persone che amano il Papa ancora non hanno capito che i social sono ormai la vera anima della realtà.

Chi quando sente dire “Chiesa” pensa a tutti gli italiani, dal momento che la quasi totalità degli italiani è battezzata, non può che constatare come ogni giorno tantissimi che erano lontani dalla Chiesa, da quando il Papa è Francesco si stiano avvicinando: e quindi chi ha una visione della Chiesa ampia può da solo constatare come con Papa Francesco le ferite della Chiesa si stiano sanando. Ma anche chi ha una visione di Chiesa più piccola, più ristretta, più legata ai numeri, sa perfettamente che la quasi totalità dei cattolici “praticanti” (per usare una parola brutta) è felicemente e serenamente entusiasta del Papa. Io non conosco quasi nessuna suora o prete o religioso o cattolico “impegnato” che non sia sinceramente ammirato di Papa Francesco. E per moltissimi di loro l’entusiasmo è diventato uno sprone verso un cambiamento personale e pastorale.
Avviene però che questa constatazione ovvia – perché non c’è nulla di più ovvio di scoprire che i cattolici sono con il Papa – non abbia lo stesso riscontro sui social. Perché, a guardarli, sembra – dico sembra – che la divisione ci sia. Gli esperti però potrebbero spiegare con dovizia di particolari il fenomeno delle echo chambers cioè delle “casse di risonanza” o “camere degli echi”, dove persone con opinioni simili si scambiano contenuti e idee che si confermano a vicenda facendosi eco l’un l’altra. Purtroppo però, e qui c’è la novità di un pontificato all’epoca dei social, questo tipo di astio “social” è generativo: incrementa ed alimenta quanto finge di descrivere asetticamente. Perché se una persona qualsiasi legge che in cinquemila hanno messo “mi piace” a un articolo, immagina – perché non conosce i meccanismi dei social – che siano stati infinitamente di più quelli che lo hanno letto e quindi che i cinquemila siano solo una percentuale dei moltissimi che lo hanno apprezzato. Non sa, la gente qualsiasi, che, per rimanere nell’esempio, quelle cinquemila persone sono state attentamente individuate dall’algoritmo di Facebook che ha solo cercato diligentemente un “mercato” come farebbe, che so, con il jazz: una cosa tipo “chi ascolta Luis Armstrong ascolta anche Duke Ellington”: e cioè chi legge questo blog legge anche quest’altro, chi segue questa persona segue anche quest’altra. E quindi, alla lunga, chi ha l’impressione di parlare a cinquemila persone in realtà sta parlando solo a cinquemila “se stessi”. Di meccanismi del genere, del tutto nuovi, nei social ce ne sono diversi. Un altro è quello per cui scrive e commenta prevalentemente chi è mosso dall’ira o dall’astio e non scrive chi è semplicemente d’accordo. È un’esperienza che facciamo tutti: se una cosa mi piace e basta, istintivamente non faccio nulla; invece se urta profondamente qualche mia corda faccio lo sforzo di scrivere, polemizzo, ribatto. Sui social, purtroppo, l’ira è più forte della gioia semplice. È vincente l’atteggiamento del tifoso piuttosto che quello della persona serena.
Di questi meccanismi ce ne sono molti e così chi li conosce è in grado di creare opinione pubblica in un modo prima non immaginabile, basti pensare a come oggi si fa politica.
Ai tempi di Paolo VI, come accadde per l’Humanae Vitae, un numero esiguo di persone competenti poteva costruire un’opposizione che comunque era sempre una diatriba tra esperti: perché era chiaro quali erano le persone che stavano sul palcoscenico e quali quelle che stavano in platea. Oggi è assolutamente tutto più fluido e liquido. E chi dice che il Papa sta dividendo la Chiesa mente ma, mentendo, divide e crea divisione. Così se Luxuria dice di essere affascinato dal Papa e che grazie a Bergoglio si è riavvicinato e sta facendo in modo che le persone transgender si ricredano sulla Chiesa attirandosi così le critiche della community LGBT, i fratelli maggiori Catholically Correct se ne adontano e montano un caso per cui sembra che molti siano i cristiani critici verso Vladimir Guadagno: e così i moltissimi cattolici silenziosamente felici per Luxuria, scompaiono e vengono inghiottiti dalle poche migliaia di cattolici che non sanno riconoscere come agisce la Grazia di Dio.
Tornando al Papa, un esempio fra tutti è quello del 5 febbraio di quest’anno, quando due/trecento cartelloni abusivi attorno a san Pietro e vie limitrofe erano diventati, per il web, un numero sterminato, “la capitale tappezzata contro il Papa”. Era accaduto che, sapientemente, quattro cartelloni erano finiti sui blog e sui quotidiani “giusti” e da lì Facebook, Twitter e Whtasapp avevano fatto “lo scisma”, cioè avevano dipinto una cristianità romana che era contro il Papa.
Una calunnia è dire di qualcuno una cosa cattiva che non gli appartiene, ecco perché dico che asserire che il Papa crea lo scisma è calunniare. Chi ferisce la Chiesa non è il Papa ma quanti usano i social per ferire il Papa e la Chiesa: per costruire una fronda mediatica che non esiste ma che essi generano. Un po’ come quando si fa scendere il valore di un’azione facendo circolare informazioni false su una società quotata. Con la differenza che nel caso dei titoli azionari esistono meccanismi di controllo collaudati, qui invece è tutto nuovo ed è tutto agli inizi.
Come reagire? Nel modo più semplice: essendo presenti sui social in modo sereno, costruittivo e positivo. Se finora a proposito di Papa Francesco, sui social la spinta principale è stata quella dell’odio e dell’ira (in genere rivolta non contro il Papa ma contro “i bergogliani”) bisogna che comincino ad esserci, sui social, anche i credenti sereni, tranquilli, paciosi, quelli del “ma lascia che parlino”. Ormai si sta realizzando la profezia per cui i social sono “più reali del reale”. Non è un modo di dire, è la realtà. I nostri rapporti, le nostre relazioni, si stanno conformando al modello dei social: noi ci trattiamo a tavola, in amore, sul lavoro, come ci trattiamo su Facebook e chi non non lo fa è un emarginato, una persona strana. Non è questione di essere d’accordo o meno su questo: è proprio così, facciamocene una ragione. Pensiamo a quando avviene che le persone si fermano accanto a un incidente e pensano a fare un video e a condividerlo prima di chiamare i soccorsi. E successo e succede. Chiediamoci: quante “catene di preghiera” su whatsapp ci sono arrivate “contro” Charlie Gard, il battesimo di Tobia Vendola, il DAT ecc. ecc.? E quante catene di preghiera ci sono arrivate per un viaggio del Papa, o perché venisse ben compresa Amoris Laetitia? Il Papa non è divisivo e non sta portando la Chiesa allo scisma ma chi usa i social in maniera divisiva dicendo che “il Papa è divisivo e porta allo scisma” sta facendo molto danno alla Sposa di Cristo.
Rendiamoci conto di questo: quanti odiano Papa Francesco e lo calunniano sono tutti in un modo o nell’altro sui social. Invece, quasi nessuno di quelli che lo ama e lo stima è presente, o per lo meno lo è con una capacità e perizia tali da contrastare il lavoro nefasto di chi vorrebbe il Papa già morto o di ritorno a Buenos Aires dopo essersi dimesso. Pensiamoci.

https://mauroleonardi.it/2017/12/17/blog-calunnia-papa-francesco-sui-social/

16 dicembre 2017

"Veri Cattolici"......

oggi 16 dicembre, il giorno previsto per un raduno di "veri cattolici" in quel di Verona, per la presentazione di un libro su "la falsa chiesa", si può tranquillamente chiudere dicendo, senza tirarla troppo per le lunghe, che hanno fatto tutti una figura di cacca: l'editore, il don e i suoi fan e di conseguenza le trasmissioni in diretta Facebook per "ragioni tecniche" sono state sospese! 😂😂😂

15 dicembre 2017

Con buona pace di giornalisti pseudocattolici e loro compari:

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DALLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DEI MEDICI CATTOLICI

"Una diffusa mentalità dell’utile, la “cultura dello scarto”, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un “sì” deciso e senza tentennamenti alla vita. «Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa ha altri beni e alcuni di essi sono più preziosi; ma è quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli
altri» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 novembre 1974, 11). Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo. Tante volte, ci troviamo in situazioni dove vediamo che quello che costa di meno è la vita. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa."

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/september/documents/papa-francesco_20130920_associazioni-medici-cattolici.html


parola (falsa) del pennivendolo pseudocattolico

14 dicembre 2017

Politici senza dignità

Al TG un politico ha detto che dopo una nascita “dignitosa”, una vita “dignitosa”, finalmente l’uomo e la donna possono avere una morte “dignitosa”...

Nascita “dignitosa” cosa intende questo politico? Quella di chi nasce da utero in affitto e si ritrova con due padri?

Per vita dignitosa cosa intende sempre questo politico?
La vita di chi riesce a conquistare uno del famoso milione di posti di lavoro, lavoro per il quale si “dimenticano” di dire che è superprecario e quindi manco per niente permette una vita dignitosa?

E la morte dignitosa che cosa è? Un omicidio pietoso?

E la morte dei bambini abortiti come va definita? morte dignitosa?

12 dicembre 2017

I misteri della Tilma

dal libro di Antonino Grasso: "GUADALUPE" - Gribaudi, Milano

L'IMMAGINE
 La tilma su cui è impressa l'immagine della Vergine di Guadalupe, è costituita da due teli di ayate, un ruvido tessuto di fibre d'agave, usato dagli indios poveri per coprirsi. Le due parti sono unite da un filo molto sottile. L'immagine  è di 143 centimetri, di carnagione un po' scura, per cui il popolo messicano affettuosamente la chiama Virgen Morena o Morenita. Essa è circondata da raggi solari, ha la luna sotto i suoi piedi, ed è sorretta da un piccolo angelo, le cui ali sono ornate di lunghe penne rosse, bianche e verdi. I tratti del volto sono tendenti al meticcio, per cui anche oggi, a distanza di secoli, la Vergine di Guadalupe appare tipicamente "messicana". Sotto un manto regale dal colore verde-azzurro coperto di stelle dorate, la Vergine indossa una tunica rosa coperta di fiori dorati e stretta sopra la vita da una cintura viola scuro che, presso gli aztechi, era il segno di riconoscimento delle donne incinte e, indica, quindi, la divina maternità di Maria.

 IL DIPINTO E LA TILMA
 In base ai risultati di approfondite analisi scientifiche, iniziate già nel 1666, sarebbe stato assolutamente impossibile dipingere ad olio o tempera un'immagine così nitida sull'ayate e conservarla così bene fino ad oggi. Secondo Miguel Cabrera, che condusse diversi esperimenti sulla tilma a partire dal 1751, l'immagine in sostanza non è un dipinto, essendo i colori come incorporati alla trama della tela e lo stesso tessuto dell'ayate avrebbe dovuto disgregarsi in breve tempo nelle pessime condizioni climatiche della radura ai piedi del Tepeyac. L'impossibilità a resistere in simili condizioni da parte di una pittura eseguita senza preparazione del fondo, è testimoniata dall'esperimento condotto dal medico José Ignacio Bartolache, il quale tra il 1785 e il 1787, fece realizzare da filatori e tessitori indigeni, diversi ayates, il più possibile simili a quello di Juan Diego. Dopo diversi tentativi e scelti quelli che sembrano più vicini, all'occhio e al tatto, all'originale, incaricò cinque pittori di eseguire copie della Morenita sulla tela non preparata, adoperando i colori e le tecniche di pittura in uso al tempo delle apparizioni. Una delle copie, precisamente quella dipinta nel 1788 da Rafael Gutiérrez, viene collocata il 12 settembre del 1789 sull'altare della Capilla del Pocito, da poco eretta accanto al santuario, ma ci rimane solo pochi anni: nonostante fosse protetta da due spessi cristalli, dovette essere rimossa dall'altare già nel 1796, perché completamente rovinata.

 PROPRIETA' INSPIEGABILI DELLA TILMA
 Nel 1791, alcuni operai, incaricati di pulire con una soluzione di acido nitrico la cornice d'oro che dal 1777 racchiudeva l'immagine, lasciarono cadere sulla tela parte della soluzione detergente. Stando alle leggi della chimica, l'acido nitrico, oltre a reagire con le proteine presenti nei tessuti d'origine vegetale dando loro un caratteristico colore giallo [reazione xantoproteica], interagendo con la cellulosa che costituisce la struttura portante delle fibre vegetali, avrebbe dovuto disgregare e distruggere la tilma. Invece il tessuto è rimasto inspiegabilmente integro, e le due macchie giallastre della reazione xantoproteica, che non hanno, comunque, toccato la figura della Vergine, sbiadiscono con il passare del tempo. A questo si aggiunga un altro fatto, ancora oggi inspiegabile, ma notato per la prima volta già nella seconda metà del secolo XVIII e via via costantemente confermato fino ai nostri giorni: l'ayaterespinge gli insetti e la polvere, che invece si accumulano sul vetro e sulla cornice.
  Nel 1936, il direttore della sezione di chimica del Kaiser Wilhelm Institut di Heidelberg, dottor Richard Kuhn, insignito del premio Nobel per la Chimica nel 1938, ha la possibilità di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi è alcuna traccia di coloranti, né vegetali, né animali, né minerali.
 Nel 1979, lo scienziato americano Philip Serna Callahan esegue una quarantina di fotografie all'infrarosso dell'immagine, sulle quali può compiere uno studio accurato. Tale studio conferma nella sostanza gli studi precedenti: la quasi totalità della figura fa tutt' un corpo con il tessuto dell'ayate, con l'eccezione di alcune parti, come le mani, che appaiono ridipinte per ridurre la lunghezza delle dita, l'intera parte inferiore compresa la figura dell'angelo, l'argento della luna, l'oro dei raggi solari e delle stelle, e il bianco delle nubi che circondano i raggi stessi, ritenuti da Callahan delle semplici "aggiunte". Non tutti gli scienziati sono d'accordo su questo, perchè sia la più antica descrizione dell'immagine, In tilmatzintli, scritta con ogni probabilità da Antonio Valeriano nella seconda metà del secolo XVI e pubblicata da Luis Lasso de la Vega nel 1649 insieme con il Nican mopohua , sia la copia presente alla battaglia di Lepanto, quindi anteriore al 1571,  mostrano l'immagine come ci appare oggi. È quindi più probabile che gli interventi di mano umana individuati da Philip Serna Callahan siano, più che aggiunte, dei semplici ritocchi. In ogni caso, è significativo che anche le fotografie all'infrarosso abbiano dimostrato la natura "non manufatta" della parte essenziale dell'immagine guadalupana.

GLI OCCHI SEMPRE VIVI
I risultati più incredibili sono venuti dall'esame degli occhi della Vergine di Guadalupe. Secondo la legge ottica di Purkinje-Sanson, due ricercatori che la scoprirono nel secolo XIX, nell'occhio umano si formano tre immagini riflesse degli oggetti osservati: a) una sulla superficie esterna della cornea; b) la seconda sulla superficie esterna del cristallino; c) la terza, rovesciata, sulla superficie interna del cristallino stesso. Che tali immagini riflesse, oltre che negli occhi di una persona vivente, possono essere viste anche negli occhi di un volto umano dipinto su una tela è impossibile. Eppure, nel 1929, il fotografo Alfonso Marcué González, esaminando alcuni negativi dell'immagine della Madonna di Guadalupe, scorge nell'occhio destro qualcosa di simile al riflesso di un mezzo busto umano. La scoperta, viene confermata il 29 maggio 1951 dal fotografo ufficiale del santuario, José Carlos Salinas Chávez, che attesta con un documento scritto di aver notato riflessa nella pupilla del lato destro della Vergine di Guadalupe la testa di Juan Diego, e accerta subito la presenza anche sul lato sinistro" .
Negli anni successivi, Illustri oftalmologi, con osservazioni dirette compiute sulla tilma priva del vetro protettivo, individuano, nel solo occhio destro, la seconda e la terza immagine di Purkinje-Sanson. Nel 1979 l'ingegnere peruviano José Aste Tonsmann, esperto di elaborazione elettronica delle immagini, può analizzare i riflessi visibili negli occhi della Morenita, con il metodo dell'elaborazione elettronica,usato per la decifrazione delle immagini inviate sulla terra dai satelliti artificiali e dalle sonde spaziali. Con questo metodo, basato sulla scomposizione di una figura in punti luminosi e sulla traduzione della luminosità di ciascun punto nel codice binario del calcolatore elettronico, José Aste Tonsmann riesce a ingrandire le iridi degli occhi fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, e a rendere, mediante opportuni procedimenti matematici e ottici, il più possibile nitide le immagini in esse contenute. Il risultato ha, ancora una volta, dell'incredibile: negli occhi della Vergine, è riflessa l'intera scena di Juan Diego che apre la sua tilma davanti al vescovo Juan de Zumárraga e agli altri testimoni del miracolo. In questa scena è possibile individuare, da sinistra verso destra guardando l'occhio: un indio seduto, che guarda in alto; il profilo di un uomo anziano, con la barba bianca e la testa segnata da un'avanzata calvizie e da qualcosa di simile alla chierica dei frati; un uomo più giovane; un indio dai lineamenti marcati, con barba e baffi, certamente Juan Diego, che apre il proprio mantello, ancora privo dell'immagine, davanti al vescovo; una donna dal volto scuro; un uomo dai tratti spagnoli che si accarezza la barba con la mano. Tutti questi personaggi guardano verso la tilma, meno il primo, l'indioseduto, che sembra guardare piuttosto il viso di Juan Diego. Insomma, negli occhi dell'immagine di Guadalupe vi è come una istantanea di quanto accaduto nel vescovado di Città di Messico al momento in cui l'immagine stessa si formò sulla tilma. Al centro delle pupille, infine, si nota, in scala molto più ridotta, un'altra scena, del tutto indipendente dalla prima, in cui compare un vero e proprio gruppo familiare indigeno composto da una donna, da un uomo, da alcuni bambini, e - nel solo occhio destro - da altre persone in piedi dietro la donna.
La scoperta e la conferma scientifica della presenza di queste immagini negli occhi appare come la conferma definitiva dell'origine prodigiosa dell'icona guadalupana: è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Morenita, e per di più nell'assoluto rispetto di leggi ottiche scoperte solo un secolo dopo! Inoltre, la scena del vescovado come appare negli occhi, non è quella che poteva essere vista dalla supeficie della tilma, dato che vi compare Juan Diego con la tilma dispiegata davanti al vescovo. A questo proposito José Aste Tonsmann avanza l'ipotesi che la Vergine fosse presente, sebbene invisibile, al fatto, e abbia proiettata sulla tilma la propria immagine, avente negli occhi il riflesso di ciò che stava vedendo.

IL LINGUAGGIO DEGLI INDUMENTI
Anche gli indumenti della Vergine, sono avvolti dal mistero ed hanno profondi significati simbolici. In base ad uno studio scientifico, la disposizione delle stelle sul manto e dei fiori sulla veste sembra tutt'altro che casuale. Mario Rojas Sánchez, traduttore dei testi náhuatl sull'apparizione e studioso della cultura azteca, partendo dalla somiglianza fra i grandi fiori in boccio visibili sulla tunica della Vergine e il simbolo azteco del tépetl, cioè del monte, ha identificato sulla tunica una "mappa" dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, invece, ha potuto accertare, grazie alla collaborazione dell'osservatorio Laplace di Città di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Città del Messico nel solstizio d'inverno del 1531 che cadeva proprio il 12 dicembre, non viste però secondo la normale prospettiva "geocentrica", ma secondo una prospettiva cosmocentrica, ossia come le vedrebbe un osservatore posto al di sopra della volta celeste.


3 dicembre 2017

In quel momento, io piangevo. facevo in modo che non si vedesse. loro piangevano, pure.....

Papa Francesco: "..... Ed è arrivato il momento che loro venissero per salutarmi. In fila indiana – quello non mi è piaciuto, uno dopo l’altro –; ma subito volevano cacciarli via dal palco. E io lì mi sono arrabbiato e ho sgridato un po’ – sono peccatore – e  ho detto tante volte la parola “rispetto”, rispetto. Ho fermato la cosa, e loro sono rimasti lì. Poi, dopo averli ascoltati a uno a uno con l’interprete che parlava la loro lingua, io cominciai a sentire qualcosa dentro: “Ma io non posso lasciarli andare senza dire una parola”, e ho chiesto il microfono. E ho incominciato a parlare… Non ricordo cosa ho detto. So che a un certo punto ho chiesto perdono. Credo due volte, non ricordo. Ma la sua domanda è “cosa ho sentito”: in quel momento, io piangevo. Facevo in modo che non si vedesse. Loro piangevano, pure. E poi, ho pensato che eravamo in un incontro interreligioso, mentre i leader delle altre tradizioni religiose erano lontani. [Allora ho detto:] “No, venite anche voi: questi sono i rohingya di tutti noi”. E loro hanno salutato. Non sapevo cosa dire di più perché li guardavo, salutavo… E ho pensato: “Tutti noi abbiamo parlato, i leader religiosi. Ma uno di voi, che faccia una preghiera, uno del vostro gruppo…”. E credo che fosse un imam, un “chierico” della loro religione, che ha fatto quella preghiera, e anche loro hanno pregato lì, con noi. E, visto tutto il trascorso, tutto il cammino, io ho sentito che il messaggio era arrivato. "


http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/december/documents/papa-francesco_20171202_viaggioapostolico-bangladesh-voloritorno.html

2 dicembre 2017

Salve o dolce Vergine, salve o dolce Madre,
In Te esulta tutta la Terra ed i cori degli angeli.

Tempio santo del Signore, gloria delle Vergini,
Tu giardino del Paradiso, soavissimo fiore.

Tu sei trono altissimo, Tu altar purissimo,
in Te esulta, o piena di grazia, tutta la creazione.

Paradiso mistico, fonte sigillata,
il Signore in Te germoglia l’albero della vita.

O Sovrana semplice, o Potente umile,
apri a noi le porte del Cielo, dona a noi la luce.

Amen


1 dicembre 2017

L'odio e la violenza non può essere da Dio

Fondamentalismo anche "cattolico"

"Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni, non alcuni, tanti, che credono di avere la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male, fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa, anche noi, tutti! E si deve combattere. Il fondamentalismo religioso non è religioso. Perché? Perché manca Dio. E’ idolatrico, come è idolatrico il denaro. Fare politica nel senso di convincere questa gente che ha questa tendenza, è una politica che dobbiamo fare noi leader religiosi. Ma il fondamentalismo che finisce sempre in una tragedia o in reati, è una cosa cattiva, ma ce n’è un po’ in tutte le religioni."


E TRA I "CATTOLICI" ABBIAMO ANCHE FONDAMENTALISTI CHE AUGURANO AL PAPA DI CREPARE AL PIÙ PRESTO POSSIBILE....